Capitolo 6
Gli uomini che restano
Robert non aveva programmato di rimanere sull’isola così a lungo.
All’inizio si era detto che sarebbe stato solo per qualche settimana. Un lavoro temporaneo. Un posto dove respirare, dove lasciarsi alle spalle qualcosa che continuava a tornare.
Ma i giorni, come spesso accade, avevano cominciato a somigliarsi. E quando le cose smettono di distinguersi, diventa difficile decidere quando andarsene.
Lavorava quasi ogni giorno.
Thompson gli affidava compiti che andavano oltre il previsto. Le persone avevano iniziato a chiamarlo direttamente, ad affidargli le chiavi di casa, quando necessario. L’isola era così: o trovavi il tuo posto o ne restavi tagliato fuori.
Robert non faceva domande. Accettava. Sistemava. Riparava.
Gli piaceva la sensazione di rimettere insieme ciò che si era rotto senza chiedere perché si fosse rotto. Gli piaceva il sorriso soddisfatto di quelli che riteneva fossero ormai conoscenti e non semplici clienti.
Il pomeriggio, quando il caldo diventava più denso, si fermava al porto. Si sedeva sempre nello stesso punto e guardava le barche entrare e uscire, senza mai immaginarsi sopra una di esse.
Valery tornava spesso in quel punto.
Non si sedeva subito, camminava avanti e indietro, come se stesse valutando qualcosa.
Robert la vedeva prima che lei si accorgesse di lui.
La seconda volta si chiese se fosse il caso di alzarsi, di dire qualcosa. Decise di aspettare.
Fu lei a parlare.
«Funziona», disse, riferendosi alla corda che aveva comprato.
Robert sbuffò.
«Le cose buone tendono a farlo.»
Valery si sedette accanto a lui. Lasciò tra di loro una distanza che sapeva parlare a chi sapeva capire e sperò che Robert fosse uno di questi ultimi.
«Direi che svolge bene il suo ruolo.»
«Che sarebbe?»
«Un rinforzo.»
«Allora era quella giusta», sottolineò Robert.
Si immersero in un silenzio pieno, non scomodo. Robert sentì il tempo rallentare, come succede quando smetti di aspettarti qualcosa.
«Perché sei qui?» chiese Valery all’improvviso.
La domanda era una constatazione travestita da curiosità.
Robert ci pensò. Avrebbe potuto mentire. Dire qualcosa di semplice. Non lo fece.
«Perché non sono riuscito a restare dove ero.»
Valery annuì.
«E tu?»
«Io ci sono nata.»
«Scusa debole.»
«Allora diciamo che... non ho niente da cui fuggire.»
Robert lasciò che un sorriso appena accennato prendesse vita leggero e non chiese altro.
In quel momento, capì che con lei le parole non sarebbero state una moneta di scambio. Non si parlava per riempire, ma per restare
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
La mia storia tragicomiconcologica
Anche nelle situazioni più drammatiche si può trovare la forza di sorridere... Vivere un tumore è sempre difficile. In questa storia autobiografica condivido esperienze, pensieri e un pizzico di ironia... con la speranza che possa essere di incoraggiamento
L'imperdonabile
Un uomo ingabbiato in un oscuro segreto, tormentato da un amore per una donna che sembra condividere lo stesso dolore. Il destino attende dietro l'angolo il momento giusto per farsi avanti, per rendere reale il sogno a lungo rinnegato, ma sta ai protagonisti r
Il custode dei riflessi
Ettore è un piccione che ha imparato a rallentare. Dal muretto del lungomare osserva il mare, le facciate di vetro e le vite che scorrono dietro le finestre. Tra tutte, lo colpisce quella di Elena: ogni giorno china davanti a uno schermo, impegnata a creare im
Le ali di Veronica
"Le ali di Veronica" è il toccante viaggio di crescita, resilienza e riscatto di una donna determinata a non farsi definire dalla malattia. All'età di sei anni, a Veronica viene diagnosticata la SMA tipo 3. Nonostante le difficoltà fisiche e la progressiva per