Storia · capitolo 4

Non è vero

La fine del mondo di Annarita Verzola

Non è vero che ci sia poca gente che legge sui mezzi pubblici.

Treni, metropolitane e pullman sono pieni di gente che legge.

E non parlo solo di quotidiani o di riviste, ma proprio di libri.

Il guaio è che a volte ciò si rivela un danno per gli altri viaggiatori e il lettore si trasforma in una malefica entità che si materializza accanto a essi.

Mi spiego meglio e faccio subito una distinzione tra lettore puro e lettore ostentativo.

Alla prima categoria appartengono quelli che, appena si immergono tra le pagine del loro libro, perdono la cognizione del tempo e dello spazio, non riconoscono più parenti, colleghi e amici, ignorano le più elementari regole della buona creanza e sbagliano fermata. Fanno tenerezza, vien voglia di difendere a ogni costo il loro diritto di diventare ciechi e sordi a ogni altro stimolo che non sia quello della pagina, stampata o digitale.

Per dirla con Calvino, osservandoli, è facile notare …lo scorrere dello sguardo e del respiro, ma più ancora il percorso delle parole, il loro fluire o arrestarsi, gli slanci, gli indugi, le pause, l’attenzione che si concentra o si disperde, i ritorni indietro di quel percorso che sembra uniforme e invece è sempre mutevole e accidentato

Assai minor simpatia suscita il lettore che appartiene alla seconda categoria.

L’ho definito ostentativo, ma mi sale in punta di penna un altro termine, vagamente sacrilego: ostensorio. Sì, nel senso dell’irritante sacralità con la quale esibisce il proprio status di amante della lettura.

Però è facile individuarlo e tentare di neutralizzarlo.

Generalmente sale sul mezzo con il libro già ben in vista, stretto al busto e con l’aria di dire “Guardatemi, sono uno che legge libri, e scusate se è poco!” poi si asside, sempre accanto a un altro passeggero, e apre cerimoniosamente il volume o l’e-reader, sbirciando le reazioni di prossimità.

C’è sempre qualcuno che ci casca e getta un’occhiata, altrettanto furtiva, alla copertina e al titolo. Impossibile se si tratta di un e-book.

A questo punto il lettore ostensorio inizia a officiare il rito della lettura, che si esaurisce in breve tempo e dopo poche pagine perché egli trae linfa vitale dal coinvolgimento dei vicini.

Se è particolarmente fortunato, gliene capita almeno uno che domandi timido: “È interessante?”

A questo punto il nostro, che non aspettava altro, si lancia in una vertiginosa e dettagliatissima disamina del testo e del suo autore, a riprova della profonda conoscenza che ha di entrambi, lasciando presto tramortito l’incauto, il quale non può far altro che incassare il colpo e maledirsi per l’insana curiosità.

Può accadere tuttavia che l’interlocutore sia in grado di tenergli testa e allora il lettore ostensorio ingaggia con lui un serrato duello all’ultima battuta e quasi sempre riesce a farlo capitolare per sfinimento.

Ma la sorte peggiore tocca al malcapitato e ignaro passeggero che il lettore ostensorio individua come interlocutore privilegiato con fiuto infallibile secondo criteri a lui solo noti. Incomincia a circuirlo, avvolgendolo in uno sguardo complice, e gli si rivolge con la bonaria superiorità riservata all’eletto, il quale solitamente non valuta appieno la portata di tanto onore.

Il poveretto, che magari si preparava a schiacciare un pisolino, viene letteralmente tramortito e travolto dalla piena di informazioni sul libro esibito dal lettore ostensorio, il quale finisce con il commette il più atroce delitto che si possa perpetrare in ambito letterario: il disvelamento del finale. Questa vile azione ridona energia alla vittima, ma le sottrae ogni residuo di senso morale, segnando spesso la condanna del suo carnefice.

Non è vero che ci sia poca gente che legge sui mezzi pubblici.

Il fatto è che certi tipi vengono furtivamente spinti fuori dalle porte aperte alla fermata più vicina, e non si sa più nulla di loro.

 

 

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