Storia · capitolo 29

CAPITOLO 28

I'LL MAKE YOUR HEART SMILE di Frances Gore

Il silenzio del ranch, quel pomeriggio, sembrava più pesante del solito. Amabel aveva passato ore con Cherilyn, i libri aperti su pagine che non aveva mai letto, mentre la sua mente restava ostinatamente ferma alla sera precedente, al vuoto che Dylan le aveva lasciato nelle ossa. Quando varcò la soglia della cucina, il calore della stanza la colpì insieme a un dettaglio che le bloccò il respiro: un piccolo pacchetto, avvolto in una carta lucida, troneggiava al centro del tavolo di legno vissuto.

Sul biglietto infilato sotto al nastro vi era scritto soltanto: “Per Amabel” e lei si convinse immediatamente che fosse da parte di Dylan. Credeva che quello fosse il suo modo di scusarsi con lei per le parole dure che le aveva rivolto.

«Che carino che è stato…» disse mentre slegava l’elaborato fiocco bianco e ne toglieva l’incarto.

«Tesoro, l’ho trovato nella cassetta della posta, vuoi dirmi che cosa contiene? Sto davvero morendo di curiosità,» disse la madre entrando in cucina proprio in quel momento.

Amabel aprì il cofanetto di velluto rosso, rivelando al suo interno un braccialetto di cuoio intrecciato con un delicato pendente in argento a forma di foglia d’acero.

«Credi che te l’abbia mandata Andrew?» chiese Jane avvicinandosi per osservare meglio il gioiello.

«Io… n-non lo so, il biglietto non è firmato. Vado a chiamarlo così ci togliamo ogni dubbio,» mentì, cercando di scacciare il pensiero che potesse essere stato davvero lui, in combutta con Kim, a compiere quel gesto, con l’intento di farla litigare nuovamente con Dylan.

Una volta giunta in giardino, sfilò il cellulare dalla tasca dei jeans per scrivere un messaggio di ringraziamento a Dylan, il suo cuore era finalmente sereno.

 

“Il regalo che mi hai mandato è davvero stupendo. Sono così felice che tu mi abbia perdonata. Non vedo l’ora di riabbracciarti”

 

Passarono alcune ore e il sole era già tramontato quando, sul cellulare lampeggiò finalmente il simbolo di un messaggio:

 

“Sei sola? Posso chiamarti?”

 

Dalla sua risposta affermativa trascorsero solo una manciata di secondi quando il telefono cominciò a suonare.

«Ciao amore…»

Mentre la voce di Amabel vibrò di contentezza, quella di Dylan era molto fredda e parve non averla nemmeno sentita. «Non ho idea di quale regalo tu stia parlando, quindi sarà sicuramente del tuo amico Andrew, o forse di Chad, chi lo sa? A meno che non ce ne siano altri di cui non sono ancora a conoscenza.»

Amabel fu raggelata da quelle parole, ma tentò ancora di spiegarsi con lui. «Dylan, stai scherzando, vero? Non capisco perché dici così.»

«Non far finta di non capire. Quel regalo è un chiaro segnale. Qualcuno sta cercando di conquistarti e tu non hai fatto nulla per fermarlo!» La sua voce era carica di risentimento e Amabel sentì un dolore acuto attraversarle il petto.

«Ma io amo solo te! Nel mio cuore ci sei soltanto tu!» gridò Amabel, le lacrime che le rigavano il viso.

«Non sono sicuro di crederti.»

«Te lo giuro, Dylan.»

Dall’altro capo del telefono nessuna risposta. Amabel girò e rigirò tra le pareti della stanza non riuscendo a decidersi a rompere quel silenzio. Si affacciò quindi alla finestra e scorse sotto al lampione al di là del portico la sagoma di Dylan che stava guardando dritto verso la sua finestra. Calde lacrime le offuscavano ormai la vista.

Pochi istanti dopo la porta della sua camera si aprì e Dylan entrò come una furia. «Perché cazzo stai piangendo adesso? Sei stata tu a uscire con un altro non io!»

Amabel sollevò un lembo della camicetta e si asciugò le lacrime. Come poteva far sì che lui le credesse? Che era uscita con Andrew solo per fare piacere alla madre e che si era rivelata una serata disastrosa?

«Scusami, non volevo farti infuriare di nuovo.»

«Ascolta, ci sto provando a farmela passare, ma non chiedermi l’impossibile, ok? Non riesco a comportarmi come se non fosse successo,» continuò lui con voce più pacata dopo un lungo silenzio.

«Io non ti sto chiedendo nulla se non di credere al mio amore per te e al fatto che non mi sono potuta rifiutare.»

Dylan serrò forte la mascella. «Non so più cosa credere Amabel.»

«Me ne rendo conto...»

Dopo un breve silenzio Amabel scoppiò in un pianto dirotto. «Perdonami Dylan… io non… non volevo che accadesse tutto questo. Ti giuro che non c’è niente tra me e Andrew.»

«Perché mi sembra che tu stia semplicemente cercando di giustificarti. Un regalo così personale non arriva mai per caso, Amabel. C’è qualcosa di più che non mi hai detto?» la interruppe, poi tacque, lo sguardo fisso alla finestra. Dopo un tempo infinito, si voltò e i suoi occhi osservarono il braccialetto che lei portava al polso, poi salirono a catturare quelli di lei come un magnete. Amabel notò che il suo sguardo era combattuto, probabilmente non le avrebbe creduto, sicuramente c’era lo zampino di Kim e delle sue maledette bugie. Gli voltò allora le spalle e tentò di liberarsi il polso ancora nella sua mano.

«Me lo avevi promesso, mi avevi promesso che non avresti mai più dubitato di me e invece eccoti qui, di nuovo arrabbiato per qualcosa che non ho fatto!»

«E invece sì che lo hai fatto questa volta, questa volta sei davvero uscita con un altro.»

«Ti ho già spiegato il perché!» gridò.

«Smettila di urlarmi contro.»

«Quello che faccio nella mia stanza sono affari miei!» sentenziò scostandosi di scatto, irritata con se stessa e con lui. Ma le braccia di Dylan le bloccarono il passaggio, impedendole di andare oltre.

«Lasciami andare!» gli disse spingendolo con tutte le sue forze fuori dalla stanza, si strappò via il braccialetto e glielo lanciò addosso colpendolo in pieno viso, poi chiuse la porta a chiave per la prima volta in vita sua.

Le ciglia le si abbassarono al pavimento e, consapevole di quello che aveva appena fatto, le lacrime cominciarono a sgorgare dai suoi occhi. Passò diverso tempo in quella posizione, pensando e ripensando a come potersi far comprendere da Dylan, a come spiegargli cosa era successo e a cosa provava nei suoi confronti. Era ormai notte fonda quando si addormentò esausta.

 

            Nei giorni successivi, Dylan fece tutto il possibile per evitarla, trovando sempre nuove scuse per non restare solo con lei.

Amabel sentiva un peso opprimente sul cuore, una tristezza che la pervadeva completamente.

Durante una cena particolarmente tesa, in cui Dylan non le rivolse nemmeno un’occhiata, Amabel non riuscì più a sopportare quella situazione. Alla fine del pasto, si alzò di scatto dalla sedia e corse precipitosamente verso le stalle, sperando di trovare un po’ di sollievo in quel luogo quieto e tranquillo. Forse una cavalcata le avrebbe risollevato l’animo. Sellò accuratamente Coco e mentre le offriva uno zuccherino per ringraziarla della sua pazienza, una voce si intromise nel silenzio del box.

«Dove diavolo pensi di andare? Il terreno è ghiacciato a quest’ora, rischi che Coco si faccia male alle zampe.»

Ecco, lui pensava esclusivamente alla cavalla, di lei non gliene importava nulla

«Rispondimi, ti ho chiesto dove pensi di andare!» riprese lui incollerito.

«I-io, volevo soltanto fare un giro nel ranch, nulla di più.»

«Scordatelo!»

Così dicendo la scansò, cominciando a slegare i lacci che trattenevano la sella.

Non riuscendo più a sopportare tutta quella situazione, Amabel diede libero sfogo alle proprie lacrime e quando cominciò a parlare, la sua voce era poco più che un sussurro. Solo dopo un paio di frasi Dylan si accorse che stava parlando con lui e si mise ad ascoltarla con più attenzione.

«Non so nemmeno da dove cominciare, ma sento che devo dirti alcune cose importanti. Ti prego, cerca di comprendermi e perdonarmi. Avrei voluto dirle di no a mamma, ma non sono riuscita a farlo. Era così felice di poter aiutare il figlio della sua amica e non avevo il cuore di deluderla. Sono uscita con Andrew perché, fin dall’inizio della nostra storia, le ho mentito, raccontandole una bugia dopo l’altra. Sto facendo lo stesso con mio padre, ma mi rendo conto di aver tradito anche te. Ho ferito la tua fiducia e capisco di aver deluso profondamente ciò che avevamo costruito insieme. Ti prego, non voglio che questo ci distrugga. Ho bisogno di sapere che possiamo superare tutto questo insieme. Inoltre non so veramente chi sia stato a mandarmi quel regalo e se non sei stato tu, nemmeno mi importa saperlo. Non ho mai pensato a nessun ragazzo che non sia tu, la verità è che ti amo, Dylan, te e solo te. Quando i tuoi occhi si posano su di me, il mondo intorno a noi scompare e tutto ciò che conta sei tu. Non posso smettere di pensare a te, di desiderarti con ogni fibra del mio essere. Io sono innamorata di te, Dylan. Ti amo più di quanto possa esprimere a parole e mi manca ogni momento che abbiamo trascorso insieme. Amo tutto di te, i tuoi profondi occhi neri, le tue dolci labbra, le braccia con cui mi stringi forte a te. Solo tu mi rendi felice, nel mio cuore esisti soltanto tu. Mi dispiace profondamente se ho ferito i tuoi sentimenti con la mia serata in compagnia di un altro e spero che possa trovare nel tuo cuore la forza per perdonarmi. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno, ma ti prego non allontanarti da me, non posso sopportare l’idea di perderti. Ti amo con tutto il mio cuore e non voglio nemmeno immaginare la mia vita senza di te.»

Le parole sgorgarono dal suo cuore, cariche di emozione e impossibili da trattenere. Fu come una confessione che la liberava da un peso insopportabile, ma prima che Dylan potesse dire qualcosa, si voltò e fuggì dalla stalla, incapace di affrontarlo.

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