CAPITOLO 4
È Mezzogiorno passato, i raggi di sole sono un “filo a piombo” sulla mia testa. Ho messo un cappello di paglia, ma non basta. «È pronto!» È il burino che ci chiama a tavola, il pranzo è pronto. Hanno apparecchiato sul ponte, sotto il tendalino. Ci sediamo tutti intorno al tavolo, sulle panche di legno. Ci serviamo a turno dal pentolone. Bucatini all’amatriciana. Si mangia in silenzio oggi. Ognuno perso nei suoi pensieri. Non c’è l’aria scanzonata dei giorni precedenti, anche i burini sono silenziosi. Rumore di stoviglie e di masticazione. Poi il comandante, guardando nel suo piatto mentre spezza in due una pagnotta per fare la scarpetta, rompe il silenzio: «Vi devo dare un’ altra brutta notizia. Il dissalatore è guasto. I filtri sono stati ostruiti da materiale viscido, probabilmente è opera di quei maledetti molluschi.» Si alza un mormorio tra i presenti. Prontamente il comandante prende in mano la situazione, stavolta alzando la testa del piatto, guardandoci negli occhi: «Tranquillizzatevi, ripareremo pure quello sull’Isola del Natale. Abbiamo scorte a sufficienza... se razioniamo bene l’acqua dolce. Finché non abbiamo il dissalatore in funzione non potremo usare l’acqua per la doccia. Ci laveremo con spugnature oppure con un bel bagno in mare.» «Evviva!» gridano in coro i bambini entusiasti. «Inaudito!» mormorano i lordi indignati.
È di nuovo notte. Decidiamo ancora tutti, di dormire sul ponte. Non ce la sentiamo ancora di dormire chiusi nelle nostre cabine. Sebbene oggi pomeriggio abbiamo fatto un sopralluogo e sembrava tutto in ordine. Nessuna traccia dei “mostriciattoli”, come li chiama Greta. Oggi mi ha chiesto se quegli strani esseri sono cattivi. «Ma che dici!» le ho detto «sono solo animali, né buoni, né cattivi, cercano solo di sopravvivere come meglio possono.» Lo penso davvero. Lo penso davvero? Ma certo! Non sono cattivi, non sono esseri pensanti. Ma sono innocui? Finora ci hanno portato non pochi grattacapi. Penso questo, mentre guardo le stelle. Ma stasera le guardo senza vederle. Non vedo costellazioni, solo puntini bianchi che si mischiano e si confondono. Non metto a fuoco, il mio pensiero è altrove. M’impongo di rimanere sveglio finché non si addormentano Francesca e i bambini. Non so perché. È un po’ come fare un turno di guardia. Ma guardia a cosa esattamente? Comunque alla fine si addormentano. E inizia quel rumore. Quel verso immondo proveniente dalla sentina della barca. E io non dormo più.
Decido di alzarmi e farmi un giro. Cammino scalzo sul ponte e sotto i piedi sento una fine vibrazione che accompagna quel rumore crepitante. Mi sale lungo le gambe facendomi rizzare i peli fino alle cosce, poi s’insinua lungo la colonna vertebrale a ogni passo e raggiunge il vertice della testa. È come una pulsazione vibrante, come un battito cardiaco. Non sono l’unico a non riuscire a prendere sonno. Intravedo delle figure in piedi nell’ombra. Qualcuno è al timone. Due stanno parlottando tra loro a bassa voce, si scambiano qualcosa mi pare, dalla stazza direi che potrebbero essere il Lordo e il burino. Oppure due marinai. Il nero e l’orientale forse. Sono all’altezza della giardinetta di babordo. Ma un movimento a tribordo cattura la mia attenzione. È una figura minuta. Probabilmente un bambino, sta sgattaiolando verso le scale che portano sottocoperta, le imbocca, ci sparisce dentro. Resto lì dove sono per un momento, perplesso, indeciso sul da farsi. La vibrazione sotto i piedi sempre presente. Poi decido di seguirlo. Mi avvio alle scale. Inizio a scenderle col buio che m’inghiotte. Ad ogni passo la vibrazione sotto i piedi diventa più forte e quel rumore frusciante più fastidioso. Come fa quel bambino a non avere paura? Io me la sto facendo sotto. Cerco a tastoni l’interruttore della luce, sempre con l’angoscia di sentire qualcosa di viscido sotto i polpastrelli. Invece lo trovo e lo pigio. Si accende una luce fioca e tremula. È sempre stata così? La ricordavo più vivida. Faccio in tempo a vedere una porta che si chiude. È quella della cabina dei burini mi pare. Mi avvicino e mi metto in ascolto. Non sento nulla. Solo quell’insopportabile suono sgradevole. Sono indeciso se bussare, o tentare di aprire la porta. Poi decido che non voglio rogne coi burini, meglio farmi gli affari miei. Sento una porta che si apre alle mie spalle, mi volto di scatto: è la porta della cucina, ne esce una figura tarchiata, forse un marinaio, che si avvia su per le scale. Lo seguo, ma quando riemergo sul ponte non vedo nessuno. Deve essersi mosso velocemente nonostante la stazza. Me ne torno al mio giaciglio e mi accuccio accanto al corpo caldo di mia moglie, la cingo da dietro, e l’abbraccio forte annusando il suo profumo alla base del collo. Lei mi accarezza la mano in modo istintivo nel dormiveglia. Restiamo così per un tempo indefinito. Poi si fa giorno.
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