CAPITOLO 8
Passarono invece due settimane prima che Dylan tornasse finalmente a casa. Nel frattempo, Amabel si era adattata alla nuova routine del ranch. Ogni giorno era un’avventura, tra il prendersi cura degli animali, le lunghe passeggiate nei prati e il tempo trascorso a chiacchierare con Elisabeth, che la stava aiutando a integrarsi nella piccola comunità della scuola locale. La ragazza sembrava entusiasta di fare nuove amicizie, ma c’era sempre quel pensiero che le frullava nella testa: il misterioso Dylan, di cui sentiva parlare tanto, ma che non aveva ancora incontrato di persona.
Elisabeth le aveva raccontato che, nonostante il carattere un po’ introverso e a volte difficile da decifrare, Dylan era anche una persona su cui si poteva contare, un ragazzo che metteva sempre gli altri al primo posto quando c’era bisogno. Amabel non riusciva a non essere incuriosita da quella figura così distante, eppure così vicina, dato che presto sarebbe divenuto suo fratello.
Un pomeriggio, mentre Amabel stava aiutando a sistemare alcuni finimenti nella stalla, sentì il rumore di un camion che si avvicinava. Non appena il veicolo si fermò, vide una figura scendere rapidamente dal mezzo. I capelli del ragazzo erano scompigliati dal vento, indossava vestiti da lavoro e portava con sé un grande borsone. Data la distanza non riuscì a scorgere il viso, tuttavia, ciò che la sorprese fu la sua altezza. Non era un ragazzino, ma un giovane adulto, decisamente più alto di quanto si aspettasse. La sua figura solida si stagliava contro il cielo azzurro, mentre si dirigeva verso la casa.
Amabel rimase in silenzio, osservandolo con curiosità. La porta della casa si aprì e il ragazzo entrò. Amabel sentì il cuore battere più forte: era allora quello Dylan, il fratello maggiore di Elisabeth di cui aveva sentito tanto parlare, ma che non aveva mai incrociato?
Si appoggiò alla parete di uno dei box per un attimo, riflettendo. La sua mente andava a tutto ciò che Elisabeth le aveva detto su di lui: un ragazzo intelligente, ma anche un po’ difficile da capire, a volte scorbutico. Amabel non sapeva bene cosa aspettarsi da lui, ma era certa che il suo incontro con Dylan non sarebbe stato come quello con Elisabeth, che le era sembrata subito così aperta e accogliente.
Quella sera, scusandosi con gli ospiti, Jane salì la scala, bussò alla porta della camera in cui il figlio stava rinchiuso ormai da ore e attese. Passarono un paio di minuti, ma non giunse alcuna risposta. Bussò nuovamente e, pochi istanti dopo, un ragazzo alto, con i capelli neri e lo sguardo cupo, fece la sua comparsa sulla soglia. Rimase immobile con la mano sulla maniglia, senza mostrare alcuna intenzione di uscire dalla stanza.
La madre lo invitò a raggiungere Amabel e Matthew, ma lui non sembrava proprio della stessa idea. La situazione era chiaramente tesa e Jane poté percepire la resistenza del figlio a partecipare alla cena.
«Scendi e unisciti a noi tesoro, siamo già a tavola da un pezzo ormai,» gli disse speranzosa.
«Non so come tu possa pensare che abbia voglia di cenare con degli sconosciuti!» sentenziò Dylan alzando il viso e mostrando tutto il suo disappunto.
Jane sospirò, comprendendo le preoccupazioni di suo figlio. «Va bene, Dylan, capisco che non sia facile per te accettare che un altro uomo prenda il posto di tuo padre, ma…»
Prima che potesse finire la frase, Dylan la interruppe con veemenza. «Nessuno potrà mai sostituire mio padre!»
«Non intendevo in quel senso e lo sai benissimo. Comunque d’accordo. Vedo benissimo che non sei dell’umore adatto oggi, mi auguro però che entro domani tu possa riflettere sull’importanza che hanno per me le due persone che in questo momento si trovano in salotto e che hai appena definito estranei,» rispose Jane, cercando di mantenere la calma nonostante la delusione nel cuore.
Il ragazzo abbassò lo sguardo, mostrando un’ombra di rimorso sul volto. «Perdonami, ma non mi sento pronto per tutto questo. Mi sembra che stia accadendo tutto così in fretta. Perché lo stai sposando?»
Jane si avvicinò a suo figlio e gli posò delicatamente una mano sulla sua spalla. «Capisco che possa sembrarti un po’ affrettato e mi dispiace di averti messo in una situazione difficile, ma voglio solo che tu sappia che questa decisione non è stata presa a cuor leggero. Il matrimonio è un passo importante per me e per Matthew e volevo condividere questa gioia con tutta la mia famiglia. Rispetto e comprendo che tu abbia bisogno di tempo e non devi sentirti obbligato a provare entusiasmo, ma la tua presenza domani sarà importante per me.»
«Certamente mamma, domani ti starò vicino ma oggi, per favore, lascia che me ne stia da solo, non sarei di certo di compagnia per nessuno.»
«D’accordo figliolo, ti lascerò il tuo spazio, ma ricorda che ci sarò sempre per te.»
I due si abbracciarono con profondo affetto. «Grazie per avermi compresa e per aver deciso di sostenermi, nonostante le tue riserve,» gli sussurrò, lasciando poi la stanza.
La tensione nell’aria era stata palpabile, ma Jane confidava che il tempo e l’amore avrebbero aiutato il figlio ad affrontare quel momento delicato. La transizione in una nuova dinamica familiare poteva essere difficile, ma sperava, con tutto il cuore, che Dylan potesse aprirsi a nuove relazioni e a una nuova fase della sua vita.
Nonostante l’assenza di Dylan, la cena trascorse in allegria e Lily accompagnò Amabel a visitare l’intero giardino che circondava la casa; si misero a raccogliere gigli selvatici e altri fiori di campo da regalare ai genitori, giocarono a schizzarsi con l’acqua della fontana e infine si rilassarono sulle altalene ricavate da vecchi pneumatici appese all’enorme cedro rosso presente sul confine sud del grande giardino. La luna brillava nel cielo e il suono delle loro risate riempiva l’aria.
L’indomani sarebbe stata una giornata davvero speciale per tutti.
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