CAPITOLO 9
Anche stanotte, soprattutto stanotte, nessuno se la sente di dormire in cabina, sottocoperta. Siamo tutti distesi sul ponte dentro i nostri sacchi a pelo. Nessuno dorme. Francesca sta sfogliando una rivista di moda, i bambini giocano all’impiccato. Io sono perso nel turbinio dei pensieri con lo sguardo rivolto al cielo. Ma senza guardarlo veramente. Le stelle sono sfocate e confuse, come zucchero a velo sul pandoro. Le stelle. Sono puntini sparsi da unire con un tratto di penna. Senza una logica apparente. C’è qualcosa che non torna nelle stelle stasera. Ora mi rendo conto: non vedo Orione. Non riconosco neanche una costellazione stasera. Sento l’angoscia crescermi dentro. La “Stella del sud”! Dov’è? Non la vedo nel cielo stanotte! Come farà il comandante a orientarsi? Poi quell’urlo agghiacciante. Un urlo prolungato, disperato, acutissimo. Viene da poppa. Ci alziamo tutti insieme e corriamo da quella parte. È Lardino. È lui che ha urlato. Ha gli occhi sgranati come bersagli, l’incarnato pallido come la morte, le mani sul viso come artigli affilati. «L’ho visto! L’ho visto!» grida «È sotto la barca! È gigantesco, mostruoso!» Il padre gli va incontro e lo prende in braccio. Lardino scoppia in un pianto dirompente, sulle spalle del Lordo. Ha gli occhi chiusi come saracinesche. Non vuole più guardare. Noi tutti ci sporgiamo dal bordo di poppa e guardiamo giù, tra le onde e la schiuma della scia. Io non vedo nulla. No, forse un’ombra. Gigantesca. Sembra nuotare sinuosa sotto la barca. «Cos’era? Cos’hai visto?» chiede insistentemente il padre a Lardino. «Era enorme papà! Aveva dei tentacoli lunghissimi e con quelli cercava di arrampicarsi sulla barca. E ci stava riuscendo! Gli ho visto gli occhi. Neri come il buio, papà!» Il comandante si fa largo tra la folla, si affaccia al parapetto, perlustra la zona sotto la barca, poi ci tranquillizza: «È solo l’ombra della barca. Il bambino avrà scambiato il cordame per dei tentacoli. Non è niente, tornate tutti a dormire.» Pian piano il gruppo si disperde. Io mi attardo a poppa a fissare la scia. Accanto a me è rimasto solo Wei, il marinaio orientale che guardando l’orizzonte dice qualcosa che non capisco bene: «Succede sempre così. Sono… i… quo… mi…» Vorrei chiedergli spiegazioni ma sento Carlo che mi chiama: «Papà… dai vieni!» Mi volto per rispondergli: «Arrivo…» e quando mi giro verso Wei, lui non c’è più.
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