Racconto
Quando il paese di Valverde, un piccolo borgo ai piedi dell'Etna si addormentava, il rumore più forte era quello del treno delle 22,17 che attraversava la valle senza fermarsi. Una mattina però il capostazione Ernesto trovò qualcosa di insolito sulla banchina: un elegante orologio da tasca in argento fermo esattamente alle 22,17. Poco più avanti, vicino ai binari, giaceva il corpo dell'avvocato Carlo Russo, uno degli uomini più ricchi del paese. I carabinieri conclusero in fretta che si fosse trattato di una rapina finita male. Ma la giornalista di cronaca nera Elisa Messina, che conosceva bene il paese e i suoi abitanti, non era convinta. L'orologio era troppo prezioso per essere stato dimenticato da un rapinatore inoltre il portafoglio della vittima era ancora nella tasca della giacca con tutto il denaro. Elisa iniziò a fare domande. Scoprì che la sera precedente Russo aveva cenato con tre persone: il farmacista, il notaio e il proprietario del vecchio albergo. Tutti dichiaravano di essere rientrati a casa prima delle dieci. Ma c'era un dettaglio che nessuno sembrava notare. Il treno delle 22,17 non si fermava mai a Valverde eppure un testimone disse di aver visto Russo salutare qualcuno sulla banchina proprio a quell'ora. Perchè aspettare un treno che non si sarebbe fermato? Elisa consultò il vecchio orario ferroviario custodito nell'archivio della stazione. Sfogliando alcuni documenti impolverati trovò una nota: una volta al mese il treno effettuava una fermata straordinaria per consentire il passaggio di un convoglio merci eccezionale. Quella notte era proprio una di quelle rare occasioni e qualcuno lo sapeva. Continuando le indagini Elisa notò che il notaio portava sempre un orologio identico a quello trovato sulla scena del delitto. Quando glielo fece notare l'uomo impallidì. "Il mio orologio? L'ho perso qualche giorno fa" Ma era una bugia. L'orologiaio del paese confermò di aver riparato proprio quell'orologio il giorno precedente. Messo alle strette il notaio confessò. Da anni falsificava documenti insieme all'avvocato Russo. Quella sera avevano litigato perchè Russo voleva denunciare tutto e consegnarsi alla giustizia. Il notaio gli diede appuntamento alla stazione con la scusa di fuggire all'estero approfittando della fermata straordinaria, lo aveva colpito alle spalle e, nella fretta, aveva perso l'orologio che, nell'urto, si era fermato segnando per sempre le 22,17. Il caso fu risolto e il notaio arrestato. Da allora ogni volta che il treno delle 22,17 attraversava Valverde gli abitanti osservavano un minuto di silenzio per ricordare ciò che era successo. Morale: a volte i colpevoli non lasciano grandi indizi e infatti, come in questo caso, ne basta uno solo purchè qualcuno sappia vederlo.
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