Storia · capitolo 1

Anna ed Elisa :due donne, un'anima sola ( Romanzo breve)

Anna ed Elisa : due donne, un'anima sola di Tiziana Scassellati

Anna e Elisa : due donne,un’anima sola.

Un diffuso e penetrante malessere si era insinuato dentro di lei,in modo subdolo, rendendo la sua vita debole e instabile . Tremore improvviso,dolore al petto,sudorazione, senso di svenimento, affanno arrivavano simultaneamente,in iquell’ hic et nunc della sua esistenza.Erano diverse settimane che tale sintomatologia colpiva Anna in modo invalidante, anche senza un motivo plausibile,impedendo i suoi movimenti forzatamente e brutalmente.  La causa ? Non riusciva a comprenderla ancora pienamente, anche se in cuor suo tutto era chiaro.Stava vivendo una situazione difficile: dopo l’ennesimo litigio violento  con  Marco, era tornata a casa sua,da mamma Franca per cercare conforto come quando era piccola e per  valutare il “da farsi “,dato che aveva perso anche il lavoro nell’azienda del marito.Era giunto il momento di fare un bilancio della propria vita. Questi pensieri sfilavano come dei petali uno dopo l’altro nella mente della giovane donna, martellando in modo scioccante e ossessivo, alla ricerca compulsiva di una risoluzione, davanti ad una fumante tazza di tisana rilassante . Mamma Franca sapeva le abitudini di sua figlia e cercò di crearle, almeno all’apparenza , una condizione di accoglienza e di Amore Vero.

Era una calda serata autunnale con il  tepore del ponentino romano e  i colori dai toni morbidi  e carezzevoli,dall’arancio bruciato al giallo, di quelli che scaldano il cuore, scacciando timori e incertezze.Per la prima volta ,dopo tanto tempo, si sentì protetta , una sensazione che  non percepiva  più a casa sua, da parte di quel marito che si era trasformato in un bruto.


 Anna 35 anni, bellissima , sensuale , semplice e raffinata allo stesso tempo , naturalmente affascinante con i suoi capelli castani che le  scendevano mossi sulle spalle, accarezzando il volto minuto, perfetto, dai lineamenti delicati, con il nasino alla francese, occhi grandi color nocciola molto espressivi, un taglio allungato, ciglia e sopracciglia folte che amava mettere in risalto  solo con un leggero tocco di matita, si stava facendo trasportare dalla leggerezza delle ottobrate romane.Non molto alta, ma armoniosa, proporzionata secondo i dettami dell’arte greca da lei  amata grazie agli studi umanistici e classici.

A 30 anni conobbe Marco, il classico buon partito, fu subito passione, un amore vero ,unico, quello di cui parlano i poeti, quello che tutte le donne vorrebbero avere ,tanto che decisero di convolare subito a nozze, nel giro di pochi mesi. 

Un matrimonio da favola , date le notevoli possibilita' economiche di Marco.Si stabilirono a Roma, nel quartiere Parioli, conducevano una vita borghese e si sentiva fortunata della sua agiatezza. Tuttavia voleva lavorare come docente, dato che si era laureata a pieni voti in lettere e il suo sogno era insegnare, trasmettere  il desiderio di sapere  e conoscenza a ragazzi che si affacciavano alla vita.

Fu chiamata per una breve  supplenza in una scuola secondaria di primo grado  nella periferia romana, un ambiente complesso, disagiato tanto che, con la sollecitazione di Marco, decise di smettere l’insegnamento, per  diventare impiegata nell’azienda di famiglia, sacrificando il suo talento e vocazione  per la serenità del loro legame di coppia. Lei era felice, realizzata perché sostenuta dall’amore pieno di Marco che amava avere Anna al suo fianco, anche nel lavoro. Trascorsero due anni di vita armoniosa , piena di tenerezza e passione Mancava solo un desiderio: coronare la loro felicità con l' arrivo di un figlio .Ma ,dopo tanti tentativi e delusioni, anche la voglia di   " fare all' amore "era venuta meno , così la passione carnale, quell' unione di corpi che si cercano che per loro era stata sempre creativa e particolare. Ora invece era diventato solo un atto finalizzato alla procreazione.. che non venne.  Fu suggerito dal loro medico di famiglia  di fare vari accertamenti. Furono momenti difficili , pieni di attese deluse. Risultò una sterilità di coppia, dovuta principalmente a Marco che non accettò affatto la diagnosi. Cominciò a cambiare il rapporto con Anna,chiudendosi sia nel dialogo, sia nel legame fisico: aveva “paura “ a far l’amore, si sentiva in colpa, inferiore, incapace di dare un figlio alla sua donna, desiderosa di realizzarsi nella maternità. Anna lo incoraggiava in modo amorevole: “ Amore, noi ci siamo sposati per il grande sentimento che è nato tra noi, che ci ha condotto ad unire le nostre anime per farne una sola e avremmo accettato i figli che Dio ci "avrebbe dato". Perciò, nella nostra unione,per prima cosa i principali protagonisti siamo io e te che abbiamo intrapreso un cammino insieme. I figli sono un valore aggiunto alla nostra vita..Non ti devi abbattere perché il nostro Amore è infinito e colmerà tale mancanza”.Parole quanto mai vere e convincenti,ma, proprio mentre le pronunciava, Anna rifletteva su come avrebbe accettato tale sentenza. Era molto dura, si sentiva persa, disorientata,bisognava  “riorientare” la bussola della vita in altre direzioni.  Quali però.. Anche se era molto religiosa,non sapeva davvero cosa fare. Una situazione difficile che poteva sfuggire di mano." Come farò,  come riuscirò a colmare il desiderio di maternità che ogni donna possiede? Riprenderò il lavoro, il contatto con gli  studenti mi aiuterà,le mie amate perle belle. Pronunciava queste parole con un ardore, una volontà di autoconvincimento inusitata. Aveva un carattere forte Anna, positiva,idealista,in lei regnavano quei sani principi  che  rendeva fattivi,poichè diventavano guida dei suoi pensieri ed azioni. Ce l' avrebbe fatta, era convinta che avrebbe amato ancora di più Marco, di un amore unico che avrebbe compensato anche la mancanza dei figli.I mesi successivi però Anna cominciò a non stare bene: palpitazioni, impossibilità a respirare, tremori. La diagnosi fu presto fatta:attacchi di panico, disse la sua psicoterapeuta con la quale aveva iniziato un percorso per attutire le conseguenze negative di quel l'ardua sentenza che sentiva cadere su di lei, un’ angosciosa cappa, piombata sul loro matrimonio.Non aveva detto nulla a Marco, non voleva aggravare la sua condizione interiore con inevitabili sensi di colpa che stava già provando. Fu un grande errore e da lì cominciò la parabola discendente del loro rapporto: il venir meno del dialogo, della condivisione , della complicità, dell’aiuto reciproco,di quel” dirsi tutto ,“elementi che erano stati da sempre il fulcro vivificante del legame  incentrato fin dall’inizio sulla trasparenza e verità. L' ultimo anno fu  davvero un disastro : bugie , dispetti, aggressività verbale… e non. Marco era diventato violento con le cose, gli oggetti di casa che sbatteva da ogni parte suo malgrado : da semplici gesti  ad azioni più gravi che presagivano una situazione che sicuramente si sarebbe trasformata in pericolosa. Stava accadendo proprio a lei , quelle vicende che si sentivano in televisione,quelle storie così lontane dal loro legame, lei che era abituata solo alle delicate effusioni, all’amore con la A maiuscola, il loro matrimonio si era incanalato in un tunnel senza via di uscita. Intanto la sofferenza, il dolore di Marco si stava trasformando in violenza verso di lei. Non lo riconosceva .Era un mostro,l'uomo dei sogni non esisteva più.Per la prima volta cominciò ad avere paura, gli attacchi di panico erano sempre più frequenti, era ormai inevitabile lasciare la casa,dopo la perdita anche del lavoro, voluta dal marito .Da quattro anni lavorava presso l’azienda di Marco come segretaria,di cui l’ultimo fu penoso, coincidente con il loro periodo di crisi; in azienda era  trattata davanti a tutti  in un modo orribile da Marco,sfregio ed indifferenza , quasi una strategia per farle rinunciare al posto. L’occasione venne con il termine del contratto. Era completamente a terra mamma Franca,mentre la figlia raccontava le sue ultime vicende, vedeva gli effetti di questa situazione sul viso di Anna che,prostrata e inerme, stava vivendo il fallimento della sua vita.Il percorso con la psicoterapeuta era difficile, doloroso perché aveva incrinato il suo mondo, le sue convinzioni,le sue certezze. Tutto appariva sfocato,poco chiaro, contraddittorio.Pur di proteggere Marco,era arrivata a prendersi tutte le colpe,come se avesse sbagliato tutto lei, quindi gli atti di violenza del marito erano quasi giustificati,perché, nel gorgo della stessa,ce l’aveva trascinato lei che, a causa della sua debolezza,aveva cambiato il  comportamento con il marito: sbalzi di umore,chiusura nel dialogo e nei rapporti fisici, non lo desiderava più,si era chiusa anche lei,quindi lui si era innervosito, non riconoscendo affatto l’Anna solare, allegra accogliente di un tempo; la vedeva sempre cupa,triste,aveva cominciato a provare un sentimento di rabbia,mai provato in vita sua. Il suo inconscio, naturalmente, come notò la dottoressa,” parlava da solo”, rivelando la verità. Lei era la vittima, il marito… il carnefice. 

" Anna deve smetterla di infliggersi colpe, autopunirsi, giustificare il comportamento di suo marito"disse la dottoressa un pomeriggio durante l' ora consueta di psicoterapia " Lei ce l' ha messa tutta per ridare fiducia e coraggio a suo marito,sollevarlo dal senso di colpa,di inferiorità e vergogna nei suoi confronti,  è solo un maschilista viziato, presuntuoso che crede di avere un diritto di superiorità verso di lei " . Il tono della dottoressa era alquanto duro e sprezzante, poco comprensivo nei confronti di Anna che ascoltava con rassegnazione i rimproveri. Era la pura verità, non poteva più giustificare,Marco era malato, probabilmente, con una diagnosi precisa, sarebbe anche emerso un disturbo bipolare che prima era latente e che ora si era mostrato palesemente.Povera Anna, era come un vetro smerigliato che si poteva rompere  improvvisamente o già aveva cominciato, le cromature erano come delle note, delle offese alla sua dignità, si sentiva fragile come una foglia che cadeva come i soldati di Ungaretti " Si sta come d' autunno sugli alberi le foglie"  .Dove era quell’amore infinito che li aveva  uniti in un rapporto unico, coinvolgente all’insegna del rispetto? Le parole di Anna, che il loro Amore li avrebbe salvati,erano ormai finite, era una bugiarda, secondo Marco,lei si era chiusa in se’ stessa perché vedeva in lui non più il marito desiderato, ma colui che le avrebbe negato la maternità. Non avendo più  un confronto su questo argomento, ognuno di loro andava avanti per congetture , ipotesi, illazioni false, stravaganti. Si arrivò ad un limite estremo. Una sera,durante una discussione futile che non si capiva nemmeno da dove fosse iniziata,Marco, che era rientrato a casa ubriaco, perse il controllo e spinse Anna violentemente contro l'armadio della camera da letto. Lei,sconvolta, reagì: “Cosa stai facendo , sei impazzito? Che ti prende?” “ Che voglio? Puttana,voglio una moglie che si prenda cura di me, che mi manifesti Amore, non una donna sempre triste,malata,inibita. Voglio che ritorni quella di una volta, dov’è l’Anna che ho conosciuto, quella che mi amava di un amore infinito. “Cercò di non reagire, ma il senso di autodifesa le fece rispondere con un’altra spinta per allontanarlo. Tale gesto fu come un oltraggio alla rabbia di Marco che si trasformò in violenza .La prese a calci , colpendola ovunque , nelle gambe , nelle braccia , nello stomaco,sul viso,facendole sanguinare il volto. Cadde stremata, svenne, sentì tutto ovattato, la vista annebbiata , il suono delle parole terribili si persero come un’eco nel vuoto. Si sentiva dentro un vortice di vento gelido. Svenne.Si ritrovò sul suo letto matrimoniale , quel meraviglioso luogo che aveva ospitato e visto i momenti più belli del loro amore , quegli amplessi che univano i loro corpi all’insegna dell’unione delle loro anime.Ma dov’è tutto questo amore? Non poteva pensare che un sentimento così passionale ed intenso potesse finire. Aprì gli occhi  e vide Marco con le mani giunte vicino a lei. “ Che ho fatto, perdonami amore, ho perso il controllo. Giuro che non lo farò più”.Parole di convenienza. La prese in braccio,l’abbracciò con una tenerezza profonda: da mostro si era trasformato improvvisamente in un angelo protettore;la portò in bagno, la mise dentro la vasca , aprì il rubinetto, sparse bagnoschiuma e i petali di rosa che mettevano per fare il bagno insieme, per sprigionare creative  fantasie . Mentre la vasca si riempiva gradualmente , la pose delicatamente dentro quella nuvola rosa, lei non si oppose,era stordita,non capiva più niente, percepiva, tra il dolore delle ferite che bruciavano al contatto con l’acqua,solo dolcezza e tenerezza;  cominciò’ a lavare delicatamente le ferite,su cui faceva cadere a pioggia quell’acqua profumata macchiata di sangue. Anna non reagì,era bloccata per il dolore: Come poteva farsi fare questi gesti dal suo carnefice ?Non aveva la forza neanche di parlare, era come creta da plasmare nelle mani del suo aguzzino;l’avvolse nell'accappatoio e la mise a letto. Le mise il ghiaccio sullo zigomo, la baciò teneramente  sulla fronte come fosse la sua bambina.

Si addormentò.La  mattina dopo si svegliò tutta dolorante e consapevole di quello che fosse successo..Doveva  andare via subito. Doveva essere impazzita a lasciarsi andare in quel modo, la violenza, una volta iniziata,si sarebbe ripetuta di nuovo.Marco era riverso sul divano con una bottiglia di birra accanto;intanto decise di fare le valigie e andare da mamma Franca. Doveva proteggersi da quell’uomo,violento. Non stava bene,era malato.Le sembrava di vivere un incubo. Arrivata dalla madre,le buttò le braccia al collo “Mamma aiutami,ho paura  Marco è fuori di sè, ha perso ogni controllo".La madre emise un urlo, vedendo il volto livido di Anna, l'abbracciò senza dire nulla“ Figlia mia,che ti ha fatto “ “ E’ una storia lunga mamma, finora ho taciuto, ma ora non è più possibile. Ti racconto tutto, mi devo fermare qui a casa” “ Figlia mia stai con me, qui sei al sicuro “.Prese la valigia e la portò nella sua cameretta , pronta ad  accoglierla di nuovo.

Si misero sedute in cucina, come facevano una volta , davanti ad una tazza di tè e Anna cominciò a raccontare tutta la storia dell'ultimo anno di matrimonio, dei figli che non arrivavano, della sterilità di Marco, del freddarsi del loro rapporto e chiudersi ognuno in sé stesso,della rabbia trattenuta da Marco,degenerata nella condizione peggiore  su di lei con i terribili  effetti.

“Anche io mamma non sto bene, ho continui attacchi di panico, mi sto curando,sto andando da una psicoterapeuta. Finora non era mai arrivato alla violenza, ma il suo comportamento preannuncia una degenerazione delle sue azioni, secondo la dottoressa”.Anna si calmò tra le braccia della madre.Insieme cominciarono ad organizzare la loro vita, ritornata,almeno apparentemente per Anna,tranquilla. Era una “calma piatta” che presagiva sempre un uragano all’improvviso.Bisognava stare all’erta, guardinghi.

Ritornò  “figlia” e le piacque molto, non sentiva più alcun peso, ora era Franca a prendersi cura di lei. Entrò nella sua cameretta e si distese nel letto,beata,desiderosa di voltare pagina,pronta ad intraprendere un altro corso,una nuova vita in cui al centro c'era lei,Anna.

Per un mese circa sembrava che la situazione fosse rientrata, che Marco si fosse calmato; Anna si stava riprendendo, confortata dall’affetto della madre. 

Invece arrivarono di colpo altri eventi negativi. Marco, presa consapevolezza che il suo matrimonio era finito, giocò l’ultima carta : quella del pentimento, del marito innamorato che rivoleva sua moglie accanto perché il loro era ed è un grande Amore, infinito, quello di cui parlano i poeti. Era sicuro che Anna avrebbe ceduto, ma non fu così. Come in un puzzle, stava  riordinando i  pezzi della sua vita,cercando di cercare la perfezione dentro l’imperfezione delle speranze disattese.Con grande determinazione, aiutata dalla madre e dalla dott.ssa Speziali, ritrovò la sicurezza in sé stessa, cercò di delineare un nuovo progetto di vita : riprendere la scuola,la sua indipendenza… senza Marco. In questo momento, per la prima volta capì che poteva fare  a meno di lui. Si sbagliava,perché, per quanto potesse essere vera questa riflessione,è altrettanto vero che la presenza di Marco ritornò,ma nel modo più invasivo possibile. Cominciò a mandarle messaggi carini, faccine , cuori, fiori a casa … “ Come si può essere così ingenui nel pensare che si possa ricucire una frattura così profonda“ pensò tra sé Anna”.Se crede che mi possa convincere a ritornare con lui , si sbaglia . Ora avrà a che fare con una nuova Anna".Lei non rispose mai ai messaggi e ai fiori. Una sera, il suono del campanello anomalo a quell’ora tarda : Era lui.”Apri Anna voglio parlarti”disse in un tono tra il gentile e l’ansioso. Non riusciva più a trattenere l’agitazione, quel silenzio di Anna ai messaggi e a tutti i tentativi di riprendere un dialogo lo aveva disorientato. Riuscì a trattenersi,ma non finiva così;l’atteggiamento di Marco nei giorni a venire divenne compulsivo: seguiva Anna , le mandava messaggi, la chiamava a tutte le ore,andava di nuovo davanti la porta di casa per avere un incontro;l’ultima volta se ne andò sferrando un calcio alla porta stessa. Anna non rispose mai , ma era giunto il momento di querelarlo  con l'accusa di stalkeraggio. Era piena di odio,ma non voleva rovinarlo con il penale: da tre mesi a cinque  anni era il rischio di pena di  cui poteva essere accusato per   tale  reato. Così il suo avvocato le consigliò di avviare un ammonimento da parte del questore.Anna accettò e partì il provvedimento. In pochi giorni si avviò la procedura e Marco fu chiamato dal questore che, ammonendolo verbalmente,gli disse che, se avesse continuato,la condanna  al penale sarebbe stata  inevitabile.Marco, lucido come non mai, aveva capito che era arrivato il momento di porre fine a questa guerra. Accettò le condizioni e cercò di non pensare più ad Anna. Non aveva neanche la forza di avviare le pratiche dell’inevitabile separazione, avrebbe aspettato la richiesta da parte di lei, ora era necessario evitare il penale. Anche Anna non pensava di avviare le procedure legali , non perchè non volesse, anzi era l’unica azione da fare per porre fine a questa situazione, ma non ora ; la sua mente doveva ritrovare stabilità.Si sentiva in balia delle onde, un' anima disorientata, alla ricerca di un porto di pace, di un altrove. Era come in una situazione di incertezza e pericolo insieme,tra la paura e il desiderio di cambiare,  voltare pagina per sempre. Se questa condizione fosse servita , l' avrebbe accettata di buon grado. " A volte il  dolore diventa “un'opportunità”,un passaggio,  un rito di iniziazione che purifica ed eleva ad una visione della vita più elevata, senza le bassezze dell' uomo" Pensava. Conquistare  una condizione primigenia , un piccolo angolo di beatitudine che, solo chi sa guardare la profondità del proprio Io, può raggiungere; si sentiva un'eletta, una privilegiata capace di trasformare un grande disagio in un cambiamento di vita radicale,  ritrovando la vera sé stessa. Era questa la strada da perseguire. 

Stettero così in una situazione di standby per non farsi altro male. Era l’unica cosa necessaria da fare.

 Calmato,  almeno per il momento, il mare in tempesta, Anna tentò di distogliere lo sguardo da questo grave problema per concentrarsi su di sé, in modo da far rifiorire la sua anima, per riacquistare l’autostima perduta, per riprendere il controllo della propria vita.Solo accogliendo i momenti di fragilità si riacquista quella forza vera che non si ottiene volendola ostinatamente,così le aveva detto la  dott.ssa Speziali, non doveva al momento fare nulla, ma attendere, sicuramente sarebbe emersa una “vis” superiore ,vera,determinata tale da farla sentire finalmente potente e decisa. “Quando sono debole, è allora che sono forte.” risuonavano in lei le parole di San Paolo ai Corinzi e le diedero un grande conforto, grazie alla fede che aveva; con umiltà si sarebbe affidata  a Dio, senza minimamente pensare che poteva risolvere da sola tale situazione .Temporeggiare, ecco la soluzione migliore,intanto la querela avrebbe fermato Marco, la paura di avere ripercussioni sull'azienda, gli fece riprendere un  minimo di razionalità.Era l’Agosto 2019, la situazione si placò.

Intanto Anna  decise di dare un’occhiata alle graduatorie provinciali nelle quali era inscritta e che aveva sempre aggiornato nella  scuola secondaria di primo grado per la quale era stata chiamata quattro anni prima per una supplenza nella borgata Acilia Sud,presso la scuola media statale,in una classe con alunni “difficili.” Dato il rinnovo del punteggio,poteva sperare in un incarico anche più lungo. .Passarono tre mesi durante i quali Anna ebbe davvero una “ rinascita “,era rimasta ancora a casa della madre Franca,l’unica vera forza, la colonna portante della sua vita, dopo che suo padre era morto l’anno precedente. Viveva  serena come non mai, Marco sembrava come un ricordo lontano da lei, come se ciò che aveva vissuto non le appartenesse, quasi non fosse la stessa persona. Fu proprio questo distacco dal problema, lasciarlo separato da lei, come le aveva detto la dott. ssa Speziali, che le permise di ritrovare il suo “fiorile”, la parte bella di  noi,il proprio Sè, facendo emergere quella fantasmagorica giostra di  volti che rappresentano la gioia di vita. Stava davvero bene, Marco non l’aveva più cercata  dopo l’ammonimento del questore.

 A novembre la chiamò per una supplenza proprio l'Istituto comprensivo Aristide Leonori della Borgata Acilia Sud di Roma,  era contenta e un pò spaventata, ma felice di ritrovare un ambiente familiare, come aveva già conosciuto anni prima con colleghi disponibili , anche se le classi erano composte da ragazzi problematici. Era pronta .

L’indomani si presentò  alla segreteria dell’Istituto comprensivo Aristide Leonori , fu ricevuta dalla DS che l’accolse gentilmente , la riconobbe e le sorrise.“Benvenuta e ben ritrovata prof.ssa Infanti, prego entri. Ho tutta la sua documentazione. Le dico subito delle classi  dove insegnerà italiano,storia e geografia . In particolare voglio parlarle della terza C, la più complicata” le disse la preside Montanari.Anna si sentì subito accolta , carica di quella forza da lei cercata da tempo e improvvisamente rinata. Era felice come non mai.“ Bene professoressa lei avrà due prime in cui farà italiano, 1B e 1C, e la terza C in cui insegnerà italiano,storia e geografia, totale 16 ore più due a disposizione . La 3C è una classe difficile a causa del background familiare degli alunni: alcuni sono stranieri, altri vivono in maniera complessa in famiglie allargate, altri hanno i padri che entrano ed escono da prigione. I ragazzi portano i loro vissuti a scuola, è difficile interagire con loro, noi abbiamo il compito innanzitutto di educatori e dobbiamo costruire un rapporto umano, favorire l' inclusione; a volte il cosiddetto  programma,che non esiste più, non riuscirà  a finirlo, ma sarà molto più importante il  dialogo che tenterà di instaurare con loro,li faccia parlare,interagisca con il cuore più che con la mente ,usi quell’intelligenza emotiva di cui Goleman, come lei sa, ci ha lasciato esempi importanti di successo. Venga, ora glieli voglio presentare.“ La colpì subito la gentilezza,il garbo della dirigente e si sentì veramente accolta. Un senso di leggerezza, di entusiasmo l' avvolse,fece un respiro profondo, salutando la vita che stava rinascendo in lei, ricca di opportunità.Era forte,piena di coraggio, colma d' amore da donare,da diffondere ovunque a tal punto da” accarezzare” ciò che era intorno a lei.“Perfetto dott. ssa Montanari, sono pronta a tutto. Lei non sa quanto mi faccia piacere conoscere già i ragazzi,questo incarico arriva in un momento difficile della mia vita e sento di amarli già. Intraprenderò l'anno scolastico con tanta motivazione, impegno e amore . Sento di avere  tanto Amore da donare .Amare non è la gioia del prendere,ma è la scelta di dare,di donarsi. Vedere l‘altro come unico e irripetibile.Proviamo ad amare”“ Parole meravigliose “ disse la Preside.

Percorsero il lungo corridoio tra il frastuono delle grida degli studenti in attesa di iniziare  le lezioni. Un vocio che la metteva di buon umore, era anche osservata con curiosità dai colleghi , soprattutto uomini,che guardavano il suo portamento sicuro ,sexy,naturalmente raffinato ed  elegante. Era raggiante.Suonava la campanella,l'inizio delle lezioni. Improvvisamente quel vocio allegro e roboante fu invitato ad entrare dalle insegnanti della prima ora, con modi incalzanti, ma bonari, che lasciavano presagire l’inizio di nuove avventure :

“ Forza,è ora,entriamo , daje ragà “disse con il sorriso sulle labbra qualche insegnante uomo con forte tono romano, sicuro di essere ascoltato di più  con un accento dialettale. Come una sinuosa biscia che serpeggia tra il fogliame in prossimità della palude, così quell’onda umana di studenti vivaci, dai visetti arguti e simpatici si incanalava nelle rispettive classi, prendendo le loro postazioni.

Ad un certo punto la preside aprì la porta  di una classe, entro' con Anna,mentre i ragazzi si alzarono tutti in piedi con rispetto verso la Dirigente e verso l'altra signora che non conoscevano.Sembrava un buon inizio, educati, freschi frizzanti! 

“ Vi presento la vostra prof. di lettere, prof. Infante, insegnerà Italiano , Storia, e Geografia,starà con voi fino a Giugno “

“ Buongiorno ragazzi cari” disse Anna, “ sono felice di conoscervi, gia’ mi piacete con i vostri visetti intelligenti e acuti”.

“ Non si allarghi tanto prof.ssa , non sarà facile con loro, però,sì,all’apparenza sembrano e sono, aggiungo io, dei tesori preziosi”

Anna aveva già capito lo stile di approccio della Preside e ne fece  tesoro, cercando subito di emulare il suo carisma affascinante; qualità fondamentale per un docente perché attrae, attira, cattura fino a seguire in toto quella figura. Si sentiva gli sguardi degli studenti addosso,era normale,sentiva voci come “ Ammazza quant’è bona “.Anna rideva,compiaciuta di piacere a quegli occhietti vispi e socievoli.

D’un tratto una ragazza piuttosto alta e sviluppata , con il  cappuccio della felpa in testa, chiese :

“ Posso andare in bagno? “, noncurante della presenza della nuova insegnante. Una voce decisa ,dall’italiano perfetto, un atteggiamento serio , rigido,  interruppe il clima cordiale che si era creato. 

“ Va bene Elisa , va pure”disse la Dirigente 

“Grazie”,disse Elisa, guardando intensamente gli occhi di Anna; lei fu colpita da quello sguardo ambiguo tra il triste e l’indifferente.Fu un tuffo al cuore,è come se di colpo bevesse in un solo sorso,avidamente tutta la vita di quella ragazza che entrava dentro la sua.

Non le era mai capitato di cogliere  in un istante l’essenza di una persona.Un grande calore senti' nel suo corpo, un tepore ,un benessere malinconico la prese e la fece tremare in una strana e contraddittoria emozione. 


Fu subito empatia da parte di Anna ..forse anche per Elisa..chissà..dai suoi modi freddi e distaccati si percepiva solo inquietudine,fragilità, incompletezza,al contrario di quel rigore con cui si era presentata.

La ragazza uscì,creando in classe un certo imbarazzo; subito Anna ruppe il ghiaccio dicendo agli studenti che si sarebbero  conosciuti  in un modo molto coinvolgente ed originale.


ELISA


Alta rispetto alla media della sua età ,bella,fisico snello da modella , capelli lunghi, mossi,castani ramati,occhi nocciola espressivi, bocca carnosa , sguardo malinconico, introversa,look sportivo, amante dei Jeans e delle  felpe  per nascondere quella prorompente femminilità che stava fuoriuscendo in modo spontaneo e sensuale dal  corpo che stava “trasmigrando “da adolescente a donna. Si vergognava di mostrare  la sua bellezza armonica e accattivante . Le compagne della sua età la invidiavano perché lei non faceva nulla per essere così bella, mentre loro erano condizionate dal seguire forzatamente la moda per non essere escluse dai gruppi che contano. Invece lei no, era volutamente isolata dal resto della classe, misteriosa,condizione lontana e particolare  che non faceva altro che aumentare quell'aura enigmatica e misteriosa intorno alla sua persona,senza fare nulla.  Era affascinante e, ora che stava crescendo, se ne stava rendendo conto, anche se mentalmente era troppo piccola per sfruttare la sua  fisicità,  ma avrebbe imparato in seguito.  Figlia di Giancarlo e Rossana,semplici operai presso un’azienda di pesticidi ubicata nella borgata romana di Acilia; una famiglia come tante la sua:figlia unica,diventata tale dopo la morte del piccolo fratellino di quattro anni,Filippo,la cui vita era già segnata fin dalla nascita da un grave problema cardiaco che solo il trapianto avrebbe risolto. Gli ultimi due anni anni di vita furono un vero strazio, una sofferenza inesprimibile  per tutta la famiglia, un continuo entra ed esci dagli ospedali per contenere le crisi cardiache che quel cuore, desideroso solo di vivere, non avrebbe potuto  sopportare a lungo. Miocardiopatia dilatativa.

L’ultima speranza era nell' attesa della telefonata dal Bambin Gesù.E la telefonata della speranza, un anno fa, arrivò.

Il dottor Proietti,il cardiologo che aveva in cura Filippo dalla nascita, chiamò di persona Rossana e Giancarlo:

" Abbiamo il cuore. Ci sono buone speranze. Venite immediatamente in ospedale "

Rossana chiamò subito il marito: “ Dobbiamo ricoverare Filippo subito, ha chiamato il dottor Proietti, c’è un cuore forse compatibile; devono fare gli accertamenti, se va tutto bene il trapianto è fissato per domani. “

La borsa era già pronta da mesi. Appena  arrivato Giancarlo, partirono tutti e tre , mentre Elisa li guardava inerme, attonita, il tempo di dare un bacio al fratellino “ Forza campione ,tornerai nuovo” . Filippo abbracciò la sorella teneramente, battè cinque,consapevole , ma non del tutto , che gli avrebbero “ cambiato il cuore “ , gliene avrebbero messo uno migliore,  più forte , che gli avrebbe permesso di fare una vita normale , come quella dei suoi amichetti. Avrebbe potuto fare tutti i giochi,gli sport, senza limiti, senza divieti, come loro. 

“ Eli tesoro, mi fido di te,sei una ragazza responsabile e abituata ai nostri andirivieni, alle nostre assenze; stasera comunque torna papà, per mangiare vai da nonna, l’ho già avvisata”disse Rossana con un tono deciso e ansioso ,  tipico di chi sta organizzando la vita familiare per l’ennesima volta.

“Non ti preoccupare ma, sono abituata ormai. Tu concentrati su Filippo, andrà tutto bene, lo sento, questa volta è definitivo”. Davvero adorabile,mamma Rossana vedeva in Elisa, anche se piccola d’età,  il perno della famiglia, senza di lei tutto era nel caos, con la sua calma sapeva rendere tutto più facile, si fidava di lei, era molto responsabile rispetto alla sua età.

Partirono, mentre Elisa li guardava dalla finestra, salutando con la mano e un bacio suo fratello che di lì a poco sarebbe stato sottoposto ad un lungo intervento. 

Arrivati al Bambin Gesù, seguirono tutte le procedure per il ricovero, salirono al secondo piano in cardiologia e cominciarono celermente gli accertamenti. Mamma Rossana si accomodò vicino a lui, tenendogli la mano, guardandolo intensamente, presagendo un futuro pieno di via , di calore , di vita semplice fatta di amore,gioia e tenerezza.

Le analisi andavano bene , era pronto per l’intervento. Si addormentarono mano nella mano, come due innamorati. Nel cuore della notte, la manina di Filippo strinse quella di mamma Rossana, emise un sussulto, l’inizio dell’ennesima crisi cardiaca, questa volta però non fu come le altre . Arrivarono subito con defibrillatore , Rossana uscì dalla camera disorientata, sconvolta , con il respiro bloccato. La porta della camera si aprì improvvisamente con la barella che sfrecciava per il corridoio alla volta della terapia intensiva ; Filippo inerme, con l‘ossigeno, intubato , privo di conoscenza. Rossana gli sfiorò la manina e rimase in mezzo al corridoio esanime. Chiamò subito Giancarlo ed Elisa

“ Venite, vi prego , Filippo ha una crisi cardiaca,è in terapia intensiva .”

Cadde sulle loro anime una cappa di piombo che bloccava i movimenti , il pensiero, i sogni , le speranze . 

 Dopo un’ora si trovarono tutti abbracciati, là davanti alla porta della terapia intensiva , in attesa di notizie. Passò ancora un lasso di tempo interminabile, nel silenzio, nella partecipazione alla sofferenza dell’altro: la malattia di Filippo aveva creato tra loro una forte coesione empatica che molte famiglie avrebbero voluto avere. Loro nel dolore erano uniti in un’unica particella di Amore.Le luci dei lampioni gialli illuminavano il corridoio, creando una danza cromatica delicatissima, contrastando con la drammaticità che la famiglia stava vivendo. Sembrava tutto irreale, ma in quella condizione senza tempo, la loro unione era forte, eletta come pochi possono avere. 

Ad un tratto si aprì la porta della terapia intensiva, il dott. Proietti ne uscì e dalla  sua faccia trapelava un senso di disagio, di prostrazione.

“ Filippo non ce l’ha fatta stavolta, il suo piccolo cuore non ha retto, ad un passo dal cuore nuovo, mi dispiace”.

Stettero tutti in silenzio, abbracciati, anche il dottore si unì al loro calore trasformato in dolore; amava quel bambino dal cuore fragile, lo conosceva da quando era nato e gli aveva fatto delle promesse che non sarebbero diventate realtà, ormai non più. Tutto era finito, tutto era compiuto nel peggiore dei modi

“ Possiamo salutarlo? “ chiese Rossana “ Da lontano, non potete entrare “; si avvicinarono ad una vetrata e videro Filippo disteso, bello come non mai, con la pace dipinta su un viso tenero,delicato,gà angelo del Paradiso .Il loro bambino era volato in cielo. Rimaneva solo il conforto di quel volto beato che li avrebbe guardati da un luogo diverso, felice, luminoso, quello che nessuno sa.

Bisognava andare a prendere i vestiti; si mossero  tutti e tre all'unisono,  meccanicamente, con movimenti lenti,pesanti cadenzati, interminabili , come se il tempo si fosse improvvisamente fermato.Era l’alba di un mattino invernale, intorno era tutto bianco per la brina che rendeva rigidi quei cespugli d’erba,ma anche i loro cuori, già induriti dalla disperazione, dal dolore, con la volontà intima, ma ancora nascosta e non chiara, di aprirsi per sopportare il dolore dell’altro, in quell’'incommensurabile corrispondenza di amorosi sensi”, unico sentimento rimasto. Ma..non fu abbastanza. Quell’apparente equilibrio che si erano subito cuciti addosso, come una parte da recitare che avevano tante volte pensato,filmato nelle loro menti,come avrebbero reagito ad un’eventuale perdita di FILIPPO, in realtà li colse impreparati                                                

Era passato un mese dalla morte di Filippo e l'incanto di armonia, di finta e  composta sofferenza che erano riusciti a creare intorno a quell'anima bella svanì,all’improvviso. Iniziò un periodo di dolore, la mancanza del piccolo , invece di rielaborarla insieme , chiuse ognuno nella propria solitaria tragedia ,quel sentire le emozioni reciproche con umiltà e calore non esisteva più, era stata brutalmente strappata, come un albero divelto : Rossana passava le giornate a letto gonfia di antidepressivi , Giancarlo iniziò a bere al ritorno dal lavoro, non trovando più un ambiente consono , cordiale ad accoglierlo. Quella moglie premurosa ,quale era Rossana che al suo rientro gli faceva trovare gli abiti puliti da mettersi dopo la doccia, il boccale della birra pronto sul tavolino del salotto, quelle accortezze che fanno sentire finalmente a casa, avvolto dall’affetto della famiglia,  quelle piccole cose familiari che sanno di buono, quelle che fanno bene al cuore,non ci furono più. Ora lo aspettava una moglie depressa, sempre con la testa confusa e una figlia di cui stava perdendo il controllo, era sempre fuori “chissà dove, chissà dove" ;di certo quella bambina, in procinto di diventare adolescente, non era più sui libri come una volta, desiderosa di scoprire,di sapere. Elisa aveva appena iniziato la seconda media, era brava,era piccola come età, ma “grande” , molto matura,date le avversità che aveva già affrontato. Tutto sembrava precipitare nel gorgo di un “ rivo strozzato”da cui era difficile uscire, si stavano rovinando tutti .Ben presto Giancarlo unì a quel solito boccale di birra altre  bottiglie,fino a stordirsi in modo esponenziale. E,se qualcuno lo avesse disturbato , lui reagiva tirando ciò che avesse in mano. Una sera toccò proprio a Rossana : 

“ Ti prego Amore non bere più, ti stai trasformando in un bruto, non ti riconosco più, ritorna te stesso, voglio mio marito,ho bisogno di amore”

“ Cosa vuoi tu vecchia ? Guarda come ti sei ridotta, mi fai schifo, è colpa del tuo dottore se Filippo non è più qui con noi, non è stato capace di fargli superare la crisi cardiaca  e non lo difendere come sempre,dillo che era il tuo amante e che,tutte le volte che Filippo era ricoverato, ne approfittavi per stare con lui e fare sesso”

“Che ti salta in mente ! In questa situazione io avrei avuto la voglia , il tempo di farmi l’amante e per giunta il cardiologo??!!!! Tu , piuttosto, che hai fatto sempre il cascamorto con le infermiere, mi hanno riferito che quando andavi a trovare  Filippo spesso lo lasciavi solo e stavi con la caposala Tania. 

Vergognati”

Non fece in tempo a finire la frase che Giancarlo si schiantò su di lei , spingendola al muro, prendendola a calci.

Ancora una volta Elisa era sulla porta a vedere la distruzione della sua famiglia . Si avventò sul padre , bloccandogli le gambe . 

“ Che stai facendooo?! Sei impazzito, vile alcolizzato . Lasciaci in pace , vattene via”

Lui si liberò della figlia con uno strattone , facendola cadere vicino alla madre”

Poi, in un attimo di lucidità , seduto sulla poltrona  disse tra sé :

“ Che sto facendo? Sono impazzito, sto diventando matto !!!!”

Si protese sui corpi svenuti della figlia e della moglie, abbracciandoli  come aveva fatto la sera della morte di Filippo.

Era l’inizio del “ maggio odoroso”, i profumi della Primavera inoltrata entravano da quella finestra da cui mesi prima era entrata la giostra dei colori autunnali per accompagnare la caduta delle foglie,il freddo  gelo dell’inverno che entrava impetuoso anche nelle loro anime, straziate per la dipartita  di Filippo. Sì ,lui sarebbe rimasto vivo nei loro cuori, ma non basta quando si parla di un bambino per cui la fisicità di un abbraccio per sentirne il calore, il respiro,mancano terribilmente. 

Fu proprio la mancanza delle carezze di Filippo che aveva portato la famiglia a quelle condizioni di degrado.

Quella sera  i vicini avevano sentito che la situazione era più grave ;si erano abituati in questi mesi di sofferenza della famiglia De Santis ad ogni litigio,a quel crescendo di urla che nel giro di poco tempo aumentò.Quella sera non era come le altre . Questa volta chiamarono i Carabinieri.

Arrivarono 

“ Aprite la porta , sono il capitano Neri , siamo stati chiamati dai vicini . Dobbiamo fare un controllo “ 

Era finita, da mesi la situazione era degenerata,le sue donne le aveva sottoposte ad una serie di violenze fisiche e psicologiche che ormai solo l’intervento dei Carabinieri avrebbe potuto evitare una tragedia. 

Sfondarono la porta e videro un uomo seduto sulla poltrona con il capo chino tra le gambe , mentre piangeva. Poco lontano, stremate a terra due donne semi incoscienti , con ematomi sparsi per il corpo e lo sguardo perso nel vuoto. Si stringevano la mano , per trovarsi , per aiutarsi come avevano fatto in tutti questi mesi, assistendo ad un ‘ interminabile escalation  di un marito, di un padre che stava diventando un mostro. 

Giancarlo fu arrestato , mentre le due donne furono messe sulle barelle del 118 che era appena arrivato. Doveva finire così, per evitare la tragedia finale  . Da mesi si erano fatti solo del male, riducendosi nella rabbia, nel rancore , nella violenza. Non si erano ricordati che c’era ancora Elisa, una creatura innocente che non meritava di certo tutto questo per una crescita serena.

Elisa era l’unica che , seppur così piccola , aveva tentato di tenere le redini di una famiglia in via di disfacimento. Non ce l’aveva fatta , doveva chiedere aiuto, cercava di contenere la rabbia del padre con gesti di amore , di gentilezza, quelli che avrebbe dovuto far la madre, ma era incapace. Ci riusciva , anche se con fatica e Giancarlo, pieno di birra , vedeva in quei gesti quasi un richiamo di seduzione. La prendeva in braccio, la portava nel letto , quello della sua bambina e cominciava ad accarezzarla , dalla fronte , alle gote , gli occhi fino ad arrivare al seno che aveva cominciato il suo sviluppo e agli organi genitali. Si calmava , mentre Elisa piangeva, capiva che non era normale tutto questo,ma necessario, per l’incolumità  di entrambe , sua e della madre, ormai incapace di ogni tipo di azione..Doveva preservare la sua famiglia dalla distruzione. Avevano raggiunto un certo equilibrio, lei tamponava il padre come poteva, con il dolore,la vergogna che sentiva risalire dalla pancia , quell' onta, quello stupro psicologico e fisico che l' avrebbe rovinata per sempre.

 La  nonna la mattina accudiva la madre  finché non avesse avuto la forza di rimettersi in piedi e fare le cose semplici,  fingendo una normalità costruita, perché ormai non si sapeva quale fosse il confine tra la realtà e la finzione  Si era entrati in un tunnel che non resse a lungo, gli equilibri si fondano sulle certezze, sulla condivisione di un obiettivo da raggiungere , ritornare la famiglia di un tempo. Non c’era tutto questo, non c’ erano le basi, i presupposti.Mancava la forza di volontà , la comunicazione tra loro del dolore che stavano provando; invece tutti chiusi nel silenzio , ognuno andava per la sua strada, fomentando esplosioni di rabbia , fino all’epilogo finale di quella sera. 

L’estate fu un momento di recupero, Giancarlo, dopo il processo per  violenza familiare, era stato condannato ad un anno di carcere che stava scontando. I mesi successivi furono di costruzione .Si affidarono ai servizi sociali e allo psicoterapeuta che intraprese per tutti loro, con volontà del giudice  anche per quanto riguardava Giancarlo,un percorso di rinascita. In parte ci riuscirono. Elisa ricominciò la scuola , la madre si riprese pienamente . Finita la scuola brillantemente,l’estate 2019 non fu affatto tranquilla.L’equilibrio si ruppe di nuovo a causa dell’uscita dal carcere di Giancarlo. Erano scaduti i tempi della sentenza di un anno durante il quale aveva seguito un percorso di rieducazione, più la riduzione della pena  per buona condotta a sei mesi.In quell’anno aveva preso anche il diploma di terza media.  Lo studio,a volte, libera la mente,l'impegno,la tenacia nel voler perseguire uno scopo,aveva fatto ritornare Giancarlo come un tempo, un uomo buono e generoso. Sistematosi presso la madre, voleva riprendere in mano la sua vita,voleva incontrare sua moglie e sua figlia per le quali il tribunale aveva emesso la sentenza di non vedere, voleva dimostrare loro che era guarito, che era ritornato il padre e il marito  amorevole che conoscevano.

“ Pronto Rossana , sono Giancarlo , sono uscito, sono guarito, volevo solo sapere come state e se posso salutarvi. Elisa come sta?”

Rossana rimase paralizzata, sapeva che Giancarlo sarebbe uscito quei giorni, ma non credeva che la  cercasse, dato che lei non era mai andata a trovarlo . Voleva rompere con il passato e dare a lei e a Elisa una nuova vita , tranquilla e serena , avviare un progetto di vita a due che potesse di nuovo chiamarsi “ Famiglia “ . E ci stavano davvero riuscendo. Erano serene, fiduciose, ora però , il ritorno di quella voce ,sconvolse di nuovo l’equilibrio che si erano create, quel nido che poteva esistere ed essere condotto anche da solo donne ,diventate forti e complici.

Appena entrò Elisa , di nuovo apprese la novità di un altro cambiamento ,ancora una volta sulla soglia del salotto, in quella zona di confine in cui lei aveva visto la morte , la violenza e ora il ritorno. 

“ Papà è uscito dal carcere alcuni mesi prima per buona condotta, sta bene, dice di essere guarito, ci vuole vedere”. 

Elisa sentì quelle parole a lei così estranee, in un attimo diventò ricettacolo di svariate emozioni che si susseguivano repentine nel suo Io, tanto che non riusciva a districarle tanto la circuivano ,afferrandole il cuore, straziandolo tra la rabbia, l’indifferenza, il perdono. Erano troppe , non le sapeva gestire. Nell’ 'impalpabile incertezza di un attimo, sentendosi completamente disorientata, si rifugiò nell’ abbraccio materno, così accogliente, così protettivo , quello di una mamma ritrovata nella sua sanità fisica e mentale.

“ Non ti preoccupare , questa volta non dovrai più affrontare nulla da sola , hai me. Non ti lascio più vivere  situazioni difficili tesoro mio. Sono con te."

Sentiremo lo psicoterapeuta e vedremo  cosa sia meglio fare. Preparati probabilmente ad un incontro , ma con la vigilanza dei Carabinieri. Siamo protetti dalla legge, non ci farà alcun male. “ 

Invece già l’aveva fatto. La notizia del padre in libertà sconvolse tutte le loro vite, il passato, anche se protetto legalmente, stava tornando;era questa la notizia che le rimise a terra , per lo meno il timore che potesse di nuovo tornare il pericolo. Di nuovo piombarono nella paura, quella che paralizza tutto il corpo,  le membra , la mente, quella che fa nascere un coacervo di sentimenti negativi che creano un brulichio di ansia scomposta che scalpita nel petto.

Così chiamarono i servizi sociali e il loro psicologo le tranquillizzò dicendo che il padre , sotto il controllo dei Carabinieri, poteva richiedere un incontro. Era meglio non opporsi e preparare l’evento.

Dovevano stare tranquille , sarebbe andato tutto bene, questa volta non erano sole, ora avevano i servizi sociali che le avrebbero seguite passo,passo. Sentivano infatti questa discreta presenza che non le faceva sentire insicure . Ma la paura per Gianfranco, che potesse arrecare ancora danni , questa volta indelebili , inflisse loro incertezza, dubbi a non finire.Erano di nuovo a terra, avevano paura di trovarsi nella condizione di un passato che avevano scansato per sempre dalla loro anima perché la insozzava, toglieva quella patina di purezza che loro avevano ricreato,  soprattutto per una bambina di 13 anni che aveva subito dolori  da donna. 

Intanto era iniziata la scuola a Settembre, Elisa avrebbe frequentato la terza media. Non era come l’anno scorso, quando si sentiva piena di energie e motivazione. La notizia del padre libero era diventata un chiodo fisso per Lei, il terrore di essere ancora costretta a fare “certe cose” per tenerlo sotto controllo la distruggeva psicologicamente . Non aveva mai detto a nessuno di quei gesti, quelle carezze che un padre non può fare ad una figlia. L’aveva fatto per la madre , per salvarla da tutta quella violenza che il marito esercitava su di lei,il capro espiatorio delle sue frustrazioni, dei suoi fallimenti. Non dire a nessuno delle carezze , neanche allo psicoterapeuta ( che già aveva capito tutto),tenersi tutto dentro , non aveva fatto altro che aumentare in lei una rabbia, una violenza inaudita che covava nelle pieghe della sua anima sgualcita,una rabbia pronta ad esplodere all’improvviso su chiunque l'avesse tolta da quell' equilibrio  precario , appena ritrovato..La percepiva come una presenza dominatrice  dentro di sé, come una forza prorompente, incontenibile da cui si sentiva sovrastata , dipendente, pronta ad obbedirle come una serva .

Intanto Rossana era più serena, aveva recuperato gran parte del suo equilibrio , riversando su Elisa quell’Amore che , forse , non le aveva dato abbastanza per le attenzioni su Filippo, alla sua salute e la mancanza   totale di  una madre durante la sua depressione.

Glielo doveva . Elisa andava sostenuta,ma lei non era un soggetto facile, non tutti potevano investigare nelle pieghe della sua anima, chiusa ,indifesa, sensibile .Rossana doveva ritornare a fare la madre come solo chi è nella condizione di esserlo sa fare:

 “ Eccomi Elisa , ci sono, non sei più sola “


Anna e Elisa


Anna, congedata la Preside , rimase sola con la classe che la stava osservando. Anche lei guardava profondamente quelli che presto sarebbero diventati i “ suoi ragazzi”, si sentiva a suo agio, bene con loro e le venne naturale guardarli negli occhi velocemente , d’impatto e fare un grande sorriso, sincero,dal cuore. Non doveva fingere Anna perchè il suo carattere era davvero così, solare socievole,diventato chiuso  a riccio a causa delle sofferenze del matrimonio. Era piena di risorse, possedeva una grande capacità di ripresa se trovava intorno a sé una condizione favorevole, quella di far emergere il meglio di ognuno di noi.Aveva quella sensibilità vera, profonda che fa capire subito l’essenza del tutto, che fa arrivare al cuore delle persone,soprattutto al cuore di coloro che l’hanno serrato, chiuso ermeticamente ; la sua tenerezza, la delicatezza delle parole così penetranti nell’intimo avevano il potere di creare una sintonia con l’interlocutore che veniva letteralmente affascinato da tale carisma. Era un dono e lei ne era consapevole, era la sua preziosità e voleva metterlo al servizio degli altri.Ciò le recava incanto e letizia .”Amoris laetitia”

“ Come vi dicevo, voglio conoscervi in modo originale” disse aprendo il registro elettronico “ quando pronuncio il vostro nome, dite eccomi e abbinate un’emozione o un animale, o un oggetto che possa caratterizzare la vostra persona, il vostro carattere, che esalti la vostra qualità. il vostro talento.Le parole le uscivano spontanee , come fiori,  con una voce fresca, come  quel " fruscio che fan le foglie del gelso “

“ Che strana prof” pensarono tutti, senza dire nulla, però si lasciarono trasportare da quei modi accattivanti e carismatici che non sapevano dove potesse portarli. Era come se ognuno di loro dicesse “ proviamo a fare come ci dice, che ci costa tanto?” E’ strano come i ragazzi di oggi siano così indifferenti, privi di vibrazioni , abulici davanti a ciò che li allontana da un modo di fare convenzionale, è incredibile come i giovani di oggi siano già vecchi.Allora cominciò a fare l’appello e i ragazzi abbinavano ciò che diceva Anna : 

Antinori Samuele -Palla

 Boninsegni Rocco - cane


Bucari Antonio- racchetta 

Capoccia Antonella - discreta

Depretis Alberto  - ingarbugliato

Desanctis Elisa - indifferente 

Eboli Franca - innamorata 

Fagioli Arianna - solare

Giusti Erica - attenta 

Innamorati Giuseppe - piscina

Limonati Franco - triste forever

Luparelli Sonia - gioia 

Marinelli Federica - in cerca di

Boninsegni Rocco - cane

Luparelli Sonia - gioia 

Morini Agnese - vulcanica 

Nati Federico - rabbia

Parlanti Ivo - introverso

Vincenti Stella - apparire

“ Bene , abbiamo finito. Ora provate a scrivere sul foglio cosa vi suggerisce la parola che avete scritto , senza mettere il nome, me li consegnate e io , in modo del tutto anonimo, li leggerò. Comincerò  anche qui, se volete,   e ognuno di voi potra' condividere quello stato d’animo, senza obbligo di nulla.

 La classe rimase sbalordita davanti a tali metodi. Gli studenti, da un lato erano ammaliati, affascinati, nello stesso tempo timorosi, dubbiosi o non curanti riguardo ciò che si chiedeva loro: Chi era lei che si permetteva di instaurare subito un rapporto aperto , entrando nell’anima di ognuno di loro, così direttamente. Cosa voleva quella strana prof?

Erano interrogativi legittimi : qualcuno si fece prendere per mano, si abbandonò istintivamente a quegli stimoli e comincio' a scrivere, altri si rifiutarono di continuare, facendo gesti di disappunto, sbattendo il foglio e la penna sul banco.La piu’ irosa era proprio Elisa che , appena rientrata dal bagno , si trovò immersa in quello stupido appello. Nel tirare il foglio sul tavolo disse a voce alta con disprezzo “ Che palle questa , Che vole da me? Facesse lezione di italiano che ne abbiamo bisogno, altro che ‘sti giochetti”.  Anna rimase male, del resto non tutti potevano accettare tale approccio, forse era troppo. Si ricordò che aveva a che fare con ragazzi problematici, provenienti da famiglie complicate e il loro vissuto inevitabilmente si manifestava nella vita di classe.

 “ Bene Elisa “disse Anna senza scomporsi affatto, ma rispondendo in modo educato, “ non sei obbligata infatti  a fare altro, solo chi  vuole “. Elisa, scocciata  da questa risposta discreta , si alzò in piedi e, prendendo lo zaino, uscì senza chiedere il permesso, sbattendo la porta,mandando al diavolo Anna con il gesto della mano.Quei modi gentili dell’inizio, quell’italiano perfetto erano scomparsi. Elisa si rivelò maleducata ed irosa. I ragazzi si aspettavano una reazione da parte di Anna che, invece, non fece nulla.

“ State tranquilli, è una reazione molto diffusa  che può celare sicuramente un disagio. Non preoccupatevi, ci penso io . Intanto voi , chi vuole naturalmente, dia una motivazione o spiegazione su quanto ha scritto davanti al proprio nome. Quando si toccano le emozioni, non tutti riescono a gestirle”. Era solo l’inizio di un rapporto e un percorso quanto mai complesso, ma allo stesso tempo edificante per entrambe le parti. Anna aveva stuzzicato i suoi studenti, li aveva incuriositi, si sentiva che avrebbe iniziato una storia con quei ragazzi dal viso segnato e vissuto. 


Trascorse la prima ora, Anna ritirò il foglio di coloro che avevano voluto esternare le loro motivazioni. Che voleva questa strana prof. da loro ? Erano tutti stupiti ed Anna percepì questa emozione dall’ espressione interrogativa e curiosa che sembrava dipingersi sui loro visi, in quell’ iride bella dei loro occhi, alcuni dei quali avevano già il sapore dell’”essere stato”perché celavano dolori , rabbia , insofferenza , sopportazione. Anna sentiva a pelle il disagio di alcuni; a quell'età, non si può sentire la pesantezza della vita, a quell’età si deve solo percepire, trasudare dai volti la bellezza,la gioia dell’ esistenza. Solo la metà della classe consegnò. Capì che era troppo,aveva esagerato con i suoi metodi dell’intelligenza emotiva, ci voleva gradualità con dei ragazzi che avevano ben altri problemi,più pratici che quelli di esprimere " stupide "trepidazioni. Se ne rendeva conto, ma decise di continuare, con dolcezza e determinazione; ormai il meccanismo delle emozioni non dette si era innescato, voleva far tornare quei volti , quegli occhi ad illuminarsi di nuovo dell'azzurro del cielo, della serenità condivisa. Doveva però essere più calma, equilibrata, ma la gioia che stava provando le dava una frenesia incontenibile . Keep calm….

Si sentiva sempre più coinvolta, aveva accettato la sfida che partiva innanzi tutto da lei, desiderosa di elargire bene, motivazione,  autostima. Solo belle teorie utopistiche?Sicuramente ad un primo approccio, ma  il viaggio .. ormai era già iniziato. Non si poteva né interrompere, né tornare indietro.

 


La seconda ora la trascorse a spiegare il programma di italiano, cercando però di non essere banale, ma sempre accattivante. “ Oggi inizia un viaggio  che intraprenderemo insieme . Incontreremo tante persone di cui conosceremo il loro pensiero,le loro opere, scritte per lasciarci un’eredità, un insegnamento che potremo fare nostro e che potrà’ essere utile per risolvere in parte i problemi della vita. Non sarebbero stati più soli, potevano condividere i loro pensieri,senza vergogna.Avrebbero incontrato gli autori del passato, intenzionati a dialogare con loro e ad accendere la luce della passione .  Voleva che ritrovassero 



l’entusiasmo per qualcosa e la letteratura,stranamente, poteva essere utile a ciò, rivelando la sua attualità , nascosta nell’antichità dei tempi. Anna seguiva quello che aveva applicato su di sè, convinta dell’esito favorevole. Avrebbero tenuto anche un taccuino dello scrittore in cui potevano annotare non tanto i fatti, ma raccontare il turbinio delle sensazioni  che muovevano le loro azioni e  condividerle insieme. “Il treno è la’ che ci aspetta , saliamo allora , coraggio e arriviamo al capolinea”

 Stupiti,attratti da quella piccola donna , ammaliati dal suo tono dolce così accattivante , accettarono l’invito,salirono tutti insieme e partirono.


Mettersi in gioco: dal tradizionale al motivazionale.

Anna era felice .Era tanto tempo che non provava questo sentimento, il contatto con quei ragazzi, interagire con loro, instaurare un rapporto così istintivo, entrare in sintonia con i cuori di ciascuno le aveva trasmesso un entusiasmo, una forza adrenalinica indicibile che non credeva di possedere. Stavano per iniziare un rapporto particolare, capire lo stato d’animo dell’altro, entrarci dentro come se fosse un collante,avere la pietas , la partecipazione alla condizione di coloro con cui si  sta cercando di relazionare, non perdendo, naturalmente , il controllo su se stessi.

Ritornò a casa entusiasta, l’unico punto interrogativo era il comportamento di Elisa di cui aveva già capito  che le avrebbe dato del filo da torcere, una ragazza dallo sguardo duro , un maschera che nascondeva sicuramente un volto di sofferenza . Ora non voleva pensare a ciò, voleva godersi quella sensazione di benessere che la pervadeva dopo l’incontro con la classe. Mamma Franca vide subito un cambiamento nel volto di Anna, era felice “Vedi amore mio, la tua vocazione è quella dell’insegnante , sta emergendo ciò che tu hai voluto sacrificare da anni. Che gioia vederti così!”

Anna abbraccio’ la madre, era tutto vero . Si mise seduta davanti ad una tazza di caffè e cominciò a leggere le motivazioni dei ragazzi riguardo i nomi scelti da abbinare a loro stessi durante l'appello: Marinelli Federica In cerca di .. : “ di una famiglia”

Morini Agnese Vulcanica: tanti interessi dalla musica ,alla lettura,dalla poesia alla letteratura, dalla danza alla corsa 

E via scorrendo casualmente . Arrivò anche il  turno di Elisa : indifferente , non aggiunse altro, ma era come se avesse detto tutto. Si diventa indifferenti dopo tanta sofferenza, quella che non si riesce ad elaborare in un pensiero motivazionale , rigenerante; si cade in quella” divina  indifferenza montaliana”che impedisce, che frena l’agire fino a diventare cinici, forse solo per difesa, perché si è sommersi dal “male di vivere”.Le  interessava la storia di  Elisa , ma non era questo il momento di andare oltre,doveva aspettare l’opportunità, l’occasione giusta per un intervento positivo che , forse, neanche ci sarebbe stato…. pazienza.Stava imparando la cedevolezza davanti alle situazioni che vanno lasciate così come sono, non bisogna ostinarsi a risolvere tutto subito, si può aspettare anche non facendo nulla, permettendo che “le cose “ abbiano il loro corso, a volte può essere una soluzione.

Si mise a preparare la sua vera lezione.Era molto competente Anna riguardo le nuove metodologie didattiche innovative, voleva partire proprio dall ‘instaurare un rapporto umano con la classe, voleva che i ragazzi si potessero fidare di lei , che la vedessero come il loro punto di riferimento, colei cui si poteva comunicare tutto dai saperi ai problemi. Voleva creare un ambiente di apprendimento davvero idoneo a quei ragazzi che ogni giorno dovevano affrontare una vita difficile, che ,almeno nella scuola, potessero trovare un briciolo di serenità, la forza che li avrebbe aiutati  ad avere un’esistenza simile ai ragazzi della loro età.

Il giorno dopo volle introdurre davvero il programma cominciando con l’ascolto dell’Infinito di Leopardi recitato da Gassman; li immerse in un'atmosfera da sogno che mai  nessuna prof. aveva creato . Anna fece loro chiudere gli occhi e ognuno di loro cominciò ad immaginare. Alla fine della recitazione della poesia volle che ognuno esprimesse un commento , una sensazione: il bello fu che furono tutte espressioni positive che si scontravano con la diceria comune che Leopardi fosse pessimista “Anzi, le più belle descrizioni della natura le abbiamo proprio da lui, altro che Natura Matrigna” e con questo incipit introduceva in un modo quanto mai accattivante l’autore da lei amato. Prima di tutto trasmise le sensazioni , mentali e fisiche,che Leopardi le procurava , poi cercava di rendere partecipi i suoi studenti di questi pensieri. Nei giorni successivi lesse anche alcune pagine del libro di A D'Avenia “ L’Arte di essere fragili” e fece considerazioni innovative sulla fragilità in generale, rendendoli partecipi. Si resero conto che la fragilità non è una debolezza , anzi diventa un punto di partenza e di forza. In poco tempo stava ribaltando il loro modo di pensare che li portava ad escludere,emarginare le persone fragili, che non hanno le “palle “ in un ambiente, come quello della periferia romana, dove devi farti valere per sopravvivere. 

Imparò loro ad accettare le loro debolezze, a farne tesoro, utilizzarle per crescere e diventare “ grandi”.La sensibilità è quella capacità che ci fa capire in un attimo la profondità , l’essenza di una persona o di una situazione. Bisogna imparare ad accettarsi, lasciarsi andare alle situazioni senza programmare, lasciare che, una volta presa la consapevolezza dell’aspetto apparentemente debole del proprio carattere, si trasformi in forza propulsiva, in un’opportunità da cui trarre beneficio e salvezza.

Le lezioni di Anna erano lezioni di vita vera e i loro visi, le loro bocche attingevano a quella fonte di acqua pura . L’ ora finì con un applauso, era felice , aveva camminato già qualche chilometro e il viaggio era appena cominciato. 

“ Si prosegue, questa era la prima sosta” .Il viaggio riprende.


Non fermarsi alle apparenze 

Trascorsero il  primo mese tra l’entusiasmo generale degli studenti per i metodi originali di fare scuola da parte di Anna e il tentativo di costruire un rapporto umano profondo,basato sull’ empatia, ormai diventata la parola chiave di tutti,la chiaveche apriva L’ unica che non si adeguava, che non si lasciava andare, prendere per mano per entrare in questo nuovo mondo era Elisa, anzi a lei Anna era proprio antipatica e il suo metodo educativo era alquanto invadente. “Facesse scuola normalmente, anziché riempirsi la bocca di paroloni inglesi, cooperative learning, peer education , problem solving. Dica che vuole fare lavori di gruppo . Odio lavorare con i miei compagni, ma soprattutto l’essere costretta”. Era un osso duro Elisa, Anna l’aveva capito, infatti non insisteva nell’ obbligare a partecipare ai nuovi metodi. Bisognava andarci piano: finché non fosse entrata nel suo 💖 , non avrebbe ottenuto nessun risultato. Doveva trovare una strategia, doveva succedere qualcosa che avesse abbattuto il blocco di ghiaccio che le divideva..Nonostante quella durezza apparente, Anna percepiva un’anima inquieta , che nascondeva un segreto, una profonda sofferenza che spesso si manifestava con atti di rabbia nei confronti di altre persone. Infatti il suo atteggiamento nuoceva alla classe, soprattutto sulle persone più deboli  verso le quali lei esercitava azioni di violenza, subdola e nascosta: bullismo dichiarato.

Un giorno raggiunse il massimo.

I genitori di Rocco Boninsegni chiesero un colloquio con Anna e la  preside per parlare di un grave episodio accaduto al figlio nei bagni della scuola . La preside intuì subito la gravità del fatto e convocò i signori Boninsegni alle 9.00 del giorno dopo, avvisò Anna di venire all’appuntamento in presidenza in qualità di coordinatrice. Erano entrambe curiose di sapere di cosa si trattasse, Anna intuì, dato che Rocco era un bambino molto fragile e debole, facile soggetto da poter essere preso come bersaglio per atti di cattiveria . Lo vedeva nelle dinamiche della classe ed era intervenuta più volte. Si trattava di semplici prese in giro tra ragazzi, ma, evidentemente, era sopraggiunto qualcosa che era sfuggito al suo controllo.

Alle 9.00 precise della mattina dopo i coniugi Boninsegni erano seduti vicino alla porta della presidenza in attesa  di essere chiamati.La preside , con un modo affabile e cordiale ,li fece entrare . Era già presente Anna che , alzandosi in piedi, strinse loro la mano con il suo  modo aperto e accogliente che faceva crollare ogni incertezza nei suoi interlocutori. Infatti, nel momento in cui furono invitati a raccontare i fatti, senza aggiungere altro il signor Boninsegni chiese se potesse far vedere un video. Il video si svolgeva nei bagni dei maschi e si vedevano chiaramente i visi dei compagni che circuivano Rocco, aggredito perché si era rifiutato di fare il compito di matematica, facendo prendere loro un brutto voto. Si sentiva una voce che istigava i compagni

“Ragazzi, fategli vedere chi comanda, avanti, prendetelo a calci, ha disobbedito alla nostra volontà , immergetegli la testa nel water e fategli bere il suo  “ piscio “ . Anna riconobbe la voce dura di Elisa che stava filmando e riconobbe il tatuaggio sulla mano, ben visibile nel video mentre impartiva gli ordini agli altri due ragazzi, Limonati e Innamorati,i quali, davanti a quest’ultimo ordine, si rifiutarono di eseguirlo .Lei allora si scaraventò su di loro , il cellulare cadde, si sentirono solo le voci di Elisa che mandava tutta sorta di parole ingiuriose . Intanto Rocco, in uno slancio di furbizia, riuscì a prendere il cellulare di Elisa e a scappare dalla scuola, senza essere visto dagli altri che si stavano difendendo dai colpi della ragazza che sembrava una furia. Era già suonata la campanella , quindi non trovò nessun compagno. “Ci ha chiamato subito, siamo andati a prenderlo e ci ha raccontato tutto. Ecco il cellulare della De Sanctis.” dissero i signori Boninsegni.

“ Infatti stamattina mi ha detto che ha smarrito il cellulare qui a scuola, mi ha chiesto se l’avessi trovato”disse Anna “ Bene , il video è emblematico, che facciamo dirigente?”

“Stamattina convochiamo i ragazzi, immediatamente . Lasciate fare a me. Non diremo che il cellulare è stato trovato da Rocco, non voglio coinvolgerlo ulteriormente.. Diremo che l’hanno trovato le bidelle mentre pulivano e che l’hanno consegnato a me. Per vedere a chi appartenesse,  ho visto casualmente il video: agghiacciante”

Chiamò le bidella dicendo che facesse venire immediatamente    Limonati , Innamorati, De Sanctis della 3 C

Rocco e i genitori vennero congedati. In quel mentre, dalla parte opposta, giungevano i tre ragazzi che furono fatti entrare dalla Dirigente. Li fece mettere a sedere e mostrò loro il video: non proferirono una sola parola , sbiancarono tutti e tre . Limonati e Innamorati cominciarono a piangere. Elisa rimase imperturbabile. 

“Spero per voi che non lo abbiate divulgato su Internet, altrimenti diventa reato di cyberbullismo e pagheranno il penale i vostri genitori in quanto siete minorenni”disse la Preside.

“ Non abbiamo fatto in tempo, dato che avevo perduto il cellulare, ma certamente era nostra intenzione “rispose Elisa con un tono alquanto arrogante.

“ No , noi no” disse Innamorati” Anzi, come si vede nel video, noi ci stavamo dissociando, vedendo che si alzava la posta delle pene che  Rocco doveva scontare,ma siamo stati aggrediti”

“ Non finisce così, infatti, devo finire il lavoro “ continuò Elisa con un  tono minaccioso, alzandosi di scatto e sferrando due pugni ai suoi compagni. Come una belva inferocita , cominciò a prenderli a  calci . La preside cercò di dividerli, ma Elisa la spinse contro la scrivania. Anna, vedendo la ds in pericolo, prese Elisa per il collo per allontanarla, caddero e si menarono . Una violenza inaudita prese anche Anna che colpiva Elisa nello stomaco; Elisa rispondeva  con altrettanti pugni, schiaffi. Una scena tremenda di due donne avvinte , schiacciate da una rabbia antica  , trasformata in atti di violenza pura. Marco e Fabio , i due ATA maschi, separarono le donne letteralmente, strattonandole a forza 

“Professoressa ritorni in sè, la ammonisco. “ Chiamate i Carabinieri” urlò la preside, mentre Elisa, sfuggita alle braccia di Fabio, come impazzita, cominciò a buttare tutti gli oggetti preziosi della presidenza per terra , aumentando la furia. Fabio riuscì a bloccarla di nuovo,  mentre lei continuava a dimenarsi e ad urlare. La preside ordinò anche di chiamare i genitori di Elisa. Anna era paralizzata , non riusciva a fare un movimento,svenne . Intanto i professori che erano nelle vicinanze erano accorsi per vedere cosa stesse succedendo, la preside urlò “ Andate via , rimanete in sala docenti, non fate avvicinare nessuno, fate rimanere gli alunni in classe”. Infatti qualche ragazzo,  incuriosito  dal rumore delle urla e del frastuono prodotto in presidenza, si era avvicinato, ma i docenti li allontanarono subito. 

Panico, emergenza pura, la situazione era difficile da gestire. Arrivarono i Carabinieri e poco dopo la madre di Elisa. Rossana vide la figlia  trasformata, in una sorta  di delirio. Sentiva dentro di sè che prima o poi Elisa avrebbe pagato a caro prezzo tutti i traumi subiti nei mesi passati. Era arrivato il momento della verità , il giro di boa , l’opportunità di distruggere se stessa con la speranza di una rinascita. Elisa intanto si era calmata, la madre  le mise 5 gocce calmanti  sotto la lingua . Lei si rifugiò tra le sue  braccia.I Carabinieri consultarono la Preside per apprendere le dinamiche dei fatti. La Preside non espose denuncia, c’era di mezzo una minorenne, con la prof.ssa Infanti se la sarebbe vista lei. Intanto Anna si riprese, era disorientata, vide la preside che la chiamava, la sua voce era lontana , sembrava emergere da un lungo tunnel .Pian piano si riprese : 

“ Cos’è successo?”disse Anna in stato confusionale 

“Lei ed Elisa vi siete menate, lei, vedendo che la ragazza mi aveva spinto contro la scrivania , l’ha presa per il collo e vi siete colpite fortemente a vicenda . Una reazione del tutto esagerata, deodontologicamente esagerata, dovrò farle un esposto. Che le è preso Anna , la sua reazione è stata fuori luogo, doveva lasciare fare a me, siamo a che fare con una minorenne” disse in tono perentorio la ds. Anche Elisa giaceva sull’altra poltroncina esamine, con la madre che la accarezzava.

“ Preside, mi permetta disse Rossana , “ non voglio esporre alcuna denuncia alla professoressa, si sono lasciate trasportare dalla situazione; vorrei solo precisare ad entrambe una cosa . Elisa sta facendo un percorso con la psicoterapeuta a causa di… alcuni traumi causati da mio marito” disse con tono agitato Rossana”. Elisa ha visto l'inferno nella nostra famiglia” continuò la donna con tanta voglia di raccontare.

“ Signora ci racconti, Elisa è un soggetto difficile.Stamattina stavamo comunque per chiamarla in quanto sua figlia è stata artefice , insieme a 2 suoi compagni che ha letteralmente trascinato, plagiandoli, di atti gravi  di bullismo nei confronti di un altro ragazzo. E^ stato ritrovato il cellulare di Elisa con questo video”. la dirigente lo fece vedere alla madre che rimase inorridita al pensiero che fosse sua figlia. La guardò ora ,docile su quella poltrona , esanime, la sua bambina trasformata in mostro,  dopo l’uragano di ira che l’aveva devastata, travolgendo chiunque fosse stato vicino a lei e che avesse tentato di fermarla .

Rossana pianse ,non pensava che Elisa potesse arrivare a quel punto, ma dentro di lei cercava di dare una spiegazione . Intanto Anna,dopo un attacco di panico che riuscì a controllare molto bene, si  era ripresa, non le importava nulla di ciò che avrebbe fatto la Preside, voleva sapere da cosa fosse logorata quella ragazza che fin dall’inizio dell’anno l’aveva colpita nello sguardo sempre distaccato, assente. Anzi,si sentiva quanto mai vicina al cuore di lei, sentiva una forte partecipazione al suo dolore, alla sua rabbia deleteria per sé e per gli altri .Era anche il suo dolore, la sua storia, simile per certi aspetti.

La signora Rossana disse che  da poco Elisa aveva intrapreso a fatica un percorso psicoterapeutico,che stava rimuovendo un passato terribile di cui solo in parte la madre conosceva. Rossana alludeva agli episodi di violenza del marito nei suoi  confronti ,soprattutto l’ultimo di cui Elisa era stata spettatrice involontaria, rimanendo coinvolta anche lei.  Ma quello che stava tentando di curare , di guarire, lei figlia,  erano gli abusi subiti dal padre per soddisfarlo, per calmarlo, affinché la sua rabbia si fosse trasformata  in amore ,purtroppo un amore malato,tossico che un padre  non può assolutamente avere nei confronti di una figlia.

Rossana parlava  come un fiume che vuole straripare perché l ‘ acqua  fluente aveva oltrepassato gli argini, non poteva più essere trattenuta : tutti  la stavano ad ascoltare . Anna ebbe un attacco di panico vero e proprio , questa volta non riuscì  a trattenerlo,prese anche lei subito le gocce sotto la lingua e cercò  di respirare  lentamente,a lungo . Ancora gesti uguali, ripetuti, similari…un punto di contatto tra loro 

La Preside era sbalordita , non sapeva dove guardare,era circondata da persone fragili, che avevano sofferto molto e che ancora pagavano le conseguenze di un passato che non potrà mai essere dimenticato.Sapeva la storia di Anna, gliel’ aveva accennata. Ora era arrivato il momento di fare outing,le condizioni c'erano,bastava solo che i protagonisti di tali vissuti avessero voluto parlare ,che accadesse un fortuito incontri, di storie, di vissuti che ardevano del desiderio di essere narrate.

Anna , appena  si riprese , con  il cuore colmo per il racconto di Rossana , si riconobbe nella violenza subita e sillabò  timorosa  la sua storia.

Fu un momento unico : quattro donne,nella presidenza della scuola , sedute ancora per terra, piegate, almeno per il momento,  per le vicende accadute, livide con alcune ferite sparse sulle gambe, le braccia, il viso, chi teneva il ghiaccio su quelle più gravi,chi tamponava con  il disinfettante,ma TUTTE  si stavano ascoltando, stavano partecipando l’una alla sofferenza dell'altra in modo naturale, mai patito,retto solo da  una volontà forte di  raccontarsi, di condividere,solo come le donne sanno fare. Rabbia e violenza che ne avevano prodotto altrettanta, ma , quando le anime si mettono a nudo, quando si incontrano, si crea un atteggiamento di misericordia , non di giudizio, solo comprensione del dolore reciproco , debole condizione che conduce a ritrovare quella luce splendente in occhi che non brillano più. E allora ecco sentire dentro di sé crescere di nuovo la voglia di vivere, capire che non si è soli, che si può perdonare e dimenticare.



Stupore e meraviglia si sprigionò nei loro cuori. Avrebbero voluto fermare il tempo in quella stanza , si stava bene insieme, la’ tutte ammaccate , ma con la gioia della rinascita, la consapevolezza che ce l’avrebbero fatta insieme  a ricominciare. 

Una forza sincera, pura, stava entrando nelle loro anime distrutte, la sentivano pulsare nelle vene , una forza  trascinante che le avrebbe sorrette sempre e che avrebbe permesso loro di mantenere  una comunicazione particolare , quella delle emozioni a pelle ,quella per cui ,anche se non si dice nulla, ci si capisce con un semplice sguardo.

Non avrebbero mai scordato quello che era successo in quella stanza , era nata un'alleanza che nessuno avrebbe più saputo spezzare.

Anna si alzò e andò ad abbracciare Elisa ancora stordita .Non ci fu bisogno di dire altro: due donne annientate dalla violenza subita,da traumi provati fin nelle corde profonde della propria intimità si sono cercate , odiate , ritrovate e amate, strette all'unisono in un caldo e commovente abbraccio. Nessuna delle due conosceva la storia dell'altra, poco importava, ma entrambe si sentivano partecipi del dolore reciproco che , da quel momento , non avrebbero portato più da sole, ma insieme, alleggerendo il carico pesante .

Stupore e meraviglia provo’ la Preside davanti a quello spettacolo di pietas, di partecipazione, di rispetto quando in punta di piedi si entra nell’ Io profondo e delicato di chi, sofferente, ci apre il proprio 💔, superando quella coltre di gelo che impedisce la comunicazione.


Si ricomincia tutto da capo con un rinnovamento emozionale che permette di condurre una  nuova esistenza , libera e sincera.

Anna fu meglio dello psicoterapeuta per Elisa, perché il loro dialogo partiva dall’ istituzione scolastica adibita di  solito all’ apprendimento dei saperi:lei si trasformò’ nella vera prof., un po’ prof Keating , colei che voleva interagire con i suoi ragazzi con l’umanità , l’ascolto, toccando i cuori , mettendo in luce quei talenti nascosti e rendere loro consapevoli delle grandi capacità di cui sono dotati. Portare l’autostima alle stelle , far comprendere che nella vita possono farcela anche loro, con tutte le fragilità; anzi, proprio grazie ad esse riusciranno a realizzarsi, perché verranno accolte non come ostacolo, ma come un’occasione, un’opportunità per realizzazioni future.

Elisa si buttò letteralmente nelle braccia di Anna , pronta ad accoglierla; Elisa era troppo piccola per superare i suoi traumi, non aveva ancora una personalità strutturata come quella di Anna, tuttavia anche lei trasse beneficio da quell’adolescente insicura, rabbiosa con la quale avviò un percorso di vita nuova, insieme a tutta la classe. 

Era appena finito il primo quadrimestre, i ragazzi erano esausti per lo sforzo profuso per sottoporsi a verifiche e interrogazioni..

“ BASTA “ ,disse Anna una mattina,”È Arrivato il momento di metterci a nudo, far brillare i nostri sogni, desideri e cercare di realizzarli, mettendo in luce quei talenti nascosti che ognuno possiede,talmente adombrati che non si percepisce affatto l’idea di possederli. Perciò “Avanti Tutta”, io vi aiuterò in questa esperienza meravigliosa, in quel viaggio che vi avevo prospettato fin dall’inizio. Siamo a metà, ci siamo finalmente conosciuti, ora ci fidiamo  ( lo disse guardando Elisa). Voglio intraprendere un progetto che si chiamerà “ Autostima e motivazione “. Seguiremo delle lezioni e sarete guidati nel raccontarvi attraverso delle storie, al termine delle quali sarete in grado di  esprimere  le vostre emozioni, funzionali a scoprire qualcosa che vi piace da realizzare. Alla fine dell’anno avrete la possibilità di cimentarvi, di mettervi in gioco proprio nelle vostre peculiarità,  far vedere quanto siete belli dentro,  come siete puri, limpidi,unici”

Così Anna compilò il file  per informare la Preside; il progetto era stato già approvato nel primo quadrimestre , ma non era certa di poterlo avviare, prima doveva conoscere i suoi studenti , vedere le loro reazioni, interagire con loro.. e le difficoltà c’erano state . Ora era il momento adatto perché, ormai, “si fidavano” di lei .Come un vulcano in eruzione cominciò a mettersi in moto per cercare gli esperti : chiamo’ subito Gemma, la sua amica “ motival coatch” cui diede tutte le  informazioni dell’attività . Lei disse: 

“ Anna, tu non sai con quale grande gioia intraprendo questa avventura con te. Dì  pure alla  Preside che non voglio nulla  come compenso, anzi verrò pagata dalla mia rivista il cui direttore voleva proprio un articolo sulla motivazione e autostima. Il tuo progetto giunge ad hoc. Cominciamo subito : 10 ore in presenza, 2ore due volte a settimana con i ragazzi ( mattina meglio , durante le tue lezioni), a seguire una storytelling  che sarà il frutto di un ‘indagine introspettiva, grazie alle lezioni tenute ai ragazzi , per marzo abbiamo finito. In seguito vedremo chi intenderà partecipare al talent di fine anno per raccontarsi e per mettere in luce quel talento che è emerso durante questo periodo.”

“ Gemma, è semplicemente fantastico. Hai intuito in modo mirabile quello che è il mio progetto. Grazie.Sarà una favola “

“ Grazie a te Anna che mi dai questa opportunità .Come farei senza di te ? Sei una fucina di idee, un vulcano da cui esce un fiume di lava , ricco di stimoli, motivanti, non solo per i ragazzi , ma anche per noi. Io e te abbiamo un filo rosso che ci lega , un’empatia perfetta che nasce spontanea perché condividiamo gli stessi ideali.Incanto, stupore e meraviglia “

I ragazzi, durante le lezioni, dopo un primo momento di timidezza, vergogna e naturale ritrosia , cominciarono a raccontarsi,sollecitati amorevolmente dalle domande di Gemma e Anna . Cominciarono anche a scrivere i loro testi,a narrarsi chi in prima , chi in terza persona,trasferendo sulla carta i loro vissuti,le loro sensazioni. Fu un percorso  a volte difficile, sicuramente catartico. Molta attenzione Anna la riponeva su Elisa,ad ogni sua reazione;in modo inaspettato, Elisa rispondeva bene ai vari step dell’attività e , stranamente, si sentiva liberata da un peso portato da anni da sola per non aggravare la condizione della madre depressa. Erano già trascorse alcune lezioni preparatorie, ormai i ragazzi erano pronti a descrivere un episodio della loro vita ( anche con narratore  in terza persona). Fu in questa fase che molti di loro aprirono i loro cuori, scoprirono le profondità del loro Io, abbandonandosi come “ ad un cullare lontano di scaglie di mare”. Era bello lasciarsi andare come nell’Infinito leopardiano: “E il  naufragar m’è dolce in questo mare”, si stava bene, perché si lasciavano da parte tutte le incombenze pratiche, per immergersi in quella parte più nascosta di noi che non ascoltiamo mai, perchè nessuno l’ha loro insegnato, perché  i loro genitori hanno altro cui pensare, cose ben più importanti o gravose , non avevano tempo da perdere con queste sciocchezze. Erano abituati all’ignoranza , alla grettezza d’animo, ad una vita pratica e come arrivare a fine mese. Così la grande opportunità che diede loro Anna con questo progetto veniva proprio ad “ uopo “. Anna era radiosa , ci credeva che stava facendo qualcosa di buono e andò avanti. La preside osservava contenta da lontano, con la convinzione che stavano  davvero facendo il Bene di quei ragazzi.  Naturalmente  uno sguardo particolare era su Elisa . Anna sentiva una forte partecipazione ❤️‍ alla sofferenza nascosta di quella ragazza chiusa ermeticamente nella sua rabbia. Si era aperta molto dopo l’episodio del bullismo, ma , a volte, ad ogni progresso che si faceva in avanti, corrispondevano altrettanti passi indietro. Era normale,Anna però era abituata ad aveva molta pazienza ed era fiduciosa sull’ esito positivo di questa affascinante e dolorosa esperienza che avrebbe nutrito , arricchito sia lei che gli studenti.

Elisa, ad ogni lezione, durante il momento della stesura della storytelling si sentiva impaurita,tuttavia il desiderio di aprirsi, di raccontarsi finalmente,sovrastava ogni paura e cominciò piano piano ad aprire il suo cuore così indurito, a causa della negatività ,del degrado che si erano insinuati in lei. La penna, prima incerta, dopo le prime esitazioni scorreva senza alcun minimo sforzo, sembrava che guidasse lei, quel piccolo oggetto era la chiave che avrebbe sciolto i serrami della sua profondità impaurita. Sentiva dentro di lei qualcosa di liberatorio,  un varco, un’epifania, una rivelazione dell’assoluto, una sensazione inspiegabile di calma ; le paure pian piano svanivano e si sostituivano ad esse le parole.Parlava in terza persona e vedeva svolgersi le scene terribili del suo vissuto. Dopo la stesura di quei periodi densi di avvenimenti dolorosi, si sentiva svuotata, una sensazione di benessere mista alla  sofferenza  che, prima o poi, se ne sarebbe andata.

Anna leggeva le party della story telling di Elisa e riferiva a Gemma, entrambe rimanevano stupite del potere catartico della scrittura . Il progetto continuava . Ora ognuno avrebbe dovuto rappresentare la sua storia, sempre senza alcun obbligo : un disegno, una poesia ,una canzone , un ballo, una lettura , una drammatizzazione. Dovevano ancora lasciarsi andare alla loro fantasia ,  alla loro immaginazione. Ormai trascinati in una dimensione onirica, gli studenti che avevano aderito al progetto, non si posero più domande, obbedivano naturalmente ad ogni richiesta delle due donne . Anna e Gemma erano entusiaste per i progressi che i loro ragazzi adorati avevano fatto e continuavano a fare. Meravigliosi. Ancora l’attenzione su Elisa : voleva drammatizzare la sua storia e chiese ad Anna e Gemma la loro partecipazione. La storia di Elisa ormai la conoscevano bene, così cominciarono a provare : Anna era Rossana,Gemma il Padre, Elisa lei stessa . Non fu facile. Elisa , con l’aiuto delle due guide, scrisse un breve testo teatrale  . 

Dalla narrazione  si passò ad un copione con battute. Cominciarono subito, ormai erano completamente coinvolte, così le prove passarono al pomeriggio, nei locali della scuola. Solo Elisa andava,gli altri studenti continuavano a casa. Ognuno stava scoprendo il proprio talento, ciò che sentivano dentro, la modalità a loro più consona per rappresentare loro stessi e quel meraviglioso percorso che li aveva portati fin lì.

A Elisa piaceva molto leggere a voce alta la sua storia, sarebbe stato bello poterla raccontare senza vergogna . Per lei fu uno sforzo notevole,ma,ormai , non poteva più tornare indietro: il percorso appena compiuto aveva come inevitabile conseguenza quella  di far conoscere la sua storia agli occhi di tutti, ciò che aveva tenuto trincerato dentro la sua anima con tanto dolore, ora poteva emergere, seppur con difficoltà, ma con la certezza che molte persone sensibili avrebbero capito e condiviso.Questo è importante : suscitare comprensione , carità,  empatia e, perchè no, anche simpatia. Era serena finalmente.

Lo spettacolo finale

Intanto Anna e Gemma stavano organizzando lo spettacolo di fine anno “ Alla scoperta dei talenti”: ogni  ragazzo  avrebbe preparato una performance in cui sarebbero emerse  le loro peculiarità,quei doni nascosti che neanche sapevano di possedere,ma che,grazie al progetto, alla cura delle due prof.sse piano,piano si stavano rendendo consapevoli dei tesori preziosi che possedevano nei loro scrigni rimasti finora chiusi. Era arrivato il momento di sussurrare in modo discreto un disagio  profondo che finora non era emerso.

Mentre il narratore cominciava la lettura del testo, al buio salirono sulla scena i personaggi coinvolti, sembrava di assistere ai “ I sei personaggi in cerca di autore “, con il loro dramma pirandelliano:

  • Padre: ( rientrato ubriaco si scaglia sulla moglie, a letto , imbottita di psicofarmaci). Sono stanco di trovarti sempre così, voglio una moglie, non un automa !

  • Narratore ( voce  fuori campo):Rossana sentiva la voce del marito appena rientrato lontana. Era un scena che si ripeteva ormai tutte le sere, che preannunciava violenza e sofferenza 

  • Rossana: Ti prego Amore non ti sfogare su di noi.Ti vogliamo bene 

  • Padre: Tu che vuoi puttana che mi tradivi  con il medico che ha fatto morire Filippo.Devi pagare tutto il dolore che ci ha provocato 

  • Narr.: Pronunciando queste parole,cominciò a prendere a calci la moglie. Elisa,che aveva assistito alla scena, si scagliò sul padre per fermare  la violenza inaudita nei confronti della madre.

  • Elisa : Vattene via bastardo, vattene, ci hai rovinato, ti odio per quello che fai alla mamma,  a me tutte le notti, depravato, pedofilo! 

  • Narratore: un urlo agghiacciante, seguito da uno sputo di disprezzo, di sfregio, quel gesto racchiudeva tutto l' orrore provato, subito, il suo,della madre, del mondo..

Ad un certo punto Elisa si interruppe bruscamente, si bloccò, era troppo coinvolta emotivamente, si sentì un fuoco sul volto, le gambe tremavano, la voce pure, non riusciva più a parlare. Sentiva le parole provenire dall’interno, ma, nel momento di pronunciarle la voce non usciva: un nodo nella gola , un grumo avvolgeva le corde vocali così stretto che le sembrava di soffocare. Una sensazione terribile, sentiva avanzare inesorabilmente il temuto attacco di panico, quel nemico oscuro, simbolo di tutte le sofferenze subite che ora stavano riemergendo ad una ad una . Ebbe paura nel frangente di quei secondi, ma non poteva più tornare indietro. Ormai il processo era avviato. Si fece coraggio e continuò.

Mentre stava faticosamente riprendendo la recitazione, andando a scavare nei reconditi flussi della memoria, nel tentativo di far riemergere quelle battute studiate attentamente, bruciava repentina dentro di sé la confusione che sentiva salire immediatamente,che si stava tramutando in pianto.Ad  un certo punto si sentì una voce emergere dalla platea : “Sono con te “. La luce illuminò subito laddove proveniva quella voce . Era Ivo da cui mai avrebbe pensato che giungesse questa partecipazione . A seguire la luce si posò su Federica,  Franca, Rocco… tutti i suoi compagni verso i quali lei aveva innalzato una muraglia con "in cima cocci aguzzi di bottiglia", fatta di chiusura e indifferenza. Tutti insieme cominciarono a pronunciare quella frase “. Io sono con te”, quasi un mantra che le penetrava prepotente nelle vene,  invadendo il suo corpo di paura,gioia e tremore. Era sbalordita. Quei compagni, dai quali aveva da sempre ricevuto indifferenza a causa del suo atteggiamento schivo e prepotente, la stavano sostenendo.Si girava sistematicamente dal lato da cui proveniva la voce, come in un dolce dondolio, assaporando la tenerezza e la condivisione che le stavano mostrando. Questa volta non si chiuse, si lasciò trasportare come in un’ avvolgente carezza dalla quale ormai non si poteva sottrarre.Davanti a lei un mucchietto di persone, anche loro con vissuti familiari traumatici che, nonostante il dolore di ognuno per le loro problematiche, stavano lì. , addirittura in piedi sulle poltroncine,  in bilico come le loro vite , ma uniti a lei in una grande “ social catena “, senza alcuna intenzione di mollarla questa volta.

“Ora sei con noi,  Elisa ,  sei con noi,  non devi avere paura .Non ti lasceremo andare . Noi siamo sempre con te….fino alla fine dei giorni, senza tempo o rotture”. Le luci si spensero nel silenzio attonito e commosso della platea, quando si sentì un timido applauso che,con grande coraggio ,andava trasformandosi in un’orchestra di suoni crescenti, pronta ad accoglierla con incanto e meraviglia

 


                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             


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