CAPITOLO 22
«Arrivo previsto tra circa due ore!» Urla il comandante con voce briosa.
«A fare i bagagli, forza!» intima Francesca ai bambini.
Si alzano tutti da tavola e si avviano sotto coperta. Io no. Voglio godermi un altro po’ questo sole, questa brezza che mi accarezza il viso. Chiudo gli occhi e inspiro profondamente. Quando li riapro nel mio campo visivo c’è Wey. Sta sistemando del cordame a prua. Mi faccio forza. Mi alzo e lentamente vado verso di lui. So che lui ha le risposte alle mie domande. Voglio conoscerle davvero quelle risposte? Devo, conoscerle.
«Ehi Wey!»
«Signore?» lo dice continuando a sciogliere e comporre nodi, senza guardarmi negli occhi.
«Allora? Cosa è stato? È stato davvero solo un incubo?»
«La parola incubo ha molti significati, signore»
«Sai cosa intendo: i Quo-mi, le apparizioni, le sparizioni… me li sono sognati?»
«Succede sempre così con Quo-mi…»
«Come?»
«Alla fine non si sa mai cosa è stato reale, ma in fondo… “reale” è solo un’altra parola dai molti significati…»
«Le ho sognate, Wey, tutte quelle cose? Non credo visto che mi parli ancora di Quo-mi…»
«No signore, non le ha sognate, signore»
«E allora cosa è successo stanotte? Che fine hanno fatto i Quo-mi e tutto il resto?»
«Vicino alla terra ferma i Quo-mi perdono il loro potere, signore»
«E lo scrittore Wey? Chi era lo scrittore seduto davanti al monitor del suo fottutissimo computer? Era opera dei Quo-mi anche quella?»
«No signore, quelli erano incubi, signore»
EPILOGO
Siamo agli addii. Abbiamo tutti deciso di fermarci qui. Prenderemo un aereo che ci riporterà a casa. Lontano dal mare i Quo-mi perdono il loro potere… Ci abbracciamo l’un con l’altro, ci scambiamo convenevoli, promesse di rivederci da disattendere. Attraversiamo la passerella che ci porta sulla terra ferma. Gli ultimi passi traballanti. Poggio piede al suolo. Com’è stabile… Ho voglia di chinarmi e baciare questo asfalto sporco e logoro. Non lo faccio però. Ci voltiamo per un ultimo saluto. Wey ci osserva affacciato alla murata col suo sorriso benevolo. Greta gli fa “ciao” con la manina, poi gli urla: «Addio Mister O’ Inmare!»
Mister O’ Inmare.
Mi si gela il sangue.
Mister O’ Inmare.
MISTER O’ INMARE.
MISTEROINMARE.
È il titolo di un libro.
Lo so.
Perché lo so?
Ma dove l’ho letto?
Ma certo!
L’ho letto nel monitor! Nel monitor del computer dello scrittore!
E allora capisco tutto.
All’improvviso mi è chiara ogni cosa.
La verità mi schiaccia come un macigno.
Non era un incubo. Ma non era realtà.
Chi sono io?!
Ora lo so.
Sono solamente il personaggio di un libro.
Partorito dalla mente malata di scrittore folle.
Sono il protagonista però. Non è mica da tutti.
Non sono vero?
Forse lo sono più di molti di voi…
The End
THE end
ThE EnD
The END
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