Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Swallow di LolzRules

La ripetizione è ciò che mi fa stare bene.

Pattern, sequenze, numeri.

Tutto deve essere prevedibile.

Non so il perchè e non mi importa saperlo, o, perlomeno, questo è ciò che continuo a ripetermi.

C'è qualcosa in me che vuole riempire qualsiasi tipo di vuoto, qualcosa vuole capire il perchè di questa ossessione; a volte odio questa sensazione.

La sensazione di voler essere la migliore.

La verità è che mi sono sempre sentita divisa in due: chi controlla e chi viene controllato.

È estenunante analizzare in continuazione ogni tua singola scelta.

È triste non sentirsi mai abbastanza.

Non solo perchè credo di non essere di buona compagnia, ma perchè non mi sento abbastanza neanche per me stessa.

Nessuno dovrebbe mai passare ogni secondo della sua vita ripensando ad ogni azione, ogni parola, perfino ogni pensiero.

A volte, vorrei semplicemente essere capace di respirare senza il costante bisogno di dosare ogni singolo respiro.

E se inspiro troppa aria?

E se questa inizia a perforarmi i polmoni?

Forse è questo a fermarmi: tutti i se.

Ogni nuovo "se" è un'altra paura aggiunta a quella lunghissima lista. Una lista che viene aggiornata da quando ho pronunciato la mia prima parola.

Non so se sia la paura di me stessa o quella provata verso qualsiasi cosa mi circondi.

Non so se sia la paura del giudizio o solo quella di essere ferita. O forse sono semplicemente spaventata di dire qualcosa di così atroce da farmi odiare dalla mia stessa madre?

Non importa ora: tutto deve essere controllato.

Considerato.

Enumerato, anzi.

Come il numero di volte che pulisco le lenti dei miei occhiali da vista.

Come il numero di volte che mi torturo la coscia con i polpastrelli quando penso troppo.

Come il numero di tagli sul mio avambraccio.

Non sono tagli profondi. Non devono farmi male, solo sanguinare.

Devono semplicemente esistere.

Devono aiutarmi a contare.

E quindi sospiro.

Finalmente mi rilasso.

Riesco a sentire ogni piccola linea rossa farmi tremare la pelle delle mani. Tremo, ma non ho paura. Neanche un po'.

Credo mi piaccia la ripetizione perchè mi piace la sicurezza.

I numeri sono certezza, le parole no.

Nessuno verrà mai a dirmi che 2+2 non fa quattro, ma chiunque ha una definizione diversa di amore.

Non un singolo studente, ad oggi, dirà ai suoi insegnanti che Pitagora aveva torto, ma ci sarà sempre anche solo un singolo palmo alzato, pronto a far capire a tutti gli altri quanto, in realtà, Socrate si sbagliasse.

Ma non mi fido solamente dei numeri.

Mi fido di me stessa quando sono sola: se lo sono, chi sarà a farmi notare i miei errori?

Ora, non posso permettermi di stare sola. Credono che sia un pericolo per me stessa, e quindi, mi hanno dato un'amica.

Non mi piace la mia psicologa.

Lei non si fida dei numeri; a lei piacciono le parole.

Ecco perchè credo di essere più intelligente di lei.

Sicuramente, non sa cosa mi passa per la testa.

Sicuramente, non capisce.

No, che non mi capisce.

"Ma potresti parlarci," mi sussura una voce flebile. "Lei potrebbe avere delle risposte. Forse lei sue parole non sono così male dopo tutto. Forse non vuole mentirmi." Ma ne ho la certezza?

La risposta è no. È questo a fermarmi.

Nulla di certo, nulla a cui poggiarmi, niente rassicurazioni.

Vorrei davvero allontanarmi da questi meccanismi.

Per quanto possano essere rassicuranti, i numeri mi fanno paura.

Non mi piace il potere che hanno su di me, non mi piace quanto mi hanno cambiata.

Rivoglio la me spensierata.

Voglio tornare ad essere quella bimba sorridente che vedo in ogni singola vecchia foto.

Perchè lei può sorridere, ed io no?

Vedo il luccichio nei suoi occhi e non posso far a meno di esserne gelosa.

Dio, mi fa così arrabbiare.

Ora, guardo le mie foto e vedo una bellissima ragazza, ma è così vuota.

È colpa di quella bambina? Era lei a voler essere più bella, non io. È stata lei ad iniziare a contare.

Non era in grado di vedere quanto era carina? O voleva che fossi io a soffrire al posto suo? Voleva essere l'unica a poter sorridere?

Forse non era così innocente alla fine.

O forse sono io la cattiva? Insomma, è soltanto una bimba innocente, non dovrei pensare così male di lei.

Mi fa male la testa, che cosa faccio ora?

Come faccio a farlo smettere?

Dovrei prendere quelle pillole. Sono sicure, no?

La medicina è fatta di numeri se ci pensi abbastanza.

E quindi le prendo.

Non funziona. Dio mio, perchè non funziona?

Perchè ci vuole così tanto?

Alla fine, la psicologa mentiva. Le sue parole mi hanno tradita. Ma non voglio vedere quei numeri di nuovo.

Perchè sono ancora nella mia testa?

Credo stia per venirmi un altro attacco di panico.

Quindi, prendo un'altra pillola.

Ancora e ancora.

Fino a quando quei numeri non scompariranno.

Ora, è diventata questa la ripetizione: pillola, bocca, acqua.

Ingoia.

Ma non è abbastanza, non è mai abbastanza. Sono i pensiero ad ossessionarmi.

Fanculo, allora.

Cin cin.

Riesco finalmente a sentirlo. Mi gira così forte la testa e non sono mai stata meglio. Non riesco neanche più a contare.

Forse quella bambina vuole che io lo faccia?

Si arrabbierà se non inizio a farlo?

Scommetto che è incazzata nera ora che non so neanche dove sono.

Riesco a sentire i tuoi occhi su di me, piccolina, ma non posso contare ancora.

Ti prego di capirmi.

Credevo fossero le ripetizioni a tenermi in vita, a quanto pare mi sbagliavo.

E quindi di chi è la colpa? Sono stati i numeri ad uccidermi lentamente, o stavano cercando di tenermi al sicuro?

O forse, è colpa di quella bambina? È colpa sua se ogni parte di me è marcia ora?

Forse, sto solo cercando qualcos'altro per tenermi al sicuro di nuovo?

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