Storia · capitolo 6

CAPITOLO 5 - LOGAN

ONE KISS AWAY FROM KILLING di Frances Gore

Apro gli occhi prima del suono della sveglia.

Sempre.

La mente non dorme mai del tutto, quando è abituata a restare in allerta.

Fisso il soffitto per qualche secondo. Il battito del cuore è lento, controllato.

Non c’è sogno da cui uscire, nessun ricordo da scacciare. Solo silenzio.

Mi alzo. Doccia fredda. Colazione assente.

La giornata comincia come tutte le altre: priva di scopo, ma piena di compiti.

Nel mio lavoro la noia è un lusso. L’abitudine, una corazza.

Accendo il portatile.

Torno ai messaggi.

Alcuni sono spariti, quelli che non valeva la pena nemmeno aprire.

Altri sono nuovi.

Richieste dettagliate. Piani imperfetti. Volti da cancellare.

Poi c’è lei.

Non so perché torno un’altra volta a quel messaggio.

Forse per capire se è ancora lì.

Forse per assicurarmi che non l’abbia scritto di nuovo.

Non l’ha fatto.

“Voglio che tu mi uccida.”

Una riga. Nient’altro.

Nessuna informazione utile. Solo la volontà.

Chiara. Lucida.

Diversa da quelle che ricevo ogni tanto, piene di melodramma e disperazione teatrale.

Lei no.

Lei è fredda. Precisa.

Mi passo una mano sulla nuca, spingendo indietro i pensieri.

Non mi serve sapere il motivo.

Non mi riguarda.

Il lavoro è il lavoro.

Non prevede giudizi.

Mi preparo a uscire.

Oggi ho un incontro. Uno che parla troppo, ma paga puntuale.

Devo “ripulire” un appartamento. Nessun corpo. Solo prove. Ogni tanto capita anche questo. È quasi rilassante, in confronto al resto.

Il cielo sopra Seattle è coperto.

Lo è quasi sempre, ma oggi c’è un peso diverso nell’aria.

Forse è solo stanchezza.

Forse è solo che questo lavoro non mi scivola più addosso come una volta.

Guidando, mi torna in mente la prima volta che ho premuto il grilletto.

Avevo diciannove anni.

Un’arma in mano, un volto davanti e una promessa fatta a qualcuno che non avrebbe mai fatto il mio nome.

Da allora non ho più smesso.

Parcheggio.

Entro.

Pulisco.

Torno.

Alla fine della giornata, rileggo il messaggio.

Non per scelta.

Perché ci finisco sopra, come se il cursore sapesse dove fermarsi.

Mi sorprendo a pensare: Perché vuole morire?

E se…

No.

Non è importante.

Nessuna storia lo è.

Domani le risponderò.

Forse.

O forse no.

 

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