La lite
Dopo l’episodio del cimitero, ero più che mai convinta che le azioni che avevo compiuto con il maestro mi avessero resa un mostro e che non potessi più essere in grado di soffrire e provare sentimenti umani. Quindi non mi presi tempo per il mio dolore, perché lo ritenevo una farsa, e non piansi più per tanto tempo. Passavo le notti insonni e trascorrevo i giorni assorta più nei miei pensieri che nella vita quotidiana. Avevo perso anche l’ultimo filo che mi teneva legata alla vita “normale”. Afflitta dall’aver riflettuto su chi fossi diventata e dopo aver concluso di essere ormai una persona ignobile, pensai che l’unico posto che mi si addiceva era “la grande casa”. Quando ritornai da loro, il maestro mi accolse con aria di sufficienza e mi provocò dicendo: «Ti sei degnata di venire, alla fine...»
Ero nervosa, stanca e stavo sicuramente risentendo di tutto quello stress che mi era caduto addosso negli ultimi giorni. Non gli diedi modo di dire altro e lo assalii: «Non fare lo stronzo con me, non sono qui per te o per i tuoi sabba. Sono qui solamente per loro.» Indicai con lo sguardo i ragazzi, che erano tutti lì in salotto. Kore mi si affiancò e mi prese la mano per allontanarmi da lui, ma Nergal mi si parò davanti, visibilmente in collera. «Che cosa mi hai detto?» Non mi feci intimorire, anzi mi alterai ancora di più. Ero furiosa, mi sentivo incastrata: mi trovavo in quella stanza solo perché non potevo essere altrove, ma non avrei voluto stare lì. E poi c’era Lamashtu, che aveva fatto crescere il mio senso di colpa verso i ragazzi, come se non bastasse quello che avevo verso i nonni. In più, ero l’unica a sapere che ormai si stava avvicinando l’ultimo tassello dell’iniziazione, e questo mi terrorizzava.
Esplosi come una bomba, senza pensare alle conseguenze. «Ti ho detto di andare a farti fottere!» A questo punto, anche gli altri si avvicinarono, attratti dalla discussione. Kore cercava ancora di allontanarmi ma, più sentivo che mi stringeva il braccio, più mi innervosivo. Lamashtu intervenne e cercò di mediare: «Aradia, che ti prende? Nergal, calmati! La ragazza è fuori di testa, avrà il ciclo!» Le sue parole, come sempre prive di tatto, non servirono a nulla, anzi mi caricarono ulteriormente. Non guardavo più chi avevo di fronte, a quel punto volevo solo andare via da lì e non tornarci più! E, proprio come un leone in gabbia aggredisce chiunque si avvicini alle sbarre, io feci altrettanto.
Il primo che ne fece le spese fu proprio Lamashtu: gli lanciai addosso uno dei suoi vasi di ossa e urlai: «Fatti i cazzi tuoi!» Il secondo fu Nergal: quando cercò di fermarmi, reagii tirandogli prima uno schiaffo e poi una serie di calci, inveendo contro di lui: «Tieni giù le mani bastardo!» Poi toccò a Marbas e Arimon, quando cercarono di bloccarmi li colpii con oggetti presi a caso. A quel punto, Kore sbiancò e Behemoth la prese per le spalle e la allontanò da me. Lo stesso fecero gli altri sventurati e così ritrovai intorno a me un po’ di spazio e mi sentii meno braccata.
Tirai dei lunghi sospiri e poi salii in camera. Nergal mi corse dietro, mi raggiunse, chiuse la porta a chiave e pretese spiegazioni in merito al mio atteggiamento. Mantenne comunque il controllo e mi chiese se avesse fatto o detto qualcosa che mi aveva ferito, o se il sabba dell’iniziazione al sesso avesse a che fare con la mia reazione. Voleva la verità su come mi sentivo ma la rabbia che provavo in quel momento superava di gran lunga la paura. Quindi lo attaccai di nuovo.
«Dannazione alla tua presunzione di merda! Sei qui a chiedermi se aver scopato con te mi abbia ferita o disturbata, ma davvero non ti rendi conto che il vero problema non sei tu, ma quello che rappresenti? Guardati! Sei qui, in piedi davanti a me, con il tuo fare da grande maestro... ma in realtà non sei nessuno! E io sono stanca di te e di tutto il resto!»
A quel punto esplose e inveì contro di me e contro le mie scelte degli ultimi giorni, ritenute dal suo punto di vista lesive e pericolose per l’incolumità del gruppo. Infine, aggiunse che non avrebbe più accettato un tale atteggiamento e che, se si fossero ripetuti simili episodi, ci sarebbero state delle conseguenze per me.
Dopo qualche secondo passato a scrutarci, girai le spalle e mi diressi verso il bagno. Passandogli accanto lo spintonai con rabbia. Nergal mi prese il braccio e io tentai di dargli uno schiaffo, ma questa volta parò il colpo. Lo fissai ancora negli occhi: per quell’uomo provavo rabbia, rancore e… amore
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
LETTERA ALLA MAREA
LETTERA ALLA MAREA Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita. Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, ca
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Un insolito viaggio di andata e ritorno
È la storia di Olivia giovane scrittrice freelance, che non riesce più a scrivere storie emozionanti. La sua editrice le dice che deve ritrovare la sua vena perché i suoi personaggi, nelle ultime storie, avevano perso carattere. Le consiglia di andare in mezzo
Codice aperto- L'algoritmo a palazzo
CODICE APERTO- L’algoritmo a PalazzoSono le 9 di lunedì 13 aprile quando accendo il registratore davanti al municipio. Il cartello con il nome del nuovo sindaco è già affisso all'ingresso: Alba Rizzo. Lo leggo ad alta voce, per verificarne la consistenza. Ness