L'illusionista
Un colpo di tosse in
fondo alla sala: lui si alza da capotavola e parla, senza accorgersi del
segnale.
«Amici, vi propongo un gioco che nemmeno vi immaginate.»
Dopo cena la conversazione si era infiacchita e il proposito dell’illusionista
scuote anche i più apatici.
«Per la mia nuova creazione… ho bisogno di un’aiutante.»
Una luce o forse un altro colpo di tosse fanno apparire una sconosciuta ragazza
con un che di familiare.
«Mentre vieni qui, ti chiedo un suggerimento: per costruire un’altra realtà
vuoi che usi mattoni o mattoncini?»
« Meglio i secondi, così non esageri.»
Qualcuno ridacchia. «Bella tosta, questa qui.»
Altri, con occhi allupati, si sentono catturati da lei e si girano, coscienti
che l’avrebbero fatto anche da ciechi.
Il prestigiatore si rivolge a lei come fosse una valletta qualsiasi. «Grazie
cara…»
«Sarei cara… se tu mi pagassi.»
Lei gli ruba la scena, ma solo per vederne l’effetto.
Lui sudacchia, ma dissimula l’imbarazzo: si sfila la giacca, si rimbocca le
maniche e mima la fatica del lavoro manuale.
«Questi mattoncini invisibili sono pesanti, ma necessari per fondare una solida
realtà.» Con voce lenta fissa a uno a uno tutti i presenti e promette. «Sarà
più vera del vero.»
Abile parlantina, efficace gestualità e un corpo agile magnetizzano il gruppo e
catturano sguardi femminili da ogni angolo del ristorante.
La sua energia brilla in contrasto con uno sbadiglio della ragazza a fianco che
osserva le mani di lui modellare quello che la sua voce illustra. «Ecco le
fondamenta da cui nascerà la mia nuova costruzione…«
«Tua?»
L’interruzione della ragazza lo costringe a voltarsi, ad accorgersi di lei: non
come donna, ma come cardine della serata. Stizza e ammirazione si sposano in un
solido sentimento che lo scuote, ma senza atterrarlo.
Da buon muratore dispone i suoi mattoncini immaginari uno sopra l’altro e li
cementa con il suo flusso di parole, mentre approccia ragazza. «Ma tu, chi sei
veramente?»
«Non te lo devo dire io: sei tu il mago.»
Retrocesso al ruolo di un bambino che gioca con il Lego, tenta di deviare il
colpo.
«E’ scritto nel copione che il pubblico debba dubitare dell’illusionista, per
amplificare lo stupore finale.»
Così torna in pari, ma si allenta la cravatta per finire in fretta la
costruzione del suo mondo di immagini e parole ed è proprio una nuova realtà
quella che esplode nelle menti degli spettatori. I più la vedono, altri la
sentono dentro e qualcuno pure la sfiora con la punta delle dita.
È il momento del WOW collettivo, degli applausi che confermano l’esistenza di
ciò che era atteso e desiderato.
Il rito dell’inchino non mitiga l’ebbrezza del successo e pompa nuovo orgoglio
nelle sue vene. Diventa raggiante solo quando la figura di lei si avvicina
sinuosa e gli sfiora l'orecchio con le labbra.
«Ma va là, sei solo un raccontino…» E in
un flash lei sparisce.
Lui tossisce più volte per ritornare nel suo mondo di applausi, pentito di non
averle chiesto il suo nome eterno.
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