Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Geografia di Diana

Caro papà, oggi è un giorno importante.

Non ti dico la quantità di scartoffie che ho dovuto compilare, e le ore che ho speso al corso di formazione, ma eccomi qua, ce l’ho fatta.

Speravo di vederti alla cerimonia di proclamazione, ma non c’eri, sicuramente avevi qualcosa di più importante da fare, quindi volevo aggiornarti: qui va sempre tutto bene.

La città non è mai stata così in ordine come di questi ultimi tempi, tra poco inizierà la stagione del raccolto e c’è gran fermento come al solito.

Ho incontrato la strega che abita al limitare della foresta, mi ha squadrata da capo a piedi: era di pessimo umore. Passeggiava lungo la riva del fiume con i capelli neri che le ciondolavano da un lato, indaffarata alla ricerca di quelle piante particolari che crescono solo vicino ai corsi d’acqua, ma deve avere qualche problema alla vista perché ci stava mettendo più del solito. Ovviamente mi ha rimproverata per non essere più andata a trovarla, ma cosa posso farci.. sono talmente occupata che faccio fatica a stare dietro a tutto.

Alla stazione arrivano costantemente nuovi treni, alcuni spariscono rapidi dopo pochi secondi, altri sono fermi lì da anni, parcheggiati senza apparente motivo, ad aspettare…

Evidentemente non è ancora arrivato il loro tempo.

La sala d’attesa invece non è mai stata così affollata… Alcuni pellegrini non hanno ancora deciso se fermarsi o meno, forse stanno aspettando che cambi il vento, come delle vecchie vele impolverate pronte a spiegarsi al momento opportuno.

Hanno finalmente iniziato i lavori di collegamento tra la strada principale e i sentieri laterali, inoltre il quartiere della musica è stato tutto ristrutturato, dovresti vedere com’è venuto bene.

La mappa si sta ampliando, è pieno di edifici nuovi: palazzi a vetri che riflettono i colori del cielo di fianco alle case sui Baobab regalati dal Piccolo Principe; e poi le baite di legno con il fumo che esce dal comignolo e appanna l’enrosadira delle nostre Dolomiti; c’è anche un nuovo albergo tutto mattoni arancio e tende azzurre, lì nevica anche d’estate, e per una come me che detesta il caldo è una manna dal cielo.

Questa meraviglia mi travolge silenziosamente, la sento nel mio sorriso.

Ultimamente però sto tornando spesso alla vecchia strada dietro casa, quella dove una volta camminavamo insieme, a piedi scalzi, con i fianchi rotondi delle rotoballe a spezzare la pianura.

Mi conforta pensare che un tempo lì ci hai camminato anche tu.

Dove sei?

E’ tanto che non c’è campo verso la tua città, tutti i messaggi che ti ho mandato sono tornati al mittente.

Sai perché oggi è un giorno importante?

Perché oggi è il tuo compleanno, e io me ne sono dimenticata.

E non mi sono scordata solo di oggi, ma anche di ieri, del giorno prima e del giorno prima ancora; delle settimane e dei mesi indietro nel tempo in cui per terra di significativo non ho raccolto nulla.

Ti sto dimenticando, e la cosa più brutta è che non posso farci niente, è un processo irreversibile.

Ho provato a trattenerti, a darti qualcosa che ti convincesse a restare ancora un po’.

Sappiamo tutti e due che non ha funzionato.

Adesso mi è chiaro che sarò sempre io a dover viaggiare nella tua direzione, a uscire dalla mia città per venire nella tua, se vorremo trovarci.

E così, ti ho accompagnato al primo treno, uno di quelli che era lì ad aspettare da un po’, e ti ho lasciato partire.

Da allora non siamo mai tornati a camminare insieme sulla nostra vecchia strada, e mi sono arresa all’idea che probabilmente non accadrà più.

Certo, ogni tanto mi passi a salutare, quando ti fa comodo, quando hai spazio, quando è il tuo tempo. Resti per poco, e io non ho più voglia di stringere la presa, anche se so che mi vuoi bene, questo non è più abbastanza.

Sono in macchina, in viaggio verso la nostra cena insieme per festeggiare. Ho indosso la maschera che preferisci, quella con il sorriso, e le tasche piene di discorsi vuoti.

Mentre fuori tutto è sorrisi e abbracci, sento la città che vive dentro di me spaccarsi a metà con un boato, come a seguito di un violento terremoto.

Di questa Geografia che abita il mio corpo non conosci niente, non le persone che la abitano, non i pensieri che la attraversano, la direzione che prendono le strade, i miei passi in mezzo a tutto il resto.

E pensare che è sempre stata la tua materia preferita.

Caro papà, qui non va affatto tutto bene.

Ma sto cercando di funzionare, anche con quel poco che mi resta di te.

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