Storia · capitolo 1

PROLOGO

L'IRA DEL GUERRIERO di Frances Gore

Anno Domini 1067.

 

L’Inghilterra era un regno spezzato, le sue terre divise tra coloro che giuravano fedeltà al nuovo sovrano, Guglielmo il Conquistatore, e coloro che lottavano per preservare ciò che rimaneva del vecchio ordine. La vittoria normanna ad Hastings aveva scosso la nazione, ma le ribellioni ribollivano ancora come fuoco sotto la cenere. Castelli e villaggi diventavano polvere sotto il peso delle armate conquistatrici e il sangue dei guerrieri macchiava i fiumi e i campi.

Ashenvale, arroccata su una collina che sovrastava la nebbiosa vallata, era uno degli ultimi baluardi della resistenza sassone. L’antico castello, con le sue mura nere come l’onice, custodiva non solo l’eredità di un casato nobile, ma anche il destino di chi vi abitava. Lady Ashlynn, la più giovane figlia del signore di Ashenvale, osservava spesso la valle dalla torre più alta, mentre un vento gelido che spirava da nord le sferzava i capelli dorati. La sua bellezza era radiosa, ma non era solo il volto a definirla: Ashlynn aveva un animo forte, un cuore ribelle che non si piegava facilmente. Amava la sua terra e il suo popolo ed era disposta a sacrificare tutto per proteggerli. Tuttavia, la sua giovinezza le aveva negato l’esperienza per comprendere appieno la ferocia del nemico che si avvicinava.

 

Dall’altra parte della valle, Ravulf preparava le sue truppe. Il comandante normanno era un uomo di poche parole, ma ogni ordine che impartiva risuonava con una chiarezza cristallina. La sua figura era leggendaria: alto, con capelli scuri come la notte e occhi grigi che sembravano penetrare l’anima. Ravulf era un uomo temprato dalla guerra e portava con sé il marchio delle battaglie passate: cicatrici visibili e altre più profonde, nascoste nel suo cuore. Ma le battaglie non avevano mai scacciato le ombre che lo tormentavano. Dentro di lui viveva un segreto, un’eredità oscura che lo isolava anche dai suoi compagni più leali.

Non era la conquista a guidarlo, ma la fedeltà al suo re. Guglielmo gli aveva affidato un compito preciso: prendere Ashenvale e sposare la figlia maggiore del signore, assicurando così un controllo saldo sulla regione. Per Ravulf, era un dovere da adempiere, un altro sacrificio per il regno normanno. Ma non sapeva che la giovane donna che avrebbe trovato tra quelle mura non sarebbe stata solo una pedina nel grande gioco di potere.

 

Intanto, nella sala grande di Ashenvale, lord Cedric camminava avanti e indietro, le mani intrecciate dietro la schiena e il volto solcato dalle preoccupazioni. Lady Cerys lo osservava in silenzio, seduta accanto al grande focolare. La donna, con il suo sorriso gentile e i capelli scuri ormai venati d’argento, era la sua consigliera più fidata.

“Ashenvale ha visto altre guerre,” disse lei, con una voce che cercava di infondergli calma. “E le ha superate.”

“Non abbiamo mai affrontato un nemico come questo,” rispose lord Cedric, fermandosi e guardando la moglie. “Non sono solo soldati. Portano con sé un intero regno deciso a schiacciarci.”

 

Quando, il mattino seguente, il primo bagliore dell’alba si rifletté sulle armature normanne, il destino cominciò a intrecciare i suoi fili. Il suono dei tamburi di guerra risuonò nella valle e il cuore di Ashlynn si strinse al pensiero di ciò che stava per accadere. Mentre Ravulf stringeva la sua spada, non poteva immaginare che la sua anima avrebbe trovato la sua più grande sfida non sul campo di battaglia, ma tra le mura di Ashenvale.

E così, sotto un cielo pesante di nubi, i loro destini si avvicinarono, pronti a collidere in una danza di guerra, passione e oscuri segreti che nessuno dei due avrebbe potuto prevedere.

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