Storia · capitolo 13

CAPITOLO 12

I'LL MAKE YOUR HEART SMILE di Frances Gore

Luglio era cominciato soltanto da una quindicina di giorni, ma già faceva presagire che sarebbe stata un’estate più calda del solito. Amabel era sbocciata come un fiore, più bella che mai.

Un venerdì pomeriggio, finiti gli ultimi esercizi di algebra, Cherilyn, la sua migliore amica e inseparabile compagna di avventure, si presentò al ranch con un borsone ricolmo di abiti fra i quali scegliere. Era stata infatti invitata alla festa di compleanno di Dean, il ragazzo di cui la ricciolina si era invaghita quel mese. Cherilyn si innamorava di questo o di quel ragazzo solo per un sorriso o perché il lui in questione le aveva tenuta aperta la porta della biblioteca; era davvero un caso disperato. Amabel sorrise tra sé.

«Devi assolutamente consigliarmi amica mia, io non so proprio decidermi.»

 

Lily passò oltre un’ora a suggerire a Cherilyn diversi abbinamenti, ma la ragazza non sembrava mai abbastanza convinta del risultato, finché, quasi disperata, Amabel scelse per lei un grazioso abito nero con un corpetto decorato da paillettes anch’esse nere e una gonna a ruota che le arrivava sopra il ginocchio. Completò il look con un paio di scarpe dello stesso colore, con tacco alto e una piccola pochette argentata. Cherilyn si guardò nello specchio, affascinata dal vestito che Amabel aveva scelto per lei. Mentre girava lentamente su se stessa, si accorse di come l’abito mettesse in risalto i suoi lineamenti e la sua figura. Era il look semplicemente perfetto per la festa di compleanno del ragazzo che le piaceva.

«Oh, Amabel, non avrei mai pensato mi stesse così bene, grazie mille. Ora dobbiamo trovare qualcosa anche per te.»

«Per me?» chiese lei cadendo dalle nuvole.

«Certo, non penserai seriamente che ci vada da sola, non conosco nessuno oltre a Dean e un paio di ragazze che erano in classe con me alle medie.»

«Io non…»

«Ti prego Amabel! Si tratta solo di una serata, non puoi dirmi di no!» la interruppe l’amica.

«Ma io non…»

«Fallo per me! Ti supplico! Prometto che torneremo presto,» disse in tono lamentoso Cherilyn, lanciandole uno sguardo da cucciolo smarrito.

«E va bene, accidenti!»

«Grazie amica mia! Allora, che cosa pensi di indossare?»

«Non lo so…» sospirò pesantemente Amabel.

«Io direi un bel paio di pantaloni e i tuoi bellissimi sandali dorati con il tacco.»

«Dici?»

«Certamente. Hai delle gambe lunghissime, ti staranno di sicuro alla perfezione. Dai, provali e poi deciderai.»

 

Poco dopo, Cherilyn, desiderosa di testare anche i vari abbinamenti di trucco e parrucco la costrinse a sottoporsi a una lunga seduta di makeup e hairstyling. Amabel si accomodò sulla sedia, pronta a essere trasformata dalle abili mani dell’amica. Cherilyn prese il suo set di trucchi e iniziò a esplorare le diverse possibilità. Con pazienza e precisione, sfumò ombretti colorati sulle palpebre di Amabel, accentuando i suoi occhi blu, scuri e profondi. Utilizzò un eyeliner sottile per delineare le sue ciglia, conferendole uno sguardo seducente. Dopo averle passato un sottile strato lucidalabbra sulla bocca si dedicò ai capelli. Aveva sempre invidiato all’amica i suoi lunghissimi e liscissimi capelli neri che lei portava immancabilmente sciolti sulle spalle tranne che per l’ora di educazione fisica e in poche altre occasioni. Decise quindi di cambiare completamente il loro aspetto e dopo averli arricciati con la piastra li raccolse in un morbido chignon sulla nuca lasciando libera qualche ciocca sulle tempie.

Amabel si guardò nello specchio, stupefatta dal risultato. Il trucco metteva in risalto i suoi lineamenti e la sua bellezza naturale, mentre l’acconciatura le dava un aspetto sofisticato, non sembrava nemmeno lei.

«Cheryl, sei un vero talento!» esclamò Amabel entusiasta.

L’amica sorrise soddisfatta. «È stato divertente e poi tu sei una modella eccezionale. Ma adesso sto morendo di sete, che ne dici di offrirmi quel meraviglioso succo al mirtillo che custodisci segretamente in frigorifero?»

 

«Ah, ci voleva proprio» dichiarò Cherilyn dopo essersi bevuta l’intero bicchiere di succo tutto d’un fiato.

Mentre aspettavano l’arrivo della madre di Cherilyn che le avrebbe accompagnate alla festa, Amabel e l’amica si fecero qualche selfie divertente per ridere e scherzare. Le foto erano un riflesso della loro amicizia gioiosa e non avevano nulla di provocante o sensuale, dato che quell’atteggiamento non faceva assolutamente parte del carattere di entrambe.

«Perché non ci infiliamo i roller? Questo salone è immenso, c’è abbastanza spazio per compiere anche qualche bella giravolta,» esclamò Cherilyn entusiasta, Amabel la guardò con uno sguardo tra il perplesso e l’allarmato.

«Dai non fare quella faccia, mica ti ho chiesto di fare chissà quale acrobazia e poi ci siamo solo io e te in casa. Prometto di non dire a nessuno che abbiamo profanato questo costoso pavimento in legno pregiato,» insistette l’amica.

Amabel sembrò rifletterci ancora un attimo, poi accettò con entusiasmo. Si infilò i pattini e accese l’impianto stereo con la canzone “I need U” degli immancabili BTS che in un attimo invase tutta la stanza. Entrambe si misero a volteggiare con un grande sorriso sulle labbra. I movimenti di Amabel erano un connubio perfetto di grazia ed eleganza, sembrava nata per fluttuare sui pattini, con una naturalezza che toglieva il fiato a chiunque la guardasse.

«Sei troppo bella Amabel, hai un corpo e un viso stupendi, potresti tranquillamente fare la modella,» urlò Cherilyn per superare il volume della musica.

Amabel scosse la testa con decisione. «Lo sai che sono una persona troppo timida per fare certe cose, non riuscirei mai a sfilare su di una passerella vera con centinaia di occhi addosso. Rischierei come minimo di inciampare e schiantarmi di faccia. Poi chi mi sposa se divento brutta?» gridò di rimando.

A causa della canzone che suonava a tutto volume, nessuna delle due aveva avvertito lo scatto della serratura, né la porta di casa aprirsi, né tantomeno una voce maschile mormorare: «Io.»

Rimasero di stucco quando l’uscio si spalancò del tutto e Dylan entrò seguito a breve distanza da un sorridente Dave. Amabel, che stava compiendo quella che doveva essere un’aggraziata piroetta, per la sorpresa inciampò nel tappeto andando a finire dritta dritta tra le braccia del fratellastro e, se non fosse stato per i pronti riflessi di quest’ultimo, sarebbero caduti entrambi a terra. Fu allora che, per la prima volta in vita sua, Amabel desiderò che il pavimento si aprisse e la inghiottisse. Cherilyn corse a spegnere lo stereo tentando al contempo di togliersi i roller.

«Ma che diavolo state facendo? Volete rompervi l’osso del collo?» chiese Dylan accigliato, guardando il viso imporporato di Amabel.

Paralizzata dall’imbarazzo e con le guance in fiamme, Amabel farfugliò qualcosa di indecifrabile, così toccò a Cherilyn intervenire. «Ah, beh, ecco, stavamo solo cercando di fare un po’ di pattinaggio artistico casalingo, non hai notato il triplo Axel che Amabel ha fatto poco fa?» sorrise guardando Dave, che intanto cercava di restare serio coprendosi la bocca con una mano.

«Ero convinta che tornassi per l’ora di cena…» riuscì finalmente ad articolare Amabel.

«Non so se te ne sei accorta, ma è già ora di cena.»

«Oh santo cielo, tuo fratello ha ragione, vado di sopra a prendere le nostre borsette, mia madre sarà qui a momenti,» esclamò Cherilyn guardando il display del cellulare.

«Vengo con te,» disse Dave seguendola su per le scale.

«Sembri un’altra persona con tutta quella roba in faccia,» mormorò Dylan una volta soli.

«Sono ridicola, vero?»

«Non ho detto questo,» rispose lui serio senza staccare gli occhi dai suoi.

«E allora cosa intendevi?»

«Lascia perdere. Devi promettermi che starai attenta alla festa. Non accettare nulla da chi non conosci, mi raccomando. E soprattutto non assumere alcolici,» le disse senza rispondere alla sua domanda.

«Stai tranquillo Dylan, non sono più una ragazzina,» lo rassicurò.

«D’accordo, ma promettimi che starete attente, ok? Copritevi le spalle a vicenda e non rimanere mai da sola,» ribatté lui con piglio severo. Gli occhi gli brillavano di una luce indecifrabile e che Amabel non aveva mai scorto prima di allora.

«D’accordo,» sospirò lei distogliendo timidamente lo sguardo.

 

Amabel e Cherilyn arrivarono alla festa accompagnate da Molly, la madre di Cherilyn, che le lasciò scendere dall’auto solo dopo mille raccomandazioni.

La villa dei genitori di Dean era immersa nella campagna, un vero gioiello architettonico che si stagliava maestoso contro il paesaggio naturale circostante, imponenti alberi secolari si estendevano fino all’orizzonte. La costruzione era caratterizzata da un’elegante facciata in pietra grigia, finemente lavorata e adornata da dettagli raffinati. Le ampie finestre a vetri multipli permettevano alla luce naturale di penetrare all’interno, illuminando gli spazi con un riflesso caldo e accogliente. Gli ultimi raggi del sole al tramonto filtravano tra le fronde, creando un’atmosfera magica e suggestiva. Le due ragazze si avvicinarono emozionate al cancello d’ingresso, pronte ad unirsi alla festa. La musica riempiva l’aria e le voci allegre degli invitati si mescolavano al suono delle risate. Appena varcarono la soglia, furono accolte da un’esplosione di colori e musica.

Il giardino sul retro era stato allestito con tavoli imbanditi di prelibatezze, mentre una pista da ballo si apriva sul prato, invitando tutti a muoversi a ritmo delle canzoni passate dal Dj.

«Vado a prendere qualcosa da bere, tu vuoi venire o mi aspetti qui?» le chiese Cherilyn, dopo che ebbe intravisto Dean al tavolo dei rinfreschi.

«Vai pure io rimango qui, grazie,» le rispose Amabel sorridendo divertita.

 

Erano passati ormai diversi minuti da quando Cherilyn si era allontanata in cerca di qualcosa da bere e ancora non era tornata. Amabel provò a cercarla con lo sguardo scrutando i volti che affollavano il giardino e la pista da ballo, ma dell’amica non c’era la benché minima traccia. A un tratto, un paio di ragazze le si avvicinarono attaccando immediatamente bottone.

«Ciao, che ci fai qui tutta sola?» le chiese una delle due.

«Sto aspettando un’amica che è andata a prendere da bere,» rispose lei.

«Di chi si tratta?» continuò la biondina lanciando uno sguardo furtivo all’amica.

«Si chiama Cherilyn, ma non so se la conoscete.»

«Ma certo, la cara Cherilyn, l’ho vista giusto poco fa dirigersi verso il patio. Vuoi che ti aiutiamo a cercarla?» le chiese la mora sorridendo.

«No, grazie!» rispose risoluta, cercando di fare capire loro chiaramente che non era interessata a interagire. Aveva imparato a essere cauta quando si trattava di nuove persone, specialmente se si avvicinavano troppo.

«Dai tesoro, sono certa che insieme la troveremo subito.»

«D’accordo, da quale parte avete detto di averla vista?» chiese dando un’occhiata in giro.

Arrivate nelle vicinanze del patio, le due ragazze si fermarono a guardarsi intorno, come se stessero aspettando qualcuno.

«Eccola laggiù,» disse la mora, «vicino a quell’alta siepe di rose.»

Amabel vide l’ombra di una figura che si muoveva in lontananza. Era difficile dire se si trattasse di Cherilyn.

«È proprio lei?» chiese.

«Sì, sono sicura, andiamo,» rispose la bionda.

Amabel fece un passo avanti, ma non c’era Cherilyn. C’era solo l’odore pungente di alcol e un’ombra che si staccò da un tronco secolare. Prima che potesse voltarsi, un braccio le circondò la vita, stringendo con una forza che le mozzò il fiato.

«Finalmente. Ti tengo d’occhio dalla festa del tuo compleanno, principessa del ranch.»

«Co-cosa hai intenzione di fare?» gli chiese guardandolo con un misto di paura e disprezzo.

In tutta risposta lui ringraziò calorosamente le due ragazze per aver attirato Amabel fin lì. «Di nulla Chad, ricordati che ci devi un favore,» disse una delle due prima che entrambe voltassero le spalle e si allontanassero lasciandoli soli.

«Oh, andiamo. Non fare l’offesa, carina, voglio solo darti qualche bacetto,» disse con l’alito che puzzava di alcol.

Le sue labbra cercarono la bocca di Amabel con una foga violenta. Lei sentì il panico salirle dal petto, un freddo siderale che le bloccò i movimenti per un istante, prima che la rabbia prendesse il sopravvento. Riuscì a liberare una mano e a colpirlo al volto con uno schiaffo che risuonò nel silenzio del giardino.

«Come ti permetti? Non provarci mai più!» gli urlò in faccia.

La musica purtroppo era talmente alta che nessuno parve sentire il suo grido. Era infatti così elevata che Amabel sentiva vibrarle anche le ossa.

Chad non si fermò. Le afferrò i polsi, trascinandola verso la parte più buia del vialetto. «Ora basta fare la difficile.»

A quel punto Amabel cominciò ad avere davvero paura.

«Dai non fare la santarellina, mi hanno detto che sei una che ci sta con tutti,» disse, attirandola nuovamente a sé con uno strattone.

Amabel si divincolava vistosamente mentre le mani di Chad continuavano a stringerle i polsi con forza.

«Smettila di muoverti!» le ordinò dandole uno schiaffo sulla guancia. Non era stato un colpo né forte, né deciso, ma bastò per arrossare la pelle delicata di Amabel. Lei tremò come una foglia e sentì gli occhi riempirsi di lacrime. Con la forza della disperazione, finalmente riuscì ad assestargli una ginocchiata tra le gambe e a scappare verso la pista da ballo proprio mentre sopraggiungeva Cherilyn.

«Amabel…! Cosa ti è successo? Sei sconvolta…»

«Andiamocene al più presto da qui, ti prego Cheryl.»

 

Pochi minuti dopo le due ragazze attraversarono l’alto cancello ritrovandosi nell’ampio parcheggio antistante la villa, illuminato soltanto dalla luce della luna. Amabel, visibilmente scossa, camminava velocemente, mentre Cherilyn faticava a starle dietro.

«Aspetta un attimo Amabel! Vuoi dirmi cosa cavolo è successo? Stai tremando e hai la bocca gonfia,» le urlò l’amica non riuscendo a raggiungerla.

«Un ragazzo... mi ha…afferrata e… mi ha molestata...» rispose tra i singhiozzi. Si fermò poi di colpo, cosicché Cherilyn poté finalmente abbracciarla teneramente.

«Che razza di bastardo… ma come gli è saltata in mente una cosa del genere?»

«Non so che cosa dire, due ragazze si sono avvicinate e mi hanno convinta a seguirle per venirti a cercare e, quando mi sono allontanata dal centro della festa, quel tipo mi ha afferrata e poi…» chiuse gli occhi nel tentativo di scacciare quei brutti momenti appena vissuti. «Oh, Cheryl… preferirei non parlarne e dimenticare tutto immediatamente, perdonami.»

«Amabel, tesoro, non c’è nulla di cui scusarsi, non hai fatto nulla di male e quel verme dovrebbe solo vergognarsi!» le disse l’amica stringendola ancora più forte tra le sue braccia.

«Come facciamo a tornare a casa? Abbiamo dato appuntamento a tua madre a mezzanotte e non sono nemmeno le nove e trenta,» ammise Amabel sconfortata. Le luci delle abitazioni circostanti danzavano intorno a loro mentre cercavano una soluzione.

«A quest’ora starà ancora mettendo a letto la nonna, dobbiamo per forza aspettare, a meno che tu non voglia chiamare i tuoi genitori.»

«No, per carità, si metterebbero a fare mille domande e non ce la farei proprio a spiegare loro l’accaduto senza scoppiare a piangere.»

«Potresti chiamare... tuo fratello,» suggerì Cheryl.

«No, non posso... lui me l’aveva detto. Mi dirà che è colpa mia per essere venuta qui.»

«Amabel, guardati. Sei a pezzi. Lui è l’unico che può venire qui in dieci minuti senza fare domande.»

Amabel sfilò il telefono dalla borsetta. Le dita le dolevano. Premette il tasto di chiamata rapida. Dylan rispose al primo squillo, come se avesse avuto il telefono in mano.

«Ciao Amabel. Come prosegue la festa?» chiese Dylan. Sapeva che lei non lo avrebbe mai chiamato, a meno che non fosse successo qualcosa, si augurava soltanto che non si trattasse di qualcosa di brutto. Ma quando Il silenzio di lei, rotto solo da un singhiozzo strozzato, fu più eloquente di mille parole.

«Dove sei? Dimmi dove cazzo sei!» urlò Dylan talmente forte che anche Cherilyn riuscì a sentire la sua voce nonostante si trovasse a due passi di distanza dall’amica.

«Sono davanti a casa di Dean, sulla strada che porta al ranch dei Johnson, subito dopo il vecchio emporio. Ho bisogno di te.»

Dylan si era immediatamente messo in allarme nell’istante stesso in cui aveva sentito la voce sconvolta di Amabel dall’altro capo del telefono.

«Sto arrivando, Am. Rimani dove sei, sto venendo da te.» Il suo tono era urgente e pieno di preoccupazione.

 

Pochi minuti dopo le due ragazze videro il pick up dei Lee sopraggiungere a gran velocità. La frenata brusca lasciò un segno di pneumatici sull’asfalto e il veicolo si fermò a poca distanza da loro. La portiera del guidatore si aprì di colpo e le braccia di Dylan avvolsero Amabel in una calda stretta consolatoria, la ragazza non resistette al richiamo di quell’abbraccio, appoggiò la testa sulla sua spalla abbandonandosi contro di lui e lasciandosi andare a un pianto liberatorio.

Dylan appariva agitato e lo si capì anche dalla sua voce quando le chiese: «Ti hanno fatto del male?»

«Un ragazzo che non conosco. Mi ha strattonata e ha tentato di baciarmi, non mi lasciava andare e quando mi sono opposta mi ha dato uno schiaffo, continuava a… mi dispiace Dylan…» si interruppe scoppiando di nuovo in singhiozzi.

«E di cosa dovresti dispiacerti, piccola Am?» le chiese con una voce talmente dolce da non sembrare nemmeno la sua.

«Di non averti dato ascolto, di essermi allontanata da Cheryl ed essere finita nei guai… Quel Chad, aveva organizzato tutto nei minimi dettagli.»

«Hai detto Chad? È così che si chiama il bastardo che ti ha fatto questo?» le chiese con gli occhi fiammeggianti d’ira, mentre le accarezzava la bocca ancora gonfia.

«Così lo hanno chiamato le due ragazze che erano d’accordo con lui.»

«Aspettatemi un attimo qui,» disse sciogliendosi dolcemente dall’abbraccio. «Cherilyn, aiuta Amabel a salire sul pick up e chiudetevi dentro, sul sedile posteriore c’è anche una coperta se doveste averne bisogno.»

Cherilyn annuì e fece esattamente quello che lui le aveva detto.

Senza dire altro, Dylan si diresse verso la villa con passo deciso. Scansò senza troppo riguardo le ragazze che, una dopo l’altra, tentarono di attaccar bottone con lui e in pochi minuti individuò il suo obiettivo. Stava facendo il cascamorto con una prosperosa biondina vestita con un abito succinto e del tutto indecente.

«Scusami,» disse con fredda cortesia, interrompendo la conversazione tra i due. «Posso parlare un attimo con il tuo amico?»

La ragazza lo guardò con sorpresa mentre il ragazzo accanto a lei era talmente alticcio da non essersi accorto di chi avesse di fronte.  «E tu cosa ci fai qui? Non sei forse il fratello di Elisabeth,» chiese la bionda, sollevando un sopracciglio.

«Esattamente e sarò anche quello che spaccherà la faccia a questo figlio di puttana,» detto questo si scagliò violentemente contro il malcapitato sferrandogli un pugno in pieno viso.

Chad cadde sul pavimento in pietra del vialetto illuminato da innumerevoli luci a led e solo allora sembrò riacquistare un barlume di lucidità. Alzò gli occhi verso il suo assalitore e il sangue gli si gelò nelle vene. Si pentì immediatamente di essersi messo contro Dylan, quel lunatico aveva la meritata fama di essere un gran picchiatore.

«Ringrazia il cielo che non ti ho rotto il naso, ma azzardati ancora una volta ad avvicinarti a lei e giuro su Dio che ti ammazzo!»

Le persone intorno, testimoni increduli della scena, si erano fermate a osservarli. Dylan, pur consapevole dell’attenzione su di loro, non sembrò curarsene e, dopo un ultimo, rabbioso avvertimento si allontanò lasciando quello stronzo a massaggiarsi la mandibola dolorante.

Salì in macchina in silenzio e non rispose alle domande delle due ragazze riguardo a cosa fosse avvenuto all’interno della villa durante la sua assenza.

           

Una volta giunti alla fattoria, dopo aver dato un passaggio a Cherilyn, accompagnò Amabel fino alla sua stanza tenendola in braccio senza alcuno sforzo. Fortunatamente sia Jane sia Matthew erano già andati a dormire e non si accorsero di nulla. Amabel aprì gli occhi proprio mentre Dylan la stava posando delicatamente sul letto.

«No!» disse con veemenza.

«Che succede?»

«M-mi sento sporca, non voglio toccare il letto in questo stato.»

«Vuoi che ti porti in bagno così potrai lavarti e cambiarti?»

Con gli occhi pieni di lacrime, lei annuì.

Dylan capì immediatamente la sua fragilità e si rimise in posizione eretta dirigendosi verso il bagno. Lì, con estrema attenzione, la mise a terra. Solo allora Amabel notò che le nocche della sua mano erano arrossate.

«Che cosa hai fatto?» gli chiese dimenticando per un attimo ciò che le era successo.

«Non è nulla, Am, vai a farti una doccia, io sarò qui fuori se avrai bisogno di me.» Si chiuse lentamente la porta alle spalle e ci si appoggiò contro chiudendo gli occhi.

           

L’acqua stava scorrendo ormai da diversi minuti, ma dall’interno del bagno non proveniva alcun rumore da tempo, forse da un po’ troppo tempo. Preoccupato bussò alla porta ma non ottenne alcuna risposta da parte di Amabel. Bussò nuovamente, mettendoci più forza, in modo da farsi sentire nonostante lo scroscio della doccia. Niente.

«Amabel, tutto okay là dentro?» Ancora nessuna risposta.

Iniziò a temere che si fosse sentita male e, senza indugiare oltre aprì lentamente la porta ed entrò nella stanza. L’aria calda e il vapore lo avvolsero, mentre la cercava con lo sguardo.

La vide, seduta sul piatto della doccia, le ginocchia rannicchiate contro al corpo e le braccia che le tenevano strette a sé. Era completamente nuda e il suo sguardo era perso nel vuoto. Gli occhi erano gonfi di lacrime e sembrava incapace di rispondere.

«Principessa, ti senti male? Vuoi che ti porti all’ospedale?» le chiese chiudendo il miscelatore e prendendo un grosso telo dal gancio per avvolgerglielo attorno al corpo.

Quel tocco delicato la ridestò dallo stato di torpore in cui era caduta e quando lui le sorrise dolcemente, fu finalmente in grado di fermare le lacrime. Si asciugò il viso bagnato con mani tremanti prima di abbassare le palpebre a terra. «Non riesco a togliermi di dosso questa sensazione. È come se l’acqua non fosse abbastanza.»

Dylan si inginocchiò accanto a lei, accarezzandole i capelli gocciolanti. «Non sei sola, Am. Ci sono io qui con te, vedrai che passerà presto. Ora alziamoci, devi asciugarti prima che ti venga il raffreddore.»

Lei lo guardò, gli occhi colmi di dolore. «Grazie.» sussurrò tristemente.

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