Capitolo 1
Red & Fogna — La Spada nella Spazzatura
Red aprì gli occhi assonnati e, dall'alto del suo cuscino a scacchi sul cat condo, osservò il regno.
Quella mattina sembrava tutto tranquillo.
Troppo tranquillo.
La luce entrava dalle finestre, il castello era immerso nella quiete e Fogna occupava ancora il suo posto sul divano, apparentemente deciso a non collaborare con nessuna delle grandi imprese che il destino avrebbe potuto avere in serbo per loro.
Red lo guardò per qualche secondo.
Poi si alzò.
Si stiracchiò a lungo, prima una zampa, poi l'altra, quindi la schiena. Quando ebbe recuperato la piena mobilità dei muscoli, saltò sul pavimento e si avviò verso la cucina con il passo solenne di un cavaliere che aveva appena ricevuto una missione segreta.
«Fogna! Sveglia! Il regno ha bisogno di noi!»
Dal divano arrivò un movimento appena percettibile.
«Sei serio? Sono solo le...»
Fogna aprì un occhio, guardò il sole e ci pensò.
«...manca ancora molto al buio.»
Red si voltò verso di lui con l'espressione di chi non aveva nemmeno preso in considerazione l'ipotesi di un rifiuto.
«Il dovere non guarda l'ora, Fogna.»
«Il dovere magari no ma io sì.»
Fogna si alzò comunque, con la rassegnazione di chi aveva ormai capito che, quando Red cominciava a parlare di regni, cavalieri e destini, tanto valeva seguirlo e vedere dove sarebbe andata a finire.
«Sentiamo, mio cavaliere. Cos'è successo questa volta?»
Red era già davanti alla porta della cucina. Rimase immobile, il naso rivolto verso l'esterno.
Annusò l'aria.
Una volta.
Poi ancora.
Fogna lo raggiunse e lo osservò in silenzio.
«Stai ancora pensando a che panzana inventare, vero?»
Red si voltò lentamente.
«Non è una panzana. È un presentimento cavalleresco.»
«Ah.»
«E i presentimenti cavallereschi non si inventano.»
Fogna annuì con grande serietà.
«Certo.»
Red tornò a fissare la porta-finestra. La coda aveva già cominciato a muoversi, tradendo un'eccitazione che lui non aveva nessuna intenzione di nascondere.
«Oggi il regno mi ha chiamato. Il pelo si è gonfiato, vedi.»
Fogna sospirò.
Conosceva quel tono.
Era il tono che precedeva quasi sempre una giornata molto più lunga del necessario.
«Possiamo almeno aspettare i croccantini?»
Red non rispose.
«Oggi dovrebbe esserci il misto tonno e salmone.»
Red rimase immobile.
Il destino era ancora lì, da qualche parte, oltre la porta.
Ma anche il tonno e il salmone erano una forza da non sottovalutare.
Il cavaliere abbassò lentamente lo sguardo.
«Un vero cavaliere» dichiarò infine «non parte per affrontare mitologici avversari a stomaco vuoto.»
E tornò verso la ciotola.
Fogna lo seguì scuotendo la testa, ma con un sorriso che ormai non riusciva più a nascondere.
«Scudiero e socio Fogna, ai suoi ordini» esclamò con un inchino teatrale.
Red non rispose.
Aveva già infilato il muso nella ciotola.
Per qualche minuto, il regno fu salvo.
Poi Red alzò la testa.
Guardò Fogna.
Fogna guardò lui.
«Andiamo?»
Red si leccò lentamente i baffi.
«Andiamo.»
E questa volta uscirono.
Nessuno dei due sapeva ancora dove li avrebbe condotti quella missione.
Nessuno sapeva cosa avrebbero trovato.
E soprattutto nessuno avrebbe potuto immaginare che, da qualche parte nel regno, una cosa apparentemente insignificante stava già aspettando proprio loro.
Una cosa vecchia.
Sporca.
Abbandonata.
Probabilmente rotta e stranamente simile a una spada.
«Veloce, Fogna, mangia. L'avventura non aspetta. Altri gruppi di cavalieri potrebbero batterci sul tempo.»
Fogna alzò un sopracciglio, con la bocca già mezza piena. «Quali altri gruppi di cavalieri, Red?»
«Per esempio i ragazzi della Confraternita della Cassaforte Refrigerata, lo sai. E poi, di recente, ho notato una certa intraprendenza in Drago.»
Fogna quasi si strozzò con un croccantino.
«Drago? Quello che passa più tempo a dormire sui rami che a fare qualsiasi altra cosa?»
«Il suo sguardo è cambiato, Fogna. Devi ancora imparare a leggere bene la storia per riconoscere le future leggende.»
Fogna alzò gli occhi verso il soffitto.
Red, intanto, si alzò sulle zampe posteriori. Era il gesto che faceva ogni volta che stava per pronunciare qualcosa di sproporzionatamente importante.
«Fogna. Oggi non saremo semplici gatti del Soi.»
Fece una pausa, lasciando che il momento maturasse.
«Oggi saremo leggende.»
«Lo siamo praticamente ogni giorno» ribatté Fogna, senza nemmeno alzare lo sguardo dalla ciotola.
Red rimase un istante spiazzato. La frase aveva sottratto qualcosa al suo momento epico, con fredda crudeltà.
«Anzi» continuò Fogna, leccandosi un baffo, «se lo siamo ogni giorno, forse il problema è proprio quello. Se ogni giorno diventa leggendario, allora ogni giorno torna nella normalità.»
Red lo fissò a lungo, la bocca appena socchiusa.
Per un istante sembrò davvero che avesse appena ricevuto una rivelazione da un antico oracolo.
Solo che l'oracolo aveva ancora un croccantino incastrato tra i denti.
«Fogna» disse infine, con voce grave, «a volte dimentico quanto tu sia più saggio di quanto tu stesso voglia ammettere.»
Poi si voltò, attraversò la porticina e imboccò la strada verso il Soi Storto.
Fogna lo seguì a ruota.
Appena fuori, abbassò gli occhi verso il marciapiede, scrutando tra crepe, angoli e bordi della strada con la naturalezza di chi, prima ancora di sapere dove sta andando, vuole assicurarsi che non ci sia qualcosa di commestibile da raccogliere lungo il percorso.
Ogni tanto, però, alzava lo sguardo verso il cielo.
Giusto per chiedere, in silenzio, di ricevere un po' di pazienza in più.
Davanti a loro, il Soi Storto li aspettava.
E Red camminava già con l'andatura di chi era convinto di andare incontro alla storia.
LA MATTINA DOPO
Lattina e gli altri Guardiani se ne stavano belli acciambellati, alcuni sui muretti bassi, scrostati e ormai ammuffiti, altri sulle solite casse di plastica o di polistirolo raccattate chissà dove. Sopra di loro, la bandiera del Soi, un vecchio telo con una X e una riga dritta ma storta disegnate a graffi, si muoveva appena nella brezza del mattino.
Poco distante, i quattro Codenere erano già sparsi nelle loro posizioni preferite, pronti a fare quello che sapevano fare meglio quando Red cominciava a raccontare una delle sue imprese: diventare pubblico.
Red entrò nel covo dei Guardiani con la sua tipica posa da gatto che aveva appena trascorso una notte piena di avventure e aveva urgentemente bisogno che il mondo ne venisse informato.
Fogna gli trotterellava dietro con l'espressione di chi quella storia l'aveva già sentita.
Anzi, l'aveva già vissuta.
Poche ore prima.
Era quindi particolarmente curioso di scoprire quanto sarebbe cambiata la versione di Red.
Di solito, parecchio.
«Amici miei» esordì Red, fermandosi al centro del covo con l'aria solenne di un narratore che aveva già capito di avere tutta l'attenzione della sala.
Fece una pausa.
«No, no. Aspettate.»
Si guardò intorno. La sua scatola-palco era libera.
Con due balzi la raggiunse e vi salì sopra senza esitazione. Da lassù, con la bandiera del Soi che gli sventolava proprio sopra la testa come un'aureola improvvisata, si schiarì la voce.
«Amici miei» ripeté, questa volta con tutta la solennità che una scatola di plastica poteva concedere. «Ieri notte, il destino ha bussato alla nostra porta.»
«Prima di cena...» precisò Fogna sottovoce.
Red lo ignorò.
«Abbiamo fatto uno spuntino di tonno crudele prima» aggiunse Fogna, con assoluta serenità.
Red si voltò lentamente verso di lui.
«Fogna. I dettagli minori rovinano l'epica.»
«Lo dice Red» commentò Fogna verso il pubblico.
I Codenere furono i primi a ridere.
Red si schiarì la voce ancora più forte, deciso a riprendersi la scena.
«Come stavo dicendo, il destino e il regno ci chiamarono. Prima di cena. E io decisi, nonostante le lamentele del mio scudiero, di uscire e dirigermi verso la chiamata.»
Fogna alzò una zampa.
«Per la cronaca, le mie lamentele erano per i croccantini al tonno.»
«E, nonostante le lamentele, mi avviai verso la gloria» continuò Red. «Seguito da questo scudiero, che evidentemente desiderava vivere di gloria riflessa.»
Fogna scosse la testa.
«Io volevo solo la cena, Red. La gloria non c'entrava.»
«E così, nonostante un avvio non proprio promettente, una notte leggendaria ebbe inizio.»
Red aprì le zampe in un abbraccio rivolto al pubblico, come se davanti a lui ci fosse un'intera folla riunita per ascoltare la nascita di una leggenda.
Il silenzio durò appena un istante.
Poi uno dei Codenere ridacchiò.
Red fece finta di non sentirlo.
«Mentre camminavamo verso qui, verso il nostro Soi, il destino cominciò a chiamarci» proseguì.
Fece un'altra pausa.
«Urlando.»
Fogna inarcò un sopracciglio.
«Il destino urlava?»
«Se non l'hai sentito, non so cos'altro dirti, mio scudiero.»
Fogna alzò entrambe le zampe in segno di resa, con un sorriso che ormai tradiva quanto si stesse godendo la storia.
Red continuò.
«Ebbene, davanti a noi, proprio davanti a noi, in mezzo a un'altissima montagna di plastica, vidi qualcosa brillare.»
Fogna si voltò verso i Codenere.
«Era un cumulo di sacchetti dell'immondizia. Alto quanto una zampa.»
«La scalai per vedere meglio» proseguì Red, senza nemmeno concedergli il tempo di finire. «Da quella distanza era impossibile capire cosa il fato avesse in serbo per noi.»
A quel punto Drago, appollaiato sul cavo elettrico poco sopra il covo, si sporse leggermente in avanti.
«Io c'ero» disse il piccione.
Tutti alzarono lo sguardo.
La sua voce tremava leggermente. Per l'emozione o, più probabilmente, per il freddo del mattino, era impossibile stabilirlo.
Ancora più probabile, il suo innato terrore aviario.
«E ho visto tutto. Bene. Dall'al—»
Red lo fulminò con lo sguardo.
Drago si fermò.
«...Da lontano» corresse in fretta. «Ho visto tutto da lontano. Molto lontano. Un puntino, praticamente.»
Red rimase immobile sulla scatola, fissandolo per qualche secondo.
Poi tornò lentamente verso il pubblico.
«Come stavo dicendo.»
Fogna abbassò la testa per nascondere un sorriso.
«Dalla cima della montagna di plastica, vidi qualcosa che nessun gatto avrebbe mai dovuto vedere.»
Questa volta nessuno rise.
Perché tutti avevano capito che, almeno secondo Red, quella era la parte davvero importante.
Red abbassò la voce.
«Una luce.»
Fece una pausa.
«E accanto alla luce... una forma.»
Fogna lo guardò.
«La spada?»
Red annuì lentamente.
«La spada.»
«Mi arrampicai tra trappole crollanti e spine, tra oggetti che attiravano la nostra attenzione per distrarci dal recuperare l'artefatto magico e creature strane che osservavano ogni nostra mossa.»
Fogna si voltò verso il pubblico.
«Uno scarafaggio. C'era uno scarafaggio.»
«Era uno scarafaggio di Verbal!» ribatté Red. «Una spia!»
Fogna sospirò.
«Era uno scarafaggio qualsiasi, Red. Stava solo cercando degli avanzi.»
Red lo guardò per un istante, chiaramente deluso dalla scarsa considerazione che il suo scudiero mostrava per i pericoli dell'impresa.
«Questo è esattamente ciò che una spia direbbe.»
Qualcuno tra i Codenere rise.
Red proseguì senza concedere altro spazio alle obiezioni.
«Insomma, alla fine raggiunsi, a fatica, la vetta. E da lassù l'intero regno del Soi si mostrava ai miei occhi.»
Si fermò, guardando lontano.
«Pigro.»
Uno dei Codenere lasciò sfuggire una risatina, subito zittita da un'occhiata di TomTom.
Red alzò una zampa.
«Tutto sembrava immobile. Ma io sapevo che qualcosa stava per accadere.»
Fogna si grattò un orecchio.
Aveva ormai assunto l'espressione di chi stava valutando seriamente la possibilità di smettere di correggere la storia e lasciarla andare dove voleva.
«Vidi il luccichio brillare sempre più forte» continuò Red.
Fogna guardò gli altri.
Poi guardò Red.
«Era la luna che si rifletteva su un cucchiaio.»
Red si voltò lentamente.
«Una spada, Fogna.»
Red fece un passo avanti sulla scatola.
«LA spada.»
Ancora silenzio.
Poi abbassò la voce, lasciando che il nome scendesse sul pubblico con tutta la gravità che riteneva necessaria.
«Spadartiglio.»
Fogna aprì la bocca per ribattere.
La richiuse.
Guardò il soffitto.
Poi il pubblico.
Infine Red.
Era evidente che aveva appena deciso che, da quel momento in poi, qualsiasi oggetto fosse stato recuperato da quella montagna di immondizia sarebbe diventato una reliquia leggendaria.
E forse era meglio così.
Red, intanto, aveva già ripreso a raccontare.
«La presi tra le zampe.»
Fece una pausa.
«E in quel momento capii che non era una semplice spada.»
Fogna lo fissò.
«Era un cucchiaio.»
«Era un'arma leggendaria.»
«Era un cucchiaio.»
«Fogna.»
«Sì?»
Red lo guardò con la calma di chi sta per pronunciare una verità destinata a essere tramandata per generazioni.
«Non hai ancora imparato a riconoscere una leggenda quando ce l'hai davanti.»
Fogna abbassò lentamente la testa.
Red, però, non si scompose.
Perché nella sua mente la Spadartiglio era già diventata parte della storia.
E una storia, una volta iniziata, non poteva più essere fermata.
Nemmeno dalla realtà.
Il silenzio era calato sul covo dei Gatti del Soi Storto come la lama di Spadartiglio sui suoi nemici.
Poi Lattina, con la pazienza di chi aveva già ascoltato troppe leggende in una sola mattinata, chiese: «E poi cosa è successo, Red?»
Red s'impettì, guardò il pubblico con calma e, con un gesto plateale, riprese il racconto.
«Con il cucc... ehm, la spada tra i denti, io e il mio prode Fogna decidemmo di raggiungere la tana dei Guardiani, dove siamo proprio qui e ora, per mostrarvi l'incredibile recupero leggendario.»
Fogna alzò un sopracciglio. «Non avevi detto che stavamo tornando perché avevi fame?»
Red lo guardò per un istante, poi rispose con assoluta sicurezza: «Certo. Prima mostrare al mondo l'epica impresa della Cavalleria e poi, come ben sapete, anche i cavalieri hanno bisogno di rifocillarsi, ogni tanto.»
Fogna annuì soddisfatto.
Red lo osservò con un misto di sorpresa e orgoglio, come chi vede il proprio scudiero superare finalmente la prova d'iniziazione. Poi riprese la parola.
«Eravamo quasi arrivati quando un pericolo risaputo ci tagliò letteralmente il passaggio. Uno dei mostri più difficili da individuare dell'intero universo...»
Fece una pausa, lasciando che il silenzio facesse il suo lavoro.
«Il Prendiforma.»
Lattina si sporse leggermente in avanti, genuinamente incuriosito. «Il... Prendiforma?»
Gli occhi dei Codenere erano incollati su ogni movimento della bocca di Red. In quelli di TomTom comparve persino un riflesso di ammirazione.
«Una creatura mimetica» spiegò Red, con l'autorità di chi aveva appena inventato sul momento un'intera voce enciclopedica. «Assume la sagoma degli oggetti che vede più spesso.»
«E quella notte» aggiunse Fogna, ormai perfettamente calato nella parte, «aveva deciso di prendere la forma di una di quelle cavalcature metalliche a tre ruote che portano gli umani in giro.»
Red lo guardò con un lampo di sincero orgoglio. Il suo scudiero, finalmente, aveva imparato l'arte.
«Un tuk-tuk?» chiese 2Dots, capo della colonia dei Codenere.
Red e Fogna si scambiarono un'occhiata di puro orrore, come se qualcuno avesse appena pronunciato ad alta voce il nome segreto di un demone.
«NON. NOMINARLO. MAI!» sibilarono all'unisono. «Può ancora sentirci. Forse.»
2Dots smise immediatamente di parlare, visibilmente pentito di aver interrotto.
Red si voltò verso Fogna. «Stavamo dicendo...?»
«Il Prendiforma» sussurrò Fogna, con un'urgenza teatrale che ormai gli veniva naturale. «Ci aveva tagliato la strada.»
«Con una cattiveria che solo il Prendiforma può avere» riprese Red.
«Ci bloccò la strada senza il minimo preavviso.»
«Nemmeno un clacson di cortesia» aggiunse Fogna. «Qui al Soi non lo suonano mai.»
Red annuì, grave. «Un'assenza di rispetto che solo un vero mostro potrebbe permettersi.»
«E il suo ruggito» continuò Red, «era tale da far tremare anche gli eroi più avvezzi.»
Drago, dall'alto, non riuscì a trattenersi. «Io l'ho sentito ruggire fin dal mio ramo.»
«E i suoi occhi, accecanti, ci fissavano dritti nell'anima» proseguì Red. «La bruciavano.»
Fogna annuì, serissimo. «Dritti dritti.»
«Sono dovuto andare in bagno immediatamente» aggiunse Drago dall'alto. «Purtroppo ho colpito una bancarella.»
Un attimo di silenzio imbarazzato calò sul covo.
Red riprese a parlare come se quella frase non fosse mai stata pronunciata.
«Il Prendiforma si fermò e smise ogni rumore.»
Abbassò la voce.
«Classico atteggiamento da prima dell'attacco.»
«Ma la Cavalleria si mosse in anticipo» proseguì Red. «Non appena l'umano sparì dalla nostra vista...»
«Mentre eravamo nascosti sotto la bancarella del pesce secco, osservavamo» aggiunse Fogna.
«...decisi che era il momento di colpire» concluse Red, gli occhi che lampeggiavano di gloria ritrovata.
Fogna si voltò verso il pubblico. Il suo tono si fece improvvisamente carico di suspense.
«Ma il Prendiforma... ci aveva già visti.»
«Dovevamo agire. E in fretta» disse Red, mentre la voce diventava sempre più tesa, come se il pericolo fosse ancora lì, a un passo da loro.
L'intero covo trattenne il fiato.
«Carica!» urlò Red.
«Così mi lanciai, seguito dal mio prode...»
«Fogna» completò lui stesso, con orgoglio, prima ancora che Red potesse dirlo.
«Caricammo senza paura.»
Il pubblico si sporse ancora di più, come se fosse davvero lì, in mezzo alla carica.
«Spadartiglio brillava nella notte» disse Red, alzando una zampa come se la impugnasse ancora, «pronta a colpire il cuore del mostro.»
Fogna annuì con solennità. «Non abbiamo mai avuto paura. Nemmeno per un secondo.»
«Io un po' sì» borbottò Drago dall'alto.
«Carica!» urlò di nuovo Red.
«Il grido squarciò il silenzio della notte e, per un istante, anche il Prendiforma sembrò esitare. Rimase fermo, come solo lui sapeva fare. Ma proprio allora capimmo di aver trovato il suo punto debole.»
Red abbassò lentamente la voce.
«La ruota davanti.»
Red si fermò.
Lasciò che il pubblico assaporasse la rivelazione.
Red rimase immobile sulla scatola, una zampa ancora sollevata, mentre nel covo nessuno osava interrompere il silenzio.
«La ruota davanti» ripeté Lattina.
Red annuì lentamente.
«La sua unica debolezza.»
Fogna fece un passo avanti, ormai completamente dentro la parte.
«Era l'unico punto del suo corpo che non riusciva a nascondere.»
Red lo guardò.
Quella non se l'aspettava.
Poi sorrise.
«Esatto.»
Fogna abbassò la voce.
«Il Prendiforma poteva diventare qualsiasi cosa. Poteva sembrare un muro, una cassa, un sacco, persino un innocuo veicolo umano.»
2Dots deglutì.
«Ma non la ruota.»
«Mai la ruota» confermò Fogna.
Red annuì con gravità.
«Era lì che il destino ci aveva condotti.»
«E lì» continuò Fogna, ormai lanciato, «Red comprese che non potevamo vincere con la forza.»
Red lo guardò ancora.
Poi, lentamente, sorrise.
«Dovevamo usare l'astuzia. E l'artefatto.»
Uno dei Codenere si sporse in avanti.
«E cosa avete fatto?»
Red fece una pausa.
Fogna fece una pausa.
Si guardarono.
Per qualche secondo sembrò quasi che nessuno dei due sapesse cosa fosse successo dopo.
Poi Fogna sussurrò:
«Il piano.»
Red riprese immediatamente.
«Quello che avevamo preparato.»
«In realtà non l'avevamo preparato» precisò Fogna.
Red lo fissò.
«Fogna.»
«Giusto. Avevamo preparato il piano senza sapere di averlo preparato.»
Red annuì.
TomTom si portò una zampa alla bocca per non ridere.
Red si voltò verso il pubblico.
«Mi avvicinai lentamente.»
Fogna fece un passo avanti.
«Io lo coprii.»
«Con grande coraggio.»
«E quando il mostro fu distratto...»
Red abbassò la voce fino a ridurla a un sussurro.
«...colpii.»
Una pausa.
«Dove?»
Red indicò lentamente davanti a sé.
«La ruota.»
Silenzio.
«Con Spadartiglio» aggiunse Fogna.
Red annuì.
«Con Spadartiglio.»
«E cosa successe?» chiese Lattina.
Red sorrise.
Poi disse:
«Il mostro...»
Pausa.
«...non si mosse.»
Fogna annuì gravemente.
«Perché era già fermo.»
Red lo fulminò con lo sguardo.
Fogna si corresse immediatamente.
«Voglio dire: non si mosse per la paura.»
Red sorrise soddisfatto.
Poi Fogna si fece avanti e si mise accanto a lui.
Non aveva più l'aria dello scudiero che correggeva ogni dettaglio. Guardò i Codenere, Lattina, Drago, e infine la spada che Red teneva ancora tra le zampe.
«E così» disse, con voce grave, «il Prendiforma fu sconfitto.»
Red si voltò lentamente verso di lui.
Non disse niente.
Non ce n'era bisogno.
Fogna aveva capito.
Da quel momento non importava più se il mostro fosse esistito davvero. Non importava se Spadartiglio fosse stata trovata in mezzo alla spazzatura, né se il terribile punto debole del Prendiforma fosse stato, in realtà, solo la ruota di un tuk-tuk.
La storia era già partita.
Sarebbe passata di gatto in gatto, avrebbe attraversato il Soi, sarebbe cresciuta a ogni racconto e, con un po' di fortuna, un giorno nessuno avrebbe più ricordato come fosse cominciata.
Red sollevò Spadartiglio.
La luce del mattino colpì la lama concava.
Per un istante sembrò davvero brillare.
«E questa» disse Red, «è la storia della notte in cui la Cavalleria delle Fogne affrontò, e sconfisse, il Prendiforma.»
Fogna annuì.
«La versione ufficiale, naturalmente.»
E da quella mattina, nel Soi Storto, nessuno seppe più con certezza dove finisse la spazzatura e dove cominciasse la leggenda.
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