PROLOGO - LOGAN
Non ricordo il nome.
Non mi interessa.
Io sono solo quello che fa il lavoro.
La gente paga e io faccio quello che mi chiedono.
Semplice.
Efficiente.
Senza fare domande.
Senza avere rimorsi.
Non so quante volte mi hanno pagato per uccidere.
Non ricordo nemmeno più tutte le facce.
A volte ci provo.
Chiudo gli occhi e cerco di metterli in fila, uno dopo l’altro. Ma si mescolano.
Corpi. Sangue. Silenzio.
La verità è che un uomo non dovrebbe sapere quanto vale una vita.
Io sì.
So esattamente quanto costa premere un grilletto.
Cinquantamila dollari per uno che ha parlato troppo.
Centomila per un qualcuno che ha pestato i piedi alla persona sbagliata.
Duecentomila per far sparire nel nulla un rivale.
Pagano per le mie mani.
Pagano per la mia freddezza.
Pagano per il mio silenzio.
E oggi mi hanno pagato per lui.
Un uomo che pensava di essere furbo. Uno che si è fatto troppi nemici.
La pioggia batte contro il parabrezza mentre l’auto mi porta verso l’appartamento. Non c’è niente di speciale in questo posto. Non c’è mai niente di speciale. Nessuna emozione. Nulla di personale. Solo un altro compito da eseguire. L’appartamento è al quinto piano, un palazzo grigio, abbandonato, con finestre opache da anni. La pioggia fitta mi investe nell'istante stesso in cui scendo dall’auto e mi dirigo verso il portone. Nessuna luce accesa. Nessun rumore.
Tutto è come mi aspettavo. Silenzio.
Entro senza fare rumore, come un’ombra che si allunga nei corridoi bui. I passi sono lenti, misurati. L’aria sa di umidità e fumo. Le porte sono consumate, come i muri, come tutto qui dentro. Ma a me non importa. Non è la location che conta. Sono entrato in stanze peggiori, ho fatto il mio lavoro e me ne sono andato, invisibile come sempre.
L’uomo è seduto al tavolo, un bicchiere di whisky mezzo vuoto davanti a lui.
Non mi guarda, io invece l’ho osservato abbastanza. So tutto di lui, anche senza averlo mai incontrato. Una vita da traditore, un uomo che ha accumulato debiti che non può pagare. Ora è il momento di chiudere la sua storia.
Il colpo è rapido. Un movimento fluido, l’arma estratta con una mano sola. Il silenziatore la rende muta come un sussurro. Un attimo. La pallottola perfora il cranio con una precisione chirurgica, senza lasciare spazio a reazioni.
L’uomo non fa in tempo a sollevare lo sguardo. Il suo corpo si accascia in avanti, il sangue schizza sul tavolo, macchiando il legno e il vetro del bicchiere che cade a terra con un tonfo secco.
Una linea rossa si allunga sul pavimento, mentre il suo corpo si abbandona all’inevitabile. Il sangue scorre, ma non c’è nessun dramma, nessun grido. Solo il suono della sua vita che si spegne in un istante. Una vita che non conta più.
Mi avvicino. Esamino il corpo per confermare che il lavoro sia finito. Gli occhi sono ancora aperti, ma non c’è più nessuna luce in essi.
Un altro lavoro completato.
Un altro cliente soddisfatto.
Esco dalla stanza. La porta si chiude dietro di me, quasi come se non fosse mai stata aperta. Il rumore della pioggia è costante mentre mi allontano. L’auto è ancora dove l’avevo lasciata. Nessuna parola, nessuna riflessione. Il lavoro è finito. La vita di un altro uomo è stata cancellata.
L’unica cosa che resta è la consapevolezza che domani ce ne sarà un altro, e un altro ancora.
Non c’è niente di personale in tutto questo. Non è mai stato personale.
Solo un contratto, un lavoro. Nulla che possa turbare il mio cammino.
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
L'IRA DEL GUERRIERO
Anno di grazia millesessantasette, le terre d’Inghilterra tremavano sotto il peso delle spade e delle armature. Castelli, un tempo roccaforti invincibili, cadevano uno dopo l’altro sotto l’assalto dei Normanni, impazienti di espandere il loro dominio. In una d
Sceglimi ancora
L'incidente non ha cancellato i ricordi. Lukas sa chi è e ricorda perfettamente i quattro anni passati con Connor. Eppure, cercando di tornare alla normalità, si accorge che qualcosa si è spento. Le vecchie passioni lo lasciano indifferente e il suo sguardo su
INCONTRO A ETEREA
Francesco ha vent'anni e da cinque vive chiuso nella sua stanza. Il mondo reale gli fa paura; quello virtuale, invece, è diventato il suo rifugio. L'incontro con Ludo, una programmatrice che condivide la sua stessa passione per i videogiochi, incrina l'equilib