Capitolo 1
Il cadavere ai piedi del dirupo.
Il questore della Polizia di Stato, Glauco Gronchi, trattenne a malapena un sospiro. Lo avevano chiamato dalla stazione di polizia alle sei del mattino. Gronchi maledisse il suo destino. Quello era il suo giorno libero. Solo che il commissario Cardi, suo sostituto, non aveva potuto recarsi in questura, perché la moglie si era sentita male e lui aveva dovuto portarla all'improvviso al pronto soccorso.
Quel giorno Glauco avrebbe preferito andare a fare shopping a Bari. Il questore abitava a Polignano a Mare. Circa un anno prima la moglie Paola lo aveva lasciato dopo 20 anni di matrimonio senza figli. La donna era andata a vivere presso un ricco gioielliere di Polignano a Mare, Spartaco Fattori, accusando il marito di pensare solo al lavoro. La situazione era imbarazzante perché il paese era piccolo. In ogni caso Glauco aveva cercato di andare avanti come meglio poteva. Il commissario fece una doccia veloce e fece colazione. Poi si recó sulla scena del crimine. Il corpo era stato ritrovato ai piedi della rupe di Modugno. Giunto sul luogo del ritrovamento del corpo, lo ricevette il brigadiere Merelli. Quest'ultimo gli raccontò che la salma era stata portata all'obitorio e che, secondo i documenti rinvenuti nel cappotto del morto, il suo nome era proprio Spartaco Fattori, l'amante della moglie. Fattori infatti aveva una casa proprio in cima alla rupe di Modugno. Gronchi bussò alla porta di casa Fattori e Paola gli aprì. Era imbarazzante rivedere la moglie dopo un anno in una situazione così terribile, ma Glauco cercava di non pensarci perché in fondo era solo lavoro. Spartaco aveva un figlio di 45 anni da un precedente matrimonio di nome Mirco. Appena vide il questore, Mirco iniziò a urlare e accusò Paola di aver ucciso suo padre. Il medico legale aveva accertato che l'uomo era stato assassinato tra le undici di sera e mezzanotte. Paola disse che quella notte era andata a fare un giro per Bari. Ma era sola e praticamente non aveva alibi. Mirco lavorava come cameriere in un bar alla periferia di Polignano. Il bar chiudeva alle 23:00. In quel momento gli uomini della polizia scientifica che si trovavano all'interno dell'appartamento terminarono i controlli. L'uomo che guidava la squadra della polizia scientifica salutò il questore, sottolineando che nella stanza c'era un orologio a muro con il vetro rotto e con le lancette ferme alle 23. Probabilmente l'uomo era stato assassinato proprio alle 23 perché aveva sorpreso qualcuno che era entrato in casa sua per derubarlo, e l'orologio si era rotto ad un certo punto durante la rissa.
Ma c'era qualcosa che non convinceva il questore. Glauco lasciò la casa del morto, ma ritornò quasi subito senza essere visto. Nella stanza non c'erano tende a bloccare la vista e il questore vide Paola baciare Mirco. All'improvviso si rese conto che i due erano complici e avevano ucciso per ereditare. Di nascosto scattò diverse foto dei due che si baciavano. Ricordando che le lancette dell'orologio erano ferme alle 23, capì che si trattava di un trucco ingenuo per far credere all'innocenza di quell'uomo. In realtà Mirco era uscito dal bar alle 23, ma il delitto era avvenuto più tardi. Le lancette erano state quindi posizionate alle ore 23 per far credere che il delitto fosse avvenuto a quell'ora. In questo modo Mirco aveva un alibi di ferro. Gronchi tornò in questura. Sapeva che sarebbe dovuto andare dal Pubblico Ministero per richiedere un mandato di cattura, mostrando le foto scattate quella mattina. Glauco sentì una fitta al cuore, rendendosi conto che sua moglie era un'assassina senza scrupoli. Ma la vita doveva continuare comunque. Aveva dormito poco ed era stanco. Decise che prima di tornare alla stazione di polizia avrebbe preso un caffè forte per restare sveglio, come aveva pensato prima. In quel momento un timido sole fece capolino tra le nuvole, quasi a suggellare il ritorno della calma dopo un temporale.
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