Storia · capitolo 1

PROLOGO

I'LL MAKE YOUR HEART SMILE di Frances Gore

L’altalena scricchiolava piano sotto di lei, avanti e indietro, avanti e indietro, Amabel stringeva forte le corde ruvide con le sue piccole mani, i piedi che sfioravano appena il terreno. Il cielo sopra di lei era pieno di nuvole grandi e soffici, come le montagne di panna che ogni tanto la signora Backer, l’ultima mamma affidataria che ricordava di aver avuto, metteva sopra la cioccolata calda.

Amabel non aveva mai conosciuto la sua vera mamma e il suo vero papà. Tutto ciò che sapeva era che un giorno erano spariti, lasciandola da sola. Da allora, aveva vissuto in tante case, con tante persone diverse. Alcune erano gentili, altre no. Ma nessuna di quelle famiglie l’aveva mai fatta sentire davvero a casa. Era come se dovesse sempre fare le valigie, anche quando non c’era un motivo reale per farlo.

Amabel chiuse gli occhi per un momento, lasciando che l’altalena oscillasse piano, il rumore delle corde che scricchiolavano la riportò a qualche giorno prima, a quella stanza grande e un po’ fredda dell’orfanotrofio. House of Hope, lo chiamavano, ma per lei era sempre stata solo una casa piena di voci e di passi che rimbombavano sui pavimenti di legno.

Seduta su una sedia troppo alta per lei, Amabel aveva lasciato che i piedi penzolassero mentre il dottor Anderson, il direttore, la osservava da dietro gli occhiali tondi che gli scivolavano sempre sul naso. Aveva una voce profonda e gentile, ma quel giorno sembrava più emozionato del solito.

“Amabel,” le aveva detto, piegandosi un po’ in avanti, come se le stesse confidando un segreto, “ho delle notizie importanti per te.”

Lei aveva stretto forte il lembo del suo vestito, senza dire nulla. Notizie importanti significavano sempre che qualcosa stava per cambiare. E Amabel non sapeva mai se quel cambiamento sarebbe stato buono o cattivo.

“C’è una coppia, una coppia davvero speciale,” aveva continuato il dottor Anderson, “vi siete incontrati qualche volta durante i giorni di visita e vorrebbero conoscerti meglio. Si chiamano Matthew e Laurette Shine, te li ricordi? Vivono qui vicino, in una bella casa colorata e accogliente, e sono molto ansiosi di passare un po’ di tempo con te. Ti piacerebbe?”

Lei aveva alzato lo sguardo, studiando il viso del direttore, cercando di capire se gli occhi dell’uomo fossero sinceri.

“Non lo so,2 aveva mormorato infine, stringendosi nelle spalle.

Il dottor Anderson aveva sospirato piano, aggiustandosi meglio gli occhiali sul naso. Poi si era piegato ancora di più verso di lei, il mento quasi a livello del tavolo. “Sai, Amabel, nella vita ci saranno sempre persone che entreranno e usciranno. Alcune resteranno, altre no. Ma questo non significa che tu non sia speciale, o che non meriti di avere una famiglia che ti voglia bene. Matthew e Laurette sono diversi. Lo sento.”

Le parole del direttore avevano il tono caldo di una coperta in una giornata fredda, ma Amabel non era sicura di riuscire a credergli. Non perché pensasse che mentisse, ma perché il suo cuore aveva imparato a difendersi da promesse che non venivano mantenute.

“Quando verranno?” aveva chiesto infine, la voce appena un sussurro.

“Fra pochi giorni,” aveva risposto lui, sorridendo.

 

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