Storia · capitolo 18

CAPITOLO 17

I'LL MAKE YOUR HEART SMILE di Frances Gore

Nei giorni che seguirono, Amabel mantenne le distanze da Dylan. Era determinata a non lasciarsi influenzare dalle sue parole o dalla profondità del suo sguardo, concentrandosi invece sul proprio cuore e sui propri pensieri. Fu un periodo di introspezione, segnato da emozioni altalenanti e da una lotta interiore costante.

Il primo giorno dopo la confessione di Dylan, fu fatto di silenzi trattenuti e gesti evitati. Ogni volta che lo sentiva muoversi nella casa, Amabel cambiava stanza o trovava una scusa per uscire. Eppure, anche mentre cercava di ignorarlo, era come se una parte di lei rimanesse in ascolto: il suono dei suoi passi, il timbro della sua voce, persino il modo in cui pronunciava il suo nome. Piccoli dettagli che non avevano mai avuto peso prima e che ora, invece, sembravano risuonare con un’intensità nuova, quasi scomoda.

Il secondo giorno la distanza non bastò più a proteggerla. I suoi pensieri iniziarono a tradirla, riportandola indietro nel tempo. Ricordi che aveva sempre considerato insignificanti riaffioravano con una chiarezza diversa: uno sguardo prolungato più del necessario, una battuta condivisa che le aveva lasciato addosso un calore inspiegabile, quei leggeri brividi ogni volta che lui le parlava. All’epoca li aveva ignorati, liquidandoli come nulla. Adesso, però, non riusciva più a farlo.

Il terzo giorno arrivò con una consapevolezza sottile, quasi impercettibile, ma impossibile da respingere. Non si trattava più solo di quello che lui provava, Amabel iniziò a intravedere qualcosa che le era sempre sfuggito. Non era nato tutto in quei giorni. Non era improvviso, né imposto. Era qualcosa di più antico, rimasto senza nome perché lei non aveva ancora avuto gli strumenti per riconoscerlo.

Il quarto giorno non portò chiarezza, ma resa, una resa silenziosa, priva di dramma. Non smise di essere confusa, né di avere paura. Ma smise di negare, arrivando alla consapevolezza, ormai inevitabile, che ciò che provava non era nato da una sua confessione, ma era semplicemente venuto a galla.

Quella stessa sera, la vigilia di Natale, quando il resto della famiglia si era già ritirata per la notte, i due si trovarono casualmente da soli in cucina. Amabel cercava di prendere coraggio per parlare con Dylan e, per allentare la tensione che l’aveva attanagliata, aprì il frigorifero e ne estrasse la bottiglia del latte. Per quanto tentasse di svitare il tappo non ci fu modo per lei di avere successo.

Alle sue spalle Dylan rise, un suono caldo e ricco, come la cioccolata versata sul gelato alla vaniglia. Bastò quel suono a distendere gli animi e a farla capitolare completamente.

Si voltò verso di lui e voce tremante, gli disse: «Dylan, ci sono state tante cose su cui ho riflettuto in questi giorni, ma ho finalmente ben chiaro in mente ciò che voglio e ciò che ho nel cuore. Non posso più negare ciò che provo per te. Mi sono resa conto che non posso ignorare la felicità che mi dai e il modo in cui il mio cuore batte quando mi sei vicino.»

Dylan alzò lentamente la testa e Amabel lo guardò negli occhi, dimenticandosi persino dove si trovava. Lui avanzò con andatura sicura e sollevando una mano le tracciò il contorno delle labbra con un dito. Era rimasto momentaneamente senza parole, sorpreso e commosso da ciò che lei gli aveva appena confessato. Quelle poche frasi lo avevano colpito nel profondo. Sentiva il cuore battere velocemente nel petto, mentre cercava di mettere insieme una frase di senso compiuto.

Alla fine, con un sorriso emozionato, le disse in un soffio: «Ti amo, principessa. Ti amo dalla prima volta che abbiamo pattinato insieme, quando invece di osservare come allacciare i pattini, ti ho sorpresa a guardarmi. Anche se, forse, tutto è cominciato addirittura quando ti ho vista, per la prima volta, fuori dalla porta della mia stanza, il giorno del matrimonio dei nostri genitori. Sono innamorato di te da anni. Anche se tu eri solo una ragazzina di tredici anni e io quasi un uomo. Ho aspettato a lungo prima di confessarti i miei sentimenti, non volevo farlo finché non fossi stata pronta a comprenderli e, mi auguravo, a ricambiarli.»

La sentì rabbrividire a quelle parole e l’abbracciò teneramente. Con voce calma e amorevole, cercò di tranquillizzarla. «Amo ogni parte di te, Amabel. La tua forza, il tuo coraggio, il tuo sorriso, la tua gentilezza e il tuo amore per ogni essere vivente. Non voglio forzarti a fare nulla e, se non sei certa di ricambiare i miei sentimenti, lo accetterò. Ma dovevo dirtelo, dovevo dirti quanto sei preziosa per me. Ho riflettuto a lungo prima di aprirti il mio cuore, non sai quante volte avrei voluto farlo nel corso degli anni. Sono anche consapevole che il mio carattere può essere complicato e imprevedibile, ma sappi che i miei sentimenti per te sono reali e sinceri,» le sussurrò, con il volto nascosto tra i suoi capelli.

Amabel alzò lo sguardo verso di lui, i suoi occhi velati da lacrime che brillavano sotto la luce soffusa. «Ho paura, Dylan,» sussurrò, la voce tremante di emozione. «Ho paura che tutto questo possa spezzare qualcosa di prezioso nella nostra famiglia. Non penso solo a Jane, ma anche a Elisabeth, a mio padre... Non potrei mai sopportare di ferirli.»

Fece una pausa, inspirando profondamente come per raccogliere il coraggio. «Ciò che ho scoperto di provare per te mi terrorizza, ma allo stesso tempo mi fa sentire viva come mai prima d’ora. Voglio proteggere tutto ciò che abbiamo costruito come famiglia, ma non posso ignorare quanto tu sia importante per me.» Le sue ultime parole uscirono come un sussurro, piene di dolcezza e di una vulnerabilità disarmante.

Lui le prese delicatamente il viso tra le mani, baciandole le ciglia bagnate di lacrime salate. «Comprendo le tue paure, sono state le mie per tutti questi anni, ma non potevo nascondere i sentimenti che provo nei tuoi confronti per sempre. Stavo diventando pazzo. Vederti raramente, non poterti parlare, non avere nemmeno la possibilità di abbracciarti e stringerti a me, era diventata una vera tortura,» le disse sorridendo teneramente.

«Dici sul serio?»

«Assolutamente,» le rispose stringendola ancora più saldamente a sé.

«Dylan, io… ti voglio bene.»

«Amabel, queste parole sono il più bel regalo di Natale che potessi desiderare, credimi.»

Lacrime di felicità iniziarono a scendere dagli occhi di Amabel, mentre le emozioni si riversavano dentro di lei. Si abbracciarono teneramente, avvolgendosi l’uno intorno all’altro. Stare tra le braccia di Dylan, inebriata dal suo profumo e dalla sua vicinanza, era per Amabel una novità e sentì una strana contentezza crescerle dentro.

«Principessa,» mormorò con la voce resa roca da sentimenti trattenuti troppo a lungo, «hai reso questo Natale il migliore della mia vita. Ti amo. Ti amo con ogni parte di me.»

Prima che lei potesse rispondere, Dylan inclinò leggermente il viso, sfiorandole la bocca con la propria, con una delicatezza che la fece tremare.

E, mentre le loro labbra si incontrarono in quel tenero bacio, Amabel si rese conto di avergli consegnato il suo cuore, per sempre.

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