CAPITOLO 19
Era la sera di San Valentino e Dylan era inaspettatamente tornato dall’università, alludendo vagamente a dei giorni di vacanza aggiuntivi. Tutta la famiglia era rimasta sorpresa nel vederlo, specialmente Amabel, perché nessuno di loro aveva idea che sarebbe tornato.
«Caro, io e Matthew avevamo prenotato una cenetta romantica al ristorante e tua sorella è uscita con Dave, dato che entrambi sono single incalliti e non avevano nessun altro con cui trascorrere la serata. Quei due a volte non li capisco proprio, sono come cane e gatto eppure, passano insieme un sacco di tempo. Chissà cosa passa davvero nella loro testa!»
«Ragazzo, se vuoi annulliamo tutto e restiamo a casa con te,» gli disse Matthew iniziando a togliersi il pesante cappotto.
«Non ci pensate nemmeno, è una delle poche sere che vi siete presi tutta per voi e non dovete assolutamente rinunciare a causa mia, andate e divertitevi. Io rimarrò a casa da solo e ne approfitterò per riposarmi un po’. I ritmi in università sono tremendi,» confessò Dylan sorridendo e abbracciando la madre.
«Non sarai da solo, anche tua sorella Amabel stasera ha deciso di rimanere a casa, nonostante i numerosi inviti ricevuti da tanti ragazzi della zona.»
Dylan guardò Amabel con gli occhi pieni d’amore e appena i genitori uscirono la baciò con tutta la passione che aveva trattenuto a stento fino a quel momento.
«Principessa, non sai quanto mi sei mancata in queste settimane.»
«Mi sei mancato da morire anche tu. Buon San Valentino, Dylan.»
«Vieni con me, amore mio, ho voglia di tenerti tra le braccia tutta la sera,» le confessò prendendola per mano e conducendola su per le scale, fino alla sua stanza.
Inclinò la testa verso il letto in una muta richiesta e Amabel annuì acconsentendo a sdraiarsi con lui sotto alle coperte. Le diede un’occhiata provocante e lei arrossì fino alla punta dei capelli. Quello sguardo era caldo e scintillante e quelle belle mani, che le si erano chiuse intorno all’ovale perfetto del viso, erano dolci e gentili. Con eccitazione crescente, lo osservò abbassare la testa fino a quando la bocca di lui venne a trovarsi a pochi centimetri dalla sua.
«Ti amo, principessa.»
«Ti amo anche io,» sussurrò Amabel, la sua voce tremante ma sincera, mentre le sue labbra si fermavano a un soffio da quelle di Dylan.
«Lo so, principessa... Non sai da quanto tempo desideravo sentirtelo dire. Ascoltarlo direttamente dalle tue labbra è più di quanto avessi mai osato sperare,» disse chinando il capo e baciandola sulla bocca con infinita dolcezza.
«Saranghae¹» le sussurrò al termine del bacio.
«Saranghae.»
«Vedo che, guardare tutti quei drama coreani insieme a Jane e Cherilyn, ha dato i suoi frutti se sei stata capace di capire cosa ti ho detto.»
«Significa ti am-» le parole morirono lì, mentre la bocca di lui si impossessava della sua.
Quando sentì la lingua di lui che le scivolava dentro la bocca, un’ondata di fuoco la fece fremere fra le sue braccia. Inarcò la schiena premendo il seno contro il petto muscoloso di lui e, a quel punto, Dylan si accorse che sotto la maglia lei non portava assolutamente nulla. Le passò lentamente il dorso della mano lungo il collo slanciato e sul seno, indugiando su quest’ultimo fino a farle trattenere il fiato, poi abbassò la testa e sostituì le dita con le labbra, baciandola attraverso il leggero tessuto, in una carezza sensuale e seducente.
Amabel gemette prendendo la testa di Dylan tra le mani, ma prima che si rendesse veramente conto del piacere che stava provando, lui si fermò.
«Un giorno, lo rifaremo e tu sarai nuda tra le mie braccia,» disse con voce roca.
Al solo pensiero, il cuore di Amabel cominciò a battere velocemente e il respiro le si fermò in gola. Non sapeva nemmeno se sarebbe sopravvissuta alle sensazioni che stava provando in quel momento, figuriamoci pensare a una prossima volta. Lo guardò, con le dita sui bottoni dei suoi jeans e gli occhi pieni di imbarazzo.
Dylan colse quell’espressione e fece un profondo respiro. «Ti desidero tanto Amabel. Non sai nemmeno quanto vorrei poterti finalmente amare, però non intendo costringerti a fare qualcosa per cui non sei ancora pronta,» le confessò, afferrandole entrambe le mani.
Amabel lo fissò e nel suo sguardo si poteva cogliere un groviglio di emozioni. «Cosa…?»
«Am, non hai idea di quanto mi sia trattenuto dal far l’amore con te in questi mesi. Lo desidero da tempo ma…» mormorò, mettendosi a sedere. Si voltò dall’altra parte, passandosi nervosamente una mano tra i capelli. «Ma non potrei sopportare l’idea che un giorno tu ti possa pentire di averlo fatto. Non voglio che tu faccia qualcosa che non desideri con tutta te stessa solo per compiacermi. Anche se ti amo da morire.»
«Io ti amo e vorrei… ma non…»
«Tu credi di volerlo, però non ne sei sicura. Lo leggo in quei tuoi bellissimi occhi luminosi, anche in questo esatto momento. Qualcosa nella tua testa o nel tuo cuore ti trattiene dal lasciarti andare completamente. Lo percepisco ogni volta che cerco di toccarti sotto ai vestiti, in modo più intimo,» disse Dylan, voltandosi a guardarla turbato.
Amabel lo guardò a sua volta, riconoscendo la verità in quelle parole. Si sentiva tormentata dalla sua stessa indecisione, desiderosa di vivere appieno l’amore che provavano l’uno per l’altra, ma anche pervasa da timori e insicurezze.
«Non sai quanto apprezzi il fatto che tu abbia compreso ancora una volta cosa c’è nel mio cuore senza aver avuto bisogno di parole. Sei davvero la persona che più mi capisce al mondo. Spero solo che non ti stancherai di aspettarmi fino a quando non mi sentirò pronta,» ammise stringendolo forte a sé.
«E perché mai dovrei farlo? Sarò qui ad aspettarti a braccia aperte, amore mio. Voglio che ti senta sicura e a tuo agio quando stiamo insieme, voglio che quando sei tra le mie braccia tu non abbia alcun dubbio di quanto io ti desideri e ti ami. Per me non esiste nessun’altra al mondo al di fuori di te.»
«Non credo di essere l’unica che sia stata tra le tue braccia in questo modo...» dichiarò lei a testa bassa.
«Sì che lo sei. Tu sei il mio tutto, principessa,» replicò lui mentre le scostava una ciocca di capelli dal collo, lasciando che le punte delle dita indugiassero sulla pelle sensibile, prima di chinarsi per depositare un bacio leggero proprio lì, dove il battito di Amabel accelerava furiosamente.
«Così però non è giusto, Dylan. Non puoi torturarmi in questo modo,» gli disse sollevando un sopracciglio e fissando le dita di lui che le stavano accarezzando il seno.
Lui sorrise e ritirò la mano. «A ogni uomo è concessa una piccola svista, no?»
Amabel si sentì le labbra secche e se le umettò con la lingua.
«Lascia che lo faccia io,» le disse con voce roca chinandosi a leccarle la bocca. «E comunque questa non è una tortura, principessa. È solo un assaggio di ciò che ti farò provare quando mi dirai che sarai finalmente mia, senza riserve,» le disse abbassando le palpebre.
«Dylan…» disse, cercando di prendere fiato tra un bacio e l’altro.
Proprio mentre le sue labbra cercavano nuovamente quelle di Amabel in un incastro perfetto, il veleno delle parole di Kim gli scivolò nella mente come un’ombra gelida: Amabel è stata con un sacco di ragazzi. Pensa che un mio compagno di classe mi ha confessato che se la sono spassata alla grande insieme. Lei continua a fingersi una santarellina, ma lui mi ha assicurato che non è stato nemmeno il primo. In giro stanno scommettendo su chi sarà il prossimo. Non vedi che tua sorella ci sta prendendo in giro tutti?
Kim… L’aveva conosciuta in occasione del pigiama party che Amabel ed Elisabeth avevano organizzato mesi prima e da allora non era più riuscito a staccarsela di dosso. Non sapeva nemmeno chi le avesse dato il suo numero di telefono, ma da allora era una continua tortura. Ogni volta che il telefono vibrava nella tasca, Dylan sentiva una morsa allo stomaco, un connubio di rabbia e fiele. Era costantemente in bilico, combattuto tra l’impulso violento di bloccare quel numero e chiudere Kim fuori dal suo mondo una volta per tutte, e il bisogno morboso, quasi viscerale, di sapere. Mentre era a Calgary lo chiamava fingendo di raccontargli la vita lì a Rosedale, ma in realtà non faceva altro che descrivergli minuziosamente gli incontri che Amabel avrebbe avuto con metà dei ragazzi che frequentavano il loro liceo.
E mentre Amabel lo baciava con quella dolcezza disarmante, le parole acide di Kim tornavano a galla come detriti dopo una tempesta, sporcando la purezza di quel momento e costringendolo a chiedersi quanto a lungo avrebbe potuto continuare in quel modo.
«Sei così incredibilmente bella in questo momento, amore mio…» disse facendole scivolare le mani lungo le cosce affusolate e sfiorandole la pelle di velluto.
«Dylan, per favore…»
«Dimmi cosa vuoi che faccia principessa…» le sussurrò, mentre con labbra bollenti le sfiorava il collo.
Amabel tremò per l’eccitazione che lui le stava facendo provare. Sentiva la pelle formicolare sotto al suo tocco e desiderò che lui non si fermasse.
Dylan era certo che la pelle di lei si sarebbe sciolta al suo tocco come una candela alla fiamma. Stava perdendo il controllo e ne ebbe la conferma quando le loro labbra si toccarono nuovamente. Lei gemette e lui le passò una mano dietro la nuca stringendola a sé, continuando a baciarla con un’esasperante lentezza che non fece altro che aumentare il desiderio in entrambi.
Braccia sottili gli afferrarono le spalle e lo strinsero facendolo avvicinare maggiormente a quel corpo così dolce e sinuoso. Dylan respirò il suo profumo che ormai gli era più familiare dell’aria stessa.
Da qualche parte un cavallo nitrì. Un aereo passò sopra le loro teste, a migliaia di metri di altezza, il vento mosse le foglie tra i rami degli alberi, ma loro non si accorsero di nulla.
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