Capitolo 1
TUTTE CASA E CUCINA
La casa della stazione stava proprio di fianco della stazione ferroviaria ed era conosciuta così per via del fatto che ci abitavano le famiglie dei ferrovieri. La casa della stazione era un condominio vecchio stile stile, composto da tre blocchi contigui su tre lati che formavano una grande C che racchiudeva il cortile interno ed erano collegati tra loro dalle trombe delle scale. Gli appartamenti del condominio avevano sulle facciate esterne solo finestre, mentre su quelle interne, quelle che davano sul cortile, c'erano dei terrazzini, uno per appartamento, a cui si accedeva dalle cucine e costituivano, per abitudine consolidata nel tempo, i centri di comunicazione tra i residenti. Quei balconcini, da semplici affacci delle cucine, regni indiscussi delle casalinghe, madri, mogli sorelle, figlie, erano stati elevati al rango di salotti dove fare, per l'appunto: salotto.
Dal mattino presto, dopo che gli uomini erano usciti per andare al lavoro e i bambini per andare a scuola, prendeva vita la rete di comunicazioni delle casalinghe ed era un continuo vociare, quasi senza soluzione di continuità, che scambiava le informazioni e i racconti di vita di quella porzione di umanità. Quella mattina si affacciò per prima al proprio terrazzino la signora Petronilla Solerzi del quarto piano, scala A, casalinga dalle forme generose che aveva la fama di gran pettegola, tanto da essere conosciuta come la "Gazzetta della stazione". Conosceva e universalmente diffondeva tutto di tutti e mai come nel suo caso valeva il detto "ogni zappa ha il proprio manico". Il marito della Nilla, come tutti chiamavano la Petronilla, era il Severino Transetto, impiegato generico alla stazione che, entrato in ferrovia con assunzione provvisoria, continuava in quella temporaneità godendone i benefici, come l'assegnazione dell'abitazione. Il Severino, infatti, continuava a fare il sostituto e transitava per gli uffici della stazione in sostituzione degli addetti quando, per vari motivi, si dovevano assentare. Lo si trovava un po' ovunque a fare un po' di tutto e, a detta sua, tutto sapeva e tutto faceva tanto che, tra i colleghi, era diventata consuetudine indicarlo come il "so tutto io". Non bastasse, nello stesso appartamento viveva con i due il figlio Piero, per molti il Pierotto, per alcuni il "pirlotto", eterno studente nonostante avesse ormai l'età per mettere su famiglia, un saputello presuntuoso e insopportabilmente somigliante al padre nel carattere e alla madre nelle abitudini. La Nilla quella mattina stava armeggiando tra le stoviglie della cucina, cercava, cercava affannosamente ma, nonostante avesse rivoltato ogni angolo, non lo trovava. Stanca e innervosita chiuse l'ultima anta della credenza con un colpo secco, si riscosse aggiustandosi il grembiule e i capelli e, a lunghi passi, raggiunse la porta finestra, aprì decisa l'anta e uscì sul terrazzino. Scrutò attentamente le finestre dei vari piani come a cercare un segno e pensò.
- Speriamo che sia già sveglia le Gismonda, a quella piace stare a letto fin tardi.- E senza tanto pensarci cominciò a chiamare a gran voce.
- Gismonda! Ho! Gismonda.-
- Che c'è? Chi mi chiama?- Rispose una voce dalla cucina del piano di sotto, mentre stava aprendo la porta finestra.
- Sono la Nilla! Affacciati Gismonda.- Quella che stava chiamando la Nilla, era la signorina Perfetti Sigismonda, che la Nilla, nonostante a lei desse abbastanza fastidio, continuava a mutilare il nome.
La Signorina Perfetti, viveva in quell'appartamento insieme al padre, vecchio capostazione ora in pensione e nonostante fosse in età, diciamo così, ormai matura, non si era mai sposata a causa di una passata delusione d'amore. Dieci anni, si racconta fosse durato il fidanzamento della signorina Sigismonda con un impiegato dell'ufficio movimento che, dopo aver frequentato quella casa consumando regolarmente quanto gli veniva offerto, in senso lato, aveva improvvisamente lasciato la poverina, preferendole una fanciulla più giovane. La Sigismonda non aveva da allora più avuto, nè voluto avere, altre frequentazioni maschili ed era rimasta, anche dopo la morte della madre, in quella casa conducendo una vita quasi monacale.
- Sono qui Nilla, e sono la Sigismonda! - Rispose, uscendo sul terrazzino, un po' scocciata dal modo in cui la vicina le amputava regolarmente il nome.
- Cosa vuoi Nilla?-
- Gismonda . . . mi serve! credevo di averlo io, ma non lo trovo e mi serve! Per caso l'hai tu ?- Macchè, non c'era verso di farle pronunciare correttamente quel nome.
- Ma!? Cosa vuoi?- Rispose la Sigismonda poi, subito si ricordò a cosa alludeva la Nilla e spalancò gli occhi.
- Ha! Quello. Si! L'avevo io, poi me lo ha chiesto la Desolina perchè la settimana scorsa aveva i cugini a pranzo e . . .- Allargò le braccia, sconsolata, lasciando intendere che non era più in suo possesso.
- La Desolina dici? Spero che non sia già uscita, adesso la chiamo, grazie, Gismonda.-
- SiGismonda! Insomma Nilla! E chiamala va.-
La Signorina Perfetti rientrò, rassegnata alla storpiatura del suo nome.- Vai, vai rompiscatole, rompi un po' le scatole anche a lei.-
La Nilla si sporse dal parapetto del terrazzino, guardò il terrazzino che stava al piano terra del lato ovest e, da corista della parrocchia quale era, intonò.
- Deeesolinaaa! Desolinaaa! Ho Desola, ci seiii!- alzando sempre più la voce e portando le mani a imbuto sulla bocca.
- Ho! Son qua Nilla, cosa c'è? Cosa vuoi? - Rispose dall'interno della cucina l'anziana signora, che aveva ben sentito la voce squillante della Nilla. Arrancando e appoggiandosi sul bastone uscì sul terrazzino la Desolina, vedova del Berengario Mandi, indimenticabile capo officina, un mito alle riparazioni ferroviarie tanto che, quando un lavoro riusciva bene, si usava dire "fatto come vuole Ario".
La Desola dell'Ario continuava ad abitare nell'appartamento del piano terra, che non era tale, perchè stava sopra alle rimesse e per arrivare agli appartamenti di quel piano c'era una rampa di scale.
-Buongiorno Desola, scusa se ti ho fatta alzare dalla tua poltrona dove te ne stavi seduta comoda, ma c'è . . . c'è che quello mi serve proprio! Mi ha detto la Gismonda che lo ha dato a te-
-Ho! Giorno Nilla. Si! l'Ho io, l'ho messo a bollire venerdì scorso, ma per abitudine, da quando non c'è più il mio Ario, ho perso la passione per cucinare-
- Allora se hai già fatto, dovresti essere così gentile da passarmelo.- L'incalzò la Nilla.
- Te lo darei volentieri, ma ieri è venuta a chiedermelo la Delfina perchè, da quella precisina che è, non salta mai un turno-
- Ha! Ho capito, allora adesso do una voce alla Delfina, lei è tanto mattiniera, spero che sia in casa-
Detto fatto si sporse dall'altra parte si schiarì la voce con un colpetto di tosse e re-intonò.- Delfiiina! Delfiiina ! Sei lì Delfiiinaaa!-
Sotto alla signorina Perfetti abitava la Delfina, la figlia segaligna e brevilinea del ragionier Loris Chiodi, bigliettaio della stazione e moglie dell'Everardo Martelli, l'esuberante, piacente e piacione, postino. I due erano gli inquilini più giovani del condominio e avevano due figli: Marta la primogenita, già in età scolare e il più piccolo Martino.
- Sono i frutti del nostro infinito amore.- Non perdeva occasione di ripetere la Delfina con chiunque si trovasse a parlare, anche se si diceva che, insieme alla posta, il marito avesse consegnato anche qualche gravidanza, oltre a quelle familiari. Dal terrazzino della Delfina veniva alcuna risposta, tanto che la Nilla rivolse nuovamente verso quello della signorina Perfetti.
- Gismonda! Ho! Gismonda! Sei ancora lì?-
- Si cara, la Si. . . Gismonda è ancora qui. Cosa vuoi ancora?-
- Prova a chiamare la Delfina, a me non risponde e se è in casa, sente sicuramente meglio da lì.-
- Adesso provo, anche se quella là è un poco rin. . . sordita, e speriamo bene.- Con il garbo che la contraddistingueva la Sigismonda Perfetti un poco si sporse e un poco intonò.
- Delfina! Delfina! Delfina cara, affacciati!-
-He! Son qui. Chi mi vuole?- Si sentì dall'interno dell'appartamento del secondo piano.
- Delfina esci, che c'è la Nilla che ha bisogno di te.- Gli rimandò la Sigismonda dal piano di sopra.
- Eccomi! Cosa vuole la Nilla?- Sul terrazzino di colpo si materializzò la Delfina, in vestaglia e con in braccio il piccolo Martino.
- Delfina. Mi serve proprio e so che l' hai avuto dalla Desola.-
- Ha si! Io ho già fatto, anche perchè cadeva nel giorno giusto del mese. Everardo ci tiene tanto che si rispetti il calendario dei pasti specialmente per l'alimentazione dei bambini, che sono il frutto del nostro amore.-
- Ha si, si! Lo so, ma comunque, se a te non serve più, puoi darmelo?-
- Ma perchè? E' successo qualcosa? Qualcuno di casa si è ammalato?-
- No! Niente di grave per fortuna, mi serve perchè mio marito ha invitato a cena il capo ufficio e per l'occasione vuole che prepari qualcosa di speciale e allora . . .-
- Ma Nilla, è la quarta volta in questo mese che te lo prendi: una perchè cadeva il tuo turno, un'altra perchè il Severino era indisposto, e ci sta, poi perchè il bambino, si fa per dire bambino, ti sembrava deperito e adesso anche per gli ospiti, ma non ti sembra di esagerare?-
- Hai ragione, ma prometto che lo uso oggi e poi, fino a pasqua, sperando di non accada nulla di grave, non lo chiederò più . . . l'osso di manzo.
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