Il custode delle pagine
"Il custode delle pagine" è il racconto in prima persona di un anziano bibliotecario di via dei Georgofili che, definendosi "ubriaco di memoria", riflette sul valore dei libri come strumenti di libertà e sulla loro sistematica persecuzione attraverso la storia. La narrazione si snoda tra ricordi personali e riflessioni civili: L'infanzia e la guerra: Il prot
"Il custode delle pagine" è il racconto in prima persona di un anziano bibliotecario di via dei Georgofili che, definendosi "ubriaco di memoria", riflette sul valore dei libri come strumenti di libertà e sulla loro sistematica persecuzione attraverso la storia. La narrazione si snoda tra ricordi personali e riflessioni civili: L'infanzia e la guerra: Il protagonista ricorda il trauma del padre che bruciava libri per paura durante il fascismo e la sua esperienza giovanile, nel 1943, come fattorino clandestino per una tipografia che stampava testi proibiti di autori come Calamandrei e Trentin. La filosofia della resistenza: L'opera esplora l'idea che il potere — di ogni epoca — tema i libri perché generano domande e dubbi, rendendo le persone meno governabili. Viene tracciato un parallelo tra i roghi dei libri del passato (dall'Inquisizione a Hitler) e le forme più moderne e subdole di censura. Il "fascismo dei consumi": Richiamando il pensiero di Pasolini, l'autore denuncia una nuova forma di dominio che non vieta i libri con la forza, ma li rende irrilevanti attraverso l'omologazione televisiva, la velocità degli schermi e l'apatia collettiva. La speranza nel futuro: Nonostante la stanchezza, il vecchio bibliotecario continua la sua missione quotidiana, trovando speranza nei giovani che entrano in biblioteca con "sguardo affamato" di conoscenza. Il testo si conclude con un'immagine di resistenza silenziosa: il protagonista che ogni sera chiude la biblioteca, sfiorando i dorsi dei libri come fossero esseri vivi, pronto a tenere la porta socchiusa un minuto in più per chiunque cerchi, attraverso la lettura, un pezzetto di libertà
Capitoli disponibili
Capitolo 1
Il custode delle pagine Io un nome ce l'ho ancora, ma non serve, i nomi sono l'ultima cosa che resta a chi ha perso tutto il resto, un'etichetta su un barattolo vuoto, e allora chiamatemi come volete, chiamatemi il vecchio della biblioteca comunale di via dei Georgofili, quello che di notte parla da solo tra gli scaffali e di giorno finge di essere normale, un impiegato, un pensionato, uno qualunque di questi esseri che attraversano le città come ombre distratte, con gli occhi bassi sul telefono, mai una volta in su, mai una volta a guardare il cielo o una vetrina di libri, mai. Vi devo raccontare una cosa e ve la racconto male, ve lo dico subito, perché la verità non si racconta bene, si racconta a scatti, a singhiozzi, come vomita un ubriaco, e io sono ubriaco di memoria, ubriaco fradicio, e quando uno è ubriaco di memoria non fa i discorsi eleganti, fa i discorsi veri, che sono semp
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