Storia · capitolo 7

CAPITOLO 6

MISTEROINMARE di cesare bille

La giornata scorre lenta come il miele. Lavoriamo di squadra. Ognuno ha il suo compito, affibbiatogli dal comandante che oggi è iperattivo. Io ho già controllato il sartiame insieme al burino, i cavi erano in ordine, i winch giravano bene, come meccanismi oliati alla perfezione. Nessun intoppo. Poi ho controllato i gavoni insieme alla Lorda: tutti vuoti, puliti e ordinati. Con Francesca abbiamo controllato giubbotti salvagente, zattera autogonfiabile, razzi di segnalazione, estintori, cassetta pronto soccorso. Tutto in ordine. Ho seguito i marinai che provavano il motore ausiliario che è partito al primo colpo, la pompa di sentina era funzionante e la sentina asciutta. Il timone perfettamente funzionante.

Il pranzo scorre tranquillo, la burina ha cucinato “rigatoni alla Gricia”. Davvero ottimi. A fine pranzo il comandante ci chiede: «Qualcuno ha trovato qualche anomalia? Qualche malfunzionamento?». Rispondiamo in coro: «No Comandante. Tutto in ordine». Ci guarda soddisfatto, poi chiede: «Qualcuno si è accorto se manca qualcosa?» Nessuno risponde.

Il pomeriggio è gradevole. Lo sto passando a pescare con una canna a mulinello dalla fiancata di tribordo della barca, mentre butto un occhio ai bambini che stanno facendo il bagno a mare. Il mare è calmo che sembra olio. Una distesa infinita tutt’intorno a noi. Il vento tace. Il movimento del mulinello è ipnotico. La pesca va bene: otto sgombri e una lampuga di quattro kili dai colori vividi. I bambini ne sono rapiti. Sono tutti lì a osservarla, in accappatoio, mentre le mamme gli strofinano il cuoio capelluto.

La cena a base di pesce trascorre piacevolmente tra battute e qualche risata. C’è voglia di sdrammatizzare, di ritrovare un po’ di quiete. A fine pasto il comandante, si alza da tavola, si avvia al timone e inizia a impartire ordini ai marinai con voce tonante: «alzate le vele, togliete l’àncora! Si riparte!» I bambini si rincorrono intorno al tavolo, sullo sfondo il rumore della catena dell’àncora che si riavvolge. Poi il marinaio nero urla: «L’ àncora! Non c’è più l’àncora! È sparita!»

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