Capitolo 1
La CLAUSOLA
La stesura del suo terzo libro stava richiedendo più tempo del previsto. Aveva accettato il contratto perché il primo libro era scivolato dalla sua mente alla carta quasi senza accorgersene e aveva venduto molto bene, tanto da potergli permettere di prendersi quel piccolo chalet vista monti che lo isolava e ispirava allo stesso tempo. La scrittura era sempre stata la sua grande passione e il sogno, quello di diventare uno scrittore si era avverato. Aveva mandato quasi per gioco e senza nessuna speranza quella bozza di romanzo ad un editore che tra tutti gli editori truffaldini che chiedevano soldi per leggere e dare un parere per poi proporre di autoprodursi con costi esorbitanti era sembrato diverso, non aveva annunci roboanti o raccatta like, solo un post semplice e chiaro, neanche troppo sponsorizzato sul social e diceva: leggo gratis il tuo libro e lo pubblico, parola di editore.
Quelle poche parole lo avevano attirato come un’ape sul miele, recuperò l’indirizzo mail e inviò le prime 50 pagine del suo giallo. Passarono meno di tre giorni che fu contattato da una tale Marta, si presentò come assistente del dott. Erolod, che avendo letto le prime cinquanta pagine del suo libro ne era rimasto estasiato, voleva il resto del libro e lo voleva consegnato di persona perché se il proseguo dell’opera era come l’inizio si poteva già procedere con la firma di un contratto editoriale. Un sogno che si realizzava ed era capitato proprio a lui.
Lo studio di Erolod si trovava nello scantinato di un vecchio palazzo del centro, austero, alto, imponente e discreto. Un posto che comunicava riservatezza e voleva rimanere nascosto. Entrò trovando il portone aperto, scese due rampe di scale che lo portarono ad un buio pianerottolo e l’unica porta presente era quella di fronte a lui. Una vistosa targhetta d’ottone annunciava il suo primo agente letterario.
‘Erolod, Agente Letterario.’
Alzò la mano per bussare ma la porta si aprì.
-nessuna porta fantasma, l’ho solo sentita arrivare-
Così lo accolse Marta, allungandogli una mano e presentandosi.
L’aveva immaginata avanti con l’età e con i capelli cotonati colore della neve, ma quella che si trovò davanti lo lasciò senza parole: una donna alta almeno come lui, 1,75, fisico atletico e capelli neri che le arrivavano alle spalle. Lo guardò con un’intensità che lo mise a disagio.
Si sforzò di sorridere e si presentò.
La donna gli chiese di seguirla e gli fece strada, ne fu contento perché poté osservarne la siluetta di spalle ed ebbe modo di apprezzare molto.
Prima di aprire la porta la donna si fermò di scatto, lo fissò negli occhi di nuovo con quello sguardo – Erolod è un grande uomo, l’ha scelta con attenzione e lei è fortunato ad essere qui, se lo ricordi sempre. -
La devozione dell’assistente invasata lo colpì, ma in quel momento era emozionato per il suo futuro, le fece un cenno di assenso ed entrò.
L’ufficio di Erolod era scuro, le finestre erano coperte da tende nere e pesanti e la poca luce che filtrava faceva brillare i pallini di polvere che fluttuavano per la stanza.
L’accordo fu veloce e strano. Molto strano.
Per molto tempo pensò e fu convinto di avere avuto un piccolo malore al momento dell’incontro, non ricordava nulla, né il viso del suo interlocutore, né tantomeno la voce e soprattutto il contenuto del loro incontro. Si riprese solo a cose fatte, seduto sul metrò nella via del ritorno e con il contratto in mano con una cifra che non avrebbe nemmeno immaginato qualche giorno prima e questo sicuramente aiutò a far dimenticare la strana sensazione di vuoto di quell’incontro.
Era stata una giornata calda, aveva deciso di pranzare con un gelato, diede la così la colpa ad un piccolo attacco di congestione e non vi diede più importanza.
Sorrise solo pensando alle parole della sua assistente, una riverenza forse esagerata.
Il secondo libro aveva avuto quasi lo stesso iter del primo e aveva addirittura venduto di più.
Si impegnò quindi per un terzo a chiusura della trilogia.
Ma il blocco lo stava per sorprendere nel momento un cui meno poteva aspettarselo.
La sua testa era piena di idee e aveva in mente come dare una chiusura alla storia dei primi libri, ma davanti al pc le parole uscivano male e disordinate.
Decise che quel giorno poteva anche prendersi una pausa, non avrebbe messo insieme più di tre parole e non avrebbero composto una frase di senso compiuto.
Si alzò e si diede una sistemata all’abito blu e assaporò il panorama che arrivava dalla valle.
Un momento di pace prima di adempiere al dovere del suo contratto.
Finì quello che rimaneva nella sua tazza di caffè, americano e amaro, chiuse suo Mac, prese il mazzo di chiavi appeso all’ingresso e scese le scale, aveva evidentemente un appuntamento a cui non poteva fare tardi.
Scese le scale nella penombra fino ad arrivare al portoncino di ingresso che con i suoi vetri opachi illuminava il piccolo atrio, lo passò e scese di nuovo. Non era l’uscita la sua destinazione.
Nel mazzo, la chiave più grossa rimandava ad una serratura molto spessa, girò sei mandate ed entrò in una cantina illuminata da un piccolo neon che dava su un tavolo da lavoro ingombro di attrezzi.
Richiuse la porta alle sue spalle, si fece spazio sulla scrivania e prese un oggetto nero e lo mise in tasca.
L’oggetto evidentemente doveva pesare molto perché nella tasca del pantalone sformava il suo vestito blu.
Si girò verso il fondo della cantina che rimaneva più buio rispetto al resto del locale.
I muri erano tutti ben tappezzati di materiale isolante, di quello che si usa nelle discoteche o nelle sale di registrazione per isolarne i suoni. Li aveva incollati lui quando aveva deciso di scrivere il suo secondo libro. Era lì che aveva scoperto uno dei termini del contratto editoriale, per avere soldi, la pubblicazione e il successo, oltre le sue capacità c’era un altro ‘piccolo’ cavillo da rispettare. Aveva cercato di discuterne, ma non era stato possibile, era stato di quanto più sgradevole avesse affrontato in vita sua e si era piegato a quella orribile ‘clausola’. Ne era rimasto disperato e tramortito ma aveva accettato e digerito il rospo.
Naturalmente lui bramava godere dei risultati di quella fama. Non aveva mai dato una spiegazione al motivo di quella richiesta, di quella maledetta clausola, perché non poteva averne, era illogico che un’azione del genere potesse avere una ricompensa tale, ma tant’è che aveva ottenuto finalmente quello che tanto aveva sognato e non lo avrebbe perso per nulla al mondo.
All’inizio aveva pensato ad uno scherzo, poi ad un maniaco che si prendeva gioco di lui e alla fine aveva accettato l’orribile realtà.
Pensava che uno solo bastasse per adempiere a quella clausola contrattuale ma si sbagliò. Se ne rese conto subito, quando mise un dito sulla prima lettera del romanzo che stava scrivendo.
-Ti devo chiedere scusa, ma non posso fare altro, ci ho provato ma funziona solo così –
Disse in direzione dell’angolo scuro della stanza.
Lì, al buio e rivolta verso il muro c’era una sedia in metallo, di quelle da sala operatoria e sopra vi era seduto un uomo, aveva un aspetto orribile, la testa accasciata in avanti con il mento a toccare il collo, un piccolo rivolo di sangue ormai secco al lato della testa, un cerotto sulla bocca e mani e piedi legati alla sedia con delle cinture in cuoio.
La sfortuna dell’uomo era stata quella di suonare alla sua porta e chiedere se il suo immobile fosse in vendita. Lo aveva fatto entrare e avevano chiacchierato per mezz’ora. Niente famiglia, niente moglie e parenti stretti. Un incredibile colpo di fortuna. Perfetto. Con la scusa del caffè si era allontanato e lo aveva tramortito con un bicchiere.
Ora con in mano la pistola estratta dalla tasca e appoggiata sul tavolino in metallo stava attivando una video chiamata. In attesa che il suo interlocutore rispondesse passeggiò nervosamente avanti e indietro attento a non incrociare gli occhi dell’uomo legato alla sedia, sapeva cosa avrebbe visto e voleva evitare di essere travolto dal terrore e dalla supplica. Sapeva come doveva finire e non gli piaceva.
-Eccoci qui, stavo aspettando la tua chiamata-
Disse l’interlocutore con voce metallica dall’altra parte del telefono, l’ambiente in cui si trovava era così buio da non poterne distinguere l’immagine. Non ce n’era comunque bisogno, sapeva che l’immagine era buia perché in quell’ufficio le tende erano spesse, scure e sempre tirate sulle finestre. Una cosa riconoscibile era le siluette della donna in fondo allo schermo.
-ci hai messo un po' a chiamare, eri in dubbio se rispettare il tuo contratto? Sai che sei sempre libero di recedere. Ma non lo farai, vero? La brama di successo è troppo forte, è un richiamo che non si può controllare. Fai bene sai. Cosa conta la vita di un uomo o due in confronto a milioni di copie vendute? Essere riconosciuti e invitati in trasmissioni dove ti incensano e quasi ti paragonano a King. Meglio che avere mille orgasmi. -
-stai zitto per favore, è già molto difficile così. Facciamo in fretta che voglio tornare a finire il mio libro-
-come vuoi, ti basta solo mirare e sparare. Poi Sali in casa e lascia le chiavi nella posta. Entro domani mattina sparirà tutto e ti sembrerà di aver vissuto un sogno. -
Lo scrittore prese la pistola dal tavolo, indugiò qualche secondo.
-forse voglio recedere dal contratto, non so. –
Lo sguardo perso nel vuoto, mosse la testa meccanicamente dallo schermo del telefono all’uomo legato alla sedia, puntò la pisto alla schiena dell’uomo e poi la rivolse verso di sé.
Dall’altro capo del telefono l’uomo buio si godeva la scena in silenzio, la donna di fianco a lui fece un passo avanti.
Bang. Un colpo. Poi il silenzio. La chiamata terminò.
-allora dicci cosa ti ha ispirato in questa tua ultima opera? -
Chiese il DJ di un programma del mattino, attendendo risposta.
-devo dirti che non c’è una vera è propria ispirazione, diciamo che mi siedo, accendo il Mac e le parole si rovesciano sulla carta. Tutto qui. –
-tutto qui??- disse il DJ ridendo – questo libro chiude una trilogia mozzafiato, probabilmente sarà in testa alle classifiche per i prossimi mesi e lui risponde tutto qui. Signori e signori: il miglior giallista che abbiamo avuto ospite negli ultimi dieci anni! –
Finito di firmare le copie per i dipendenti della radio e salutato tutti uscì. Fece due passi fino al parcheggio e si fermò ad ammirare un cartellone pubblicitario.
‘il best seller dell’anno è in libreria! Correte ad acquistarlo e fatevi travolgere da una storia mozzafiato’
Ammirò il cartello, estrasse il suo Moleskine dallo zaino e prese un veloce appunto, un’idea per la sua prossima trilogia.
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