Storia · capitolo 14

La notte

La Grande Casa di Samy


Quella notte, nonostante le sue proteste, Nergal mise Kore a dormire in stanza con Bael, Arimon e Marbas. Poi entrò nella mia stanza e si sdraiò a fianco a me. Riprendemmo a parlare della scomparsa di Nahenia, del vuoto che provavo dopo la sua morte e di come mi sentivo nella casa. Nel suo atteggiamento, percepii un’apprensione sincera e il desiderio di prendersi cura di me come persona, per la preoccupazione che io soffrissi così tanto da volermi allontanare o da farmi ancora del male. Non ero in grado di vedere anche il suo timore di perdere un’adepta.

Mi ritrovai nel suo abbraccio caldo: non piangevo più ma il sonno ugualmente tardava ad arrivare. Sentivo il suo respiro tra i miei capelli e, con la testa appoggiata sul suo petto, potevo anche sentire il battito del suo cuore, regolare e invariabile come le sue espressioni. Capivo che qualcosa dentro di me si stava risvegliando. Da anni, il solo pensiero che un ragazzo mi toccasse mi dava la nausea: avevo troppa paura degli uomini per accettare un contatto fisico, non sarei mai riuscita a reggere un’altra volta quel tipo di dolore. Ma quella sera, tra le sue braccia, sentivo il desiderio rinascere dalle mie viscere.

Amare Nergal sarebbe stato decisamente più facile: lui sapeva tutto, non mi avrebbe mai delusa, non lo aveva mai fatto in tutti quegli anni. Lo abbracciai ancora più forte, chiusi gli occhi e sentii il profumo della sua pelle entrarmi dentro. Sentivo il suo respiro sul mio collo, caldo e inebriante e, allo stesso tempo, sentivo il suo petto sollevarsi e premere sempre di più contro il mio. La sua voce mi risvegliò da quel turbinio di emozioni e sensazioni che ormai viaggiava come un treno fuori controllo, salendo dal basso ventre su fino ai miei giovani seni. «Non è ancora giunto il momento, presto staremo insieme».

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