Storia · capitolo 1

Il codice segreto e le farfalle:

Le ali di Veronica di Veronica Fogliano

Quando Veronica aveva sei anni, il mondo le sembrava enorme. Le stanze dell’ospedale erano fredde, bianche come la neve che cadeva fuori, eppure lei ricordava solo il suono delle scarpe dei medici sul pavimento: toc toc toc, come un tamburo che anticipava qualcosa di importante.

Quella mattina, la mamma le teneva la mano più forte del solito. “È solo una visita, amore”, le aveva detto. Ma Veronica sapeva che c’era qualcosa di diverso. Da tempo notava che non riusciva a correre veloce come gli altri bambini, che le gambe si stancavano presto, che salire le scale era una piccola montagna da scalare ogni volta.

Poi arrivò quella parola: SMA tipo 3.

Veronica non la capì subito. Le sembrava solo un insieme di lettere, un codice segreto. Ma capì una cosa: quella parola faceva paura agli adulti.

Per giorni, sentì i sussurri tra i grandi, vide la mamma piangere in silenzio la sera, sentì il papà che cercava di trovare risposte nei fogli e nei computer.

Lei, invece, si chiudeva nella sua stanza e disegnava. Disegnava farfalle. Tante farfalle. “Perché volano anche se sono leggere”, diceva a se stessa, “e forse anch’io un giorno volerò, anche se non come gli altri.”

 

Gli anni passarono.

Veronica imparò a convivere con la fatica, con lo sguardo curioso degli altri, con la sensazione di essere diversa. Ma non smise mai di sognare. A scuola, era quella che scriveva i temi più belli, quella che rideva forte, quella che non si arrendeva.

C’erano giorni difficili, certo. Giorni in cui avrebbe voluto svegliarsi e poter correre in riva al mare, senza pensarci. Ma c’erano anche giorni pieni di luce, come quando la sua amica Martina le disse: “Tu non hai bisogno di correre, perché arrivi sempre prima di tutti… col cuore.”

 

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