Storia · capitolo 4

CAPITOLO 3

I'LL MAKE YOUR HEART SMILE di Frances Gore

Era passato un anno da quando Laurette e Matthew erano andati a prenderla e ad accompagnarla nella sua nuova casa e Amabel era più felice che mai. Il tempo era trascorso velocemente, un susseguirsi di giorni e notti che avevano plasmato la storia di Amabel insieme a quelli che ora considerava i propri genitori. La loro casa, un tempo nuova e sconosciuta, era diventata un rifugio sicuro e amorevole, un luogo in cui ogni angolo ora, raccontava anche parte di lei. Aveva dipinto numerosi quadri con l’aiuto e la complicità di Laurette, che adesso facevano bella mostra sulle pareti del salotto e della camera da letto dei genitori.

Ma quello che occupava maggiormente il suo tempo libero dopo la scuola e lo studio, oltre alla cura degli animali, era giocare con forme, colori e tessuti. Aveva da poco cominciato a disegnare semplici cartamodelli e già cuciva da sola gli abitini per le sue bambole, tutti ispirati alla natura e agli animali che amava tanto.

Quelle due persone, un tempo estranee, erano diventate il suo punto di riferimento, qualcuno su cui contare in ogni momento e in ogni situazione. La casa continuava a essere un rifugio per piccoli animali bisognosi e Amabel adorava prendersene cura con pazienza e amore, così come le avevano insegnato Laurette e Matthew. La presenza degli animali era diventata una parte importante, per non dire essenziale della vita di Amabel e lei non avrebbe mai più potuto immaginare il suo futuro senza esserne circondata.

Ogni piccolo successo di Amabel era festeggiato con gioia e allegria, che si trattasse della scuola o dello sport. Ogni compito completato, ogni conquista personale, diventavano motivo di celebrazione. La casa risuonava di risate e di amore e ogni giorno portava con sé nuove opportunità di crescita da parte di tutti e tre.

Da quando era entrata a far parte della famiglia Shine, il giorno del compleanno di Amabel aveva assunto un significato completamente nuovo. Non c’erano più torte modeste, con candeline accese e spente in fretta per farle durare più a lungo. Non c’erano più regali che consistevano in vestiti usati, troppo grandi o troppo piccoli, passati da altre bambine che ormai non ne avevano più bisogno. Quegli anni trascorsi all’orfanotrofio, con celebrazioni che sembravano più un dovere che un momento speciale, appartenevano finalmente al passato.

Con Matthew e Laurette, il suo compleanno era diventato una festa vera, fatta di risate, di amici e di una torta scelta apposta per lei, decorata con cura. Amabel non aveva ricevuto regali anonimi, ma pacchetti colorati, avvolti con nastri luccicanti, che contenevano giocattoli o libri che parlavano di avventure, proprio come quelli che adorava leggere. Ogni dettaglio parlava di attenzione e amore.

Era una sensazione nuova e straordinaria per lei, quella di sentirsi davvero speciale, non perché qualcuno dovesse farlo, ma perché qualcuno voleva farlo.

Ricordava ancora benissimo il primo compleanno festeggiato con Laurette e Matthew, un paio di mesi prima.

Erano andati a prenderla all’uscita della scuola poco dopo l’ora di pranzo e l’avevano portata in un immenso parco divertimenti. Nello scendere dal furgone, Amabel era rimasta estasiata a fissare l’enorme insegna luminosa che troneggiava all’ingresso del parco. Se si fosse concentrata, avrebbe potuto ancora sentire l’aria pervasa dal profumo di zucchero filato, il suono allegro delle risate e delle giostre e l’atmosfera magica.

Laurette e Matthew le avevano sorriso, trasmettendole calore e affetto. «Questo è il tuo giorno, piccola Mabel. Siamo qui per rendere il tuo compleanno speciale,» le aveva detto il padre, prendendola delicatamente per mano.

Il parco era pieno di colori vivaci e attrazioni scintillanti e Amabel era salita su tutte le giostre che amava, aveva gustato zucchero filato e popcorn e, alla fine della giornata, aveva ricevuto un regalo avvolto in una carta colorata ricoperta di brillantini.

Rammentava ancora il brivido di emozione mentre apriva il regalo: un set di colori acquerello e un blocco di fogli da disegno. «Per la nostra piccola artista,» aveva detto Laurette con un sorriso affettuoso.

Avevano concluso la giornata con una montagna di pancakes inzuppati nello sciroppo d’acero. E da quel giorno, non solo lo sciroppo era diventato un ingrediente immancabile per lei, ma aveva anche cominciato a credere che i compleanni potessero essere veramente speciali e pieni di amore. La sua nuova famiglia aveva cambiato il modo in cui vedeva questa festa, trasformandola in un’occasione per creare ricordi felici e duraturi.

 

Anche il primo giorno nella villetta sulle rive del fiume, era ancora vivo nella mente di Amabel, come se fosse accaduto soltanto poche ore prima. Il dodici di settembre era diventato per lei una data carica di significato, il punto di partenza di una nuova vita piena di amore e opportunità. E, per ringraziare i suoi genitori per averla salvata da un futuro triste e buio, aveva pensato di regalare loro qualcosa che dimostrasse tutto il suo affetto. Aveva trascorso giorni a riflettere su cosa potesse esprimerlo al meglio e alla fine aveva deciso di creare qualcosa fatto con le sue mani, aveva infatti scelto di realizzare dei collages, ognuno rappresentante un momento significativo della loro vita insieme. Aveva raccolto foto, biglietti e piccoli ricordi che catturassero l’essenza della loro famiglia. Quando Amabel consegnò loro i collages fatti con tanto amore, gli occhi dei suoi genitori si riempirono di emozione. In quel gesto semplice ma significativo, aveva trasformato la data in cui erano diventati una famiglia in una specie di anniversario.

 

La domenica successiva a quel giorno così speciale, Laurette la svegliò di prima mattina, dicendole che avevano una sorpresa per lei. Amabel aveva scoperto di adorare le sorprese, specialmente quelle che organizzava Matthew, perché erano sempre piene di gioia e meraviglia. Si alzò quindi di scatto dal letto e, con talmente tanto entusiasmo, che Laurette dovette rincorrerla per mezza casa per riuscire a pettinare i suoi lunghi capelli scuri.

«Dove andiamo?» chiese poco dopo seduta al tavolo della cucina intenta a coprire i pancakes di una generosa dose di sciroppo d’acero. Non riusciva a stare ferma più di qualche secondo, tanta era l’eccitazione.

«Chi ti dice che andremo da qualche parte?»

«Andiamo, papà, non mi avreste tirato giù dal letto all’alba e non avresti caricato il furgoncino con il cestino da pic nic se non aveste qualcosa di speciale in mente,» disse facendo un sorriso birichino, gli occhi scintillanti di felicità.

«Te l’ho detto che ci avrebbe scoperti subito,» rise Laurette guardando il marito. «Abbiamo pensato di trascorrere la giornata Cypress Provincial Park, che te ne pare?»

«Potremmo osservare le aquile e i falchi e, se vorrai, potrai dipingerli insieme alla mamma, ho già preparato tutto l’occorrente. Se invece vorrai pescare seguiremo il sentiero fino al Birkenhead Lake e alle sue acque cristalline.»

Amabel non stava più nella pelle, quella era una gita a dir poco grandiosa e spinta dall’entusiasmo abbracciò i genitori stringendosi forte a loro e sospirando beatamente.

«Sai Mabel, abbiamo anche noi un regalo per te, per festeggiare questo primo anno insieme,» le disse Matthew guardandola con occhi lucidi.

«Di che si tratta, papà?»

«Pensaci tu, cara, io sono troppo emozionato,» disse l’omone rivolgendosi alla moglie.

Laurette si alzò dal tavolo e aprì il primo cassetto della credenza, ne estrasse un foglio e lo porse ad Amabel. Sopra vi era scritto qualcosa fitto fitto che la bambina non fu in grado di capire. Al centro del foglio però, lesse il suo nome scritto in stampatello: Amabel Rose Shine e in fondo un grosso timbro scarabocchiato da una penna nera.

«Cosa significa?»

«C’è scritto che ora sei a tutti gli effetti la nostra bambina,» le rispose la donna asciugandosi una lacrima. «È passato un anno da quando abbiamo ottenuto il tuo affidamento e adesso il giudice ha deciso che fai ufficialmente parte della famiglia Shine. Il timbro in fondo al foglio è la firma del giudice che ha reso tutto questo realtà.»

Amabel rimase senza parole, con gli occhi lucidi. Non riusciva ancora a credere a quanto fosse speciale quel momento. Laurette e Matthew si avvicinarono e la abbracciarono affettuosamente.

«Sei la nostra bambina, Mabel. Non solo nel cuore, ma anche sulla carta. Abbiamo voluto aspettare questo giorno per festeggiare insieme.»

Laurette aggiunse con dolcezza: «Siamo così fortunati ad averti nella nostra vita e ogni giorno è una benedizione. Felice primo anniversario, piccola mia.»

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