Storia · capitolo 6

CAPITOLO 5

I'LL MAKE YOUR HEART SMILE di Frances Gore

 

I quattro anni successivi passarono più o meno nello stesso modo. La villetta vicino al fiume, nonché la vita di Amabel, diventata ormai una signorina di undici anni, traboccavano di risa e di gioia. La bambina silenziosa e timida che i coniugi Shine avevano adottato, era scomparsa, lasciando spazio a una giovane ragazza curiosa e dal cuore traboccante d’amore per ogni essere vivente. Era sempre lei che, a scuola, si occupava di allontanare qualche animaletto che si era infilato in classe o che si era avvicinato troppo a qualche sua compagna paurosa. Il suo amore per gli animali si era trasformato in un’autentica passione e già si vedeva, in un futuro lontano, con il camice bianco a lavorare nell’ambulatorio veterinario dei genitori. Oltre a questo, aveva continuato anche a nutrire particolare interesse e talento per l’arte e la moda, che la portò a sperimentare con colori e materiali di ogni genere. Ogni cosa che creava sembrava raccontare una parte di sé, un mosaico delle sue emozioni e dei suoi sogni. «Guarda, mamma, cosa ne pensi di questo?» Diceva spesso a Laurette, mostrando con orgoglio un nuovo disegno o un braccialetto fatto a mano. Laurette sorrideva sempre, non solo per la bellezza delle sue creazioni, ma per la luce che vedeva negli occhi della figlia.

Tutto rimase immutato finché, l’autunno successivo al suo undicesimo compleanno, le cose cominciarono a cambiare. Laurette e Matthew non erano più così sorridenti e Laurette iniziò a partecipare sempre meno alle loro gite organizzate e alle loro avventure alludendo a impegni precedenti, mentre nei suoi occhi si faceva largo una tristezza crescente. Spesso si allontanava da casa senza avvisare nessuno e anche il lavoro in ambulatorio cominciò a risentirne. L’allegria che aveva accompagnato la famiglia Shine negli ultimi cinque anni si era appannata e la preoccupazione di Matthew per la moglie si faceva sempre più palpabile.

 

Un giorno, dopo aver notato Laurette in cucina con uno sguardo assorto, Amabel decise di affrontare la situazione. Era poco più di una bambina, ma sapeva che qualcosa non andava per il verso giusto. «Mamma, perché ultimamente sei così triste?»

La donna le sorrise debolmente, accarezzandole la guancia. «Niente, tesoro. Solo un po’ di stanchezza, nulla di cui preoccuparsi. Vedrai che tra poco starò meglio.»

Ma non fu così. E, mentre l’autunno con le sue sfumature dorate, lasciava spazio al freddo inverno, il destino della villetta vicino al fiume si tinse di nero. Le foglie che una volta danzavano nel vento, ora giacevano abbandonate e morte, e la luce fioca del sole invernale non riusciva a penetrare più nei cuori di coloro che vi abitavano. La casa, che una volta aveva vibrato della risata di Laurette e della sua energia, ora appariva come un guscio vuoto, immerso in un silenzio opprimente.

 

Pochi giorni prima di Natale, Laurette si spense in un letto d’ospedale, il corpo dilaniato da una terribile malattia che aveva cercato di tenere nascosta ai suoi due più grandi amori fino all’ultimo. Quando si era accorta di non star bene, era andata a fare degli accertamenti diagnostici e il responso era stato infausto. Il cancro le aveva già invaso il corpo e non c’era più nulla che si potesse fare.

Tutto era accaduto in modo troppo rapido, troppo inaspettato e Matthew ne rimase profondamente sconvolto. Si trasformò da uomo divertente e pieno di vita, a una sbiadita copia di se stesso. La sua vitalità, che un tempo era il motore che faceva girare la famiglia, si era affievolita sotto il peso del dolore. Non era più il padre che portava Amabel a fare passeggiate al parco, a mostrare a lei e a sua madre le bellezze della natura, a raccontare storie divertenti e a fare progetti per il futuro. Era diventato silenzioso, chiuso nel suo mondo, incapace di reagire alla perdita di Laurette.

Amabel non vide mai più, negli occhi del padre, quella luce che aveva sempre brillato negli anni vissuti accanto alla sua compagna di vita. Divenne taciturno e ombroso e, pur non facendo mancare tutto il suo affetto ad Amabel, non organizzò mai più alcuna sorpresa o gita per lei.

L’atmosfera nella villetta vicino al fiume cambiò drasticamente. Il dolore e la tristezza si impossessarono di ogni angolo della casa che un tempo era colma di risate e gioia. Amabel, devastata dalla perdita dell’amata madre, tornò a essere, per un lungo periodo, quella bambina triste e solitaria che era stata all’orfanotrofio.       

Torna alla scheda dell’opera

Dopo questo capitolo puoi leggere anche