Storia · capitolo 19

CAPITOLO 18

MISTEROINMARE di cesare bille

Mi volto di scatto e inizio a correre sul ponte in direzione delle scale che portano sotto coperta. Inciampo nel cordame e cado in avanti sbucciandomi un ginocchio. Mi rialzo barcollando. Riprendo a correre zoppicando. Raggiungo le scale e scendo i gradini a due a due. Inizio ad aprire tutte le porte. Le cabine sono tutte vuote. Rimane l’ultima in fondo. Metto la mano sulla maniglia, il cuore mi martella nel petto, ho paura ad aprire questa porta. Ho paura di quello che posso trovarci e di quello che posso non trovarci. Esito. L’apro piano, piano, come quando ti servono una mano di poker e scopri le carte lentamente, ad una ad una. Guardo attraverso lo spiraglio. Intravedo Carlo che dorme. Sospiro. Apro ancora un po’. È abbracciato a Greta. Dorme anche lei. Con una manina stringe forte il pigiama di Carlo. Come a volerlo trattenere. Spalanco la porta. Francesca non c’è.

Stavo scrivendo questo pezzo del mio ultimo racconto, quando provai un brivido di freddo. All’improvviso mi sentii solo. Mi voltai in cerca della felpa che avevo lasciato sulla sedia dietro di me. Non c’era più. Non c’era più nemmeno la sedia. Non c’era più niente. La casa era vuota. I mobili spariti. Dense ragnatele pendevano dal soffitto, quasi irreali, come quelle di Halloween. «C’è nessuno in casa?» urlai. «…in casa… casa… asa…» mi risposero quelle mura. Sentii il freddo sotto le piante nude dei piedi. E quella vibrazione. Tornai a guardare il monitor confuso e smarrito. Un brivido mi corse lungo la schiena. Avvertii un senso di instabilità. Mi sembrò che il pavimento ondeggiasse sotto i miei piedi. Tornai a voltarmi. La casa era sparita. C’era solo mare e nebbia. Solo mare e nebbia. Solo mare… e nebbia…

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