Storia · capitolo 27

L'ultimo cerchio

La Grande Casa di Samy


Ci recammo nelle nostre stanze per recuperare tutte le cose che ci erano appartenute in quegli anni. Non erano cose di valore, ma erano sicuramente le cose più importanti per noi, e le avevamo conservate lì perché sapevamo che in quella casa erano al sicuro.

Non era così che avevamo immaginato quel passaggio e, per quanto ci fossimo preparati mentalmente, eravamo talmente confusi ed emozionati che ci muovevamo in modo impacciato tra le stanze, come se ci trovassimo in un posto nuovo. Nergal era estraneo a tutti i nostri preparativi, lo sentivamo andare e venire dallo studio alla cucina e, per paura che potesse cambiare idea, facemmo tutto molto rapidamente.

Arrivati alla porta, Lamashtu trovò il coraggio di chiedere il permesso di prendere uno dei cuccioli di cane che aveva visto in cantina. Ci fu un attimo di silenzio, per paura che il suo gesto fosse visto come una ennesima provocazione, ma quando ci spiegò che avrebbe sempre voluto avere un cane, lo fece in modo tale che fu chiaro il suo desiderio sincero. La prendemmo tutti sul ridere, ora non doveva più sgozzarli e poteva finalmente goderselo. Allora Nergal scese in cantina e tornò su con una cucciola, era il suo modo di fare pace con tutti noi. Ci abbracciò uno per uno, senza parlare. Qualunque parola sarebbe stata fuori luogo, troppo pesante o troppo inutile: tutto il nostro viaggio si concludeva così, lasciandoci in bocca un retrogusto amaro, finalmente diverso dal sangue...

Uscimmo tutti insieme da quella casa. Lungo il viale, Arimon suggerì di lasciarci così, senza che nessuno di noi sapesse nulla dell’altro e senza rivederci mai più. A suo dire, solo così potevamo sperare di andare avanti e dimenticare; rimanere in contatto ci avrebbe impedito di riprendere in mano la nostra vita, riportando sempre la nostra mente a quei momenti.  Marbas allora lo canzonò: «Ehi, il saggio sono io! Dove hai preso quest’idea?»

In effetti, queste parole erano il frutto del suo percorso con una psicologa, intrapreso ormai da qualche mese. Ora poteva dirlo, senza paura che Nergal gli impedisse di andarci. Arrivammo tutti insieme al cancello e, prima di lasciarci, ci prendemmo per mano e ci mettemmo in cerchio un’ultima volta.

Poi, uno ad uno, andammo via. Arrivai con il mio motorino fino in fondo alla strada. L’auto di Lamashtu mi affiancò, lui scese dalla macchina e si avvicinò. Lo guardai e mi sembrò diverso, sembrava aver perso di colpo il suo modo di fare irritante e polemico. Per la prima volta era sereno e sorridente.

 

E mi diede un bacio, il secondo... 

«Prenditi cura di te bimba.»

Lo guardai e gli sorrisi, era veramente bello.

«Comunque, io sono Samuele!»

«Piacere di conoscerti Samuele. Io sono Samantha»

 

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