Capitolo 6
Costruzioni Meridiane — novembre 2017
La telefonata arrivò il 9 novembre, un giovedì, mentre Elisa stava sistemando le pratiche in entrata del mattino.
Era Luca Pession, un funzionario dell'Assessorato alle Infrastrutture che Elisa conosceva da quando aveva cominciato a lavorare in Regione. Un uomo metodico, con la tendenza a compilare le richieste in triplice copia anche quando ne bastava una sola, e a chiamare al telefono per cose che si potevano risolvere per semplice mail. Non era fastidioso: era come certe persone che sono fatte in un certo modo e non cambierebbero per nessun motivo.
«Elisa, scusa il disturbo. Stavo cercando una pratica che credo sia rimasta in sospeso con il cambio di governo. Una richiesta di sopralluogo tecnico per conto della Costruzioni Meridiane — erano interessati a un lotto nella zona industriale di Brissogne. Credo sia stata protocollata prima di marzo.»
Elisa scrisse il nome su un foglio. «Società Costruzioni Meridiane», ripeté.
«Srl, con sede a Cosenza. Avevano già fatto una richiesta di prequalificazione per il bando del Parini l'anno scorso, non erano passati. Ma la richiesta di sopralluogo era separata, per un'area differente. Il referente è un professionista, un ingegnere di Torino — posso mandarti il nome via mail.»
«Mandamelo. Trovo io la pratica.»
Riattaccò. Rimase un momento con il foglio davanti.
Costruzioni Meridiane srl. Il nome era già nel quadernetto, scritto in settembre accanto alla freccia che portava ad «Appalti». Lo aveva annotato dopo aver trovato un riferimento su un vecchio articolo online — un'impresa del Sud che aveva tentato di entrare nel sistema valdostano. Adesso quella stessa impresa aveva lasciato una pratica in archivio.
Aprì il cassetto a sinistra, prese le chiavi. Scese all'archivio.
* * *
Fernanda non era al suo posto quando Elisa arrivò. C'era invece una collega part-time, una ragazza nuova che Elisa aveva visto in giro ma con cui non aveva ancora avuto modo di parlare. Le spiegò cosa cercava: il fascicolo di una richiesta di sopralluogo, impresa Costruzioni Meridiane Srl, primo semestre 2017.
La ragazza cercò nel sistema. «Risulta protocollata a febbraio. È in archivio corrente, non è stata smistata.»
«Posso vederla?»
«Certo, hai il codice di accesso.»
Elisa prese la pratica. Era una cartella molto sottile: il modulo di richiesta, una lettera di accompagnamento su carta intestata dell'impresa, una fotocopia del certificato camerale. Nient’altro. Lesse tutto in piedi, appoggiata al bancone.
La Costruzioni Meridiane Srl aveva sede legale in via Sicilia 14 a Cosenza. Oggetto sociale: costruzioni civili e industriali, movimento terra, opere stradali. Costituita nel 2009. Capitale sociale dichiarato: duecentomila euro. Il referente per la pratica valdostana era effettivamente un ingegnere con studio a Torino, in corso Re Umberto — quello di cui Pession le aveva parlato.
Il modulo era compilato al computer, corretto, privo di irregolarità formali. La lettera di accompagnamento era cordiale e precisa. Tutto in ordine.
Elisa fotografò ogni pagina con il telefono, in silenzio. Poi rimise la cartella a posto, ringraziò la ragazza e salì.
Prima di entrare nel suo ufficio indugiò un momento nel corridoio. Accanto all'archivio c'era una piccola bacheca con i log di accesso settimanali — una stampa aggiornata ogni venerdì, usata per verificare la disponibilità delle pratiche in caso di consultazioni simultanee. Era una procedura antiquata, tenuta per abitudine più che per necessità, ma Fernanda la aggiornava puntualmente.
Elisa scorse il foglio della settimana precedente. Mercoledì 1 novembre: accesso archivio ore 14.22 — R. Cuc, Dir. Affari Generali. Pratica consultata: non specificata, accesso generico.
Si soffermò su quell’accesso per un momento. Poi entrò nel suo ufficio e chiuse la porta.
* * *
Quella sera, a casa, cercò informazioni su google dell'ingegnere di corso Re Umberto.
Trovò il profilo LinkedIn: specializzazione in ingegneria civile, Politecnico di Torino, laurea 1998. Un elenco di incarichi in imprese del settore costruzioni nell'arco di vent'anni, tra Torino, Milano e il Sud. Niente di anomalo. Un curriculum costruito lavorando e cambiando datore di lavoro ogni tre o quattro anni.
Poi cercò il nome dell'ingegnere abbinato a quello della Costruzioni Meridiane in motori di ricerca diversi, allargando la ricerca agli anni precedenti. Trovò poco: una menzione in un comunicato di gara del 2013 in Calabria, una firma in calce a un progetto depositato in Comune a Cosenza nel 2015.
Cercò più a fondo. Aprì il secondo risultato di una ricerca in italiano su Costruzioni Meridiane Cosenza: un articolo del Quotidiano del Sud del novembre 2014, titolo «Appalti truccati nel cosentino: indagini su cinque imprese». Il testo era parzialmente accessibile senza abbonamento. Leggeva: «Tra le aziende finite nel mirino degli inquirenti figura anche la Costruzioni Meridiane Srl di via Sicilia, attiva nel settore delle opere pubbliche. Secondo quanto risulta, l'impresa avrebbe beneficiato di procedure irregolari nell'assegnazione di due appalti comunali tra il 2011 e il 2013. Il titolare, raggiunto telefonicamente, ha dichiarato di essere estraneo.»
Non c'era il nome dell'ingegnere. Non c'era niente di definitivo: un'indagine del 2014 senza esito indicato, su un'impresa che nel 2017 si presentava ai bandi valdostani con documenti in regola. Le indagini si aprono e si chiudono, le imprese cambiano assetti societari, i dirigenti si avvicendano.
Elisa aprì il quadernetto. Scrisse: «Costruzioni Meridiane — pratica arch. febbraio 2017. Richiesta sopralluogo Brissogne + prequalifica Parini (esclusa). Referente: ing. G.C., Torino corso Re Umberto. Articolo Quotidiano Sud nov. 2014: indagini appalti cosentini, nessun esito indicato.»
Poi aggiunse sotto, separato da una riga: «Log archivio 1/11: R. Cuc accesso ore 14.22.»
Non scrisse nient'altro. Non c'era altro da scrivere, per il momento. Erano fatti — piccoli, separati, senza connessione dimostrabile. Un accesso all'archivio e una pratica non erano una prova. Un articolo del 2014 su un'indagine calabrese senza esito non era una prova. La sovrapposizione tra i due non era nemmeno, rigorosamente parlando, un indizio.
Era solo la quarta volta che il nome di Renato Cuc tornava nel quadernetto.
* * *
Cercò poi la catena societaria della Costruzioni Meridiane.
La visura camerale online mostrava l'assetto societario: un unico socio, una holding con sede a Lussemburgo chiamata MG Holding SA. Cercò quella sigla: una società di partecipazioni registrata nel Granducato, oggetto sociale generico, nessun bilancio pubblicamente accessibile. I soci di MG Holding SA non erano indicati nei registri pubblici lussemburghesi — era legale, era normale, era esattamente il motivo per cui certe strutture usavano il Lussemburgo.
Elisa sapeva abbastanza di diritto societario da capire cosa stava guardando: una catena costruita per rendere difficile risalire alla proprietà effettiva. Non illegale in sé — molte imprese usano strutture simili per ragioni fiscali del tutto legittime. Ma abbinata all'articolo calabrese del 2014, abbinata ai tentativi di entrare negli appalti valdostani, abbinata alle banconote da Duisburg, abbinata a tutto il resto, quella catena aveva una forma che Elisa conosceva. L'aveva vista in altri contesti, in altri anni, in altri fascicoli che erano passati per il suo ufficio quando lavorava alle Infrastrutture.
Era la forma del denaro che vuole entrare nel sistema pubblico senza far conoscere il proprio nome.
Spense il computer. Andò a controllare che Nico avesse fatto i compiti — era in camera, cuffie alle orecchie, il tablet aperto su un video di Sfera Ebbasta — Rockstar, quella con il beat che batteva basso e insistente, che lei sentiva filtrare dalle cuffie come un ronzio ritmico. Non erano i compiti, ma lei finse di non vedere. Gli disse che la cena sarebbe stata in tavola dopo venti minuti.
Tornò in cucina. Mentre l'acqua bolliva aprì il quadernetto un'ultima volta e aggiunse sotto tutto il resto, in fondo alla pagina:
MG Holding SA — Lussemburgo. Catena opaca. Fine della traccia pubblica.
Aveva lavorato dodici anni in un palazzo pubblico e una cosa l’aveva imparata: il denaro che vuole nascondersi non ha l’aspetto di una borsa piena di contanti. Ha l’aspetto di uno statuto societario.
Poi chiuse il quadernetto e si occupò della pasta.
* * *
Due giorni dopo, al bar Roma di via Aubert, incontrò Giulio per venti minuti.
Lui era già seduto quando arrivò, con un caffè e il telefono sul tavolo. Indossava una giacca grigia che Elisa gli aveva visto altre volte — una di quelle giacche che si usano per l'ufficio e ci si dimentica di togliere. Stava meglio di come lo aveva visto l'ultima volta: meno curve nelle spalle, meno grigio nella faccia. Dalbard aveva depositato una memoria integrativa che rimetteva in discussione la sequenza del verbale. Non era ancora arrivata nessuna risposta dalla Procura, ma il fatto di aver detto finalmente le cose giuste nella sequenza giusta sembrava averlo alleggerito.
Elisa gli raccontò della pratica in archivio e dell'accesso di Cuc.
Giulio ascoltò senza interrompere. Poi disse: «Non è una prova.»
«Lo so.»
«Ma è la quarta volta che il suo nome torna.»
«Sì. Questo merita attenzione.»
«Hai detto qualcosa all’avvocato Dalbard?»
«Non ancora. Non ho niente di concreto.»
«Però quando avrai qualcosa di concreto sarà già tardi.»
Elisa lo guardò. Era la cosa più diretta che le avesse mai detto su quella storia. «Lo so», disse. «Adesso non ho niente di concreto. Ho solo un nome che torna troppo spesso.»
Giulio prese il caffè, lo finì, rimise la tazzina sul piattino. «Tienilo d'occhio», disse. Si alzò, pagò al banco, uscì.
Elisa rimase al tavolo ancora qualche minuto con l'acqua minerale. Fuori, via Aubert era grigia e fredda, novembre che si faceva sentire. La gente camminava in fretta con i cappotti abbottonati.
Aprì il quadernetto alla pagina di Renato Cuc. Cerchiò il nome con la matita. Un cerchio solo, per adesso.
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