La cartolina
Ci sono ricordi d'infanzia che restano nitidi non per la loro importanza, ma per il peso che, da bambini, sapevamo dare alle piccole cose. Questo racconto ne è un esempio: un gesto semplice, un incarico da poco, e un pomeriggio di pioggia che si trasforma, agli occhi di un bambino di otto anni, in qualcosa di molto più grande.
Ci sono ricordi d'infanzia che restano nitidi non per la loro importanza, ma per il peso che, da bambini, sapevamo dare alle piccole cose. Questo racconto ne è un esempio: un gesto semplice, un incarico da poco, e un pomeriggio di pioggia che si trasforma, agli occhi di un bambino di otto anni, in qualcosa di molto più grande.
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La cartolina
La cartolina «C'è un'innocenza che è come una colpa, e una colpa che è l'unica via per crescere.» — Graham Greene Eccomi qui. Otto anni. Solo, fermo in una strada disseminata di pozzanghere. È un pomeriggio di metà luglio, con il vento che tiene a bada la pioggia dopo una mattinata uggiosa. Ho ancora in bocca il sapore del pranzo della domenica, intriso del profumo inconfondibile del ragù. Mia nonna e le sue cinque figlie, tutte sposate, hanno cominciato a cucinare prima dell'alba. Come ogni domenica intorno alla tavola si stringe un numero esagerato di parenti, immersi in quella confusione allegra che allora mi sembrava il modo naturale di stare al mondo. Al centro dei nostri discorsi c'è sempre lui: zio Ninuccio. Soprattutto al centro del cuore della nonna. Tra una portata e l'altra riaffiora inevitabilmente qualche episodio di quando viveva ancora con noi, prima di
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