CAPITOLO DUE
I GEMELLI LUCIARELLI
Roberto e Luca Luciarelli avevano da poco compiuto 18 anni, erano nati a gennaio poco dopo capodanno. La loro famiglia era proprietaria di due grandi ditte di costruzioni e nella vita da un punto di vista economico non gli era mai mancato nulla. Vivevano in una grande villa a Borgo Po.
Appena maggiorenni e ancora senza patente avevano ricevuto dai loro genitori due macchine per le loro serate. Erano alti, biondi e il fisico slanciato era aiutato anche dalla sala pesi che avevano in una delle loro stanze della loro immensa abitazione.
Non gli mancavano le donne anche se nonostante l’aspetto fisico identico Luca spesso rimaneva solo e il suo carattere timido lo metteva da parte e molte ragazze si lanciavano su suo fratello gemello. Luca non ne soffriva perché loro era dei gemelli omozigoti, particolari, unici del loro genere. Riuscivano a provare le stesse emozioni anche se distanti. Così quando Luca stava in camera da solo veniva travolto dalle sensazioni fisiche del fratello. Le viveva anche lui, se pur lontani. Se Roberto cadeva, anche Luca percepiva la caduta e provava lo stesso dolore fisico. Era una situazione particolare nel suo genere e avevano deciso di non parlarne con nessuno. La loro simbiosi si esprimeva solo durante forti sensazioni fisiche, non era mentale. Anzi spesso i due non si capivano. Parevano parlare lingue diverse. Non sapevano leggersi nella mente e se trascorrevano una giornata tranquilla senza particolari turbamenti si dimenticavano l’uno dell’altro. Trascorrevano il loro tempo libero spesso separati con interessi opposti. Luca amava la montagna e spesso faceva trekking nel monte Musinè ed usciva poco la sera. Invece Roberto si svegliava il pomeriggio dopo aver trascorso le sue serate tra i vari locali nei centri storici e ritornava a casa a notte fonda. Spesso aveva usato il fratello per superare gli esami. Era facile: il loro aspetto era identico. Alti entrambi un metro e ottanta, avevano lo stesso viso ovale con la stessa carnagione olivastra che risaltava i loro occhi verdi smeraldo, i capelli erano di un castano chiaro con sfumature color caramello. Indossavano spesso gli stessi capi, facilitati dalla stessa taglia e dagli stessi gusti. Avevano un tono di voce simile, Luca per via della timidezza a volte parlava a bassa voce con un ritmo lento, invece Roberto era sempre incalzante e aveva un volume più alto. Però il suono era identico. Inoltre entrambi amavano uno stile casual minimale con abiti di qualità, di stoffe pregiate che pur rimanendo semplici nei colori e nella forma, risaltavano la loro figura fisica. Questo gli permetteva di scambiarsi negli esami, Luca era quello più bravo. Non era eccellente ma a differenza del fratello raggiungeva facilmente la sufficienza e studiava prima degli esami. Per questo andava lui quando poteva a sostenere gli esami orali del fratello. In quel frangente fingeva di essere lui anche con sé stesso e riusciva ad approcciare le donne con più facilità.
CAPITOLO TRE
IL BALLO
L’ anno scolastico stava per concludersi e come ogni anno a fine giugno veniva organizzato un ballo scolastico. Anche se non c’era l’obbligo di andare accompagnati, Virginia immaginava di poterci andare con Roberto. Fantasticava che lui potesse chiederle di essere la sua damigella. Sapeva che era impossibile. La cosa più triste e che nessuno l’avrebbe sicuramente invitata. D’ altronde non aveva nulla da indossare e quindi si arrese all’ idea che come tutti gli anni sarebbe rimasta a casa. Sua madre, Teresa la sorprese portandole un vestito elegante nero “Mamma che cos’è?” Chiese incuriosita. Era un tubino nero, ornato da perline dorate ai bordi e all’ altezza della vita. Un vestito classico, che Virginia non aveva mai indossato. La stoffa di cotone era morbida, Lo teneva in mano come un oggetto prezioso e raro. Non aveva nessun vestito nel suo armadio. “È per il ballo non vorrai andarci così conciata! L’ho preso al mercato dell’usato, questo abito potrai indossarlo anche quando comincerai a lavorare per un’importante ditta. Ho visto la tua pagella sono davvero orgogliosa di te!” Virginia sospirò “Grazie mamma, non ho nessuno che mi accompagna. Non penso che ci andrò ma posso indossarlo quando lavorerò in un ufficio!”
Teresa le accarezzò i capelli “Se continui a deprimerti, sicuramente! Perché non te lo provi e poi vai da tua zia Elisa, ha fatto l’estetista per anni, fatti insegnare a truccare il viso e sono sicura che qualsiasi ragazzo dopo vorrà venire con te al ballo. Devi valorizzarti, hai un bel viso e un fisico magro. Non devi nasconderti!” Virginia ci pensò un po', anzi per qualche giorno. Sua madre aveva ragione, doveva reagire, fare qualcosa. Un paio di giorni prima del ballo andò da sua Zia Elisa per farsi truccare. Ella le pitturò il viso per qualche ora, e il risultato era strabiliante nonostante avesse addosso una tuta con il volto valorizzato dal make-up pareva un’altra persona. I suoi occhi sembravano brillare e la sua bocca sembrava voluminosa. Forse sua madre aveva ragione, non doveva nascondere la sua bellezza, era ora di mostrarla! Mentre stava rientrando a casa vari ragazzi la guardarono ammirati, qualcuno con il motorino le fischiò e le urlo “Bellissima”. Fu allora che ebbe un’idea: sarebbe andata nella villa di Roberto e gli avrebbe proposto di andare al ballo insieme. Avrebbe tentato, si sentiva più sicura di sé. Così deviò il suo cammino e andò a Borgo Po.
CAPITOLO QUATTRO
L’INCONTRO
Arrivo alle 18,30 mentre suonava il campanello iniziò a pentirsi. “Che cosa gli avrebbe detto esattamente? Se non era in casa? Se stava con un’altra ragazza?” Mille dubbi la tormentarono. Stava per andarsene quando gli rispose il maggiordomo. “Mi dica signorina” Si ricordò improvvisamente che c’era il videocitofono e potevano vederla. “Sono una compagna di scuola di Roberto, volevo dirgli una cosa se è in casa”. La sua voce tremava come le sue mani.
Il maggiordomo aprì il cancello. Sì era in casa. Il cuore le palpitava, le mani le ondeggiavano nervose, l’ansia la divorava mentre avanzava nel giardino. Andava incontro alla porta. Roberto l’aspettava incuriosito “Ci conosciamo in che classe sei? “Le chiese subito interessato. Virginia sgranò gli occhi “Siamo nella stessa classe sono Virginia!” Rispose quasi infastidita. Il make-up poteva valorizzare un viso, renderlo più gradevole ma non era un’operazione di chirurgia estetica com’ era possibile che non sapesse chi fosse? “Davvero! Non ti avevo riconosciuto così ben sistemata! Vieni andiamo in camera. “Le propose. Virginia lo seguì stupita dalla grandezza di quella villa, attraversarono un lungo corridoio. C’ erano tante stanze le sembrava quasi un albergo. Il pavimento di marmo ero di un beige dorato che pareva ingrandire ancora di più le pareti con i suoi riflessi. Si chiese a cosa servivano, quante persone ci vivevano. La stanza di Roberto era all’ incirca di venti metri quadri, con un grande armadio e una libreria povera di libri e piena di gadget e cassette dei videogiochi. Il letto matrimoniale, la scrivania piena di cianfrusaglie e vestiti buttati a letto. C’era anche una piccola poltrona e una grande tv appesa sul soffitto. “Vieni!” Le disse in modo perentorio e la buttò letteralmente sul letto. “Vediamoci un film ti va?” Le propose eccitato. Virginia iniziò a sentirsi a disagio. Aveva immaginato tante volte quel momento ma non era come aveva pensato. Il suo atteggiamento spavaldo lo faceva apparire meno carino e anche le sue emozioni non erano le stesse che pensava avrebbe provato. Erano più un misto di disagio e paura. Tentò di rialzarsi. Lui le bloccò le spalle. “Guarda non ho tempo, mi farebbe piacere era passata solo per chiederti del ballo se avevi già una compagna con cui partecipare.” Mormorò la ragazza. “Vuoi venire con me? “Chiese in maniera ironica mentre cominciava a baciarle il collo. “Te lo devi meritare!” Blaterò con voce autoritaria spingendola sul letto e iniziando a toccarle il seno e tutto il resto del corpo. “No, smettila! Non voglio! Non mi interessa più del ballo lasciami stare!” Urlò Virginia. Lui la ignorò cercando di toglierle i calzoni mentre se li teneva su con le mani che le tremavano. Era vergine e non voleva che questa situazione cambiasse a seguito di una violenza. Il terrore cominciò a percorrerle tutto il corpo. “Lasciami stare! Non voglio!” Continuò a urlare. Roberto la schiaffeggiò, “È inutile che urli, troia, non ti sente nessuno. Le pareti sono insonorizzate. Che ti aspettavi quando sei entrata in camera mia? Inutile che fai la santarella. Sei venuta qui per venire a letto con me. Ti darò questo privilegio. Domani potrai andare dai tuoi amici straccioni, e vantarti dicendo che sei stata con me. Non ti aspettavi davvero che che uno come me potrebbe mai andare al ballo insieme a te. Una poveraccia, con un po' di trucco sei anche carina ma rimani sempre una stracciona con questi vestiti di due soldi.” Virginia si raffreddò per qualche istante gli permise di continuare e gli fece sfilare i pantaloni della sua tuta. Improvvisamente non gli appariva più così bello e affascinante. Gli sembrava un mostro che stava approfittando della sua ingenuità. Una rabbia profonda le pervase le viscere e la destò dal suo ammutinamento. “Basta!” Berciò infuriata e con tutta la forza che aveva lo spinse via, facendolo scivolare dal letto. Velocemente rimase i pantaloni della tuta e stava per andarsene quando lui le prese il braccio, torcendolo “Puttana che pensi di fare? Sono io che decido quando andare!” Blaterò con gli occhi iniettati di sangue. “Lasciami!” Urlò Virginia e con l’altro braccio libero prese un cuscino e glielo buttò in faccia. Poi si gettò con tutto il corpo sul suo viso. Gli teneva premuta la testa usando tutte le gambe e in particolar modo i ginocchi premuti sul cuscino. Roberto fece resistenza per qualche minuto, poi lasciò il braccio a Virginia. Il dolore dell’arto era comunque fortissimo. La ragazza continuò a spingere il cuscino, non sapeva quantificare il tempo che rimase così. Era sconvolta, nulla era stato uguale ai suoi romanzi. Tutto era orribile e iniziò a piangere, a un certo punto si alzò e vide che Roberto non si muoveva più. Era immobile. Tolse il cuscino e lo rimise a posto.
Andò via correndo, forse era solo un brutto sogno.
Qualche metro più avanti Luca stava leggendo un romanzo di fantascienza nella sua stanza, quando improvvisamente gli mancò l’aria. Si sentiva soffocare come se stesse affogando. Il suo ultimo pensiero prima di morire fu “Virginia Blake ti amo!”
Lorena Zaratti scritto nel luglio 2026
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