Storia · Narrativa

Trieste

di ELISABETTA PIZZARDA

In un'atmosfera domestica sospesa nel tempo, la giovane Cecilia rievoca la figura della nonna, colta nell'intimità del rituale serale della preghiera accanto al camino. Tra le due donne si consuma un fitto e affettuoso scontro generazionale e linguistico: la nonna recita il rosario in un latino arcaico e personalissimo – in cui "Ora pro nobis" diventa "Ora p

In un'atmosfera domestica sospesa nel tempo, la giovane Cecilia rievoca la figura della nonna, colta nell'intimità del rituale serale della preghiera accanto al camino. Tra le due donne si consuma un fitto e affettuoso scontro generazionale e linguistico: la nonna recita il rosario in un latino arcaico e personalissimo – in cui "Ora pro nobis" diventa "Ora pre nobe" – difendendo la purezza della propria fede davanti ai silenziosi rimproveri della nipote. Il contrasto verbale si sposta con ironia sulla figura della madre di Cecilia, accusata dall'anziana di aver cresciuto la figlia lontano dalla Chiesa. Dietro il pretesto della dottrina e i coloriti rimproveri della nonna, emerge tuttavia un legame profondo e indissolubile, fatto di sguardi complici, dinamiche familiari immutabili e una memoria affettiva capace di superare il tempo e le distanze culturali.

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  1. Capitolo 1

Capitolo 1

Trieste Ricordo bene mia nonna. La ricordo in cucina, vicino al fuoco, con le mani stese a scaldarsi, appisolata sullo scanno accanto al camino. Si sedeva sempre lì a fine giornata, quando era stanca. Spesso pregava e diceva il rosario. Chinava la testa grigia, raccogliendo i pensieri e con voce sommessa, quasi bisbigliando, recitava l’Ave Maria e il Padre Nostro in un latino di dubbia provenienza. A volte, avrei voluto correggere quelle sue frasi sgrammaticate, ma l’intimità del momento non consentiva alcuna intromissione. Allora, la lasciavo al suo “Ora pre nobe”, trasposizione personale di “Ora pro nobis”. Le lanciavo, però, occhiate oblique e lei intendeva. «Nostro Signore mi capisce lo stesso, Cecì» mi diceva, mentre sgranava il rosario, saltando qualche verso e l’ultima sillaba del mio nome. «E poi, io l’ho sempre recitate così le preghiere» continuava con tono fermo e decis

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