CAPITOLO 1 - LOGAN
Non è l’alba. Non è nemmeno notte.
È quella fottuta zona morta del tempo, quando tutto tace e anche la città sembra trattenere il respiro.
Sono sveglio.
Lo sono sempre, quando arrivano delle nuove richieste. Non perché provi qualcosa. Non c’è eccitazione o ansia, niente del genere. È un automatismo. Come un cuore che batte. Come un’arma che si ricarica.
Accendo il monitor. Il flusso è continuo, criptato, pulito.
Richieste. Ordini. Transazioni.
Nomi da eliminare, persone da far sparire, merce da ripulire.
Il Dark Web non dorme mai.
E io nemmeno.
Resto sveglio. Sempre.
Sono quindici anni che uccido per vivere.
Sono stato addestrato per farlo. Prima in Russia, poi da chi ha voluto rendermi ancora più efficiente.
Mi hanno spezzato.
Mi hanno ricostruito.
Ora sono invisibile.
Letale.
Non mi affeziono. Non mi sbilancio. Non mi distraggo.
Scorro.
“Uomo, 48 anni, Los Angeles. Traditore.”
“Ragazzo, 22 anni. Testimone indesiderato.”
Soliti idioti con troppi soldi e troppa paura.
Soliti peccati umani mascherati da efficienza.
Poi lo vedo.
Il messaggio è breve. Un testo secco, senza giri di parole. Solo un nome.
“Mi chiamo Anouk Miracle. Voglio che tu mi uccida.”
Rileggo.
Ancora.
Il pagamento è allegato, come si può pensare che la propria vita valga così poco?
Nessuna richiesta strana, nessuna pretesa.
Solo quel nome.
Anouk Miracle.
Cosa diavolo vuol dire un nome così?
Chi paga un professionista per farsi uccidere?
La maggior parte della gente supplica per vivere. Questa... questa vuole che finisca tutto. E vuole che lo faccia io.
Le mani restano ferme sulla tastiera.
Il cursore lampeggia su “accetta”.
Mi basterebbe un click.
Ma il dito non si muove.
Mi appoggio allo schienale. Guardo la città oltre il vetro.
Piove.
Piove sempre qui.
Seattle è perfetta per sparire.
Le persone qui non fanno troppe domande. I rumori si perdono nella pioggia.
Le vite anche.
Eppure… qualcosa mi graffia dentro.
Non è rimorso. Non ne ho.
Non è pietà. Non l’ho mai conosciuta.
È solo… rumore. Un rumore sottile in una macchina ben oliata.
Perché una donna dovrebbe voler morire?
Non mi interessa. Non dovrebbe interessarmi.
Chiudo tutto. Spengo lo schermo.
Ma il suo nome resta acceso dentro di me.
Come un avvertimento.
Anouk Miracle.
Suona come qualcosa che non dovrebbe esistere nel mio mondo.
E forse è proprio per questo che non riesco a dimenticarlo.
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