Storia · capitolo 1

Capitolo 1

La biblioteca di Monica Barabesi

La biblioteca

Mi è sempre piaciuto salire qui sulla torre alta del castello quando scende la sera, da quando Antonio mi ha trovato lavoro nell’impresa di pulizie nella biblioteca pubblica del castello.

Di notte quando tutti se ne sono andati c’è una pace incredibile. All’inizio avevo un po' paura di queste sale buie e polverose, ma Antonio dice che solo gli stupidi hanno paura del buio. Solo che io non sono una donna intelligente, Antonio me lo dice sempre. “Sei solo una contadina analfabeta! Se non fosse per l’eredità che ti ha lasciato tuo padre, stai fresca che ti sposavo!”. Poi quando mi metto a piangere lui ride e dice che scherza e mi dice di smettere di piangere che sono ancora più brutta. Antonio è fatto così. Gli piace scherzare.

Però a me tutti quei libri mettono soggezione, e poi alla sera specie d’inverno qua non c’è nessuno neanche negli orari di apertura. Un giorno ho visto un libro che parlava delle masche* e poi ho avuto paura per giorni che mi venissero a prendere. Come le storie che mi raccontava mia mamma quando ero piccolina.

Io la mamma me la ricordo poco ma le volevo tanto bene, anche se Antonio dice che è morta matta.

Io non ci volevo credere perché papà non mi ha mai detto niente ma lui mi ha fatto vedere un vecchio giornale. C’era scritto che mia mamma si era buttata dal ponte di Cuneo. Mi fece molto male saperlo ma Antonio era fatto così. A volte gli piaceva vedermi piangere.

Comunque piano piano la paura mi è passata e ho cominciato a conoscere il castello. A volte c’è poco da pulire e allora giro per le stanze e i saloni e fingo di essere una contessa. Che ridere!

Specialmente d’estate sbrigo in fretta i miei lavori e poi vengo qui sulla torre che fa fresco e leggo dei libri che prendo in prestito. Ma poi li rimetto a posto! Non sono mica una ladra!

A volte al tramonto guardo il paesaggio e cerco di capire dai tetti qual è la mia casa. Veramente è la casa di Antonio. Io ci sono andata ad abitare dieci anni fa dopo il matrimonio. La cascina dove sono nata Antonio l’ha venduta e io ho pianto tanto. Ci tenevo a quella casa ma Antonio disse che era troppo grande per noi due, che costava troppo di tasse e che, anche se lo aveva promesso a papà quando eravamo fidanzati, lui non avrebbe mai fatto il contadino. Così ha venduto anche i terreni. Ha tenuto solo un pezzetto di terra per fare l’orto, con qualche albero da frutta. Poi ha comprato due stanze a buon mercato in un vecchio palazzo di via Roma e una macchina usata. Antonio non ama sprecare i soldi.

Però il resto dei soldi li ha messi in banca. Lo so perché anche io ho firmato per aprire il conto ma Antonio dice che non ci capisco niente di numeri e ora al conto ci pensa lui. Per la vecchiaia dice. Mah! Lui per me è già vecchio. Quando ci siamo sposati io avevo circa vent’anni e lui quarantacinque passati. Mia cugina Marisa che ha sposato un carabiniere bello e giovane mi ha detto che facevo male a sposarlo, perché lui voleva solo i miei soldi. Marisa a volte è un po' cattivella. È un po' tirchio è vero e non spende più del necessario. Non bisogna lasciarsi andare nei vizi, mi dice sempre. Altrimenti Gesù si arrabbia. Qualcuno però mi ha detto che alla sera mentre io sono in biblioteca, lui esce. Che cattiva è la gente. Lo so, me lo ha detto.

Va solo al bar a prendere un caffè e a volta parlano così tanto di politica che ritorna il mattino dopo. Ma solo quando fa il turno del pomeriggio alla fabbrica dei panettoni, così al mattino dorme.

Al sabato o la domenica quando è stagione, prendiamo la macchina e andiamo nei boschi a cercare i funghi perché ad Antonio piacciono sott’olio. Lui non ha il patentino perché costa, facciamo tutto di nascosto.

È stato proprio mentre cercavamo i funghi che sono scivolata sul fango e sono caduta malamente.

E così che ho perso il bambino.

Quella sera in ospedale i dottori ci hanno detto che non potevo più averne. Antonio si è arrabbiato moltissimo. Ma mica per il bambino, no. Gli dissero che dovevo stare qualche giorno a riposo sotto osservazione e non potevo andare al lavoro. Quante brutte parole mi ha detto quella sera! Però sottovoce in modo che la vicina di letto non sentisse perché lui ci teneva a fare bella figura con la gente.

Mi ha detto che era meglio se il bambino era morto perché i bambini costano e io ero la solita stupida che combina solo dei guai.

Ma io il bambino lo volevo invece e mi è spiaciuto tanto! Quando lui se ne è andato ho messo la testa sotto le lenzuola e ho pianto. Ma non mi sono fatta sentire da nessuno perché se no poi lo dicono ad Antonio e si arrabbia di nuovo.

Credo che sia stato allora che ho cominciato ad odiare Antonio.

Lui non mi lascia mai fare niente. Neanche andare al mercato da sola, quello del sabato che mi piace tanto. Mi prende i soldi della paga e poi mi accompagna perché dice “Saresti capace di spendere tutto in stupidaggini!”.

Quando ho avuto bisogno di un cappotto al mercato ci è andato da solo e me lo ha comprato lui. Era brutto, corto e di un colore orrendo ma costava poco e ho dovuto tenermelo. Però corto va bene. Non mi dà fastidio in bicicletta quando vado al lavoro, perché Antonio non mi accompagna in macchina e il motorino me lo ha venduto dicendo che puzzava e inquinava e che per buttare giù il mio sederone la bicicletta andava benissimo.

Che silenzio stasera. Sembrano tranquilli anche i piccioni, che qui ce ne sono proprio tanti e sporcano le finestre e tocca a me pulire. Che barba! Per fortuna ci sono i libri. Ho imparato tante cose e finché sono in mezzo a loro non penso ad Antonio. Ultimamente non ci torno a casa volentieri perché Antonio ha preso a picchiarmi. Diceva che gli faccio venire il nervoso solo a guardarmi. Ma io so perché fa così. Perché lui nel castello quando era chiuso non può entrarci e non può controllarmi. E poi scommetto che gli fa anche un po' paura. Ma non vuole che mi licenzi. I miei soldi gli fanno comodo.

Io non so neppure quanto mi pagano perché i soldi li versano direttamente sul conto e il cedolino lo ritira lui, per controllare che sia giusto.

Ma ora Antonio è morto.

Marisa che è una donna in gamba mi ha detto che ho ereditato molti soldi, ma proprio tanti. Come se avessi vinto alla lotteria. Antonio se poteva non spendeva. Neanche per la spesa perché aveva l’orto e anche le galline e i conigli. Comprava solo la farina poi il pane e la pasta li facevo io. Il caffè d’orzo perché costava meno e il latte quello in offerta. I dolci no, ingrassano. Nella zuppa a colazione si usava il pane raffermo. Come una volta.

Ah dimenticavo i funghi!

Antonio ne era tanto goloso ma io li odio. Per loro comprava l’olio più buono e i barattoli di vetro migliori.

Marisa mi ha detto che dovrei fare una bella vacanza, che me la merito. Forse ha ragione. Dovrei andare in quei posti pieni di sole e di palme, con la sabbia bianca e il mare blu come la foto che ho visto sul libro di geografia qui in biblioteca.

È proprio vero che dai libri si imparano tante cose, Antonio aveva solo un libro, quello per riconoscere i funghi velenosi. Leggeva il giornale vecchio di un giorno che andava a prendere nei bidoni della carta del bar sotto casa.

Io invece ho letto cose interessanti, come il libro di medicina che spiega di non mangiare le verdure conservate sott’olio fatte in casa perché si rischia una malattia mortale che ha uno strano nome. Deriva da un animaletto, credo. Comunque, nel libro è ben spiegato come fare per conservare i funghi sott’olio nel modo esatto. Soprattutto bisogna cambiare i tappi dei barattoli di vetro tutte le volte e sterilizzarli bene. Antonio i tappi non li cambiava se non era necessario perché bastava sterilizzarli bene secondo lui, ed erano soldi sprecati altrimenti. Ma sbagliava perché se entra l’aria il coperchio si gonfia e va tutto a male. Questo però Antonio lo sapeva bene. E anche io.

Così ho preso l’ago da lana e ho bucato il coperchio. Un forellino piccolo da dove l’aria entra e usce e il coperchio non si gonfia. Avevo preparato i barattoli in autunno e quando è tornato dalla cantina con quel barattolo l’ho riconosciuto subito. Con una scusa l’ho aperto io così non si è accorto di nulla.

Quella sera pensai che il libro fosse sbagliato perché non è successo nulla. Era di venerdì.

Come al solito Antonio ha mangiato tutti i funghi, poi mi ha picchiato perché il piatto unto mi è scivolato dalle dita e anche se non si è rotto mi doveva servire da lezione per fare più attenzione in futuro. Dopo si è messo a guardare la televisione e poi è andato a dormire. Russava forte come sempre e io anche se ci avevo fatto l’abitudine, non riuscivo a prendere sonno. Ogni volta che il respiro si fermava per via del russare, io mi dicevo “ecco! Ci siamo”. Ma niente da fare.

Al mattino come tutti i sabati è andato nell’orto. Io ho pulito casa, ho buttato via il tappo e l’ho sostituito con uno vecchio che avevo nascosto e sono venuta al castello, in biblioteca. Quando il marito di Marisa, che è brigadiere, e il suo collega sono venuti a cercarmi era quasi sera.

Non avevo paura di loro anche se l’avevo combinata grossa, perché ho capito subito che loro non sapevano cosa avevo fatto.

Il marito di Marisa pareva così dispiaciuto mentre mi dava la notizia e mi faceva le condoglianze che io per non offenderlo ho fatto finta di disperarmi. Mi hanno detto che lo ha trovato un ciclista di passaggio. Era ancora nell’orto, caduto a faccia in giù tra le carote e le piantine di pomodoro. Mi hanno accompagnato all’ospedale che è qui a due passi perché dovevo riconoscere il cadavere visto che non aveva altri parenti. Che faccia brutta!

Bello non lo era mai stato, però da morto era ancora più brutto, con quegli occhi strabici e spalancati, la bocca aperta in un urlo muto e le dita delle mani e dei piedi contratte. Ma ora non può più farmi del male. I medici hanno detto che era infarto.

Per fargli dispetto ho speso tantissimi soldi per un funerale degno di un re e al martedì era già chiuso dietro una lapide di marmo, nel cimitero sulla strada che porta alla mia vecchia casa. Non l’ho messo nella tomba di famiglia. Non è degno di stare con mamma e papà.

Tanto al funerale non è venuto quasi nessuno e nessuno ci ha fatto caso.

Adesso è di nuovo sabato.

Qui sulla torre è buio e comincia fare freddo. Il custode e le colleghe sono andate via da un pezzo. Al sabato nessuno ha voglia di fare lo straordinario. Ma sto aspettando Marisa. Le ho dato appuntamento alle nove e trenta. A Marisa ho raccontato tutto perché è mia cugina e mia amica e poi perché devo dirlo a qualcuno altrimenti impazzivo.

All’inizio ha fatto una faccia! Ho pensato che volesse sgridarmi o picchiarmi o peggio che lo dicesse al marito così mi arrestava, ma lei no. Lei è buona con me.

Per un po' è stata zitta a pensare, poi mi ha detto che le era venuta un’idea ma non mi ha detto quale. Mi ha detto invece che devo partire, stare lontana per un po' di tempo perché siccome lei sa che sono un po' tonta ha paura che mi scappa qualcosa. Lei mi ha promesso che non mi tradirà mai e che ridendo ho fatto bene ad uccidere Antonio che era un …. Beh non posso usare la parola che ha usato lei per descriverlo. Mi vergogno! Comunque ora sono libera e ricca anche se a me dei soldi non mi importa molto. Io volevo solo che Antonio morisse. Marisa ha una famiglia e lei ci tiene ai soldi. Magari gliene do un po'. Quando è venuta con me in banca per fare l’assegno alle pompe funebri ha visto il mio conto corrente ed è rimasta senza fiato.

Però le brillavano gli occhi per la mia felicità, naturalmente.

Marisa mi ha consigliato di non licenziarmi subito per non destare sospetti. Comunque mi ha detto di farlo di ritorno dalla vacanza e che il mio posto lo voleva lei che ne ha tanto bisogno. Si sa con i ragazzi che crescono e lo stipendio da carabiniere oggi giorno si fa proprio fatica ad arrivare a fine mese. Ma ora sono ricca e li aiuterò. Povera Marisa. Ha voluto venire a vedere come si fa il lavoro con il buio mentre non c’è nessuno perché un po' si vergogna di fare le pulizie e poi non è sicura che il lavoro le piaccia. Non lo ha detto neanche al marito e ai ragazzi che sono andati a vedere la partita di calcio in notturna a Torino.

Si è aperta la porta delle scale.

Sei tu Marisa? –

LA STAMPA lunedì 11 maggio 2026

CRONACA DELLA PROVINCIA DI CUNEO

Tragica scoperta ieri mattina all’alba sotto la torre grande del castello. È stato ritrovato il cadavere di una giovane donna di trentacinque anni residente in paese. Da alcuni anni lavorava come addetta alle pulizie della biblioteca pubblica e dei saloni del castello e quindi aveva libro accesso ovunque e a qualsiasi ora.

Sabato 9 maggio si era recata al lavoro come sempre, e come sempre aveva chiesto alla sua capo turno di fermarsi oltre l’orario previsto, tant’è che la signora non se ne è stupita affatto e le ha consegnato le chiavi del portone, che le sono state trovate nella tasca della divisa. Si presume che l’ora della morte sia intorno alle 21.30 del sabato. Poiché le porte non presentano segni di scasso e non è stato rubato nulla, neanche sul corpo della poverina che aveva ancora la sua fede d’oro, gli inquirenti ritengono trattarsi di suicidio.

La donna infatti si sarebbe gettata dalla torre del mastio volontariamente. Solo pochi giorni fa era rimasta vedova del marito Antonio morto di infarto, e considerando che anche la madre della donna si era tolta la vita gettandosi nel vuoto, è opinione di tutti che la sua debole mente non abbia retto al dolore della perdita nonostante l’ingente eredità lasciatele dal marito.

“Dei soldi non le importava nulla” ha detto fra i singhiozzi la cugina Marisa sua unica parente, “avrei dovuto starle più vicino” ha aggiunto “è dal giorno del funerale del marito che non la vedevo e non avevo più notizie di lei. Sa, non aveva il cellulare e neppure il telefono in casa per cui era difficile contattarla”.

I funerali si svolgeranno domani mattina 12 maggio alle ore 10.30 nella parrocchia e la salma verrà tumulata accanto al marito tanto amato.

*streghe in piemontese

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