Storia · capitolo 1

Il bosco dei rcordi incantati (Unico

Il bosco dei ricordi incantati di Tiziana Scassellati

IL BOSCO DEI RICORDI INCANTATI


I sempreverdi abeti, simili a persone, lo guardavano con curiosità e i loro rami, seppur appuntiti, sembravano accoglierlo in un tenero abbraccio, invitandolo a proseguire lungo la strada selciata che cominciava la sua ascesa. Cammina, cammina, come tutte le sere estive, verso le 18.00, dopo aver parcheggiato la sua macchinina lungo la strada, si inerpicava per la salita della strada di Valsorda, la sua montagna, ascoltando la playlist preferita dei mitici anni ‘80, seguendo il tempo e il ritmo con passo... danzante mosso. Ogni volta che intraprendeva l'erta, sentiva emergere una grande carica interiore che gli forgiava di energia il corpo e la mente. I risultati benefici vibravano nel cuore che pulsava in modo brillante e accelerato per la bellezza che era intorno a lui e che sentiva effondere nella profondità dell'anima. Al terzo chilometro di solito, dopo aver sostato davanti all'edicola religiosa scavata nella roccia in cui era incastonata la statua della Madonnina di Lourdes, tornava indietro, avendo raggiunto, con la strada del rientro, il numero dei km giornalieri... ma quel giorno sentiva che doveva andare oltre, fino ai prati in vetta mille metri. Era allenato, pertanto non sentiva la stanchezza, ma solo una... smania interiore, un desiderio di trovare, di vivere qualcosa di totalmente appagante, un'esperienza che rimanesse indelebile nel suo cuore. Non sapeva neanche lui cosa cercasse esattamente, una sorta di Sehnsucht romantica. Era proprio un sognatore, sempre fuori luogo, utopistico, proiettato in un'altra realtà... Pregio o... difetto? Era difficile dirlo... A voi, perle preziose che leggete, l'ardua sentenza. Era osannato dai sognatori come lui, ma criticato dai grandi pragmatisti per essere, a volte, inadeguato alle situazioni. Eppure, quell'essere sempre... un po' onirico, aveva il vantaggio di farlo relazionare alle cose, alle persone "di pancia", in modo diretto, emotivo, marcato da una forte sensibilità che fa subito comprendere l'essenza di quell'evento o persona. Era un privilegiato, ma senza averne la consapevolezza; di sicuro questo particolare modo d'essere, di vedere la realtà attraverso il filtro delle emozioni lo faceva stare bene con sé stesso.

Mentre tutti questi pensieri fluttuavano per la sua mente, cammina cammina, con passo danzante mosso, era giunto sui prati agognati. Di fronte a lui si erigeva il bel ristorante dove aveva festeggiato tanti momenti della sua vita, il campeggio, il prato con i giochi... Era sempre bello vedere luoghi a lui tanto cari. Così si spinse verso la casetta tra i boschi dei suoi zii, scrigno prezioso di tanti ricordi della sua infanzia e di emozioni potenti che volevano uscire, volevano vedere, volevano saziarsi di ricordi passati. Fece la discesa per il prato e risalì in modo naturale verso la casa in pietra. Ricordava il pendio dove lui e l'amata cugina facevano lo scivolo con il cartone, accompagnato da fragorose risate che uscivano in modo naturale e liberatorio. Sembrava la casa delle fate: la forte costruzione in parte era in pietra viva, in parte in muratura bianca, spessa, forte; intorno c’era un piccolo prato dove vi erano plaid e teli da bagno per prendere il sole. D’attorno una schiera di abeti e pini segnavano il perimetro, proteggendo la casetta come un fortino, un vero confine tra il mondo esterno e il mondo fatato. La splendida posizione di altura permetteva di scrutare le distese di prati che si estendevano in un andirivieni di discese, salite, stradine; l’erba, ormai ingiallita dal sole, contrastava con i “tappeti” verdi di piccoli trifogli. In lontananza si vedevano greggi e mucche che tornavano dal pascolo con un procedere stanco e sonnolento. Un piccolo paradiso in cui si respirava armonia e serenità. Man mano che si avvicinava, sentiva echi di voci che si libravano alte come scintille luccicose. Era agitato ed emozionato. Ricordava tutto: i pranzi tutti insieme con i parenti, il pollo arrosto, la crescia, le verdure grigliate cotte nello scoppiettante focolare.

Sentiva gli odori, i sapori di buono e di affetto, le voci vive dei suoi cari, quelli che, ora, non ci sono più.

Una fitta al cuore ❤ per la commozione.

“E’ in arrivo anche il pollo con i peperoni e i pomodori con riso e patate di zia Silvana”. Era il giorno di ferragosto e il pollo arrosto con i peperoni erano i piatti tipici che univano Gualdo Tadino e Roma, la città da cui proveniva per lo più quell’allegra brigata. Un bambino si avvicinò a lui e gli chiese se voleva unirsi a loro. Lui rispose di no: “Mi aspettano, sono di passaggio, sentivo un odorino e voci a me familiari, così mi sono avvicinato”. “Chi sei?” chiese il bambino “Ti conosco?”. “Forse mi hai visto in giro qui sui prati”. Cammina cammina riconobbe in quel bambino lui stesso piccolo e provò una commozione unica. Si ritrovava nei gesti, nelle espressioni, non sapeva che dire. “Entra solo un attimo, ti presento i miei e i parenti”. Non poté esimersi, così decise di entrare. C’era una sola grande stanza con un lungo tavolo e due panche su cui stavano sedute tante persone i cui visi erano a lui noti, solo più giovani. Si sentiva un po’ a disagio 😳: lui riconosceva i suoi cari e loro non avevano affatto la percezione di chi avessero davanti. Gli trovarono il posto proprio in mezzo ai suoi genitori e a lui piccolo. Una situazione surreale, onirica… non capiva se stesse sognando o fosse pura verità. Si guardò’ intorno: riconosceva il mobilio in arte povera dei primi del ‘900, essenziale, scarno nella nudità del legno vivo, simbolo delle famiglie contadine di un tempo che lavoravano, che sudavano per perseguire i loro obiettivi e, quando li raggiungevano, c’era la soddisfazione di ciò che si era raggiunto con onestà, fatica 😓. Erano le vere famiglie, quelle che “edificavano” la loro vita su valori saldi, colonne portanti, forti basamenti su cui costruire e tramandare gli esempi ai figli.

Mentre pensava a tutto questo, cercò di apparire più naturale possibile, ma era difficile, tanta era l’emozione. Lo stupore e la meraviglia trapelavano, così lui piccolo gli chiese: “Ti senti bene?”. “Sì sì, scusatemi, ma vedere questa tavola piena di belle persone mi ha ricordato la mia famiglia, molto simile. Purtroppo la maggior parte di loro non c’è più o sono talmente anziani che non sono in grado di ricordare”. Mangiò con gusto il pollo arrosto con i peperoni, i pomodori con il riso; ogni boccone era un ricordo da ingoiare avidamente. Mangiò tanto come a voler riempire la mente e il cuore 💖 di frammenti, di perle, di scrigni preziosi quasi a colmare le perdite della sua vita.

Era sazio di immagini, di voci, di cibo; decise che era giunto il momento di andarsene. Si alzò, ebbro di tutto, faceva fatica ad uscire, ma allo stesso tempo era desideroso di lasciare tutto quel mondo lì, intatto, protetto dentro una realtà che non c'è più, ma che sarebbe stata per sempre la sua nicchia, il suo angolo comfort e ispiratore da cui trarre energia e forza interiore.

Poi si rivolse a quella piccola folla di belle persone e, con la mano in segno di saluto disse: “Vi voglio ringraziare per tutto quello che mi avete donato”. Si girò e si incamminò verso la discesa... leggero leggero...




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