Storia · capitolo 1

Ultimo round

BLINDSPOT di Y.L.M

Il rumore sordo del mio gancio destro contro il sacco da boxe è l'unico suono che riesce a soffocare i pensieri. La luce dell’alba filtra appena dalle finestre polverose di questa vecchia palestra di Chicago, tingendo le pareti di un rosa tenue che sa di tregua e calma. I miei capelli biondi sono legati stretti in una coda alta, mentre il sudore mi scivola lungo il collo. Tengo gli occhi fissi sul bersaglio, freddi, taglienti.

 

Ogni volta che colpisco, sento una fiammata bruciare sul fianco destro: un ricordo indelebile, il marchio di una madre che, invece di stringermi, mi ha insegnato a temere il contatto e le mani altrui. Ma ero solo una bambina allora. Adesso la boxe è il mio scudo. Mi ha insegnato a trasformare il terrore in potenza pura, a riprendermi il controllo del mio corpo e a non farmi mai più mettere i piedi in testa da nessuno. Un colpo alla volta.

 

Un trillo improvviso squarcia il silenzio della sala. Mi fermo, il respiro pesante, e afferro il telefono appoggiato sulla panca.

Sul display appare il nome di Lola:



«Preparati biondina. Tra mezz’ora arrivo da te stasera non puoi dirmi di no, l’ultima notte di vacanza si festeggia come si deve!»

 

Sorrido mentre leggo il messaggio, quando Lola decide una cosa, non c'è verso di farla cambiare idea, e in fondo amo quella sua imprevedibilità. Raccolgo i guantoni, mi sfilo le fasce e lascio la palestra. Una doccia veloce a casa, indosso jeans comodi e una canotta leggera, e faccio appena in tempo a legare di nuovo i capelli che il clacson della sua auto suona in strada.

È ora di tornare alla realtà.

Varcata la soglia di casa, Lola mi travolge in un abbraccio scanzonato. I suoi riccioli scuri le ricadono sulle spalle mentre mi sorride con quell'energia incontenibile che la contraddistingue, già carica per la serata. Subito dopo di lei arriva Sophia: elegante nella sua tranquilla semplicità, ripone con cura il libro che stava leggendo nella borsa per salutarci. Infine, Maya fa irruzione con passo svelto, il mazzo di chiavi che tintinna e gli occhi azzurri pieni di curiosità per quest'ultima avventura estiva. In un attimo il soggiorno si riempie di risate, abbracci e di quell'affetto sincero che ci lega fin da quando eravamo bambine.

Ci accoccoliamo sul divano mentre il sole sfuma, lasciando che il cielo di Chicago si tinga di sfumature cupe. L'argomento della serata è inevitabilmente la gara clandestina.

«Finalmente un po’ di adrenalina prima del rientro a scuola», esclama Lola, scuotendo la testa con entusiasmo contagioso.

Maya annuisce convinta: «Sarà uno spettacolo incredibile, chi non viene è un pappamolla!».

Sophia sorride appena, divertita dal loro fervore, mentre io ascolto con un misto di divertimento e trepidazione.

Siamo pronte a goderci gli ultimi momenti di libertà, del tutto ignare che il buio di Chicago là fuori sta già premendo contro i vetri, pronto a inghiottire le nostre risate e a cambiare per sempre le regole del gioco.

Prima di uscire, la mia camera si trasforma nel quartier generale di una sfilata improvvisata. Tra vestiti buttati sul letto e risate complici, decidiamo il da farsi: la parola d'ordine della serata è lasciare il segno.

Lola opta per una minigonna nera in ecopelle abbinata a un top rosso che grida guai da ogni cucitura. Maya non è da meno, sfoggiando shorts di jeans sfrangiati e un crop top sgargiante pieno di brillantini che cattura subito l'attenzione. Sophia, pur rimanendo fedele alla sua anima più sofisticata, cede alla serata indossando una minigonna di jeans scura con un top aderente a costine. Io mi guardo allo specchio e scelgo la mia armatura per la notte: shorts a vita alta neri e un top corto verde che lascia intravedere appena la pelle, comodo abbastanza da permettermi di muovermi liberamente se la situazione dovesse farsi pesante, ma abbastanza audace da far finta che vada tutto bene.

 

Nel giro di venti minuti siamo tutte pronte, cariche di profumo, gloss e aspettative.

 

Saliamo sull’auto di Lola, la musica a tutto volume che esce dalle casse e i finestrini abbassati per far entrare l'aria calda e densa di fine estate di Chicago. Le strade iniziano a scorrere veloci sotto di noi mentre ci allontaniamo dai quartieri residenziali per addentrarci nella zona industriale dismessa, un labirinto di cemento e capannoni abbandonati dove la legge della città non arriva mai.

 

Man mano che ci avviciniamo, l'atmosfera cambia drasticamente. Il silenzio della notte viene lacerato dal basso profondo della musica techno che rimbalza contro i muri di cemento armato. Quando Lola spegne il motore in uno spiazzo sterrato, veniamo subito investite da un muro di rumore, odore di gomma bruciata, benzina e sudore.

C'è una folla incredibile: centinaia di ragazzi e ragazze ammassati intorno a un tracciato improvvisato tra i container, illuminato da fumogeni rossi e fucsia che tagliano l'aria densa. Le auto modificate rombano minacciose, sputando fuoco dai tubi di scappamento.

Sento l'adrenalina pizzicarmi sottopelle, un brivido freddo che mi percorre la schiena e che conosco fin troppo bene. È lo stesso brivido che provo quando indosso i guantoni, il richiamo del pericolo.

«Ragazze, tenetemi d’occhio o mi perdo», urla Maya sopra il baccano, gli occhi spalancati per l'eccitazione mentre si fa strada tra la folla.

Lola mi afferra per un braccio, trascinandomi più vicina al centro della pista transennata alla bell'e meglio. «Vieni, Biondina, la partenza sta per iniziare! Non possiamo perderci il meglio.»

Sospiro, seguendola con un sorriso divertito sulle labbra, del tutto ignara che a pochi metri da noi, appoggiato a una Dodge Challenger nera con lo sguardo perso nel fumo, c'è il ragazzo che sta per far saltare in aria ogni mio equilibrio.

 

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