Storia · capitolo 1 · finale

L'illusionista

L'illusionista di DanielePaolucci

Un colpo di tosse in fondo alla sala: lui si alza da capotavola e parla, senza accorgersi del segnale.
«Amici, vi propongo un gioco che nemmeno vi immaginate.»
Dopo cena la conversazione si era infiacchita e il proposito dell’illusionista scuote anche i più apatici.
«Per la mia nuova creazione… ho bisogno di un’aiutante.»
Una luce o forse un altro colpo di tosse fanno apparire una sconosciuta ragazza con un che di familiare.
«Mentre vieni qui, ti chiedo un suggerimento: per costruire un’altra realtà vuoi che usi mattoni o mattoncini?»
« Meglio i secondi, così non esageri.»
Qualcuno ridacchia. «Bella tosta, questa qui.»
Altri, con occhi allupati, si sentono catturati da lei e si girano, coscienti che l’avrebbero fatto anche da ciechi.
Il prestigiatore si rivolge a lei come fosse una valletta qualsiasi. «Grazie cara…»
«Sarei cara…  se tu mi pagassi.» 
Lei gli ruba la scena, ma solo per vederne l’effetto.
Lui sudacchia, ma dissimula l’imbarazzo: si sfila la giacca, si rimbocca le maniche e mima la fatica del lavoro manuale.
«Questi mattoncini invisibili sono pesanti, ma necessari per fondare una solida realtà.» Con voce lenta fissa a uno a uno tutti i presenti e promette. «Sarà più vera del vero.»

Abile parlantina, efficace gestualità e un corpo agile magnetizzano il gruppo e catturano sguardi femminili da ogni angolo del ristorante.
La sua energia brilla in contrasto con uno sbadiglio della ragazza a fianco che osserva le mani di lui modellare quello che la sua voce illustra. «Ecco le fondamenta da cui nascerà la mia nuova costruzione…«
«Tua?»
L’interruzione della ragazza lo costringe a voltarsi, ad accorgersi di lei: non come donna, ma come cardine della serata. Stizza e ammirazione si sposano in un solido sentimento che lo scuote, ma senza atterrarlo.
Da buon muratore dispone i suoi mattoncini immaginari uno sopra l’altro e li cementa con il suo flusso di parole, mentre approccia ragazza. «Ma tu, chi sei veramente?»
«Non te lo devo dire io: sei tu il mago.»
Retrocesso al ruolo di un bambino che gioca con il Lego, tenta di deviare il colpo.
«E’ scritto nel copione che il pubblico debba dubitare dell’illusionista, per amplificare lo stupore finale.»
Così torna in pari, ma si allenta la cravatta per finire in fretta la costruzione del suo mondo di immagini e parole ed è proprio una nuova realtà quella che esplode nelle menti degli spettatori. I più la vedono, altri la sentono dentro e qualcuno pure la sfiora con la punta delle dita.
È il momento del WOW collettivo, degli applausi che confermano l’esistenza di ciò che era atteso e desiderato.
Il rito dell’inchino non mitiga l’ebbrezza del successo e pompa nuovo orgoglio nelle sue vene. Diventa raggiante solo quando la figura di lei si avvicina sinuosa e gli sfiora l'orecchio con le labbra.
«Ma va là, sei solo un raccontino…»  E in un flash lei sparisce.
Lui tossisce più volte per ritornare nel suo mondo di applausi, pentito di non averle chiesto il suo nome eterno.


Altre opere da leggere