Storia · capitolo 1

Capitolo 1

il_doppio_fondo di Quintino Botrugno

IL DOPPIO FONDO

Il mistero dei 25.000 euro trovati nella scrivania del presidente della Valle d’Aosta

«Chi può permettersi di buttare via venticinquemila euro per un messaggio, lo ha già fatto mille volte.»

Un romanzo di Quintino Botrugno

Indice

Prologo

Parte Prima — La Scrivania (marzo – luglio 2017)

Cap. 0 — L'insediamento

Cap. 1 — Palazzo regionale, ore 20.50

Cap. 2 — L'imperatore

Cap. 3 — Il giallo dell'estate

Cap. 4 — Il verbale

Parte Seconda — Il Giallo (luglio – dicembre 2017)

Cap. 5 — Duisburg

Cap. 6 — Costruzioni Meridiane

Cap. 7 — Linea B — Il ragazzo

Cap. 8 — Il bancomat di Torino

Cap. 9 — Avviso di garanzia

Cap. 10 — Lo sguardo

Parte Terza — Il Meccanismo (gennaio – ottobre 2018)

Cap. 11 — Il documento

Cap. 12 — La mappa completa

Cap. 13 — La scelta

Cap. 14 — Linea B — La telefonata

Cap. 15 — Marquis archiviato

Cap. 16 — La notte del 18

Parte Quarta — Dopo (ottobre 2018 e oltre)

Cap. 17 — I tre giorni

Cap. 18 — Le note

Cap. 19 — Dalbard

Cap. 20 — Piatti

Cap. 21 — Quart

Epilogo — Il conto corrente postale

Nota dell’autore

Questo romanzo è ispirato a un fatto reale e documentato: il ritrovamento di venticinquemila euro nella scrivania presidenziale della Regione Valle d’Aosta nel giugno 2017. I fatti relativi a quel ritrovamento sono di dominio pubblico.

Augusto Rollandin è stato per decenni un protagonista della vita politica valdostana. Il romanzo lo ritrae come tale — nella sua statura politica, nella sua conoscenza della macchina amministrativa, e come vittima inconsapevole di un’operazione costruita da altri e a lui estranea. Non gli viene attribuita alcuna responsabilità penale né alcun coinvolgimento nei fatti criminosi narrati. Pierluigi Marquis, presidente della Regione Valle d’Aosta nel periodo in cui sono ambientati parte dei fatti narrati, appare nel romanzo nella sua veste istituzionale. Il personaggio è ritratto con rispetto e senza attribuzione di alcuna responsabilità nei fatti criminosi descritti, dei quali è del tutto estraneo. I dialoghi e le azioni a lui attribuiti nel romanzo sono invenzione letteraria.

Tutti gli altri personaggi, le trame, le organizzazioni e le dinamiche investigative descritte nel romanzo sono frutto di invenzione letteraria. Qualsiasi riferimento a persone reali, al di fuori di quanto esplicitamente indicato, è non intenzionale.

PROLOGO

Aosta, 19 ottobre 2018. Ore 5.23

Elisa Roux fu svegliata dal telefono alle cinque e ventitre.

Squillò tre volte, poi silenzio, poi ancora. Lei sapeva già, ancora prima di allungare il braccio verso il comodino. Non era un pensiero: era un peso che aveva nel petto da settimane e che in quel momento diventò più preciso.

Era Dalbard. L'avvocato parlava piano, con la voce di chi ha già fatto i conti con quello che sta per dire. «Elisa. Giulio Ferreri è morto d’infarto. L'hanno trovato questa mattina.»

Elisa rimase seduta sul bordo del letto, il telefono stretto tra le mani. La finestra del suo appartamento in via Festaz dava sui tetti del centro storico di Aosta, e in quel momento i tetti erano neri contro un cielo grigio bianco, il grigio dell'alba prima che diventi luce.

«Quando?»

«Stanotte. I vicini hanno chiamato il 118 perché sentivano squillare il telefono da ore senza risposta.»

Guidò per le strade vuote in meno di dodici minuti. Quando arrivò c'era già l'ambulanza parcheggiata con le luci spente. Il portiere del palazzo stava fumando sul marciapiede, con il cappotto messo sopra il pigiama.

Elisa rimase ferma sul marciapiede un momento. Poi salì.

Giulio Ferreri aveva quarantasei anni. Alle nove di quella mattina aveva l'appuntamento definitivo con il pm Piatti al Palazzo di Giustizia. Era il confronto finale con le risultanze investigative — quello che Giulio preparava da mesi, quello in cui voleva finalmente raccontare tutto.

Giulio non ci sarebbe più andato.

* * *

Elisa pensò a un messaggio che aveva ricevuto il pomeriggio precedente. Tre parole. «Domani si capirà.»

Sì, pensò. Domani si capirà. Solo che il domani era adesso, e Giulio non c'era più, e ora tocca a me.

Sul tavolo della cucina, accanto ai fogli scritti la sera prima, c'era una tazza di caffè già fredda. Aveva fatto il caffè prima di sedersi a scrivere. Elisa la guardò un momento, poi distolse lo sguardo.

Fuori stava per albeggiare. Aosta ancora silenziosa. Le montagne invisibili nel buio.

PARTE PRIMA — LA SCRIVANIA

Marzo – luglio 2017

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