Storia · capitolo 1

Capitolo 1

AHASVERUS di Aleksa Đukanović

Aleksa Đukanović

AHASVERUS

Un piccolo quadro espressionista

«Il furto di una banca è un'operazione da dilettanti.

I veri professionisti fondano una banca.»

Bertolt Brecht

«I nostri popoli sono stati saccheggiati da molti, sia dalla Turchia

sia dall'Austria, ma nessuno ci ha saccheggiato come i nostri patrioti.»

Predrag Matvejević

«Nessun funzionario dell'ex RSFJ, nemmeno Tito, ha lasciato in eredità ai suoi discendenti

né fabbriche, né castelli, né yacht.»

Dr. Stipe Šuvar

«Credeva negli uomini. Lo hanno tradito. L'eterno umano ha prevalso, le debolezze umane governano l'uomo, non le virtù. L'uomo è lupo e porco, non angelo. Tutto è inganno! E lo stato e la tradizione, e i sistemi dopo le vittorie e le sconfitte, tutto finisce nei cimiteri. Chi è colui che cambierà il modo di vivere e il destino umano al di fuori di questo disfacimento di tutti i valori? Dove sono questi cavalieri dello spirito e del cuore, questi nuovi portabandiera e condottieri, quando è comparsa e ha dominato la storia una generazione di pigmei?»

Miroslav Krleža, «Appunti da Tržič»

SENZA IL MINIMO INDUGIO² né di inutili riflessioni, meditazioni e ulteriori prolungamenti esagerati –

Gentile proposta dell'autore: si prega il cortese lettore di leggere questo racconto – ora che ha già preso in mano il libro – almeno due o tre volte, forse anche quattro, consecutivamente, a fondo e con concentrazione – per non «perdere tutti i fili» seguendo il corso e cogliendo la continuità della narrazione di questa miniatura… Grazie mille. – A. Đ.

²) il signore anziano e davvero culturalmente educato, di esemplari maniere della vecchia Zemun barocca e secessionista sul Danubio – herr³ Žigmund nobile Ikl⁴ (ovvero: S/Zigmund), girò con le proprie dita il tasto «indietro» e spense così il suo nuovo e davvero bellissimo grammofono «Columbia Grafonola» dell'anno espressionistico 1924, il quale emetteva musica troppo rumorosamente – evidentemente in modo sgradevole e troppo forte per l'orecchio umano, e che pertanto risuonava a intermittenza (ovvero, emetteva in quel momento a volume troppo alto la nota melodia il cui autore era il grande Ludwig van Beethoven – vale a dire la sua celebre «Quinta Sinfonia» dell'anno napoleonico 1808), e poi subito il signor Zigmund nob. Ikl, per così dire immediatamente e in fretta, si svestì e indossò il pigiama e si coricò nel suo letto caldo (un enorme letto francese con decorazioni in bronzo e argento alla testiera e ai piedi – nel moderno stile di amalgama-miscela del classicismo europeo e del rococò di Luigi XVI), con la chiara, decisa e rigorosamente pianificata e prestabilita intenzione: di addormentarsi subito, ovvero di sprofondare in un sonno particolarmente profondo e in quel sonno saldo e letteralmente «in coma», ininterrottamente, senza svegliarsi dunque, di dormire complessivamente: ben undici ore e mezza – vale a dire, fino al mattino seguente alle 7:05, quando il signor Zigmund nob. Ikl – secondo il proprio precedente proposito – intendeva di lì in poi: (primo) svegliarsi, (secondo) sbadigliare sonoramente alcune volte, (terzo) poi ben stiracchiarsi, (quarto) certamente anche vestirsi, lavarsi, radersi, pettinarsi e fare colazione (una sostanziosa frittata di sei uova d'oca con aglio, ciccioli slavoni e grasse alette di tacchino banatesi al forno – e tutto questo, ovviamente, innaffiarlo anche con alcolici robusti – ovvero che alla fine di quel pasto che i Tedeschi chiamano: frühstück⁵, si bevesse anche un bel bicchierone della propria bottiglia ancora intatta di robusto vino nero tirolese) – e poi – (quinto) dopo aver riempito tutti gli intestini del proprio ventre da birreria grande e capiente – aveva intenzione, il signor Zigmund nob. Ikl di: telefonare con assoluta calma all'egregio signor direttore generale⁶ della propria piccola banca privata «Privilegierte Donau Bank in Semlin an der Donau»⁷ e di comunicargli per filo telefonico poi in modo risoluto, deciso e breve: «come si trovasse, ecco, attualmente molto, molto malato, influenzato e assolutamente fisicamente incapace di venire in banca al lavoro – vale a dire nel proprio ufficio di proprietà, in quella mattina grigia» – e di sbattere poi subito il ricevitore, correre di nuovo nella propria camera da letto e lì, poi, velocemente e in fretta fare le valigie di tutte le proprie cose personali e quelle «non personali» nei propri enormi, profondi e ben assicurati bauli da viaggio neri precedentemente preparati (con speciali rinforzi di sicurezza in acciaio e un doppio fondo segreto supplementare) – e poi (come sesta parte del progetto pianificato) fuggire al più presto, evidentemente – dai propri accaniti e furiosi creditori, investitori, azionisti, finanziatori e soprattutto ingenui clienti (che il summenzionato nobile signor Zigmund aveva «alleggerito» di una bella sommetta di denaro e proprietà: sia mobili che immobili) – e fuggire finalmente, dunque, oltre il torbido Danubio⁸, in qualche posto lontano abzug⁹, verso il caldo sud europeo (in una direzione del tutto sconosciuta e in un tragitto ancora esattamente non determinato e non scelto), soprattutto – con le proprie tasche stracolme, con una borsa piena di obbligazioni, cambiali e un mucchio di assegni in bianco di tutte le possibili banche nazionali ed europee (dopo aver precedentemente e in tempo, naturalmente – sottratto e in qualche proprio segreto covo straniero «messo al sicuro» cioè rubato tutto il restante attivo e passivo della propria banca – circa: 30.000.000,00 franchi svizzeri¹⁰), e ovviamente: con i propri spessi calzoni di cuoio sul proprio didietro (i quali, per di più, avevano una doppia fodera sartorialmente segreta riempita di alcune decine di belle, gialle, tintinnanti monete d'oro: grandi «Franz Joseph I» quadrupli, pezzi dell'anno 1852, peso per pezzo: 13,96 grammi, purezza dell'oro: 98,6, totale carati: 23,66, diametro: 39,5 mm, spessore: 0,75 mm), ovviamente, e così – travestito dalla testa ai piedi, con una barba lunga e brutta artificialmente incollata (come una maschera da ballo in maschera) e con un monocolo d'argento da anziano all'occhio sinistro – nonché con un magnifico cappello borsalino nero romano sulla propria testa – che avrebbe dovuto essere, del tutto chiaramente, calato anche oltre le orecchie appuntite del fuggitivo – cosicché il signor Zigmund nob. Ikl, «Gott sei's dank¹¹» (come avrebbe detto il buon amico di famiglia degli Ikl – il signor Georg Weifert, anch'egli noto grande industriale e proprietario del famoso birrificio di Pančevo), durante la sua fatale fuga, sul proprio viso non si potesse più riconoscere nemmeno la sua propria facciaccia rossastra-butterata e schiacciata – sulla cui sommità brillava in modo significativo un bel foruncolo rotondeggiante simile a una bacca forestale estiva appena spuntata (per esempio: proprio come una piccola rossa ribes)…


³) ted., signore

⁴) Il signor Žigmund nob. Ikl era un parente stretto del signor Teodoro nob. Ikl (e per così dire la «pecora nera» di tutta la famiglia Ikl) – noto grande industriale jugoslavo, che nel 1929 a Zagabria fu «sepolto vivo», e che compare (nel ruolo di Antun Nalis) nel film a lungo metraggio di Vatroslav Mimica: Giubileo del signor Ikl, del 1955. (N. dell'A.)

⁵) ted., colazione

⁶) ted., al direttore generale

⁷) ted., «Banca Privilegiata del Danubio a Zemun sul Danubio»

⁸) ted., Danubio

⁹) ted., via, abbasso

¹⁰) ted., franchi svizzeri

¹¹) ted., «Grazie a Dio»


P. S.

Prima che nella propria fuga davvero frenetica e precipitosa si lanciasse fuori dalla propria casa, con i propri enormi e numerosi bagagli e con gli altri carichi di denaro rubato e di tutte le altre preziositá – il signor Zigmund nob. Ikl guardò, tuttavia e d'obbligo: timidamente, angosciosamente e in modo particolarmente pauroso (e tutt'altro che blöd und unbegreiflich¹², come si dice, ovviamente), con la coda del proprio occhio sinistro su – un piccolo e minuscolo crocifisso bronzeo di Cristo di 10 x 5 cm (che era appeso a un piccolo chiodino conficcato nel mattone del grande muro nel capace atrio della casa calda del signor Ikl a Zemun – e che, ovviamente, aveva portato dalla lontana Città Santa di Gerusalemme il nonno materno del signor Zigmund e allo stesso tempo suo omonimo Žigmund, durante il suo ultimo pellegrinaggio alla terra santa di Cristo in Palestina già all'inizio del XVIII secolo – ai tempi in cui il Primo Console Bonaparte calpestava tutta l'Europa e tutto il Mediterraneo dalla Spagna all'Egitto, dal Baltico all'Adriatico, e marciava vittoriosamente verso Mosca)… si fermò dunque davanti a questo crocifisso il signor Zigmund nob. Ikl un po' confuso, raggricchiato e visibilmente impaurito, chinò poi davanti a Lui timorosamente e penitentemente la propria testa senza capelli grigi, abbassò il proprio naso, abbassò gli occhi e le sopracciglia, solo per un istante, si fece il segno della croce in fretta e poi – volò come un uccello attraverso le porte spalancate della propria casa – e fuggì… (da qualche parte lontano, lontano… nel «mondo grande», con l'intenzione di rimanere là – in terra straniera, davvero per lungo tempo, come qualche esule volontario apolide o forse – come un qualche «Ebreo errante», Ahasverus – al quale i suoi persecutori, dunque, come risultò alla fine di tutto, poterono: mettere solo un po' di sale sulla coda, ovviamente!).¹³

¹²) ted., sciocco e incomprensibile

¹³) Queste righe, ovvero il 'Post Scriptum', nel complesso – sono state aggiunte e inserite nel racconto nel marzo e nell'aprile del 2025, il che ha parzialmente e profondamente «spezzato» il progetto e il concetto iniziale di questa prosa, poiché la stessa era in origine concepita (dunque, senza il successivamente aggiunto 'Post Scriptum') come una «sperimentale» prosa-scena-quadro in un'unica sola frase – quale è dunque la struttura della prima parte del racconto. Ma la seconda parte di «Zigmund il nobile Ikl…» ovvero il successivamente aggiunto 'Post Scriptum', rimane tuttavia come relativamente «necessaria» continuazione del racconto; dunque, come un nuovo quadro che, ecco, «non è eccessivamente indispensabile» e che parzialmente (ma non completamente!) «distrugge» la menzionata concezione di questo racconto monoperiodico – ma anche come un nuovo, secondo quadro che in modo connettivo continua, costruisce e completa il summenzionato blic-quadro narrativo di base della prima parte. In ogni caso, con questo piccolo procedimento è stata ottenuta una «nuova forma», dunque – un racconto in due frasi, il cosiddetto racconto a due periodi… A parte gli scherzi, ciò che conta, nonostante tutto, è probabilmente solo questo factum tematico: dove fuggì il signor Sigmund nobile Ikl e cosa gli accadde alla fine di tutto? E questo, dunque, certamente non lo sapremo – perché non era nei piani, né lo sarà, l'intenzione di trasformare questo breve racconto in qualche più lungo «romanzetto» a puntate sulla vicenda biografica successiva del signor Zigmund nob. Ikl; queste poche decine di righe di prosa, come umilmente pensa il loro autore, sono del tutto sufficienti – e i lettori, se successivamente li interessa il destino non raccontato del signor Ikl, si degnino di stimolare autonomamente la propria immaginazione e sulla base di ciò, se lo desiderano naturalmente, si degnino di lambiccarsi il cervello su cosa accadde al signor Ikl e come alla fine concluse? (Forse, ecco, il signor Žigmund proprio in quello stesso giorno attraversò il confine di stato, fuggì a Salonicco, e da Salonicco di ritorno a Dubrovnik e poi da Ragusa dritto verso lo spopolato Zagorje – indirizzo: Kumrovec, lì si imbatté casualmente nel vero Joža Broz – figlio di Franjo e di Marija-Mica Broz nata Javeršek, litigò con lui, così, senza motivo per la strada, si spaventò che questi non lo scoprisse e non lo denunciasse ai gendarmi, lo prese da parte e lo colpì con un bastone in qualche ruscello di Kumrovec e ne seppellì il corpo, gli rubò la propria identità e il portafogli ovviamente, e poi se ne volò a Mosca – nel Comintern, lì imparò il russo e a suonare il pianoforte, e di lì nel 1937 tornò in Jugoslavia come segretario generale del PCJ, poi fece fuori Gorki, Golubić e tutti i frazionisti uno dopo l'altro, finì a Lepoglava con Moša Pijade, poi aspettò il '41, sollevò la rivolta nella villa di Ribnikar a Dedinje, sudò sangue per quattro anni, a Jajce nel '43 divenne maresciallo, e nel '45 liberò tutto il paese, poi voltò le spalle sia a Stalin che agli USA, si annusò con Arabi e Africani, e fino alla morte nel 1980 tenne saldamente il potere sui Meridionali Slavi dalle Alpi all'Egeo, e anche dopo la propria morte diffuse perplessità su chi fosse in realtà e da dove provenisse… e le controversie al riguardo continuano ancora oggi?) (N. dell'A.)

***

(Questa fatale fuga e la fantasmatica scomparsa del signor Sigmund nob. Ikl dal Regno di Jugoslavia – su cui scrisse presto tutta la stampa mondiale ed europea, da Parigi e Londra fino a Mosca, Istanbul, New York e Tokyo, e i lettori e il pubblico per questo motivo assaltavano le redazioni dei giornali e i venditori di strada e dei boulevard – era, davvero tale che il signor Zigmund nob. Ikl immediatamente dopo la fulminea «evaporazione» cominciarono a cercarlo a fondo tutte le possibili polizie europee – persino speciali agenti delle autorità di polizia di alcuni stati sudamericani incaricati esclusivamente dei grandi crimini monetari ed economici – e nessuna di queste «ammirevoli» e «valorose» polizie straniere, inclusa quella sgangherata – la cosiddetta nazionale, fu in grado di trovarlo e catturarlo… voilà!)

(2017)



ALEKSA ĐUKANOVIĆ – BIO-BIBLIOGRAFIA


Aleksa Đukanović è prosatore, novelista, saggista, poeta, critico letterario, visivo e teatrale, redattore, pubblicista, artista. Nato nel 1998 a Belgrado, dove ha completato l'istruzione elementare, media e universitaria. Ha pubblicato prosa e critica nelle principali riviste letterarie regionali e nella stampa quotidiana: nella «Književna republika» di Zagabria, nel «Danas» di Belgrado, nel «NIN», nella «Politika», nelle «Večernje novosti», e in altri – in cui ha pubblicato decine di racconti, poesie, articoli di scienze letterarie, di critica letteraria, culturologici e annotazioni autopoetiche. È autore di venti libri di prosa narrativa, novelle, poesie, saggi, diari nonché di critica letteraria, visiva e teatrale, pubblicati in Croazia e Serbia. È membro della Società degli scrittori della Vojvodina e della Matica srpska a Novi Sad, della Società croata degli scrittori a Zagabria, membro onorario e a vita della Casa della cultura «Naaman» in Libano, membro di altre associazioni per la letteratura, la cultura e le arti nella regione e all'estero. È stato redattore nelle riviste letterarie Sizif e Književni esnaf. La sua prosa, poesia e critica sono state pubblicate in una decina di antologie regionali di prosa e poesia contemporanea. Scrive in più varianti standard del gruppo linguistico BHSC, includendo a pari titolo il croato e il serbo. Nel corso del 2025, l'editore croato di Opatija «Shura Publikacije» ha stampato le sue Novelle scelte in due volumi, e l'editore belgradese «Presing» lo stesso anno ha pubblicato il libro delle «Storie scelte 2015–2025»: Laboratorijum – composto dalla prosa del precedente decennio. Insieme alla critica letteraria e teatrale si occupa, anche, di tanto in tanto di critica cinematografica e visiva, e in rare occasioni e in misura minore – anche di creazione visiva. La ricezione critica regionale e internazionale lo considera rappresentante sia del postmodernismo sia della prosa narrativa non convenzionale contemporanea (spesso ibrida miscela di saggistica, documentaristica e narrativa) della giovane generazione nella letteratura postjugoslava. La prospettiva antropologicamente pessimistica dominante su temi e realtà (spesso nel topos centroeuropeo, danubiano e pannonico) trasposta attraverso descrizioni parodistiche, grottesche e surreali, con elementi critici, osservazioni semi-saggistiche ed esiti assurdistici, attraverso un linguaggio espressivo, elaborato, sontuoso, barocco, krležiano e uno stile rabelaisiano – secondo la critica attuale sono caratteristiche frequenti della sua prosa. La più longeva rivista web italiana per la letteratura di Roma «Aphorism.it» (fondata nel 2000) sul suo portale riguardo ad A. Đ. riporta: «Nella prosa cerca poeticamente e idealmente di rivivificare l'impressionismo storico europeo, credendo che nella letteratura nel suo complesso, nonostante le cosiddette "grandi tematiche", conti solo – un momento colto, un'immagine istantanea, un vero blitz-scorcio che genera un'impressione duratura e un'impressione determinante.» È stato tradotto in inglese, italiano e ungherese. Vive a Zemun.

Selezione bibliografica:

– Europa in extremis (lirica e saggi letterari, 2021.)

– Jeretičke pesme (lirica, 2021.)

– Pali inkvizitor (novella fantastica, 2021.)

– Knjiga eseja (saggi culturologico-letterari e studi, 2021.)

– Novele (dodici novelle raccolte in un unico volume, 2023.)

– Lirika–Eseji–Dnevnici (liriche raccolte, saggi letterari raccolti e frammenti di diario 2017–2023 in un unico volume, 2023.)

– Štrausov solilokvij (dodici racconti, 2024.)

– Poslednji dan dobrog gospodina Cilića (novella storico-sociale, 2024.)

– Ideološki habitus Ive Andrića – jedan mogući pogled na Andrićev ideološko-politički svetonazor (studio, 2024.)

– Izabrane novele I. (cinque novelle, 2025.)

– Izabrane novele II. (quattro novelle, 2025.)

– Laboratorijum – Izabrane priče 2015–2025. (sei prose, 2025.)


Per il lavoro letterario, artistico e culturale ha ricevuto numerosi premi regionali e internazionali («Prosvjetina» premio letterario «Zvonimir Šubić» – 2021., «Prosvjetina» premio «Boško Milovanović» – 2022., Premio internazionale per la letteratura «Naji Naaman» – 2023., «Premio nazionale italiano Franz Kafka» – 2025., «Premio onorario nazionale italiano Franz Kafka» – 2025., ecc…).




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