La scelta
Durante la settimana successiva, fui sopraffatta dal pensiero che avrei dovuto sottostare a quella prova anch’io: iniziai a stare male, mi venne la febbre e decisi di non curarmi, sperando così di allontanare quel momento il più possibile. L’idea di fare sesso davanti a tutti mi faceva rabbrividire, anche fantasticando di farlo con Lamashtu. Erano trascorsi anni da quel timido bacio e avevo più volte pensato a quel momento e a quello che avrebbe potuto succedere tra noi, ma mai in un contesto di ritualità come quello che avevo visto tra i ragazzi. Cercavo di immaginare con chi avrei dovuto affrontare la prova, ma nessuna delle possibilità mi tranquillizzava.
Tolti Arimon e Behemoth, mi restavano solo due opzioni, a meno di qualche sorpresa del maestro. Marbas, nonostante fosse già diventato un giovane uomo dal fisico allenato e ben curato, ai miei occhi non aveva niente di affascinante se non la sua simpatia e il suo carattere. Lamashtu, beh... lui era veramente sbocciato e il tempo gli aveva regalato un fisico tonico e muscoloso e anche un bel viso. L’aria da cattivo ragazzo, però, e il suo carattere impossibile continuavano a renderlo irraggiungibile. Mi chiedevo se avremmo avuto la possibilità di scegliere o se il compagno ci sarebbe stato imposto e poi mi dicevo che, pur potendo scegliere, dovevo considerare anche la preferenza di Kore. Sapevo che a lei piaceva Lamashtu fisicamente ma che detestava il suo modo di fare, mentre aveva sempre avuto un debole per Marbas e, anche ora che era fidanzata, questa cosa non era cambiata. Una sera in camera mi aveva confessato: «Un giro lo farei giusto per togliermi lo sfizio».
Quando ci ritrovammo per il week end nella grande casa, affrontai l’argomento con Kore e scoprii che lo stesso cruccio affliggeva anche lei che però, a differenza mia, era molto eccitata dalla questione “sesso e sangue”. Tra me e me, mi domandavo in quale parte del suo cervello fosse finito il suo ragazzo, ma evitai comunque la domanda diretta. Alla fine, ci ritrovammo a fare le stesse considerazioni e arrivammo alla stessa conclusione: se avessimo potuto scegliere, lei avrebbe preferito Marbas e io Lamashtu. Restammo d’accordo così, sperando che anche a loro sarebbe andata bene la nostra decisione.
Questo compromesso non mi rendeva del tutto tranquilla, restava comunque il pensiero di fare sesso davanti a tutti: volevo a tutti i costi parlarne con Nergal e, appena intravidi la possibilità, la colsi. Appena mi vide entrare nel suo studio, mi chiese se fossi lì per dirgli che volevo scegliere personalmente il mio compagno di sabba, senza nemmeno girarsi a guardarmi. «Ovviamente, maestro!», risposi usando un tono volutamente sarcastico per farlo irritare: se voleva giocare a rialzo, quella sera ero pronta! Nergal credeva sempre di sapere cosa stavano pensando gli altri e quel suo atteggiamento da saccente mi mandava in bestia. «Ti volevo avvisare che ho scelto e non intendo cambiare idea: o si fa a modo mio, o io non parteciperò a nessun sabba!» A questo punto avevo la sua attenzione: smise di fare quello che stava facendo e mi fissò con occhi sottili. «E cosa ti fa pensare di avere il diritto di scegliere cosa puoi o non puoi fare?» Ormai lo conoscevo, si era innervosito e si stava preparando a contrattaccare. Lo guardai dritto negli occhi e, avvicinandomi alla scrivania, risposi: «Me lo sono presa da sola il diritto, perché è il mio corpo e decido io a chi darlo.» Ero davvero determinata, la tensione di quella settimana mi aveva caricato come una molla. Estrassi il pugnale e glielo puntai alla gola. Il suo atteggiamento mutò immediatamente e mi rispose: «Dimmi cosa vuoi.» Avevo ottenuto ciò che volevo, non potevo perdere quell’occasione: «Hai due opzioni: o te, o Lamashtu» dissi con fermezza e Nergal rispose: «Bene, Aradia, parlane con Lamashtu e fammi sapere. Se ci fossero dei problemi da parte sua, sarò lieto di sostituirlo. Oppure, se lui vuole, potresti averci anche tutte e due. Comunque, stasera non tocca a voi.»
Uscii dalla stanza pensando di aver ottenuto una vittoria. Oggi so che non fu così, che il suo fu solamente il modo di trovare un compresso. Stavamo per compiere il penultimo passaggio del nostro percorso di adepti e un altro conflitto tra lui e noi – o tra noi ragazzi – avrebbe rappresentato un’ulteriore perdita di tempo o, peggio, la fine del gruppo. E il maestro, di tempo, non ne aveva più e non poteva permettersi di perderci. Ma io questo ancora non lo sapevo.
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