Storia · capitolo 5

Il rimorso del soldato

rime e pensieri di giovanna capretta

 

Soldatino dal cuore indurito,

chino e silente afferri il fucile:

senti il grilletto scattare sul dito,

vedi lo sparo sul petto del vile.

L’uomo si accascia là in terra, già morto:

dietro di lui un bambino sottile.

Senti nel cuore l’immenso sconforto,

vedi il terrore negli occhi innocenti,

cerchi di dirti che tu non hai torto,

ma dentro, l’inconscio sa che tu menti.

 

                Un bimbo piccino ti fa pensare:

                la guerra per lui non ha nessun senso;

                voleva solo giocare e imparare,

                scoprire un mondo bello e immenso.

                Ma tu gli hai distrutto la giovinezza.

                Non lo volevi, non credo… non penso.

                La tua era solo una prodezza!

                La guerra non è per le povere genti


che non desiderano una fortezza!

La guerra è voluta dai prepotenti

e combattuta da gente normale

non con le armi, ma con il terrore

di non avere una vita che vale.

Oh, soldatino, hai visto il dolore?

Non credi più di aver fatto bene!

Il tuo fucile è solo un errore

quelle violenze ti stan nelle vene!

Quelle macerie ci crescono dentro

ci fanno sentire tutti in catene,

tutti gravati da un peso nel centro,

facili prede di belve e di iene.

 

                Le guerre non terminano in pace:

                restano dentro per generazioni,

                brucian lentamente, come la brace

                sia tra famiglie che tra le nazioni.

                Non iniziate mai a litigare

                sciogliete subito attriti e tensioni.

                Non le vogliamo le file di bare!

                Vivere in pace e con dignità:

                la sola cosa da desiderare

                per un soldatino che pace non ha.

 

 

5 settembre 2024

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