Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Il colpo dei centenari di Franco Rossi

Il Colpo dei Centenari (Quasi)

In uno dei tanti quartieri di Roma che si somigliano un po' tutti, sia per l'impianto urbanistico sia per lo stile di vita dei residenti, si ritrovano abitudini e comportamenti universali. Uno di questi riguarda le persone anziane che, vivendo sole, trovano conforto nei bar di quartiere: luoghi dove incontrare qualcuno e combattere la solitudine.

Voglio raccontare una storia singolare ambientata nella periferia Est, dove cinque pensionati (due uomini e tre donne) decidono di organizzare una rapina per integrare le pensioni che, a loro dire, non permettono di arrivare a fine mese.

I due uomini, Arturo e Giacomo, passano le mattine al bar perché "cacciati" di casa dalle mogli che, durante le pulizie, non tollerano intralci. Le donne — Giuseppina, Rosa e Lucia — tra una spesa e l'altra, si fermano per una colazione e quattro chiacchiere. Il gruppo è composto da personaggi decisamente arzilli:

Arturo: vorrebbe tornare a caccia, ma i figli gli hanno sequestrato fucile e polvere da sparo dopo che i guardiacaccia lo hanno sorpreso a sparare all'impazzata; la vista non è più quella di una volta e il tremore alle mani è ormai incontrollabile.

Giacomo: appassionato di orologi, entra in ogni negozio per farsi fare preventivi di lusso senza mai comprare nulla, nemmeno un cinturino.

Giuseppina: instancabile nel pulire, ma perennemente lamentosa perché la pensione non le basta mai.

Rosa: maestra del risparmio e del lavoro a maglia, vive a caccia di promozioni nei supermercati.

Lucia: la sognatrice. Divora tre fiction al giorno e sogna di fare l'attrice. La scarsità di denaro la irrita profondamente perché limita le sue ambizioni.

Un giorno, nell'aria del bar doveva esserci qualche sostanza stupefacente o qualcosa di strano. Dopo le solite lamentele, Lucia lanciò la proposta che lasciò tutti di sasso: «Ma perché non facciamo una rapina?»

Il silenzio fu totale. Lucia continuò imperterrita: «Ci servono soldi! Siamo anziani, con un piede e mezzo nella fossa: non ci possono arrestare. Un po' siamo svampiti, un po' faremo finta di esserlo. Siamo incensurati, rischiamo al massimo i domiciliari, ma tanto siamo già chiusi in casa tutto il giorno! E poi c'è la sospensione della pena. Dobbiamo solo decidere chi colpire.»

Piano piano, lo stupore si trasformò in interesse. «Le banche non hanno più contante — analizzò Lucia — e i bar usano troppo il bancomat. Io dico il tabaccaio: tra sigarette, Gratta e Vinci e Lotto, ha sempre la cassa piena.»

Giacomo la guardò allucinato: «Ma che ti sei bevuta? Che fiction stai guardando?» Ma Rosa intervenne in suo aiuto: «Non è un'idea folle. Ci mettiamo le maschere e via.» Giuseppina sollevò un dubbio logistico: «E come scappiamo? Se non ce la facciamo nemmeno ad arrivare al supermercato a piedi!»

Arturo, ritrovando lo spirito da stratega, propose: «Chiamiamo un taxi! Lo facciamo aspettare fuori e, appena usciti, gli diciamo di correre all'aeroporto perché stiamo perdendo il volo. Poi, a metà strada, diciamo che è troppo tardi, scendiamo e torniamo a casa in autobus con il malloppo.»

I cinque si guardarono con un sorriso degno di Shining. L'adrenalina stava già facendo effetto.

Il Piano

Il giorno dopo, a casa di Lucia, misero il piano nero su bianco tra un caffè e l’altro. Lucia iniziò ad assegnare i compiti operativi:

Giacomo: prenota un taxi minivan (essendo in cinque) e resta a bordo con il motore acceso per "tenere la posizione".

Arturo e Lucia: gli esecutori. Entreranno con le mani infilate in buste di carta per simulare il possesso di armi.

Rosa e Giuseppina: i "pali" fuori dal negozio.

Per le maschere, Giacomo scelse Ronald Reagan, Arturo Donald Trump, Lucia optò per Barbie, Rosa per una principessa e Giuseppina per Peppa Pig. «Dove mettiamo i soldi?» chiese Arturo. «Porto il carrellino della spesa!» propose Rosa. «Ma no! — obiettò Giacomo — Se dobbiamo andare in aeroporto, il carrellino non è credibile. Meglio una busta di plastica e un trolley da viaggio per sembrare veri turisti.»

Il Colpo

Venerdì sera, ore 19:00. Il minivan arriva davanti alla tabaccheria. Giacomo resta dentro con il trolley. Gli altri quattro si posizionano, indossano le maschere ed entrano in azione. Arturo e Lucia irrompono urlando: «Questa è una rapina! Dateci tutti i contanti!»

Dopo sessanta secondi frenetici escono, salgono sul taxi e ordinano: «All'aeroporto, presto!» A metà strada, come previsto, simulano una crisi di nervi: «È tardi, il volo è perso! Ci lasci qui.» Scendono, prendono l'autobus e, uno alla volta, tornano alla base a casa di Lucia.

La Sorpresa

I primi ad arrivare sono Lucia e Arturo, seguiti da Rosa. Ma Giacomo e Giuseppina mancano all'appello. All'improvviso, qualcuno bussa forte alla porta. «Aprite! Polizia!»

Il panico fu istantaneo. Lucia, con le gambe tremanti, aprì. Si trovò davanti un agente che teneva per un braccio Giuseppina in lacrime. Ma l'agente... era con Giacomo! O meglio, aveva già preso Giacomo.

L'agente scosse la testa: «E bravi vecchietti! Il vostro compare Giacomo è già in commissariato. Ma come vi viene in mente di rapinare la tabaccheria della signora Adriana?» Lucia provò a parlare, ma l'agente continuò: «Ci andate da quindici anni! L'anno scorso siete andati pure a ballare insieme! Vi ha riconosciuto subito. Si è spaventata, certo, ma poi è stata al gioco per non farvi prendere un infarto. Però ora rivuole i soldi e, per non denunciarvi, chiede un risarcimento.»

Arturo chiese timidamente: «In cosa consiste?» «Una cena a base di pesce per lei e per me, che devo controllare che non facciate altre sciocchezze.» Lucia sospirò: «Possiamo pagarla con i soldi della rapina?» «NO! — rispose l'agente — Con i vostri!». In coro, i "criminali" esclamarono: «Che pessima rapina!!!»

La Cena del Risarcimento

Una settimana dopo, il ristorante "Il Pirata" era invaso dall'odore di frittura. Al tavolo tondo in fondo alla sala sedevano i cinque complici, la signora Adriana e l'agente di polizia, che per l'occasione era in borghese.

Adriana stava finendo il suo spaghetto alle vongole, scuotendo la testa: «Arturo, ma ti pare il modo? Mi sei entrato in negozio con la maschera di Trump, ma avevi le tue solite scarpe ortopediche marroni. Ti avrei riconosciuto anche al buio!» Arturo, imbronciato, rispose: «Erano le uniche comode per correre verso il taxi... che poi, correre è una parola grossa. Mi faceva male l'anca.»

Lucia, che indossava ancora un foulard molto vistoso da "diva", sospirò: «Nella fiction Il Commissario Montalbano non li prendono mai così velocemente. È stata la regia a fallire, non l'interpretazione.» «La prossima volta — intervenne Giuseppina pulendo ossessivamente una macchia di sugo dal tavolo — invece di Barbie, Lucia, mettiti una maschera da persona seria. E tu, Giacomo, potevi scegliere un taxi più veloce!»

Giacomo guardò il conto che il cameriere stava portando e sbiancò: «Ragazzi, tra la cena, il vino e il disturbo... questa rapina ci è costata il doppio di quello che abbiamo preso in cassa!» L'agente si pulì la bocca con il tovagliolo e sorrise: «Consideratelo un investimento per la vostra libertà. Però, devo ammettere una cosa...» «Cosa?» chiesero tutti in coro. «L'idea della busta del pane al posto della pistola... era un tocco di genio. Per un momento ci ho creduto pure io!»

Tutti scoppiarono a ridere, mentre Rosa, sotto il tavolo, ricominciava segretamente a sferruzzare a maglia, pensando che forse, dopotutto, era meglio vendere sciarpe che rapinare tabaccai.

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