Storia · capitolo 24

CAPITOLO 23

I'LL MAKE YOUR HEART SMILE di Frances Gore

L’estate a Rosedale era al suo apice, con il sole di luglio che splendeva alto nel cielo e una brezza leggera che portava con sé il profumo di fiori di campo e di acqua dolce dal fiume Hope. Il ranch era animato come non mai: Jane e Matthew avevano deciso di organizzare una festa indimenticabile per il diciassettesimo compleanno di Amabel, trasformando un angolo del terreno vicino al fiume in una vera oasi di festa.

Lungo la riva erano stati sistemati tavoli di legno grezzo, decorati con tovaglie di lino bianco e piccoli centrotavola di margherite e rose selvatiche. Fili di luci sospese tra i rami degli alberi illuminavano l’area, creando un’atmosfera incantata che prometteva di rendere la serata ancora più speciale. Un piccolo palco era stato allestito per la musica dal vivo e un gruppo locale stava accordando gli strumenti per dare inizio all’intrattenimento.

Amabel indossava un abito estivo leggero di un delicato color lilla, che danzava attorno a lei a ogni passo. I suoi capelli, lasciati sciolti, ricadevano in morbide onde sulle spalle, e il sorriso che portava sul volto illuminava tutto intorno a lei. Tuttavia, dietro la felicità del momento, c’era un pizzico di tensione: la necessità di nascondere la sua relazione con Dylan.

Da quando erano diventati una coppia, ogni momento trascorso insieme era una combinazione fatta di baci rubati e silenzi complici. Nessuno doveva sapere e loro non potevano assolutamente permettersi distrazioni; Jane e Matthew erano troppo vicini perché potessero abbassare la guardia. Tutto ciò rendeva la loro vicinanza quasi insostenibile.

Dopo i saluti iniziali, il taglio della torta, una creazione spettacolare a più piani decorata con fiori di zucchero, e i brindisi, Amabel sentì il bisogno di allontanarsi per un attimo dal centro dell’attenzione. Camminò lungo il sentiero che si snodava tra gli alberi, mentre il suono della musica si affievoliva man mano che si avvicinava all’argine del fiume.

«Cercavi me?» La voce di Dylan la raggiunse dolcemente alle spalle, facendola sobbalzare. Si girò e lo vide uscire dall’ombra degli alberi, il suo sorriso disarmante la colpì dritta al cuore.

«Forse,» rispose lei, cercando di mantenere un tono leggero mentre il cuore le martellava nel petto. «O forse avevo solo bisogno di un po’ di tranquillità.»

Lui rise piano, avvicinandosi a lei con quel passo sicuro che lo caratterizzava. Indossava una camicia bianca leggermente sbottonata e jeans scuri e il modo in cui la stava guardando le fece dimenticare per un attimo di essere circondata da decine di ospiti.

«Ho trovato un posto perfetto per noi,» le disse lui a bassa voce, porgendole la mano. «Se vuoi, naturalmente...»

Amabel lo guardò per un istante, combattuta tra il desiderio di stare con lui e il timore di essere scoperti. Alla fine cedette. «Fammi strada.»

Dylan la guidò attraverso un piccolo sentiero appena visibile, fino a una piccola radura nascosta tra gli alberi, dove un vecchio molo di legno si protendeva verso il fiume. Una piccola barca era ormeggiata lì, oscillando dolcemente sull’acqua cristallina.

«Sei pazzo,» disse lei ridendo piano mentre lui la aiutava a salire a bordo. Dylan si limitò a sorridere, sciogliendo la corda attorno al palo d’ormeggio e usando un lungo remo per spingersi al centro del fiume. Quando furono abbastanza lontani da non essere visti dalla riva, si sedette accanto a lei, mentre l’acqua lambiva il legno sbiadito con un ritmo ipnotico.

«Finalmente soli,» mormorò lui, sfiorandole il viso con le dita.

«Dylan…» sussurrò Amabel, sentendo il cuore sciogliersi sotto quel tocco.

Le loro labbra si cercarono e il bacio che seguì fu lento, carico di promesse e di emozioni trattenute troppo a lungo. Il mormorio del fiume e il canto degli uccelli erano la colonna sonora perfetta per quel momento rubato, lontano dagli occhi del mondo.

«Buon compleanno, principessa,» disse lui contro le sue labbra, stringendola a sé.

Lei rise piano, accarezzandogli la nuca. «Con te, ogni giorno sembra il migliore della mia vita,» gli rispose, sapendo che, per quanto clandestino fosse il loro amore, era l’unica cosa che desiderava davvero.

Dylan le sfiorò la guancia con la punta delle dita, gli occhi che gli brillavano di una luce che Amabel conosceva fin troppo bene. «Mi dispiace che non ci siano più momenti come questo, ma sapere che ti rivedrò quando torno a casa è l’unica cosa che rende sopportabile stare a Calgary...»

Amabel abbassò lo sguardo, il cuore che batteva più veloce. «Mi manchi terribilmente quando non ci sei,» confessò con voce sottile. «Ma poi ricordo che stai inseguendo i tuoi sogni e ciò mi rende orgogliosa di te.»

Lui sorrise, chinandosi per sfiorarle le labbra in un dolce bacio.

Dopo qualche minuto, Amabel si scostò piano, consapevole del tempo che stava scorrendo. «Dobbiamo tornare prima che qualcuno si accorga che siamo spariti.»

Dylan le prese la mano, intrecciando le dita alle sue. «Lo so, ma vorrei che questo momento durasse per sempre.»

Con un ultimo bacio, Dylan si mise a remare verso il molo. Una volta tornati sulla terraferma, si presero un attimo per un ultimo bacio.

 

La festa era ormai entrata nel vivo quando tornarono nell’area allestita lungo il fiume. Le luci sospese brillavano nella sera, mentre il gruppo suonava un brano che aveva portato molti degli ospiti a ballare sull’erba. Jane e Matthew erano impegnati a chiacchierare con alcuni vicini e nessuno sembrava aver notato la loro assenza.

«Eccoti!» esclamò Elisabeth quando la vide arrivare. «Stavamo per mandare qualcuno a cercarti, sorellina!»

Amabel rise nervosamente. «Mi ero solo allontanata un momento per prendere un po’ di aria.»

«Beh, sei arrivata giusto in tempo,» disse Matthew, alzando un bicchiere. «Dobbiamo fare un ultimo brindisi alla festeggiata.»

Amabel arrossì mentre tutti gli ospiti si radunavano attorno a lei sollevando i calici per augurarle buon compleanno. Dylan era al suo fianco e sebbene mantenessero una distanza di sicurezza, il suo sguardo la cercava in continuazione, ancorandola a sé con quegli occhi neri e profondi.

Mentre la musica riprendeva e la serata continuava, Amabel si lasciò trascinare nel vortice della festa. Ballò con Elisabeth, Cherilyn e altre amiche, ridendo e godendosi ogni momento, ma ogni tanto il suo sguardo si soffermava su Dylan, trovandolo sempre lì, con un sorriso che era solo per lei.

Quando le prime stelle iniziarono a brillare nel cielo, la radura sul fiume scivolò verso un’atmosfera più tranquilla. Le risate e il vociare allegro si affievolirono mentre i primi ospiti cominciarono a congedarsi. Le lucine appese tra gli alberi brillavano fioche, prolungando il calore della festa anche se la serata volgeva al termine.

Amabel, ancora avvolta dal suo abito lilla, ringraziava i presenti con un sorriso stanco ma genuino, stringendo mani e accogliendo abbracci. «Grazie mille per essere venuti,» ripeteva ad ogni saluto. Sentiva il cuore gonfio di gratitudine, anche se una piccola parte di lei desiderava solo ritrovare un po’ di silenzio e intimità.

Elisabeth, le si avvicinò con un sorriso. «Hai visto? È stata una serata magnifica. Mamma ha organizzato tutto perfettamente.»

Amabel annuì. «Sì, è andato tutto meglio di quanto potessi sperare. Credo che tutti si siano divertiti.»

Elisabeth spostò una ciocca dei suoi capelli scuri dietro l’orecchio. «E Dylan? Lo hai visto? È sparito per un po’. Sai, in qualità di fratello maggiore avrebbe dovuto dare una mano a sistemare, invece...»

Amabel sentì il cuore accelerare, ma si costrinse a mantenere un’espressione neutra. «Credo che sia andato a parlare con Dave o qualcosa del genere.»

«Tipico di lui,» sospirò Elisabeth, scuotendo la testa. «Bene, vado a vedere se c’è qualcos’altro da riordinare. Ci vediamo tra poco.»

Appena Elisabeth si allontanò, Amabel si concesse un respiro profondo, guardando il cielo che ormai si era trasformato in un’immensa distesa di stelle scintillanti. La brezza leggera le accarezzava il viso e per un momento, si perse nel silenzio ovattato che calava sul fiume.

Dylan emerse dalle ombre e si fermò a qualche metro da lei, le mani infilate nelle tasche dei jeans. «Ehi,» le disse con un sorriso appena accennato.

«Ehi,» rispose lei in un soffio.

«È stata una serata infinita,» disse, avvicinandosi. «Ho dovuto aspettare fino ad ora per averti tutta per me.»

«Abbiamo avuto il nostro momento sul fiume, o te ne sei già dimenticato?»

«Come potrei dimenticare?» replicò lui, con una scintilla negli occhi.

Poi, con un gesto rapido, le prese la mano e la condusse verso un angolo più isolato. Si fermarono accanto a un grande salice piangente, il cui fogliame dondolava dolcemente sotto la luce tenue delle luci sospese. Dylan le avvolse le spalle con un braccio. «Hai avuto il compleanno che desideravi?»

Amabel annuì, posando la testa contro il suo petto. «Anche di più. È stato tutto così... bello.»

«E c’è qualcosa che posso fare per renderlo ancora più speciale?» chiese lui, con quel tono sensuale che le faceva accelerare il battito del cuore ogni volta.

Lei sollevò lo sguardo, osservandolo per un momento. «Sai già la risposta,» disse a bassa voce, prima di alzarsi leggermente sulla punta dei piedi per sfiorargli le labbra con un bacio rapido e delicato.

La voce di Jane si fece improvvisamente sentire in lontananza. «Amabel e Dylan, venite, abbiamo bisogno di una mano!»

Dylan fece un passo indietro con un sospiro teatrale. «Il dovere ci chiama,» disse, lanciandole un’occhiata maliziosa.

Amabel ridacchiò. «Meglio che andiamo, o verrà a cercarci.»

«Ecco i nostri aiutanti,» esclamò Jane, «Dylan, puoi portare quelle casse di bevande vuote al capanno? Amabel, cara, potresti controllare se c’è altra spazzatura vicino al palco?»

I due annuirono senza protestare, dividendosi i compiti. Dylan afferrò le casse con facilità, mentre Amabel prese un sacchetto e si diresse verso l’area della festa ormai deserta. Ogni tanto si lanciavano un’occhiata furtiva, piccoli sorrisi che passavano inosservati agli altri ma che dicevano tutto.

Quando tutti i tavoli furono sgomberati, il gruppo si riunì nei pressi delle auto parcheggiate ai margini della radura. Jane si appoggiò al furgone con un’espressione stanca ma soddisfatta. «Un’altra festa riuscita. Grazie a tutti per l’aiuto.»

«Sì, ma la prossima volta lasciamo il lavoro pesante a Dave, non ha praticamente alzato un solo dito,» scherzò Dylan, lanciando un’occhiata al suo amico che si mise a ridere. Si avvicinò poi ad Amabel che stava sistemando le ultime cose nel cassone del pick up, si chinò leggermente verso di lei e, mantenendo la voce bassa per non essere sentito dagli altri, le disse: «Di’ che sali sulla mia macchina, ho una sorpresa per te…»

Amabel annuì eccitata, ma prima che potessero aprire la portiera del pick up, una voce li fermò: «Ehi! Dove pensate di andare voi due?» Elisabeth, li stava guardando con le braccia incrociate. «Io vengo con voi. Non voglio di certo salire sul quel furgone tutto sgangherato.»

Dylan sospirò appena, mantenendo comunque la calma. «Certo, rompiscatole. Sali pure.» Con la coda dell’occhio intercettò lo sguardo di Dave che, con un sorriso complice, si aggregò immediatamente alla compagnia.

«Ehi, Dylan! Ti ricordi che mi avevi promesso un passaggio? Tanto vale approfittarne ora, no?»

Amabel trattenne una risata, mentre Dylan fece del suo meglio per non perdere la pazienza, ma nel suo tono c’era una sfumatura di divertimento. «Certo, Dave. Vieni anche tu. Più siamo, meglio è, giusto?»

Elisabeth corse verso il sedile anteriore, accaparrandosi il posto accanto a Dylan. «Io davanti!» dichiarò, mentre Amabel si rassegnava a salire accanto a Dave.

 

Lungo la strada, Elisabeth prese subito il controllo della playlist, collegando il suo telefono all’impianto audio dell’auto. «Niente roba noiosa, Dylan. Mettiamo un po’ di musica che svegli quei due seduti dietro!» E con questo, scelse una canzone pop piena di bassi martellanti che fece rabbrividire il fratello.

Dave, seduto accanto ad Amabel, cercava di non sembrare troppo divertito dalla situazione.

Mentre Dylan guidava, tentando di mantenere la calma di fronte ai continui cambi di canzone della sorella, Amabel gli lanciò uno sguardo attraverso il retrovisore. Lui le rispose con un’occhiata complice, come a dire: Sopravvivremo anche a questo.

A un certo punto, Elisabeth decise di dare consigli di guida. «Dylan, dovresti frenare un po’ prima di affrontare quella curva. Non senti che stai andando troppo veloce?»

Dylan sospirò. «Guastafeste, ho la patente da anni. Sono certo di sapere come affrontare una curva.»

«Perché non mi fai provare a guidare?» chiese, con un sorriso che avrebbe fatto tremare chiunque.

Dylan, che aveva appena evitato di schiantarsi contro il piccolo muretto del vialetto dei Martin, si girò verso di lei con uno sguardo perplesso. «Scusami?»

«Sì, dai!» continuò Elisabeth, ignara della preoccupazione che stava crescendo negli occhi del fratello. «Ti assicuro che sono diventata bravissima.»

Dylan fece un sospiro che suonò più come un lamento. «Bravissima?» ripeté, cercando di mantenere la calma. «Lily, l’ultima volta che ti ho visto al volante, hai fatto scappare anche Justin.»

«Quella è stata un’eccezione!» ribatté lei, alzando un sopracciglio. «E poi, io mi sento pronta. Dai, fammi solo fare un giro. Solo un piccolo giro.»

«Un piccolo giro...» mormorò Dylan, ora visibilmente preoccupato. Guardò velocemente la strada davanti a sé, come se cercasse una via di fuga. Ma non c’era.

«Dai, ti prometto che sarò attenta,» continuò Elisabeth, insistendo. «Cosa vuoi che accada? Da qui a casa di Dave saranno meno di due chilometri!»

Dylan si strinse nelle spalle, ormai rassegnato. «Va bene, ma se succede qualcosa, giuro che non toccherai mai più un’auto in vita tua.»

Elisabeth, visibilmente eccitata, si tolse la cintura di sicurezza e si spostò con disinvoltura verso il volante. «Non te ne pentirai, fratellone!» disse, mettendo le mani con fermezza sul volante appena si furono scambiati di posto.

«Pazza scatenata, aspetta un attimo!» Dylan cercò di fermarla, ma ormai era troppo tardi. Elisabeth era già al comando. Lui cercò di trattenere un grido mentre la macchina, come un cane scatenato, iniziava a sobbalzare. «Frena!» esclamò, ma il suo avvertimento sembrò arrivare troppo tardi.

Il pick up accelerò improvvisamente e sbandò verso il lato destro della strada. Dylan, con il cuore in gola, diede un colpo deciso al volante, cercando di correggere la traiettoria. «Elisabeth, fermati!»

Ma lei, con un sorriso soddisfatto, ribatté: «Non ho nemmeno cominciato.»

Amabel e Dave, che erano seduti dietro, si erano già aggrappati ai sedili con tutte le forze. Dave si rivolse ad Amabel con un’espressione terrorizzata. «Ma... ma quante lezioni di scuola guida ha già fatto?»

Amabel, cercando di trattenere ciò che aveva nello stomaco, disse: «Oltre trenta, ma non c’è verso che migliori, purtroppo.»

Nel frattempo, la macchina continuava a zigzagare sulla strada, facendo rabbrividire Dylan. Ogni volta che Elisabeth girava il volante con troppa energia, lui era costretto a intervenire, ma ormai sembrava che la situazione gli stesse sfuggendo di mano.

«Non so quanto posso resistere a questo!» Dylan urlò, tentando di mantenere il controllo dell’auto. «Per favore, Elisabeth, basta!»

Amabel, ormai a corto di respiro, guardò Dave. «Io mi arrendo. Se sopravviviamo a questa, penso che dovrete rifare gli interni del pick up perché sto per rimettere l’anima.»

«Ti prego almeno girati verso il finestrino,» rispose Dave, che sembrava sul punto di abbandonare ogni speranza. «Non sono certo di riuscire a  sopravvivere anche al tuo contributo, cara.»

Alla fine, quando la macchina sbandò per l’ennesima volta, Dylan fece un gesto disperato e, con un urlo di frustrazione, prese il volante, girandolo con forza, sollevò deciso il freno a mano e il pick up si arrestò  bruscamente a bordo strada.

«Va bene, va bene!» sbuffò Elisabeth. «Magari non sono pronta come pensavo.»

«Magari?» chiese Dave con sarcasmo. «Ricordami di non salire mai più in macchina con te, Elisabeth.»

Dylan si voltò verso la sorella, il viso pallido per lo spavento. «Giuro che se mai mi chiederai di farti guidare di nuovo, cambierò stato.»

«Sono d’accordo. Credo che il mio spirito abbia appena fatto un salto fuori dal corpo. Sembravi una controfigura ubriaca di Fast & Furious,» rincarò l’amico.

Elisabeth li guardò tutti, alzando le mani in segno di resa. «Oh, piantatela. Avevo tutto sotto controllo!»

«Sotto controllo? Lily, ho visto la mia intera vita passarmi davanti agli occhi e, per la cronaca, nella scena finale mi stavi investendo!» esclamò Dylan massaggiandosi le tempie. «Sorellina, la prossima volta, prometti di rimanere sul sedile del passeggero. Per il bene dell’umanità.»

 

Pochi minuti più tardi, il pick-up, finalmente sotto il controllo esperto di Dylan, sfrecciava nuovamente lungo la strada sterrata che conduceva al ranch dei Martin. Quando il veicolo si fermò di fronte alla grande veranda illuminata della fattoria, Dave sbuffò slacciando la cintura di sicurezza e aprendo la portiera con un gesto teatrale.

«Grazie per il passaggio, Dylan. Ma la prossima volta preferirei camminare nel bel mezzo di una mandria di bisonti piuttosto che essere passeggero con lei al volante.»

«Molto spiritoso, Dave. Se hai finito con le tue battute comiche, forse possiamo concludere la serata,» rispose Elisabeth, lanciandogli uno sguardo risentito.

Dave non si lasciò sfuggire l’occasione di ribattere, appoggiandosi con fare rilassato alla portiera del pick-up. «Senti, Elisabeth, io apprezzo il tuo coraggio al volante, ma forse dovresti considerare il fatto che il tuo unico mezzo di trasporto rimarrà per sempre l’autobus.»

Elisabeth incrociò le braccia, un sorrisetto sarcastico dipinto sul volto. «E magari tu potresti fare domanda per il circo, Dave. Hai un talento naturale per fare il clown.»

Dave finse di riflettere, accennando un’espressione esageratamente seria. «Sai, Elisabeth, potrei anche considerare l’idea del circo. Ma solo se tu accetti di fare la donna cannone. Con il modo in cui guidi, farti sparare fuori da una bocca di fuoco sarebbe sicuramente l’unico modo che hai per viaggiare in linea retta. Sarebbe uno spettacolo davvero imperdibile.»

Amabel, cercando di nascondere una risata, diede una leggera gomitata a Dylan. «Dovremmo fermarli prima che finiscano per sfidarsi a duello.»

Dylan alzò le mani per interrompere il battibecco. «Okay, basta così. Dave, è stato un piacere, come sempre. Ma ora è davvero tardi.»

«Va bene, va bene. Mi arrendo. Buonanotte a tutti e, Dylan, buona fortuna...» Con un cenno verso Amabel e un ultimo sorrisetto provocatorio rivolto a Elisabeth, si incamminò verso casa, fischiettando.

L’auto riprese il suo cammino lungo la strada silenziosa che conduceva a Soulsavers. L’atmosfera si era fatta più rilassata e Amabel si accomodò meglio sul sedile, guardando fuori dal finestrino. La luce della luna illuminava la strada polverosa che li separava dal ranch e la sua mente vagava, cercando di assaporare la quiete che finalmente era tornata tra loro, dopo il frastuono della serata.

Dylan guidava in silenzio e dopo una ventina di minuti la vista di Soulsavers, apparve all’orizzonte. Le luci soffuse della casa principale erano visibili, circondate dall’immensa distesa di terreno che apparteneva alla famiglia. Un luogo che sembrava sospeso nel tempo, che li accoglieva sempre con la sua silenziosa e imponente bellezza.

«Siamo arrivati,» disse Dylan, mentre parcheggiava.

«Alla buon’ora. Beh… buonanotte, ragazzi!» esclamò, correndo verso la porta. «È stata una festa davvero divertente!»

Amabel guardò Dylan con un dolce sorriso sulle labbra. «Sembra che per lei la serata sia finita qui,» disse a bassa voce.

«Per lei, sì,» rispose Dylan, il suo tono tradiva la loro complicità. «Amabel…» continuò, la voce bassa, ma piena di significato. «C’è qualcosa che voglio darti. Non è niente di grandioso, ma… è qualcosa che, sono sicuro, apprezzerai.»

Amabel incuriosita, lo guardò negli occhi. «Dylan, non dovevi…»

Dylan aprì il cassetto portaoggetti e ne estrasse un pacchettino elegantemente confezionato, avvolto in carta lucida e con un fiocco di velluto nero. Porgendoglielo, le sussurrò dolcemente: «Questo non è un semplice regalo. È un simbolo del nostro legame, un ricordo indelebile di noi e del nostro amore.»

Amabel prese il pacco, ma senza aprirlo immediatamente. «Dylan, cosa…»

«Aprilo e vedrai,» la interruppe lui.

Il cuore di Amabel iniziò a battere più forte e trattenne il respiro mentre slegava il fiocco. Dentro trovò un piccolo cofanetto di legno scuro, finemente intagliato che si aprì con un lieve scatto, rivelando qualcosa che la lasciò senza fiato. Adagiato su di un morbido cuscinetto, c’era un pendente d’argento, innegabilmente fatto a mano e unico nel suo genere. Il ciondolo era a forma di ferro di cavallo al cui centro, sospeso come se fluttuasse, c’era un piccolo cristallo di acquamarina a forma di fiocco di neve. Era un oggetto straordinario, che racchiudeva in sé le passioni di entrambi.

Dylan osservava Amabel con un sorriso lieve, aspettando la sua reazione. «L’ho fatto realizzare apposta per te. Il ferro di cavallo rappresenta il ranch e ciò che sono, mentre il cristallo riflette il tuo amore per il pattinaggio e per il ghiaccio. Ogni volta che lo guarderai, spero ti ricorderai di quanto siamo uniti, nonostante le nostre differenze.»

«È perfetto,» sussurrò. «Unisce tutto ciò che amo: te, il ranch, i nostri cavalli e il pattinaggio. Non potevi scegliere niente di meglio.»

Dylan prese il pendente e con delicatezza, glielo allacciò intorno al collo.

«Ora è tuo,» disse lui con semplicità, ma il suo sguardo che parlava di promesse e futuro.

Amabel gli si avvicinò, il ciondolo che luccicava alla luce tenue dell’abitacolo, e lo baciò. Fu un bacio dolce, lento, che racchiudeva tutto l’amore che provava per lui. Quando si separarono, Amabel accarezzò il pendente con le dita, già consapevole che non l’avrebbe mai tolto.

«Grazie, Dylan,» sussurrò. «È il regalo più bello che abbia mai ricevuto. Nessuno mi aveva mai regalato qualcosa di così prezioso e significativo.»

Dylan le prese la mano, intrecciando le sue dita con le sue. «Solo il meglio per te, Amabel. Lo meriti, sempre.»

 

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