Storia · capitolo 9

CAPITOLO 8

MISTEROINMARE di cesare bille

Ho dormito da schifo anche stanotte. Ho le palpebre pesanti stamattina. Il cielo è limpido e il mare è calmo. Facciamo colazione con i lordi. I burini ancora non si sono fatti vivi stamattina. Lardino fa ancora i capricci perché non vuole leggere Jules Verne. Il comandante è lì che da ordini a destra e a manca: «Tu: occupati del controllo del sartiame e delle vele! Tu: dedicati alla pulizia del ponte! Mario si occuperà della sentina: controllo della pompa, dei filtri, dei livelli d’acqua dolce, ecc.» Sparecchiamo lentamente, nessuno parla, siamo tutti stanchi. Il comandante ha razionato anche l’acqua da bere. Massimo un litro a testa al giorno. Ecco i burini che arrivano litigando, non si avvicinano al tavolo, si sistemano a prua con una sigaretta per uno tra le dita. Iniziamo con le nostre attività quotidiane. Io vernicio ancora la falchetta, tengo il pennello in mano e lo muovo in modo automatico, senza guardarlo. I miei pensieri sono altrove, dove non lo so neanche io. S’inseguono e si rincorrono, si scambiano di posto, non restano fermi un attimo. Come bambini irrequieti. Come nuvole che passano in cielo sospinte dal vento. Carlo e Greta mi chiedono se possono prendere la mia canna da pesca per pescare, gli dico di sì, ma non ricordo dove l’ho messa, gli dico di cercarla. Do un bacio sulla fronte ad entrambi. Quando vado a riprendere il lavoro, non trovo più il pennello. Dove l’ho appoggiato? Mi guardo intorno per cercarlo ma poi la mia attenzione è catturata dal comandante che sbraita: «Insomma dov’è Mario? Non è ancora venuto a farmi rapporto sulla sentina!» Mi volto verso Francesca che sta scartavetrando la falchetta a due metri da me. Anche lei ha sentito e mi chiede: «Chi è Mario?» «Non lo so» le rispondo «credo sia il marinaio tarchiato.» Lei aggrotta la fronte e mi dice: «Quale marinaio tarchiato?» Lasciamo i nostri lavoretti e ci alziamo per andare a vedere che succede. Il marinaio nero sta parlando al capitano: «Ricordo di averlo visto stamattina, era in sentina.» «Vallo a cercare e digli di venire subito a farmi rapporto!» ordina il comandante. Intanto si avvicinano i lordi. Lui dice: «Ma i marinai erano solo due comandante, io non ricordo tre marinai». Lei conferma: «Anch’io ne ricordo solo due comandante.» «Ma cosa state dicendo? Sono il comandante, saprò bene quanti marinai ho in servizio sulla mia barca!» poi si rivolge al marinaio orientale che è intento a ricucire una vela: «Diglielo anche tu Wei! Che eravate in tre.» Il marinaio orientale risponde a mezza bocca, senza distogliere lo sguardo dalla vela: «Si c’era un altro marinaio, ma non ricordo se era in questo viaggio o nel precedente. Forse era in questo, ma mi sembra che sia sceso a Giacarta. È un po’ che non lo vedo.» Intanto il marinaio nero torna trafelato: «Ho controllato comandante: la sentina è in ordine e asciutta, la pompa è funzionante ma Mario non c’è, l’ho cercato dappertutto.» Io mi sento confuso, e stanco. Ho un capogiro. Forse ho bevuto troppo poco per lasciare più acqua ai bambini. Sono disidratato. Ho la bocca secca. Cerco di frugare tra i ricordi. Mi sembra di ricordare un marinaio tarchiato, di averlo visto una notte, che usciva dalla cucina. Non sono più sicuro di nulla, potrei averlo sognato. Esito, non so se parlare, poi mi faccio coraggio: «io penso di averlo visto due o tre notti fa… usciva dalla cucina… poi è salito sul ponte.» Il comandante ordina: «Voglio tutti impegnati nella ricerca di Mario! Forza! Forza! Forza! Cercatelo dappertutto! Sul ponte, sottocoperta, nelle cabine, in cucina, nella cambusa, nei gavoni, ovunque!» Il burino, arrivato in quel momento, chiede: «Chi è Mario?»

Passiamo ore alla ricerca del marinaio, alcuni di noi pensano che il comandante sia impazzito perché non sono per nulla sicuri che i marinai fossero tre, cercano svogliati, parlottando tra loro. A sera non lo abbiamo ancora trovato da nessuna parte, né abbiamo trovato tracce del suo passaggio: vestiti, oggetti personali, niente. Non c’era nulla che dimostrasse che fosse mai stato lì.

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