CAPITOLO 31
Era passato il mese di gennaio e così quello di febbraio. Anche marzo stava per volgere al termine nonostante le temperature ancora piuttosto rigide, e finalmente Amabel e Dylan si sarebbero rivisti, anche se per poco più di una settimana soltanto. Le vacanze primaverili stavano infatti per cominciare e Amabel non stava più nella pelle al pensiero che presto avrebbe potuto riabbracciare il suo bellissimo ragazzo.
L’ultima volta che avevano potuto stare insieme al di fuori del ranch era stata quella bellissima giornata passata alla spa in compagnia di Elisabeth e Dave. Ma da allora erano passati quasi tre mesi.
Per la festa di San Valentino avevano potuto farsi soltanto una videochiamata e quel tipo di contatto non era bastato a nessuno dei due. Avevano bisogno di toccarsi, di accarezzarsi e di condividere il tempo insieme.
Aspettando l’arrivo di Dylan si era preparata con cura, aveva indossato un abitino corto che sapeva piacergli molto e si era cosparsa il corpo di crema idratante alla vaniglia nera. In casa vi erano soltanto lei ed Elisabeth, Jane e Matthew non avevano potuto infatti sottrarsi all’impegno mensile con il consiglio comunale.
Il sole era ormai tramontato quando udì la macchina di Dave fermarsi nel vialetto posteriore. Il cuore le si mise a battere forsennatamente nel petto e, quando incrociò i dolci occhi di Dylan, le mancò addirittura il fiato. Possibile che quel ragazzo fosse ancora più bello di prima? La borsa di lui ricadde con un tonfo sordo sul pavimento in legno del salone e un istante dopo Amabel si ritrovò tra le sue braccia, sprofondando il viso nel suo petto muscoloso.
«Ciao amore mio, tutto bene? Com’è andato il viaggio?»
«Tutto ok, principessa, non sai come sono felice di essere finalmente a casa e di poterti tenere stretta a me.» Lentamente le sue braccia la sollevarono fino a che i loro volti si ritrovarono alla stessa altezza e le depose un rapido bacio sulle labbra tremanti.
«Sei stupenda stasera, sono rimasto senza parole quando ti ho vista.» Ebbe appena il tempo di posarla a terra quando la voce allegra di Elisabeth si fece largo nel silenzio della stanza.
«Fratellone, ma quando sei arrivato? Ho visto la macchina di Dave dalla finestra e sono scesa a dare un’occhiata.»
«Proprio in questo momento, rompiscatole, vieni qui a farti dare un abbraccio.» I due si abbracciarono con profondo affetto, ma fu una stretta completamente differente da quella che si era scambiato con Amabel soltanto pochi istanti prima. Quello era stato un contatto tra due amanti, non di certo un abbraccio fraterno.
«Che hai intenzione di fare stasera? Hai già cenato?» gli chiese Elisabeth.
«Sento già il criceto nella tua testolina correre sulla ruota, dimmi che cos’hai in mente. E comunque, no, non ho ancora mangiato.»
«Ecco, alla pesca di beneficenza del liceo per la raccolta fondi, ho vinto due biglietti del cinema da utilizzare entro questa settimana e mi chiedevo se volessi venire a vedere un film horror con me. Amabel proprio non ne vuole sapere di accompagnarmi. È una fifona.»
«Non sono una fifona, solo che quel genere di film non mi piace,» esclamò Amabel abbassando gli occhi imbarazzata.
«E tu che cos’hai vinto alla pesca?» le chiese a un tratto Dave.
«Beh… io…» balbettò ancora più rossa in viso senza avere il coraggio di guardare i due ragazzi. «Insomma, ho vinto una cena per due in un ristorante carino del centro.»
La reazione di Dave fu immediata, un sorriso compiaciuto si dipinse sul suo volto al sentire il nome del locale. «Wow, Amabel! Ottimo premio! Quel ristorante è fantastico, sono sicuro che passerete una serata incredibile.»
«Il problema è che la nostra cara Amabel non ha idea di chi invitare,» si intromise Elisabeth.
«Non puoi andare tu con lei?» le chiese il fratello fingendo indifferenza.
«Io in un ristorante alla moda dove bisogna rispettare l’etichetta e tutte quelle cavolate su quale posata utilizzare? Ma mi ci vedi?»
«In effetti non hai tutti i torti,» disse Dave sghignazzando.
«E tu che diavolo hai da ridere?» sbottò Elisabeth rivolgendosi all’amico.
«Vi prego ragazzi, non un altro battibecco, non potrei sopportarlo,» li interruppe Dylan immediatamente. «Facciamo in questo modo, ditemi se siete d’accordo, io e Amabel andremo a cena e poi ci vediamo tutti quanti al cinema per il film ok?»
Gli altri parvero essere favorevoli a quella proposta e accettarono volentieri.
Amabel chiamò il ristorante e fu lieta di sentirsi rispondere che avevano giusto posto per due persone quella sera stessa.
«Ok, andata! Am, dammi solo il tempo di fare una doccia e poi sarò tutto tuo… cioè poi potremo andare a cena,» si corresse nel notare lo sguardo perplesso di Elisabeth. Salì le scale a due a due e si fece la doccia più veloce che la sua mente potesse ricordare.
Pur essendo ormai fine marzo, la serata era abbastanza fresca e Amabel si infilò un cappotto sopra l’abito che aveva indossato nel pomeriggio. Dylan l’accompagnò al pick up e l’aiutò a sedersi sul sedile del passeggero.
«Finalmente soli…» furono le prime parole che gli disse una volta che si fu messo al volante.
«Principessa, non adesso, Elisabeth e Dave ci stanno osservando dal portico. E se mi guardi così rischio di far uscire gli occhi dalle orbite a mia sorella.» Si voltarono entrambi a salutare i due ragazzi, esibendo sorrisi da un orecchio all’altro.
Arrivati al ristorante, un elegante edificio in stile classico, il maître li accolse con un leggero inchino e aprì la pesante porta in vetro. Al loro ingresso, il caldo abbraccio dell’aria climatizzata li avvolse, contrastando con la leggera brezza esterna. All’interno, il ristorante emanava un’eleganza discreta. Le pareti erano decorate con opere d’arte raffinate e candele bianche illuminate ardevano delicatamente su ogni tavolo. Il pavimento in legno scuro risuonava a ogni passo mentre un pianoforte vibrava dolcemente in sottofondo.
Il cameriere, impeccabilmente vestito, li condusse al loro tavolo elegantemente apparecchiato. Una tovaglia bianca, posate d’argento e calici scintillanti completavano l’ambientazione. Le candele sul tavolo creavano una luce morbida, facendo risaltare il sorriso radioso di Amabel e il fascino di Dylan. Seduti uno di fronte all’altra, non riuscivano a smettere di guardarsi nemmeno per il tempo necessario a visionare il menù.
«Sei così incredibilmente bella stasera, principessa. Non riesco a staccare gli occhi da te…» mormorò, la sua voce calda e bassa.
Amabel, che sentiva il calore salire lungo il collo fino alle guance, sorrise di rimando. «Anche tu, Dylan. Non immagini quanto mi sia mancato perdermi nei tuoi occhi. A volte mi sembra che riusciamo a colmare tutto il tempo perduto con un solo sguardo.» Le sue dita trovarono quelle di lui, intrecciandole con delicatezza. Eppure, quel tocco apparentemente innocente le scatenava un fuoco nelle vene, un calore che non riusciva a ignorare.
«Non è solo lo sguardo che voglio recuperare,» disse lui, con un tono che divenne ancora più profondo. I suoi occhi erano pieni di promesse, mentre con i pollici tracciava piccoli cerchi sul dorso della mano di Amabel, facendola fremere. «Ogni singolo secondo lontano da te è stato un tormento.» Si inclinò di più verso di lei, fino a che le loro labbra furono pericolosamente vicine. «Mi fai impazzire, Amabel.» Il suo sguardo scese sulle sue labbra, come se non riuscisse a trattenere il desiderio di baciarla. «Se solo non fossimo qui, tra tutta questa gente… ti bacerei fino a toglierti il fiato. Mi mancano le tue labbra, il sapore di te.»
Il resto della cena trascorse più o meno nello stesso modo. I loro sguardi erano traboccanti d’amore e le loro mani non smisero per un attimo di sfiorarsi e di cercarsi sopra la lucida tovaglia di seta, mentre la luce soffusa delle candele sembrava disegnare contorni perfetti sui loro volti.
«Mi spieghi perché dovrei rimanere seduta vicino a un rompiballe come te invece che ai miei fratelli?» disse un’Elisabeth inviperita quando si rese conto che Dave aveva manovrato le cose in modo tale che lei e Amabel si ritrovassero il più lontano possibile una dall’altra.
«Ecco… perché, vedi…» forse per la prima volta in vita sua, Dave rimase senza una risposta pronta da rifilare alla sua interlocutrice.
«Gliel’ho detto io,» intervenne destramente Dylan. «In questo modo se Amabel dovesse avere troppa paura nel guardare questo horror, potrebbe uscire senza dover attraversare tutta la fila.»
Elisabeth sembrò pensarci un attimo e poi si sedette al suo posto accettando la spiegazione del fratello.
Il film era cominciato da nemmeno dieci minuti che Amabel aveva già esaurito tutta la sua riserva di coraggio. La scena iniziale, con il gruppo di ragazzi che si accampavano in una foresta misteriosa, era già stata fin troppo per lei. Ma, quando una mano in decomposizione fuoriuscì dal terreno, saltò letteralmente sulla poltroncina attirando l’attenzione di coloro che le erano seduti vicino. Si sentiva sempre più tesa e a disagio e il suo cuore batteva forte nel petto. Aveva la sensazione che qualcosa di terribile stesse per accadere, ma allo stesso tempo non le non riusciva di distogliere lo sguardo dallo schermo.
Quando il primo dei ragazzi fu trucidato da un essere indefinito e il sangue schizzò imbrattando la tenda da campeggio, Amabel si coprì gli occhi con le mani rischiando di rimettere l’intera cena. Era letteralmente spaventata a morte. Fortunatamente per lei Dylan se ne accorse e le chiese se tutto andasse bene.
«No, non sto bene,» sussurrò Amabel, ancora con le mani sugli occhi. «È troppo spaventoso.»
«Vuoi uscire?» le chiese lui dolcemente.
Amabel esitò un attimo, poi scosse la testa in senso di diniego. Proseguì il tentativo di visione tra un singhiozzo e un urlo terrorizzato, finché Dylan, vedendo che continuava a tapparsi le orecchie e a nascondere il viso nella manica del suo giubbotto, si decise a portarla fuori dalla sala. Amabel era sollevata di non trovarsi più davanti al grande schermo, ma si sentiva ancora scossa. «Non tornerò mai più a vedere un horror,» disse, mentre camminavano verso l’uscita del cinema tenendosi per mano.
Quando i titoli di coda iniziarono a scorrere sullo schermo, Elisabeth e Dave si alzarono, discutendo vivacemente delle scene più memorabili e dei colpi di scena. Il ragazzo afferrò il cellulare e si mise a fare una telefonata.
«Chi stai chiamando a quest’ora? La tua fidanzata?» lo canzonò lei.
«Diciamo, una sorta… è una persona a cui devo rendere spesso conto dei miei spostamenti, specialmente se non sono da solo,» rispose lui sibillino.
Elisabeth inclinò la testa, gli occhi che brillavano di curiosità. «Sei tipo un agente segreto? O sei parte di una setta misteriosa e questa è la tua chiamata serale per assicurarti che non ti depennino dalla lista degli eletti?»
Dave alzò un sopracciglio, interrompendo per un istante la digitazione sul telefono per guardarla. «Wow, la tua immaginazione è davvero fuori controllo. Dovremmo scrivere un film insieme. Titolo: “Elisabeth e le sue teorie strampalate”. Sarebbe un successo, ne sono certo.»
«Non stai cambiando discorso, vero? Chi è questa persona misteriosa?»
«È mia madre, va bene? Ora che te l’ho detto sei felice, rompiscatole?»
Elisabeth strinse gli occhi, poco convinta. «Tua madre? Sicuro? Perché, conoscendola, non ce la vedo proprio.»
«Oh, scusa se non ti ho aggiornato sul bollettino quotidiano della mia vita familiare. Prometto che la prossima volta ti mando un riassunto in PDF.» Si infilò il cellulare in tasca, tagliando corto. «A proposito, parliamo di te. Hai pianto durante quella scena finale, vero? Ho sentito un singhiozzo.»
«Non ho pianto! Era… un colpo di tosse!» protestò lei, arrossendo leggermente.
«Sì, certo. E il fazzoletto che stavi accartocciando era per… fare esercizio manuale?» replicò lui con un sorriso malizioso.
«Dave, sei insopportabile.»
«Oh, non preoccuparti, non dirò a nessuno che sei una sentimentale nascosta. Sarebbe troppo facile,» aggiunse con una strizzatina d’occhio mentre si avviava verso la porta.
Elisabeth sospirò, scuotendo la testa, ma un sorriso le sfuggì. «Un giorno smetterai con tutta questa ironia, vero?»
«Quel giorno, mia cara, sarà quando tu troverai un ragazzo. In altre parole: mai.»
Intanto Amabel e Dylan si trovavano all’interno del pick up e si stavano scambiando dolcissimi baci quando arrivò lo squillo di Dave.
«Chi è?» chiese la ragazza staccandosi riluttante dall’abbraccio.
«È Dave che mi sta avvisando che il film è terminato e che lui ed Elisabeth stanno tornando al parcheggio.»
«Ne sai una più del diavolo, amore mio.»
«Questo e altro solo per stare qualche minuto da solo con te, principessa. Dammi un ultimo bacio prima che arrivino.»
Amabel non se lo fece ripetere due volte e con tutto lo slancio della sua giovane età e dell’amore che provava per Dylan, incollò la bocca a quella di lui, lasciando che le sue grandi mani vagassero sulla sua pelle di pesca. La voglia uno dell’altro ardeva dentro di loro come un fuoco, ma la prudenza li costrinse a separarsi prima dell’arrivo degli altri.
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