Storia · capitolo 28

Ricominciare

La Grande Casa di Samy


I primi tempi all’esterno della grande casa furono i peggiori. La situazione della mia famiglia era migliorata: le discussioni si erano ridotte di molto con la morte dei nonni e avvenivano solo tra mia madre e il suo compagno, mio fratello viveva ormai sotto l’effetto dei farmaci ed era più tranquillo. Eppure, in casa continuava a regnare il disordine e il pulito rimaneva un tabù insormontabile. Non era facile per me riabituarmi a tutto questo, perché ormai non avevo una via di fuga, nemmeno part-time. Per anni avevo vissuto due vite parallele, completamente diverse tra loro: quella di Aradia, l’identità fittizia, fatta di apparenza e di finta serenità, ma dotata di grande forza e determinazione e protesa verso il futuro; quella di Samantha, l’identità ufficiale, fatta di disordine e caos interiore, ancora fragile e legata al dolore del passato. Ora Aradia non c’era più e aveva portato via con sé Nergal e gli unici veri amici che avessi mai avuto, lasciandomi soltanto la paura di subire ritorsioni per l’uscita dalla setta.

Mi sentivo sola in un mondo che vedevo pieno di caos e del quale avevo pochi tristi ricordi: le porte chiuse in faccia, i miei pianti e le richieste di aiuto mai ascoltate. Per fuggire da quella solitudine e da quei ricordi, in quei primi mesi fui tentata molte volte di scappare e tornare alla grande casa. Compresi il gesto di Astaroth e la triste fine di Bael: erano crollati sotto il peso del mondo esterno ed erano stati uccisi dal loro isolamento. Il vincolo del nostro legame ci aveva reso incapaci di creare relazioni con altri al di fuori di noi stessi. Così presi le decisioni più sbagliate: alcool, fumo, relazioni superficiali... Scivolai e mi feci male molte volte, fino a quando, anche se barcollante, mi rialzai e chiesi aiuto. E questa volta il mondo degli adulti mi ascoltò.

Entrai in terapia. In quel percorso elaborai la mia vita dall’inizio: compresi il mio dolore, mi liberai dalla necessità di mentire per nascondere chi fossi e imparai a sentirmi libera di dire: «La mia vita è un caos e in questo momento non me la sento di parlarne.» Imparai a distinguere le relazioni sane da quelle malate, a dare il nome giusto alle mie emozioni e sciolsi il legame tra sesso e sangue. In quelle sedute trovai il mio equilibrio: riuscii a far incontrare Aradia e Samantha e anche a perdonare mia madre, dopo aver riconosciuto e accettato la sua patologia. Costruii un bel rapporto con le mie sorelle, mentre purtroppo mio fratello finì ricoverato in una struttura e morì giovane a causa di un tumore. L’unico conforto fu saperlo finalmente felice a fianco dei nonni.

Ripresi gli studi, strinsi nuove amicizie, cambiai diversi lavori e poi finalmente trovai la mia strada. Mi sentivo realizzata e finalmente avevo trovato un equilibro e il mio posto nel mondo. Dopo anni di terapia, mi rimaneva solo un grande cruccio: non sapere che fine avesse fatto la bambina con le trecce lunghe, che amava giocare con i bottoni e leggere le fiabe, a cui avevano strappato i sogni e l’infanzia. Per lei provavo grande nostalgia.

L’aspetto sentimentale fu lo scoglio più grande da superare: l’immagine di Nergal restava fissa nella mia mente, a volte mi sembrava di sentire il suo profumo sulla mia pelle. In ogni relazione temevo di ritrovare una parte di lui e, al contempo, lo desideravo. Era come se il suo fantasma mi accompagnasse sempre e questa sua costante presenza, unita alla paura di raccontarmi alle persone, mi portò a rovinare molte storie. A volte, mi sentivo rimproverare la mia freddezza o la mia assenza, ma più spesso ero proprio io che, dopo il primo incontro, rifiutavo un secondo appuntamento. La verità è che avevo paura di aprirmi e di vivere quella intimità, di non essere accettata e amata a prescindere da chi ero stata, di non ritrovare quella sicurezza che con Nergal avevo vissuto.

Solo il tempo mi ha dato la possibilità di rendermi conto che tra noi c’era un legame nato per aderire ad una ideologia e che io avevo idealizzato un sentimento che non era vero amore.

 

 

 

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