Storia · capitolo 16

CAPITOLO 15

MISTEROINMARE di cesare bille

Mi risveglio. È mattino. Credo. La nebbia avvolge ancora la nostra barca come un bambino in fasce. Sono intirizzito dal freddo, mi fa male tutto. Mi metto a sedere a fatica. Il motore borbotta sommessamente. Il ponte è deserto. Il timone è legato con una corda per tenerlo fermo. «Comandante!» urlo con voce roca. Nessuna risposta. L’adrenalina mi dà la forza di alzarmi di scatto, anestetizzando gli acciacchi. «Comandanteeee!» grido graffiandomi la gola. Intravedo una figura umana che si muove agile e sicura tra la nebbia. Sembra provenga dal mare verso la barca, ma probabilmente mi sono solo disorientato e sta giungendo da prua verso poppa. Si avvicina sempre di più, ma senza alcun rumore. Sembra eterea. È Wey. Spegne il motore, poi con voce flautata mi chiede: «Cosa succede ora, comandante?». «È sparito. È sparito! Di sicuro disperso in mare!» blatero io in preda al panico. Wey mi guarda intensamente con quei suoi occhi che sembrano tagli e mi dice: «lo so, lo so, succede…». «Ma non capisci?» lo interrompo io «il comandante! Aiutami a cercarlo!» Un tentacolo caldo mi si avvinghia intorno alla coscia. Ho un tremito. Piego la testa per guardarmi la gamba. È il braccino di Greta che mi guarda con i suoi occhioni da occidentale e mi dice: «che succede papà? Ci hai svegliato.» Mi volto e vedo il resto della famiglia che sta emergendo da sottocoperta. «È sparito il comandante, ho paura che ci abbia abbandonato per sempre. Aiutatemi a cercarlo! Tentiamo!»

Ci mettiamo a perlustrare ogni angolo della barca, io scendo sottocoperta, apro la botola che dà sulla sentina e guardo anche lì sotto. Nulla. Solo quel rumore viscido, vibrante… sfibrante. Si apre la porta di una cabina. Si affaccia una figura femminile, con i capelli lunghi, umidi o unti, che le coprono gran parte del volto, guarda con occhi vitrei e con voce stanca mi chiede: «Che succede ora, comandante?» «Si esatto,» rispondo io «si tratta del comandante: è sparito.» Lei esce dalla cabina e mi si mette di fronte. Ha una canottiera di seta che lascia intravedere il seno. È la Lorda. Inclina un po’ il capo e, riducendo gli occhi a due fessure come per mettermi bene a fuoco, mi dice con voce graffiante: «Ma cosa sta blaterando? È lei il comandante di questa barca!» Io mi scanso un po’ indietro, questa donna mi ha sempre messo soggezione, ma oggi mi fa paura, mi sento mancare il respiro, istintivamente mi porto una mano alla gola e le rispondo: «Ma no! Ma cosa dice! Chieda anche a suo marito e ai bambini! Anzi li chiami, mi ci faccia parlare, dovete dare tutti una mano!» Lei mi osserva profondamente, con occhi trivella, poi dice: «Comandante, io non sono mai stata sposata e non ho intenzione di iniziare oggi. Sono venuta da sola e ho sborsato anche una bella cifretta, per questo viaggio, farò reclamo e avrò indietro i miei soldi in tutti i casi. Anche se lei finge di non essere il comandante. L’ho vista gli scorsi giorni sa? Sempre con le carte nautiche in mano, vicino al timone… è lei il comandante e lei ci deve tirare fuori da questa situazione!» Poi si richiude in cabina sbattendomi la porta in faccia.

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